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Messaggio  jabru il Sab Ago 10, 2013 7:33 pm

Piazza del campo già pronta per il palio del 16 agosto
10/08/13 - 14:38
Terminata a mezzogiorno la stesura del tufo. A conclusione dei lavori il sindaco ha incontrato gli operai

Oggi alle 12 è stata completata la stesura del tufo per la predisposizione della pista per il Palio dedicato alla Madonna Assunta. Come sempre, e con estrema abilità, gli operai comunali, in azione fin dalle 3 di notte hanno eseguito tutte le operazioni necessarie per rendere agibile l'anello di tufo per le prove mattutine in programma lunedì alle ore 6. Sono circa 40 i dipendenti comunali che, insieme ai tecnici del servizio manutenzione, si trovano impegnati, in tempi strettissimi, all’allestimento completo della Piazza; basti pensare, infatti, che il grande palco delle Comparse  (ospita oltre 550 figuranti), viene assemblato in sole tre ore. Un impegno non indifferente, svolto, spesso, in orari non “canonici”, a dimostrazione, anche, del grande sentimento di appartenenza alla Festa senese e alla città. Per questo, il Sindaco Bruno Valentini, questa mattina ha ripreso la consuetudine, interrotta nel periodo commissariale, di intrattenersi con tutti gli operai a conclusione dei lavori. Un’occasione di contatto informale, che è stata , anche, momento di confronto e interscambio relazionale.
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Gli orari della Festa

Messaggio  jabru il Sab Ago 10, 2013 7:35 pm

PALIO DI SIENA, QUESTI TUTTI GLI ORARI DELLA FESTA: LE PROVE DELLA SERA ALLE 19.15
L'addestramento notturno alle 5.30, il Palio alle diciannove
10/08/2013 12:01:22

Con la presentazione del drappellone dipinto da Cecilia Rigacci e Cesare Olmastroni di stasera alle 19 nel Cortile del Podestà, il Palio entra nel vivo. Già oggi a metà giornata il Comune diramerà la lista dei cavalli che saranno ammessi alla tratta e alle prove di notte, che si svolgeranno la mattina del 12 agosto alle 5,30.
Nel pomeriggio del 12 agosto sarà diramato poi l’elenco di quei cavalli che hanno superato l’addestramento dell’alba del 12 agosto. Il 13 i cavalli saranno presentati presso il Cortile del Podestà tra le 6,30 e le 7,30,con le batterie di selezione che inizieranno alle ore 9,30 circa, con sgombero della pista alle 9. Nella metà del giorno del 13 saranno assegnati i cavalli alle contrade, e la sera sarà effettuata la prima prova. Le prove del pomeriggio si svolgeranno alle ore 19,15, con il primo preavviso per l’ingresso dei cavalli nel Campo alle ore 18,15 e lo sgombero della pista alle ore 18,45. Per le prove della mattina il primo preavviso sarà alle 8,20, lo sgombero della pista alle 8,40 e la prova alle ore 9.L’ordine al canape per la prima prova sarà quello di estrazione alle trifore, inverso quello della seconda prova; l’ordine della terza prova quello dell’ordine di assegnazione dei cavalli alle contrade; inverso quello della quarta; per la prova generale l’ordine al canape sarà quello dei numeri di orecchio dei cavalli, inverso per la provaccia. Il giorno del Palio gli orari saranno i seguenti: ore 14,50 primo preavviso, ore 15,20 secondo preavviso, ore 16,10 inizio sgombero della pista, ore 16,45 sfilata drappello dei carabinieri a cavallo, ore 16,50 ingresso corteo storico nel Campo, ore 19 uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà. Parteciperanno al Palio Lupa, Torre, bruco, Chiocciola, Aquila, Nicchio, Oca, Onda, tartuca e Selva.
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Drappellone: la presentazione del sindaco

Messaggio  jabru il Sab Ago 10, 2013 8:51 pm

l discorso del sindaco Valentini alla presentazione del cencio

Onorandi priori, capitani, autorità, contradaioli carissimi, si pensa subito a una medaglia, oggetto assai ricercato e apprezzato soprattutto dopo la celebre opera del Pisanello, quando si osserva l’insolito Drappellone dipinto a quattro mani da Cesare Olmastroni e da Cecilia Rigacci per il Palio d’agosto di questo 2013: un oggetto la cui preziosità si dispiega in ambedue le facce sulle quali è articolato.

In effetti la medaglia riesce a concentrare, nella sua limitata possibilità di riproduzione del soggetto cui è dedicata, una capacità comunicativa assai incisiva proprio dettata dalla sinteticità degli elementi.

Si avvale di una faccia in cui il personaggio che viene onorato, o l’evento da ricordare, sono riproposti in modo diretto e frontale, e di un rovescio in cui la persona o il fatto sono rappresentati in modo più descrittivo e dettagliato.

Essa è preziosa, nel materiale e nella tecnica esecutiva, come la moneta: ma non dimentichiamo che la medaglia si differenzia dalla moneta soprattutto perché non è una merce di scambio. Il suo valore è, per quanto alto, imprecisabile e, soprattutto, simbolicamente enorme: le due facce si sostengono a vicenda, costantemente mantenute in equilibrio. Come nell’universo ogni elemento ha un suo opposto, e l’uno non può esistere senza l’altro; come il giorno non può esistere senza la notte, ma si trasforma l’uno nell’altra, senza una netta distinzione.

Gli artisti stessi testimoniano con la loro storia personale due facce complementari della nostra città: Cesare Olmastroni ha offerto tutta la sua arte al Comune di Siena, in cui ha lavorato come dipendente, artista e restauratore, per una vita intera; come a lui, la città deve all’impegno dei tanti lavoratori del Comune l’organizzazione degli impeccabili ingranaggi della nostra Festa. Cecilia Rigacci dal canto suo è l’espressione della




tradizione delle botteghe d’arte da sempre protagoniste del tessuto culturale della nostra città.

Da una parte Cesare Olmastroni conferma la sua padronanza del linguaggio degli antichi maestri e un’esperienza dell’arte senese che è divenuta una sorta di completa appartenenza. L’originalità della rappresentazione di scorci dei rioni per indicare le Contrade rimanda all’idea stessa di appartenenza, e al senso più profondo dell’identità contradaiola, che nutre la città, a sua volta elegantemente dispiegata nel manto della Vergine, una sorta di cometa luminosa che avvolge e guida Siena.

E d’altra parte l’opera descrittiva e minuziosa di Cecilia Rigacci palesa il suo insistito impegno decorativo, quasi un richiamo al movimento delle arti e dei mestieri di fine Ottocento: non a caso le radici di questo pensiero si sviluppano sulle orme delle antiche corporazioni medievali, sull’enfatizzazione della linearità dello stile gotico. Il centro della rappresentazione è proprio un’importante offerta votiva alla Vergine, un momento di preghiera in cui la città tutta riflette sulle proprie potenzialità e riprende in mano il proprio destino, difendendo e curando ciò che ha di più caro.

Si dice che ogni tradizione è un’innovazione ben riuscita: come nel nostro Palio, tradizione e innovazione sono due facce della stessa medaglia, rappresentazione di una città da sempre unita pur nella differenza, che celebra nel nome della Madonna il proprio più fiero orgoglio e il proprio instancabile impegno per la vittoria.


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Drappellone: omaggio all'Assunta

Messaggio  jabru il Sab Ago 10, 2013 8:52 pm

Nel drappellone di Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci un omaggio al Palio e alla Madonna dell’Assunta

Quando due artisti legati, per nascita o cultura, alla terra di Siena si cimentano in quello che è considerato, per i senesi, una delle più grandi ambizioni non può nascere che un grande omaggio alla città e alle sue tradizioni.
Il drappellone realizzato per questo Palio ne è un esempio. Due personalità diverse: Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci. Come diversi sono i loro background. Ad accomunarli, nella loro diversità di genere, lo stesso amore per la grande Festa di Siena.
Olmastroni, nato come lui dichiara “con il pennello in mano”, ci ha regalato una Madonna antica; chiaro il suo amore per i grandi maestri del Trecento italiano come Simone Martini. Ma nella sua opera Olmastroni trasferisce la contemporaneità. Il volto dell’Assunta, come gli ovali delle senesi dell’oggi. Nel manto il disegno urbanistico di Siena, che ricorda il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti nell’allegoria del Buon Governo. La Vergine si ammanta della città. La protegge in abbraccio corporeo che domina quasi la totalità della seta. Altro elemento da non tralasciare è l’inserimento dell’oro, nell’aureola e nel bordo del mantello. E’ applicato con maestria su una base di stucco, per esaltarne la lucentezza e contornare di riflessi un’immagine già bella di per sé. In basso l’araldica di rito: lo stemma della città, quello del Sindaco e dei Terzi. A fianco, con singolare creatività, l’araldica contradaiola. L’artista, infatti, non ha riportato il bestiario e neppure i colori delle dieci partecipanti alla Carriera, bensì squarci significativi dei rioni, come ad evidenziare la forza della storia nella vita del Palio. La concretizzazione di un sentire e di un vivere l’appartenenza ad una bandiera e, al tempo stesso, ad un’intera collettività.
Una sensibilità lirica di cui Cesare Olmastroni riesce a farsi perfetto interprete.
L’altra mano, quella di Cecilia Rigacci, dà vita, con un gioco di linee sinuose, all’offerta votiva che ogni senese aspira di fare in caso di vittoria.
Il cambio di stile è netto. Riecheggia il Liberty. Lo spazio del drappellone vede, nella parte inferiore, un paggio vestito con i colori di Siena. Porge un cuscino con sopra tutti gli stemmi delle Contrade. Tutti e diciassette perché tutti i popoli, insieme, sono devoti alla Madonna Assunta, rappresentata, in alto con i lineamenti di una giovinetta vestita con il colori del cielo su un fondo leggermente più scuro. E’ a lei che la città rivolge l’offerta votiva. L’immagine appare come in un sogno. Onirica. Come miniature, ai piedi del paggio, il vessillifero del Comune e il comandatore. Due figure cariche di simbolismo per lanciare un messaggio quanto mai di attualità: coraggio e non guerra per superare il momento difficile che la città sta attraversando. Sul lato opposto un accenno alle colonne del Duomo: la sacralità del luogo dove si svolge il momento raffigurato.
Preziose le rifiniture e i particolari dipinti. Antiche perline in vetro di Murano, oro, coralli rosa e merletti, impreziosiscono il suo lavoro, che risulta accurato in ogni minimo particolare, come lo sfondo, che ripropone, in verde chiaro, un’antica trama in seta. E’ il Pallium, il tessuto sacro che ospita la scena dell’offerta.
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Il drappellone dell'Assunta

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 9:45 am

10/08/2013 19:00IL DRAPPELLONE DELL'ASSUNTAIl cencio è opera di Olmastroni e Rigacci

SIENA. In un clima emozionante e ricco di applausi il sindaco Bruno Valentini e Margherita Anselmi Zondadari hanno presentato il Drappellone del prossimo palio di mezzo agosto. I presenti hanno potuto ammirare la maestria e la passione con cui i due artisti senesi, Cecilia Rigacci e Cesaree Olmastroni, visibilmente emozionati, si sono cimentati in questa importantissima sfida.
Un palio a due facce, e due diversi modi di fare pittura, che riescono però a sposarsi in un qualcosa di magico e fantasioso che fa di questo cencio un’opera unica e forse irripetibile. Il legame di stima che lega i due artisti si sposa nel clima mitico e spesso surreale che il Palio nasconde al proprio interno. L’opera di Olmastroni colpisce lo spettatore per il manto che avvolge la Vergine, una stoffa pregiata che riporta alla mente una frase scritta nelle Cronache dell’Anno Mille di Rodulfus Glaber in cui lo scrittore medievale evidenziava come il mondo si fosse tinto di un candido manto di chiese. Questo vuole simboleggiare il forte legame della Madonna con Siena che con le sue chiese ed i suoi palazzi storici la avvolge per enfatizzare la devozione mariana del popolo senese. Le cartoline di alcuni luoghi particolari dei dieci rioni che si contenderanno il Cencio trasmettono un’armonia atemporale in cui quel sogno di una vita più bella teorizzato da Huizinga sembra che si possa realizzare. Il tutto attraverso quel celeste che inebria l’anima speranzosa del contradaiolo proiettandolo in quel meravigliosus magistralmente descritto da Plotino. Olmastroni è divenuto guida di quel percorso escatologico che vuole riportare noi contemporanei a riscoprire la meraviglia dell’uomo medievale studiato da Le Goff.
Guardando l’opera di Cecilia Rigacci si nota tutta la bellezza di un post moderno ancora da scoprire, come si evince dal forte richiamo al Liberty ed al Neo Classico. Parlando del suo Palio non si può non citare gli studi e l’idea di bellezza di Fabio Bargagli Petrucci, dalla leggerezza delle linee della Rigacci si viene proiettati in quel clima di creatività dell’arte contemporanea senese. Nelle stoffe racchiuse negli stemmi incastonati da perle pregiate si concentra tutta l’essenza di questo microcosmo. L’opera ci proietta in un tempus sine tempora in cui si perde nettamente la distinzione tra passato, presente e futuro, ma forse è proprio questa l’essenza del Palio, saper trasformare la normalità contemporanea in un qualcosa dal fascino misterioso e alchemico. Come ogni volta ci si potrebbe sbizzarrire nel cercare segni premonitori che lo avvicinino alla propria contrada, ma preferiamo lasciare al meraviglioso sentimento del Palio che aleggia dentro di noi indicarci in quale pennellata dobbiamo scorgere i nostri colori.
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Drappellone: commenti a caldo

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 9:48 am

10/08/2013 21:45PIACE IL CENCIO DEL DUO OLMASTRONI-RIGACCII commenti a caldo dei contradaioli Piace il cencio del duo Olmastroni-Rigacc i Di Davide Battente
SIENA. La presentazione del drappellone ha nel cuore dei senesi una notevole importanza e, come al solito, i pareri dei contradaioli non sono stati trascurati e con molta passione hanno espresso le loro considerazione sul cencio.Ne abbiamo raccolti alcuni tra l'Entrone e Piazza del Campo.
“Mi piace molto di più un drappellone a due facciate rispetto al modello standard ad una perchè in caso di vittoria è possibile poterlo vedere mentre si gira per i rioni di Siena”, dice Sofia della Selva.
“Vengo sempre a vedere la presentazione del cencio e ogni volta regala delle belle emozioni. A mio parere, vedendo i colori, questo sarà un palio che vincerà la Tartuca o il Bruco. Questo drappellone mi lascia molto indifferente perchè le due parti sono troppo simili”, commenta Filippo dell'Istrice.
“Un cencio che lascia troppo spazio alla Vergine realizzata dall'Olmastroni e invece, per quanto riguarda l'altra facciata, le contrade che il paggio porge alla Madonna sono troppo piccole”, è il parere di Chiara dell'Onda.
“Un palio semplice e ben fatto. Nel complesso è veramente un'opera che mi piace molto. Speriamo di portarla in San Marco”, sogna Andrea della Chiocciola.
“La facciata dipinta dall'Olmastroni è veramente bella. Adoro la veste della Vergine dove l'artista ha raffigurato tutti i rioni di Siena. Anche l'altra facciata è molto suggestiva ma meno immediata”, puntualizza Patrizia della Torre.
“La parte dietro è molto più bella di quella davanti. Nel complesso un bel palio.” Lapidaria Sara del Nicchio.
“Mi ha colpito molto la veste della Vergine con tutti i rioni di Siena. Inoltre mi è piaciuto molto il paggio che consegna le contrade alla Madonna. Insomma un palio bellissimo”. E' questa l'analisi di Alessia del Nicchio
“Un palio meraviglioso. La facciata dell'Olmastroni è classica mentre quella di Cecilia Rigacci è un'icona semplice ma molto raffinata. Inoltre è un drappellone finemente lavorato” per Laura della Pantera.
“Un palio molto bello, delicato oserei dire. É originale senza essere eccessivo e ho trovato veramente magnifica la Vergine con il mantello dipinta dall'Olmastroni” a giudizio di Patrizia della Giraffa.
Queste sono le considerazioni fatte dai contradaioli subito dopo la presentazione. E sicuramente questo sarà un palio che difficilmente dimenticheremo.
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Presentato il Drappellone

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 9:52 am

Palio, presentato il Drappellone realizzato da Olmastroni e Rigacci
FOTO La presentazione nell'entrone di Palazzo Pubblico/ FOTO
I due artisti hanno dato vita a quattro mani alla prestigiosa opera

Ecco il drappellone per il Palio di agosto
La presentazione del Drappellone per il Palio del 16 agosto

Siena, 10 agosto 2013 - Presentato il Drappellone realizzato per il Palio del 16 agosto, da due artisti: Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci.
Olmastroni ha dipinto una Madonna antica; chiaro riferimento ai grandi maestri del Trecento italiano come Simone Martini. Ma nella sua opera Olmastroni trasferisce la contemporaneità. Il volto dell’Assunta, come gli ovali delle senesi dell’oggi. Nel manto il disegno urbanistico di Siena, che ricorda il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti nell’allegoria del Buon Governo. La Vergine si ammanta della città. La protegge in abbraccio corporeo che domina quasi la totalità della seta.
L’altra mano, quella di Cecilia Rigacci, dà vita, con un gioco di linee sinuose, all’offerta votiva che ogni senese aspira di fare in caso di vittoria. Il cambio di stile è netto. Riecheggia il Liberty. Lo spazio del drappellone vede, nella parte inferiore, un paggio vestito con i colori di Siena. Porge un cuscino con sopra tutti gli stemmi delle Contrade. Tutti e diciassette perché tutti i popoli, insieme, sono devoti alla Madonna Assunta, rappresentata, in alto con i lineamenti di una giovinetta vestita con il colori del cielo su un fondo leggermente più scuro. E’ a lei che la città rivolge l’offerta votiva. L’immagine appare come in un sogno. Onirica.
L'opera, nell'entrone di Palazzo Pubblico, è stata accolta da un lungo applauso.
"Si pensa subito a una medaglia, oggetto assai ricercato e apprezzato soprattutto dopo la celebre opera del Pisanello, quando si osserva l'insolito Drappellone dipinto a quattro mani da Cesare Olmastroni e da Cecilia Rigacci per il Palio d'agosto di questo 2013 - dice il sindaco di Siena Bruno Valentini - un oggetto la cui preziosità si dispiega in ambedue le facce sulle quali è articolato".
Da una parte una Madonna antica ad opera di Olmastroni con, nel manto, il disegno urbanistico di Siena, che ricorda l'opera di Ambrogio Lorenzetti nell'allegoria del Buon Governo. In basso lo stemma della città, quello del sindaco e dei Terzi. A fianco l'araldica contradaiola con squarci significativi dei rioni. Dall'altra parte del drappellone l'opera di Rigacci, che rappresenta l'offerta votiva che ogni senese aspira a fare in caso di vittoria. Sulla parte inferiore un paggio vestito con i colori di Siena porge un cuscino con sopra gli stemmi delle 17 Contrade. In alto è raffigurata la Madonna Assunta con i lineamenti di una giovinetta vestita con il colori del cielo. Come miniature, ai piedi del paggio, il vessillifero del Comune e il comandatore. Sul lato opposto un accenno alle colonne del Duomo.
Valentini analizza così l'opera dei due pittori: "Da una parte Cesare Olmastroni conferma la sua padronanza del linguaggio degli antichi maestri e un'esperienza dell'arte senese che è divenuta una sorta di completa appartenenza. L'originalità della rappresentazione di scorci dei rioni per indicare le Contrade rimanda all'idea stessa di appartenenza, e al senso più profondo dell'identità contradaiola, che nutre la città, a sua volta elegantemente dispiegata nel manto della Vergine, una sorta di cometa luminosa che avvolge e guida Siena. E d'altra parte l'opera descrittiva e minuziosa di Cecilia Rigacci palesa il suo insistito impegno decorativo, quasi un richiamo al movimento delle arti e dei mestieri di fine Ottocento: non a caso le radici di questo pensiero si sviluppano sulle orme delle antiche corporazioni medievali, sull'enfatizzazione della linearità dello stile gotico. Il centro della rappresentazione è proprio un'importante offerta votiva alla Vergine, un momento di preghiera in cui la città tutta riflette sulle proprie potenzialità e riprende in mano il proprio destino, difendendo e curando ciò che ha di più caro. Si dice che ogni tradizione è un'innovazione ben riuscita - conclude Valentini - come nel nostro Palio, tradizione e innovazione sono due facce della stessa medaglia, rappresentazione di una città da sempre unita pur nella differenza, che celebra nel nome della Madonna il proprio più fiero orgoglio e il proprio instancabile impegno per la vittoria".
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Il Palio ha il suo Drappellone

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 9:54 am

IL PALIO HA IL SUO DRAPPELLONE: ARMONIOSO SPOSALIZIO TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE
E' ufficiale: sono due in uno. Il sindaco Valentini: "Si pensa subito a una medaglia, un oggetto la cui preziosità si dispiega in ambedue le facce". L'opera è stata realizzata da due grandi artisti: Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci
10/08/2013 19:18:26

"Si pensa subito a una medaglia, oggetto assai ricercato e apprezzato soprattutto dopo la celebre opera del Pisanello, quando si osserva l'insolito Drappellone dipinto a quattro mani da Cesare Olmastroni e da Cecilia Rigacci per il Palio d'agosto di questo 2013: un oggetto la cui preziosità si dispiega in ambedue le facce sulle quali è articolato". Con queste parole piene di orgoglio il sindaco di Siena Bruno Valentini ha presentato il Drappellone del Palio di Ferragosto. In effetti "la medaglia – spiega il primo cittadino - riesce a concentrare, nella sua limitata possibilità di riproduzione del soggetto cui è dedicata, una capacità comunicativa assai incisiva proprio dettata dalla sinteticità degli elementi". Un valore enorme, sostiene Valentini, soprattutto per il rimando simbolico: "Le due facce si sostengono a vicenda, costantemente mantenute in equilibrio". E "gli artisti stessi – prosegue Valentini - testimoniano con la loro storia personale due facce complementari della nostra città: Cesare Olmastroni ha offerto tutta la sua arte al Comune di Siena, in cui ha lavorato come dipendente, artista e restauratore, per una vita intera; come a lui, la città deve all'impegno dei tanti lavoratori del Comune l'organizzazione degli impeccabili ingranaggi della nostra Festa. Cecilia Rigacci dal canto suo è l'espressione della tradizione delle botteghe d'arte da sempre protagoniste del tessuto culturale della nostra città".
Tradizione e innovazione Un Drappellone in cui si sposano armoniosamente tradizione e innovazione. "Si dice – ha concluso il primo cittadino - che ogni tradizione è un'innovazione ben riuscita: come nel nostro Palio, tradizione e innovazione sono due facce della stessa medaglia, rappresentazione di una città da sempre unita pur nella differenza, che celebra nel nome della Madonna il proprio più fiero orgoglio e il proprio instancabile impegno per la vittoria".
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Drappellone: omaggio all'Assunta

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 9:59 am

Nel Drappellone di Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci un omaggio al Palio e alla Madonna Assunta
Sabato 10 Agosto 2013 19:58 Bookmark and Share
DrappelloneAgosto2013OlmastroniRigacci450vQuando due artisti legati, per nascita o cultura, alla terra di Siena si cimentano in quello che è considerato, per i senesi, una delle più grandi ambizioni non può nascere che un grande omaggio alla città e alle sue tradizioni.

Il drappellone realizzato per questo Palio ne è un esempio. Due personalità diverse: Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci. Come diversi sono i loro background. Ad accomunarli, nella loro diversità di genere, lo stesso amore per la grande Festa di Siena.

Olmastroni, nato come lui dichiara “con il pennello in mano”, ci ha regalato una Madonna antica; chiaro il suo amore per i grandi maestri del Trecento italiano come Simone Martini. Ma nella sua opera Olmastroni trasferisce la contemporaneità. Il volto dell’Assunta, come gli ovali delle senesi dell’oggi. Nel manto il disegno urbanistico di Siena, che ricorda il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti nell’allegoria del Buon Governo. La Vergine si ammanta della città. La protegge in abbraccio corporeo che domina quasi la totalità della seta. Altro elemento da non tralasciare è l’inserimento dell’oro, nell’aureola e nel bordo del mantello. E’ applicato con maestria su una base di stucco, per esaltarne la lucentezza e contornare di riflessi un’immagine già bella di per sé. In basso l’araldica di rito: lo stemma della città, quello del Sindaco e dei Terzi. A fianco, con singolare creatività, l’araldica contradaiola. L’artista, infatti, non ha riportato il bestiario e neppure i colori delle dieci partecipanti alla Carriera, bensì squarci significativi dei rioni, come ad evidenziare la forza della storia nella vita del Palio. La concretizzazione di un sentire e di un vivere l’appartenenza ad una bandiera e, al tempo stesso, ad un’intera collettività.
Una sensibilità lirica di cui Cesare Olmastroni riesce a farsi perfetto interprete.

L’altra mano, quella di Cecilia Rigacci, dà vita, con un gioco di linee sinuose, all’offerta votiva che ogni senese aspira di fare in caso di vittoria.
Il cambio di stile è netto. Riecheggia il Liberty. Lo spazio del drappellone vede, nella parte inferiore, un paggio vestito con i colori di Siena. Porge un cuscino con sopra tutti gli stemmi delle Contrade. Tutti e diciassette perché tutti i popoli, insieme, sono devoti alla Madonna Assunta, rappresentata, in alto con i lineamenti di una giovinetta vestita con il colori del cielo su un fondo leggermente più scuro. E’ a lei che la città rivolge l’offerta votiva. L’immagine appare come in un sogno. Onirica. Come miniature, ai piedi del paggio, il vessillifero del Comune e il comandatore. Due figure cariche di simbolismo per lanciare un messaggio quanto mai di attualità: coraggio e non guerra per superare il momento difficile che la città sta attraversando. Sul lato opposto un accenno alle colonne del Duomo: la sacralità del luogo dove si svolge il momento raffigurato.
Preziose le rifiniture e i particolari dipinti. Antiche perline in vetro di Murano, oro, coralli rosa e merletti, impreziosiscono il suo lavoro, che risulta accurato in ogni minimo particolare, come lo sfondo, che ripropone, in verde chiaro, un’antica trama in seta. E’ il Pallium, il tessuto sacro che ospita la scena dell’offerta.
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Presentazione di Margherita Anselmi Zondari

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 10:01 am

Il Drappellone per il Palio di Siena del 16 agosto: la presentazione di Margherita Anselmi Zondadari
Sabato 10 Agosto 2013 20:12 Bookmark and Share
I curricula di Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci

DrappelloneAgosto2013OlmastroniRigacci650"Signor Sindaco, Autorità, Onorandi Priori, Capitani, Contradaioli,
è con grande gioia che stasera sono qua con l’onore di presentare il Palio del 16 Agosto 2013. Ho avuto tante emozioni derivatemi dalle varie occasioni pubbliche nella mia carriera di storica dell’arte, ma presentare il Palio ha mosso dentro di me una quantità di sensazioni incredibili come amante delle arti ma soprattutto come senese e contradaiola.
Ho qui accanto a me i due artisti, due miei cari amici, che lo scorso anno hanno deciso di realizzare insieme il bozzetto per il concorso dell’esecuzione del Palio e insieme sono arrivati all’esito di trasportare la magia della loro capacità artistica nel drappellone di quest’anno.

Da quando mi hanno comunicato che avevano scelto me per presentare questo Palio, mi sono spesso domandata come i due artisti avrebbero potuto realizzare quest’opera a quattro mani, ma non riuscivo a darmi una risposta. Negli anni passati era già successo che un drappellone fosse eseguito a più mani, ma gli artisti avevano specificità tecniche diverse, non era mai capitato che due pittori condividessero questa esperienza.
In una fredda mattina di una primavera senese che tardava a venire, mi hanno rivelato la soluzione: il Palio avrà una doppia facciata. In un momento particolarmente difficile per la nostra città, questo drappellone avrà due volti come un novello Giano bifronte, antica divinità romana con un volto che guarda al passato ed uno al futuro e così anche il nostro Palio ci dovrà portare avanti, ma sempre tenendo presente il nostro passato. Questo Palio è una magnifica medaglia di Siena dove le due facce si alimentano continuamente della forza che viene ora dall’una, ora dall’altra, in un continuo muoversi in cerchio partendo da un punto per tornare da dove siamo partiti, dove l’asta non interrompe il dialogo tra le due metà. Due facciate diverse l’una dall’altra che rivelano sia la differente formazione dei due pittori, che le loro diversità stilistiche.

Per la prima volta il Comune consegnerà alla Contrada vincitrice un Palio composto da due sete, tenute insieme da due nastri, uno bianco, l’altro nero come la Balzana senese, che scorrono all’interno delle asole abilmente ricamate dalla sarta del Comune e che fondono in un unicum l’opera. Due facce dunque di una stessa medaglia, dove non c'è una linea di demarcazione, dove finisce la prima, comincia l’altra e viceversa, come un gioco di specchi.

E’ interessante notare come, nella varietà dei motivi decorativi utilizzati dai due artisti per illustrare il drappellone, si ritrovi uno stesso fondo comune dove l’assenza di una dedica esplicita del Palio riporta alle origini, a quando il cencio era solo ed esclusivamente simbolo di devozione alla Madonna, il tutto però imperniato da una interessante modernità.

Siena ha scelto Maria Santissima come protettrice della Repubblica Senese e per questo è stata definita “Civitas Virginis”; la festa di mezz’Agosto risale a Siena al XII secolo e già a quel tempo si festeggiava con una corsa di cavalli appartenenti a nobili senesi e stranieri. Al vincitore della gara veniva assegnato in premio un pregiato Pallium che dette poi il nome alla gara e alla festa, Palio che veniva poi offerto alle chiese della città. Fu però solo verso la metà del Seicento che comparirà il Pallium con l’effige di Maria Assunta in cielo e questa iconografia proseguirà fino ai giorni nostri, sebbene con notevoli diversità stilistiche. Ed invariato troviamo il legame che c’è tra il Palio e la devozione alla Vergine Santissima, grande, vera, autentica, sentita protettrice della città e del suo Stato, ora come allora. Un Palio di pura senesità, questo, per ogni elemento che lo compone e per quello che fa intuire.

L’opera realizzata da Cesare Olmastroni ci colpisce, fin dal primo istante che ci si presenta davanti, per il soggetto primario che la pervade tutta, sottolineando il messaggio sacro, religioso, teologico a cui l’immagine del drappellone rimanda.
Nella casa di Cesare, dove ho visto il Palio per la prima volta, si respira arte, cultura, amicizia, quell’amicizia che mi lega a lui da tanti anni. Mi venne spontaneo di chiedergli che effetto gli facesse dipingere un Palio a 31 anni dall’esecuzione dell’altro. Lui mi spiegò che oggi si sente profondamente cambiato, vede la sua pittura in maniera diversa, influenzata soprattutto dalla quarantennale collaborazione con il Comune di Siena per il quale ha avuto sempre, sotto gli occhi e sotto le mani, i vari drappelloni, anche di artisti famosi, alcuni dei quali aveva anche dovuto ritoccare.

Cesare mi mise di spalle alla sua opera, attesi, lui scoprì a poco a poco il cencio togliendo i vari fogli di carta da pacchi che lo avevano celato alla mia vista, sentivo il rumore che mi intrigava e faceva nascere sempre di più dentro di me una curiosità incredibile, ma aspettai fino a che non mi chiamò. Mi girai e … il Palio era già pronto. Stupendo fin dal primo sguardo, non ebbi dubbi: “Siena città della Vergine”, Cesare ha saputo far rivivere nel suo Palio questo momento della storia senese, una splendida Madonna ammantata di un tessuto particolarissimo e preziosissimo, il tessuto urbano della città di Siena.

La presenza della Madonna apparentemente invade tutto il drappellone, presenza viva e materna che intercede per l’universo, personaggio femminile terrestre e celeste, espressione e personificazione di una qualità soprannaturale.
Maria Assunta maternamente protegge dall’alto la sua città che le si stringe attorno, nella caratteristica espressione delle sue strade e dei suoi palazzi, delle sue chiese più belle e dei suoi tetti, come se i popoli delle Contrade, che si uniscono festosi e devoti attorno a lei, volessero ritrovare il motivo e l’aiuto a superare le contese contradaiole e anche cittadine.

Non è la solita Madonna seduta o appoggiata, i suoi piedi sono nascosti dal manto, è sospesa in aria. Il suo volto è dolce, chi lo osserva si trova immerso nello sguardo di Maria, la cui luminosità contrasta con l’incarnato del suo viso. Di grande fascino è la fresca bellezza della Madonna, dal volto dolce e dai grandi occhi scuri, secondo lo stile tipico delle figure femminili ritratte dall'artista. La sua espressione è tenera e serena, caratterizzata dalla venustà e dalla purezza dei suoi tratti somatici. Il manto risalta per i suoi colori vivaci, la rappresentazione del suo potere è chiaramente soverchiante, ha qualcosa di forte e portatore di significato. Il concetto più profondo di questa immagine della Madonna ammantata è al tempo stesso semplice e profondo. L’atteggiamento rappresenta una forza straordinaria, come mitigata però da una tenerezza e da una grazia limpida.

L’aureola ne esalta la bellezza del volto e la sua importanza con l’oro a rialzo su cui spiccano le magiche lettere della dedica alla città e la data del Palio. Sullo stesso tema anche la rappresentazione delle Contrade che non sono fissate attraverso i loro colori ma con la raffigurazione di un luogo, simbolo del loro territorio. Sottolineo questa accurata presentazione della città perché Cesare ha saputo cogliere, con raffinata semplicità, i luoghi storici che rappresentano, in sintesi, le nostre Contrade. Indubbiamente Cesare Olmastroni è un pittore nel senso più alto del termine, anche se lui ama definirsi “un operaio del pennello”. Basta pensare alla sua produzione nella quale emerge sempre una rara perizia artistica, in cui manifesta un grande interesse per le numerose tecniche espressive. La passione per la pittura, cominciata in tenera età ed alimentata da uno zio scultore, è proseguita nel tempo dandogli grandi soddisfazioni personali e professionali passando dalle frequentazioni con Vittorio Zani, dal quale apprese i più bei segreti del dipingere, fino ad arrivare al suo impegno con il Comune di Siena, per il quale ha seguito importanti restauri e collaborazioni di mostre in città e all’estero.

La pittura di Cecilia Rigacci è un’opera essenziale nel primo acchito ma che fa emergere numerosi motivi non visibili da subito ma dopo un attento esame delle parti rappresentate, dopo una riflessione pacata delle immagini.
Un sincretismo magico-sacrale senese coinvolge la sua pittura, dove la devozione mariana, tanto radicata nell’animo dei senesi, è rappresentata con cultura e sentimento. Le immagini nascondono un significato profondo che pervade tutta l’opera: il legame intenso tra la Madonna Assunta, le Contrade e Siena dove la Vergine è in alto, ma in una dimensione ridotta rispetto all’altra metà per dare spazio ad un paggio vestito dei colori di Siena che le porge un cuscino dove sono appoggiati i doni più preziosi che la città possiede: le 17 Contrade. Fieramente eretto e dal movimento virtuoso, il paggio si staglia con energia verso la Vergine. I suoi piedi sono saldamente poggiati a terra, come per confermare la sua dimensione terrena e la sua appartenenza alla città. Le Contrade sono 17 per completare il cerchio ma solamente le 10 che si apprestano a correre in Piazza del Campo sono realizzate di una dimensione maggiore.

E’ un’opera dal profondo significato simbolico dove la Madonna è rappresentata con regalità, con solennità, con trascendenza, dove il legame che la unisce alla città che tanto la solennizza, nasce dal forte attaccamento della pittrice alla sua città; non a caso Cecilia è l’addetta al Museo della sua Contrada. Dire solo questo delle capacità artistiche di Cecilia Rigacci, che ha avuto come mentore un uomo dalla personalità poliedrica come Enzo Cesarini, è riduttivo, ma ahimè, il tempo è tiranno, e rammenterò solo ulteriormente il Palio di Piancastagnaio da lei dipinto nel 2009.

Ciò che caratterizza quest’opera è il trasporto religioso che la pervade, dove si nota un leggero assottigliarsi del divario, della separazione tra la parte alta e la parte bassa del drappellone, dalla fusione tra trascendente e immanente. La luce diffusa sembra abbracciare i due settori, quello terrestre e quello celeste che viene toccato dal primo e da esso invaso in un lento sfumarsi, come un desiderio inconscio di accorciare le distanze con la Madonna che è seduta regalmente con un bel volto dolce rivolto a guardare avanti a sé. Campeggia nella parte alta del cencio dolcissima dai colori madreperlacei, tenui e delicatissimi. Una stella a otto punte campeggia sopra l’aureola a simboleggiare le otto beatitudini.

Le scritte sono molto significative in quest’opera e rendono ancora più dense di ispirazione le immagini raffigurate. E’ insomma un Palio metafisico, che va al di là di quello che le persone vorrebbero vedere, Cecilia accenna alle immagini, conferendogli anche altri significati.

La prima figura dominante è il paggio che viene raffigurato in Cattedrale, il luogo sacro della città per eccellenza, della quale in basso a destra, si intravedono le colonne. Cattedrale dedicata tra l’altro proprio all’Assunta ed è da qui che viene innalzata l’offerta del paggio che si eleva in uno slancio composto e generoso nell’atto di offrire il voto; la Vergine sembra incoraggiarlo ad avere fiducia in sé e a andare oltre le sue intenzioni, una Vergine che non è in trono, non è regale perché vuole essere vicina al suo popolo. Il paggio, con la sua consapevolezza di sé, ha trovato le energie per esporsi verso la Madonna che sembra aspettare il suo dono prezioso, come Siena che in questo momento deve trovare le sue motivazioni per affrontare il suo futuro.

Questa figura, dai tratti volutamente non definiti, rappresenta Siena nell’atto di offrire un cuscino in cui sono rappresentate, come cammei preziosi, tutte e 17 le Contrade; ognuno di questi stemmi contiene, al suo interno, le sete originali delle 17 contrade che sono state offerte dai rispettivi rioni. Caratteristica di questi emblemi è che sono contornati da una fila di perle autentiche. Siena dunque offre se stessa attraverso il simbolo delle Contrade che sono la sua stessa anima. All’offerta che Siena fa di se stessa, la Vergine risponde donando “l’essenziale della fede” ossia il Verbo fatto Carne, l’Eucarestia. Maria infatti mostra un’ostia che tiene tra le sue mani, o meglio, che esce dal suo cuore, è il frutto del suo grembo, è l’offerta di suo figlio.

Due facciate quindi, diverse stilisticamente ma allo stesso tempo così uguali nel contenuto espresso in maniera diversa, quello di Cesare con una pittura più immediata, estremamente comunicativa ed efficace, quello di Cecilia molto interiore, metafisico in cui sono presenti una molteplicità di elementi che si palesano a mano a mano che si guarda il dipinto.

Entrambi pervasi da un forte dinamismo ed una grande energia, da un vivo desiderio di rivalsa e in un anelito verso la Madonna alla quale, ribadendo lo stretto legame con Siena, viene chiesto un aiuto per superare questi momenti difficili per la città; ed è qui che riprendo il Giano bifronte citato all’inizio di questa mia presentazione, e anch’io, tornando al punto da cui avevo cominciato, ripeto che questo è un Palio la cui doppia facciata tiene uno sguardo al nostro passato e ai nostri valori e uno sguardo verso un futuro nuovo, glorioso ma profondamente legato alla nostra storia.

Colgo l’occasione per ringraziare sentitamente Carlo Fini, un grande senese la cui dotta consulenza mi è sempre stata di grande aiuto e Don Paolo Morocutti che mi ha guidato nell’interpretazione religiosa di questo drappellone.
Sia che il nostro futuro, senza dimenticare le glorie del passato, sappia orientarsi verso alte mete a maggior gloria di questa città, di cui ci interessa certo quello che è stata, ma anche quello che sarà in grado di essere nel tempo che verrà".

Margherita Anselmi Zondadari

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Cesare Olmastroni

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 10:02 am

CURRICULUM VITAE DI CESARE OLMASTRONI

Sono nato a Fonterutoli con il pennello in mano, anzi, con le matite Giotto, quelle sulla cui piccola scatolina erano raffigurate delle pecore, tra cui una che il maestro fiorentino dipinse sulla pietra. Quando ho cominciato a frequentare la scuola sono stato incoraggiato nel seguire la mia passione da uno zio scultore.
Qualche anno dopo la guerra, mi imbattei in una cassetta di legno dimenticata dai soldati americani fra i residui bellici e decisi che sarebbe diventata il mio laboratorio-studio portatile. Così, iniziai a riempirla di numerosi fagottini di carta gialla al cui interno sistemavo le terre colorate: giallo, rosso ossido, terra d’ombra bruciata e naturale, nero, celeste, il bianco ricavato da un piccolo barattolo di cementite, olio di lino e acquaragia.
Con questa cassetta mi spostavo, girovagando nei dintorni di Fonterutoli e San Leonino, alla ricerca dei miei primi soggetti; spesso si trattava di vecchie case coloniche che ai miei occhi apparivano bellissime, sebbene alcune di esse non fossero proprio ben conservate, tanto da essere state rattoppate qua e là con dei fogli di cartone al posto delle vetrate sbrecciate.
Fu proprio durante una di queste scampagnate che ebbi l’occasione di conoscere, nei pressi di San Leonino, Vittorio Zani. Lui sì che era un pittore vero! Ricordo che dipingeva ogni giorno alla medesima ora pur di essere certo di trovare la stessa luce. La sua cassetta era molto più leggera della mia, conteneva preziosi colori ad olio nei loro tubetti, numerosi pennelli, un cavalletto, la tavolozza e perfino la seggiola di tela che si apriva e si chiudeva all’occorrenza! Da lui, col quale, in seguito, ho instaurato un bel rapporto di amicizia, posso certamente dire di aver imparato molti segreti.
Più tardi, nel 1958, ho iniziato il mio percorso come apprendista presso la Basilica di San Domenico, a Siena, quando ancora era dipinta a strisce bianche e nere in finto marmo. Un vecchio maestro, poi, mi ha guidato tra gli affreschi del Sodoma nella Cappella di Santa Caterina ed in seguito ho dato il mio contributo durante il restauro dei soffitti delle cappelle e della navata centrale della Cattedrale di Pio II a Pienza.
Qualche tempo dopo fui assunto dal Comune di Siena ed ebbi il piacere di conoscere una personalità che non dimenticherò mai, l’allora Direttore del Museo Civico, il professor Aldo Cairola. Questi riconobbe ben presto le mie inclinazioni, mi rassicurò e mi disse che probabilmente ci sarebbe stato un concorso interno per decoratore e così la mia vita professionale cambiò in meglio, allargandosi a nuovi orizzonti e a stimolanti avventure. Tutto è iniziato con il restauro delle Balze nelle sale del Museo Civico e con quello degli interni di Palazzo Patrizi, proseguendo poi con il ringiovanimento cui furono sottoposti entrambi i maggiori teatri cittadini, i Rinnovati negli anni Ottanta ed i Rozzi nel decennio successivo, ai quali sono onorato di aver preso parte. In quegli anni, inoltre, ho collaborato all’allestimento di tutte le mostre presentate presso i Magazzini del Sale ed il vecchio Spedale del Santa Maria della Scala. Ho perfino provato la soddisfazione di vedere allestite, nel corso del tempo, due esposizioni personali, una presentata dal professor Cairola negli spazi della Fortezza Medicea e l’altra nel suggestivo scenario della Rocca di Castellina in Chianti. La propensione del Comune ad allargare il proprio raggio d’azione mi ha permesso altresì di costituire parte integrante, con certi miei lavori, di alcune mostre collettive di pittori senesi tenute all’estero, quali quelle ospitate nelle città gemellate di Avignone, in Francia, e di Wetzlar, in Germania. In quest’ottica si colloca anche il contributo che ho dato per curare gli allestimenti del Tesoro del Santa Maria della Scala in varie esposizioni internazionali: a Bruxelles, a Colonia, a Weimar, ad Amiens. Poi, nel 2000, ho dipinto un fondale del Teatro di Bastia, in Corsica, dove illustravo uno scorcio di Siena secondo la prospettiva che se ne fruisce osservandola dall’interno di una trifora del Palazzo Pubblico.

La mia attività dentro al Comune si è snodata talvolta anche in direzione del restauro artistico di alcuni fra i maggiori capolavori dell’arte senese medievale; a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, ad esempio, ho preso parte a quello cui fu sottoposta, nell’ambito di un generale risanamento degli affreschi del Palazzo Comunale, la celeberrima Maestà di Simone Martini. In seguito al prezioso lavoro di pulitura effettuato da Giuseppe Gavazzi, infatti, assunsi l’incarico della fedele riproduzione ex novo di un duplicato del capolavoro trecentesco su un supporto indipendente. Le parti danneggiate dell’originale, infatti, non potevano essere ridipinte, pena la creazione di un falso d’autore! Creammo così, accanto alla Maestà restaurata, una mia copia fedele che permettesse ai visitatori di rendersi conto di come sarebbero state le piccole parti che il tempo aveva corroso nei secoli.
Nel 1996, con il benestare del Comune, ho partecipato, durante le ferie estive, a una missione umanitaria, di una quarantina di giorni, organizzata dai frati missionari francescani per portare supporto spirituale e sostanziale in alcuni remoti villaggi della Tanzania. Anche in quell’occasione ho sentito il bisogno di lasciare qualche mia debole ma tangibile impronta; sulla facciata di una piccola chiesa locale ho dipinto una grande Madonna Assunta di circa tre metri, sovrastata, nell’azzurro del cielo, da un bel panorama di Siena. Forse, anche per questo, di ritorno dal lungo viaggio nel continente nero, ho trovato a casa, ad aspettarmi nella buca delle lettere, l’invito del Comune a presenziare alla cerimonia di consegna della Medaglia d’Oro, che mi era stata conferita dal Concistoro del Monte del Mangia, per i traguardi che, in quegli anni, avevo raggiunto nell’illustrare l’immagine della città di Siena.
Ma parliamo finalmente del Palio e dei Palii, che certamente hanno riempito la mia vita. E’ dal 1972, infatti, che collaboro attivamente e senza soluzione di continuità con la Festa che ha reso Siena celebre nel mondo. Da ben quarantun anni ho l’onore di conoscere personalmente tutti i Maestri che si sono cimentati in un’opera tanto unica quanto bizzarra come il Drappellone. Spesso, inoltre, sono stato chiamato ad affiancarli, in particolare nel caso di artisti stranieri e poco pratici dei rituali che circondano la Festa, talvolta semplicemente mostrando loro la seta sul telaio, in altri momenti preparando loro il fondo allo scopo di facilitarli nel lavoro, così complesso e delicato. Nel rimembrare quest’incredibile esperienza di vita non posso fare a meno di dedicare un pensiero affettuoso allo storico Direttore del Museo Civico di Siena, il caro amico Mauro Civai, compagno insostituibile di numerose avventure condivise insieme sotto l’egida della Balzana.

Il mio primo Palio risale al 2 luglio 1982, vinto dal Valdimontone: non un palio qualsiasi, ma dedicato ad una personalità come Giuseppe Garibaldi, l’eroe del Risorgimento.
In seguito ho dipinto il Palio di Torrita, dedicato a San Giuseppe, e quello di Montisi, in onore della Madonna delle Nevi. Ricordo con piacere anche i due che mi furono commissionati dal Comune in occasione dell’indimenticabile Mostra dei Carrocci senesi, e un Palio dedicato a Santa Caterina esposto ad Avignone nell’ambito dei festeggiamenti per la ricorrenza del venticinquesimo anniversario del gemellaggio con Siena.
Ed eccoci infine arrivati all’ultimo traguardo, questo Palio del 16 agosto 2013.
Ho cercato di proporre qualcosa di originale e tradizionale al tempo stesso: originale, perché nessuno ha avuto la semplice idea che ho deciso di far scorrere nel Cencio, tradizionale perché le vere protagoniste del mio Drappellone sono soltanto due: l’Assunta e le Contrade".

Cesare Olmastroni da SienaFree

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Cecilia Rigacci

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 10:03 am

CURRICULUM VITAE DI CECILIA RIGACCI

Qual è il confine tra artista e artigiano? Difficile rispondere. Io non ho dubbi, mi sento un'artigiana che spazia in vari campi evitando di proposito di appartenere ad un ambiente artistico ben preciso. Non ho formazione accademica, anche se aver avuto come insegnante Enzo Cesarini ha sicuramente influito su certe mie tendenze artistiche.
Il mio percorso inizia con il riciclaggio e il recupero di vari tipi di oggetti e materiali: il circolo di Legambiente/Sienambiente mi dedicherà infatti una mostra dal titolo “Il valore delle cose” da cui avrà inizio un interessante percorso professionale che mi porterà ad avvicinare tanti ragazzi nel mondo della scuola per avviarli, attraverso le mie esperienze e conoscenze, ad una concezione artistica e di stile di vita. Nel contempo collaboro con vari restauratori senesi e fiorentini, dai quali acquisisco tecniche di restauro e doratura. E' del Giugno 2001 la mostra sui “Bozzetti e bandiere pensate e mai viste” di cui vado molto fiera perchè si tiene presso i locali della mia Contrada, la Chiocciola, per la quale dal 1999 ho ricoperto l'incarico di archivista ed oggi responsabile del museo. Il mio impegno verso la Contrada mi porterà, inevitabilmente, ad approfondire le mie conoscenze storiche sulle Contrade, su Siena e questo anche grazie ai contatti e alle collaborazioni che ho avuto in questi anni coi vari archivisti delle altre Contrade: devo dire che è stato incredibilmente entusiasmante relazionarmi con loro, testimoni ed insieme custodi della storia nostra.
Partecipo a quattro edizioni del concorso “Mestieri d'Autore”, indetto dalla Camera di Commercio dove ottengo il primo premio nel 2008.

Sono presente in varie rassegne antiquarie e artigiane di Siena e provincia, come quella di Gaiole in Chianti a corredo della storica ed internazionale gara cicloturistica “L'Eroica”, ed alle edizioni suggestive del premio poetico-artistico “San Lorentino” a Castelnuovo Berardenga.
Nell'autunno del 2008, mi viene chiesto di dipingere il corridoio di una porzione del convento dei Cappuccini di Siena dove descriverò alcuni versi di Federigo Tozzi.
Nel 2009, mi viene dato incarico, insieme a Carlo Sassi, di dipingere il Palio di Piancastagnaio e, sempre per loro, eseguirò il Masgalano l'anno successivo.
Sempre nel 2009, partecipo, con importanti artisti nazionali, alla mostra dedicata al Beato Bernardo Tolomei.
Nel settembre 2012, con Alessio Orrico, la mostra “Dialoghi” presso il Centro d'arte “L'Incontro” di Siena, mentre quest'anno, presso la sala rosa per il ciclo “7 sull'altare”, la mostra personale dal titolo “Silenzio”.
Nel mio laboratorio, nel Casato di Sopra, mi applico per eseguire artigianato artistico applicato anche al recupero delle tradizioni iconografiche senesi legate soprattutto alle Contrade, realizzando dai fazzoletti di contrada ai bozzetti per le monture, a tamburi e bandiere: sono infatti entrate quest'anno a luglio una coppia di bandiere, recuperate insieme al gruppo delle bandieraie della Chiocciola, che sono la copia della bandiera più antica di Siena presente presso il museo di suddetta Contrada".

Cecilia Rigacci da SienaFree
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Uno strappo alla tradizione

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 10:05 am

UNO, DUE DRAPPELLONI...BELLI MA CON UNO STRAPPO ALLA TRADIZIONE
News 11-08-2013




Prima della nota critica sul drappellone (maè più giusto dire sui drappelloni, quello di Cesare Olmastroni e quello Cecilia Rigacci) mi sia consentita una digressione sul valore della tradizione.

E qui casca, secondo il mio parere, l’asino. Si perché in questo fatidico tardo pomeriggio del 10 agosto ci siamo trovati di fronte ad uno strappo con quella tradizione di cui spesso, parlando di Palio, ci riempiamo la bocca.

Uno strappo sì, perché finora avevamo visto un cencio a quattro mani, oppure un altro che presentava pittura e ricamo ed altri ancora che esondavano sul retro della tela, ma continuando a narrarci la stessa novella. Qui, invece, siamo di fronte a due opere ben distinte quanto a narrazione, impostazione e stile, unite insieme da un drappeggio nero che in qualche modo le tiene insieme.

E allora tutto si può dire….che sono le facce della stessa moneta – come si è affannato a dire il Sindaco – che sono un omaggio alla città, come è scritto nel comunicato stampa del Comune, ma non di certo un omaggio alla tradizione. A quella tradizione che vede sul carroccio un solo drappellone, opera di un solo artista e/o frutto della medesima ispirazione.

Personalmente al posto del Sindaco avrei scelto un cencio per agosto e l’altro per il prossimo luglio, ma visto che il primo cittadino ha accettato lo "strappo" mi fermo qui e vengo a raccontarvi le due opere.

Quella dell’Olmastroni è uscita dai canoni da me conosciuti del bravissimo Cesarino.

Ha dipinto una classica Madonna trecentesca con una splendida veste d’oro nella quale scolpisce l’ordito urbanistico di Siena.

E’ uno squillo aureo nel cielo azzurro,ora profondo ora tenue, che si muove su dieci scorci delle Contrade che questo cencio si contenderanno. Scorci nei quali ritroviamo il Cesare delle pievi romaniche e dei fabbricati rurali che incorniciavano la sua Fonterutoli.

E’ una bella opera ed è stata accolta da una autentica ovazione. Uno scroscio di applausi certo più convinti di quelli che salutarono il Garibaldi monumentale che si sarebbe mosso nel 1990 verso il Valdimontone. Due lacrime e un grazie commosso alla gente di Siena che da sempre apprezza il lavoro di Cesare e che da sempre "sa" quante volte il pittore ha aiutato i tanti maestri venuti da lontano a dipingere il Palio.

Cecilia Rigacci non ha tradito la sua vocazione di artigiana e insieme di artista. Di una donna che non ha dietro le spalle una formazione accademica, ma che attraverso il riciclaggio e il recupero di oggetti, stoffe e materiali vari ha scoperto una sua precisa strada. In questo drappellone vagamente liberty mi ha colpito la leggerezza della Madonna-bambina, celeste su di uno sfondo azzurrino. Eterea e reale. E poi il paggio che alza verso la Vergine un cuscino con gli stemmi delle diciassette Contrade. Il tutto è impreziosito dal ricamo di perle autentiche e da antiche perline che arricchiscono le sete originali raccolte nelle Contrade.

E’ quella di Cecilia una composizione di una mirabile eleganza. Un insieme solo di primo acchito semplicistico, ma ricco invece di particolari suggestioni dettate forse dal luogo in cui si svolge l’offerta del paggio, la nostra meravigliosa Cattedrale. Meritati gli applausi a scena aperta…

Insomma siamo di fronte a due pregevoli drappelloni che solo il caso ha voluto riunire nello stesso Palio, quando avrebbero potuto benissimo tenere il Campo da soli ad agosto 2013 e a luglio 2014. Ma è andata così e così cercheremo di godercela questa Festa di Mezzo Agosto che segna una cesura – questo sì..- nella tradizione.

Chiudo con una battutaccia…chi vincerà si porterà nel Museo due cenci. Un po’ come andare alla Coop…comprare una cosa e uscire con due. Ma qui siamo a Siena, al Palio e l’accostamento stona, ma non per colpa mia…

Roberto Morrocchi - da OKSIENA
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Il Drappellone

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 10:09 am

Il Drappellone di Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci
10/08/13 - 20:42
Sottosezioni
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Quando due artisti legati, per nascita o cultura, alla terra di Siena si cimentano in quello che è considerato, per i senesi, una delle più grandi ambizioni non può nascere che un grande omaggio alla città e alle sue tradizioni.

Il drappellone realizzato per questo Palio ne è un esempio. Due personalità diverse: Cesare Olmastroni e Cecilia Rigacci. Come diversi sono i loro background. Ad accomunarli, nella loro diversità di genere, lo stesso amore per la grande Festa di Siena.

Olmastroni, nato come lui dichiara “con il pennello in mano”, ci ha regalato una Madonna antica; chiaro il suo amore per i grandi maestri del Trecento italiano come Simone Martini. Ma nella sua opera Olmastroni trasferisce la contemporaneità. Il volto dell’Assunta, come gli ovali delle senesi dell’oggi. Nel manto il disegno urbanistico di Siena, che ricorda il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti nell’allegoria del Buon Governo. La Vergine si ammanta della città. La protegge in abbraccio corporeo che domina quasi la totalità della seta. Altro elemento da non tralasciare è l’inserimento dell’oro, nell’aureola e nel bordo del mantello. E’ applicato con maestria su una base di stucco, per esaltarne la lucentezza e contornare di riflessi un’immagine già bella di per sé. In basso l’araldica di rito: lo stemma della città, quello del Sindaco e dei Terzi. A fianco, con singolare creatività, l’araldica contradaiola. L’artista, infatti, non ha riportato il bestiario e neppure i colori delle dieci partecipanti alla Carriera, bensì squarci significativi dei rioni, come ad evidenziare la forza della storia nella vita del Palio. La concretizzazione di un sentire e di un vivere l’appartenenza ad una bandiera e, al tempo stesso, ad un’intera collettività.
Una sensibilità lirica di cui Cesare Olmastroni riesce a farsi perfetto interprete.
L’altra mano, quella di Cecilia Rigacci, dà vita, con un gioco di linee sinuose, all’offerta votiva che ogni senese aspira di fare in caso di vittoria.

Il cambio di stile è netto. Riecheggia il Liberty. Lo spazio del drappellone vede, nella parte inferiore, un paggio vestito con i colori di Siena. Porge un cuscino con sopra tutti gli stemmi delle Contrade. Tutti e diciassette perché tutti i popoli, insieme, sono devoti alla Madonna Assunta, rappresentata, in alto con i lineamenti di una giovinetta vestita con il colori del cielo su un fondo leggermente più scuro. E’ a lei che la città rivolge l’offerta votiva. L’immagine appare come in un sogno. Onirica. Come miniature, ai piedi del paggio, il vessillifero del Comune e il comandatore. Due figure cariche di simbolismo per lanciare un messaggio quanto mai di attualità: coraggio e non guerra per superare il momento difficile che la città sta attraversando. Sul lato opposto un accenno alle colonne del Duomo: la sacralità del luogo dove si svolge il momento raffigurato.

Preziose le rifiniture e i particolari dipinti. Antiche perline in vetro di Murano, oro, coralli rosa e merletti, impreziosiscono il suo lavoro, che risulta accurato in ogni minimo particolare, come lo sfondo, che ripropone, in verde chiaro, un’antica trama in seta. E’ il Pallium, il tessuto sacro che ospita la scena dell’offerta.
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I "segni" del Drappellone

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 7:30 pm

Palio, tanti "segni" nel Drappellone: l'oro richiama l'Aquila
C'è chi ha visto in queste due sete unite da un nastro il segno del 'cappotto' dell'Oca. Il corallo del Nicchio
di Laura Valdesi

Siena, 10 agosto 2013 — «Questo Palio è una magnifica medaglia di Siena dove le due facce si alimentano continuamente della forza che viene ora dall’una, ora dall’altra. Per la prima volta il Comune consegnerà alla Contrada vincitrice un palio composto da due sete», spiega Margherita Anselmi Zondadari presentando i Drappelloni, bisognerebbe dire «Guarda, ti dico una cosa — ha commentato a caldo Olmastroni, mai così emozionato —, lo scorso anno avevo realizzato il bozzetto di San Francesco e non vinsi. Sono più contento di averlo fatto quest’anno, con questa Vergine. Mi ha proprio ‘preso’. Quando iniziai a fare il Palio, tracciai subito il segno che ora delinea la Vergine». Soddisfatto dunque di quel volto — «mi è venuto dolce», ammette —, del manto su cui ha disegnato la città, impreziosendolo con oro zecchino.
Tante le cabale e simboli che si possono ravvisare. Quel manto dorato, quella Madonna che si veste di giallo ha fatto sognare il capitano dell’Aquila Renato Romei che l’ha guardata a lungo con il sorriso sulle labbra, durante la presentazione. Non solo: anche lo sfondo che accoglie i luoghi che simboleggiano le Contrade è giallo. Ma c’è anche chi ha visto nei colori predominanti — giallo e blu — un segno: Tartuca. E chi invece, pensando all’Oca, ha considerato quelle due sete unite dal nastro bianco e nero della balzana una sorta di «cappotto». Potrebbe infilarsi l’Oca, in questa sfida. C’è chi nota che la Vergine guarda l’oratorio dei Pispini.

Tantissimi i simboli anche nel Drappellone dipinto da Cecilia Rigacci. Se il corallo di cui è punteggiata la seta richiama il Nicchio, lo stemma nel cuscino più vicino alla Vergine è quello della Lupa. Però sono soltanto quelli di Bruco, Oca, Aquila, Torre e Tartuca ad avere lo stesso colore del manto della Madonna sul lato ’a’ del Drappellone dipinto da Olmastroni. E ancora. Sopra la testa della Vergine c’è una stella con otto punte (otto è il numero della Chiocciola, contrada a cui appartiene Rigacci) . «Non sono stata molto abile nel fare cose scaramantiche», dice l'artista portando l’attenzione sulla «scena metafisica che si svolge nel cuore della seta. E’ come se si aprisse una porta e si materializzasse quel paggio elegante e raffinato che è Siena».
Parla con il cuore in mano, rassicurata dai complimenti dei contradaioli di aver colpito nel segno e convinta«di aver dimostrato che dal nulla si può dare un grande messaggio». Due le scritte presenti sul suo Drappellone: «Una sul cuscino, la canzone che noi senesi amiamo ‘O maria la tua Siena difendi’, Siena chiede di essere difesa da chi ci attacca. Poi sul bordo della veste della Madonna campeggia una scritta in latino che è la massima frase della liturgia della celebrazione in occasione dell’Assunta». Niente frangia in fondo, per il Drappellone di Rigacci: «E’ un po’ vissuto e stropicciato, non importava che la forma fosse perfetta perchè ciò che non si vede con la forma si vede con il cuore».
La Bazione
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Le batterie delle prove all'alba

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 7:34 pm

Palio, ecco le batterie delle prove all'alba. Salasso stakanovista
Serio impegno per i cavalli delle prime quattro prove

Siena, 11 agosto 2013 — Trentadue cavalli da tenere d’occhio. I veterinari da un lato, perchè devono verificare il serio impegno, dirigenti e fantini dall’altro poichè la scelta sarà importante per determinare eventuali sorprese nei giubbetti il 13 dopo l’assegnazione. Sono tutti compresi nelle prime quattro batterie che si corrono domani all’alba, a partire dalle 6. Nelle altre tre sono stati racchiusi i soggetti di quattro anni che si fermano appunto qui nel percorso paliesco.

Lo stakanovista a cavallo sarà come al solito Alberto Ricceri. Che monterà 5 nomi: anche Noverre e Quietness di Augusto Posta (terza e sesta prova), oltre a Nessie, Nanneddu Meu e Pazzoso. Una vetrina fondamentale per monsieur Ricceri per trovare un posto al canape e giocarsela senza tanti fronzoli, proprio come piace al fantino. Anche Scompiglio e Gingillo saranno a cavallo, così come Girolamo e Voglia, fra i nomi certi di essere in Piazza il 16 sera. Anche Grandine. Tanti proveranno a farsi vedere: Siri, da poco tornato libero professionista, Mureddu e Caria. Non ci sarà Luca Minisini: un segnale importante?
Tittia starà in palco lasciando la passerella a Giuseppe Angioi, che è cresciuto molto, così come in palco rimarrà Trecciolino. Finite le prove, al di là delle possibili esclusioni, l’appuntamento importante sarà la lettura delle schede in Comune. Saranno tante le domande che i capitani rivolgeranno ai veterinari, anche per capire il motivo della scelta di mandare cavalli che non hanno corso il Palio direttamente alla Tratta.
Laura Valdesi da La Nazione
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Le emozioni di Cesare Olmastroni

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 7:43 pm

"MENTRE DIPINGEVO LA MADONNA SEMBRAVA COMUNICARE CON ME"
Cesare Olmastroni racconta le emozioni della realizzazione e dell’accoglienza nel Cortile del Podestà
11/08/2013 14:53:38

Trattiene a stento l’emozione quando parla della sua creatura. Di quella Madonna che, mentre prendeva forma sotto le sue mani, nel vortice delle pennellate, sembrava parlargli. Cesare Olmastroni, negli anni guida ed artefice, insomma maestro occulto, di tanti drappelloni firmati da altri artisti nostrani ed internazionali, questa volta ha offerto alla città un’opera che gli appartiene pienamente che lo rappresenta senza compromessi. Coabita nello spazio visivo e nella carica emozionale con l’interpretazione pittorica di Cecilia Rigacci che compone l’altra faccia di questo Palio sdoppiato. L’opera di Olmastroni cattura, attrae verso l’alto insieme alla sinuosa ed elegante figura dell’Assunta proiettata attraverso un morbido e magico volo verso il cielo.

Non ricordo tanti applausi, reiterati a più riprese rivolti a un artista del Palio. “Non sa quanto mi sono costati questi applausi, darò qualcosa a tutti - scherza il maestro Olmastroni - A parte gli scherzi, è stata un’emozione fortissima, non posso negarlo, mi ha colpito molto questa accoglienza dei senesi”.

Intervista integrale nel Corriere di Siena dell'11 agosto
a cura di Gaia Tancredi

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Le emozioni di Cecilia Rigacci

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 7:44 pm

"TUTTO È NATO IN MANIERA TENERA. ESPERIENZA UNICA"
Cecilia Rigacci: "Cesare già mi aveva proposto questa sua idea di dividere il Palio in due parti"
11/08/2013 14:46:39

“Emozionata? Emozionata è dire poco - dice a caldo Cecilia Rigacci - Credo che quando si presenta il bando di concorso, si presentano i bozzetti ed il curriculum, l'Amministrazione comunale dovrebbe farti consegnare anche un certificatodi sana e robusta costituzione perché è davvero da cardiopalma vivere queste emozioni. Sono orgogliosa - prosegue Cecilia - di appartenere a questa città che - solo dalle immagini - recepisce il grande impegno sentimentale che c'è dietro ad un'opera che anche se può sembrare banale è carica di significati e Siena se la merita perché è ricca di una cultura insita nel suo Dna".

Cecilia, sono due Palii e non un fronte retro. Ma il legame che ti unisce con Cesare è forte. "Decisamente. Tutto è nato in maniera davvero tenera. Io conobbi Cesare diversi anni fa davanti ai due Carrocci in occasione della mostra in Vallepiatta. Lo conoscevo di fama, non di persona, Lui era reduce da una serie di problemi fisici. Mi diede l'impressione quasi di un "leone ferito". Mi dette fastidio vedere una persona così famosa a Siena per quello che aveva fatto mettersi un po’ nell'ombra. Io rimasi estasiata dalle due Madonne da lui realizzate per i Carrocci. Mi affascinò il suo racconto, il suo averle realizzate in tre giorni ed oltretutto una non su una tela ma e non su una seta. Rimasi affascinata perché io provengo da una matrice di riciclaggio, cioè la mia arte materiale parte da li, l'ispirazione sono sempre le contrade".

Intervista integrale nel Corriere di Siena dell'11 agosto
a cura di Elena Casi

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La formazione delle batterie delle prove di notte

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 7:47 pm

Palio dell’Assunta: domani (lunedì) le prove mattutine di addestramento

Questo il programma delle batterie che si terranno domattina, lunedì 12 agosto, a partire dalle ore 6.

PRIMA PROVA
1. GUSCHIONE (Antonio Siri)
2. MAC GYVER (Dino Pes)
3. MORESU (Andrea Chessa)
4. NESSIE (Alberto Ricceri)
5. NOIOSO (Antonio Villella)
6. NOTTAMBULO (Elias Mannucci)
7. NOVANTA (Jonatan Bartoletti)
8. OCEANO BAIO (Giuseppe Zedde)

SECONDA PROVA
1. PHALENA (Giosuè Carboni)
2. POLONSKI (Sebastiano Murtas)
3. PRESSING DE MORES (Federico Arri)
4. PRETZIOSA (Federico Guglielmi)
5. OPERA RARA (Andrea Coghe)
6. OPPIO (Giuseppe Angioi)
7. ONEGLIA DE OZIERI (Pietro Porcu)
8. PACIFICO (Gianluca Mureddu)


TERZA PROVA
1. NOVERRE (Alberto Ricceri)
2. ODORICO (Jonatan Bartoletti)
3. PACIFICA (Luca Veneri)
4. OTTIGLIA (Andrea Chessa)
5.OFFENZIO (Giuseppe Angioi)
6. OVERJOYED (Giosuè Carboni)
7. PAMPHEROS BAIO (Andrea Farris)

QUARTA PROVA
1. OSCAR BOY (Giacomo Lo Manto)
2. ORO DI GALLURA (Bastiano Sini)
3. BOWILDE DA CLODIA (Gianluca Mureddu)
4. NACHISO BELLU (Massimo Columbu)
5. NANNEDDU MEU (Alberto Ricceri)
6. O’ SOLE MIO BELLO (Francesco Ferrari)
7. ONDINA PRIMA (Dino Pes)
8. PERREDDA (Giuseppe Zedde)

QUINTA PROVA
1. PASTEUR (Massimo Columbu)

SESTA PROVA
1. QUARZO ROSSO (Maurizio Pacchi)
2. PRANU RAFFIELI (Antonio Siri)
3. PROFESSORE (Massimo Donatini)
4. QUADRIVIA (Pasquale Carta)
5. QUASAS (Giuseppe Angioi)
6. QUASIMODO DI GALLURA (Ireneo Cabiddu).
7. QUATIVOGLIO (Giuseppe Zedde)
8. QUEBECK SAURO (Simone Mereu)


SETTIMA PROVA
1. BOMARIO DA CLODIA (Silvano Mulas)
2. QUANNA (Massimo Donatini)
3. QUERIDA DE MARCHESANA (Giuseppe Angioi)
4. QUERINO (Alessio Migheli)
5. QUESTURINO (Gianluca Mureddu)
6. QUIEROZ (Francesco Caria)
7. QUIETNESS (Alberto Ricceri)
8. QUINDIGIU (Massimo Columbu)
SienaNews



1. BOMARIO DA CLODIA (Silvano Mulas)
2. QUARZUS (Maurizio Pacchi)
3. PAZZOSO (Alberto Ricceri)
4. QUASIMOLO (Alessandro Colombati)
5. QUINTILIANO (Giosuè Carboni)
6. QUINTILLIANO DE AIGHENTA (Emiliano Rinaldi)
7. QUIT GOLD (Antonio Siri)
8. QULPA DI GALLURA (Sebastiano Murtas)
9.QUORUS (Dino Pes)
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Cavalli o cavallucci?

Messaggio  jabru il Dom Ago 11, 2013 8:10 pm

CAVALLI...E CAVALLUCCI DEL PALIO DELL'ASSUNTA
News 11-08-2013


I veterinari hanno scartato Ivanov, Magic Tiglio, Lampante e Misteriosu, che si aggiungono ai vari Istriceddu, Mississippi, Indianos, Guess e Pestifero che sarebbero andati per la maggiore.

Il livello dei valori in Campo sembra abbassarsi decisamente, anche se di carne al fuoco ce n’è ancora tanta, visto che 57 soggetti sono ammessi alle prove mattutine di addestramento del 12, mentre sono nel rispettabile numero di 15 i barberi ammessi direttamente alla tratta.

I loro nomi? Eccoli: Bongo Bingo, Gira e Rigira, Lo Specialista, Marrocula, Mocambo, Morosita, Naikè, Nicolas, Occolè, Osvaldo, Peccatrice, Pathos, Pitzulu, Porto Alabe e Saratog. Molti sono dei cavalli ancora "senza nome" per la Piazza, altri hanno dimostrato poco o niente nelle occasioni nelle quali si sono allineati al Canape. Uno ha vinto, Lo Specialista, nel Valdimontone, con Scompiglio, ma da qui a dire che è un "bombolone" ce ne corre.

Insomma il Palio dei due drappelloni nasce sotto questa strana stella che vede "out" diversi barberi vincenti e "in" alcuni illustri sconosciuti.

Ora io non sono nessuno per entrare a gambe tesa nelle decisioni dei veterinari. Se hanno ritenuto che Ivanov, Magic Tiglio, Lampante e Misteriosu hanno problemi che consigliano la loro esclusione dal lotto dei possibili concorrenti, mi allineo ai loro voleri, anche se qualche legittimo dubbio nella testa mi frulla.

Quando alle scelte dei proprietari plaudo a quella di chi ha visto Istriceddu scartato a ripetizione e ne ha tratto le giuste conclusioni, così come mi pare degna di attenzione quella che vuole Guess al pascolo, dopo la scorribanda vincente di luglio, mentre non ho carte in mano per dire che Indianos, Pestifero e Mississippi fanno parte del balletto di voci grida e sussurri che vedrebbe il Bruschelli come l’artefice di tante, troppe, scelte controverse.

Quella che fotografo è semplicemente la realtà. I cavalli sono questi. Sono tanti e tutti sani di testa e di gambe. Tocca ancora ai veterinari verificarne le condizioni dopo le prove di addestramento e ai capitani scegliere quei dieci barberi che si giocheranno la posta grossa la sera del 16 di agosto.

Non salterà nessuno al momento del sorteggio? E chi se ne frega…non è questo che mette il sale nel piatto del Palio. Non ci sono "bomboloni"?, come disse Maria Antonietta date al popolo le "briosce" e tenetelo buono il popolino.

Alla fine – e questo forse conta più di tutte le nostre elucubrazioni – il Palio si fa lo stesso e vedrete che sul Campo ci sarà un primo cavallo che metterà in fila tutti gli altri e ci sarà il fantino che si cingerà la testa di alloro e tanti altri pronti a riprovarci il prossimo luglio.

I Capitani non hanno colpe specifiche in tutto questo, a meno che qualcuno di voi che leggete non dimostri che hanno già speso – e in questo periodo di vacche magre, poi… - per preparare la tela dove cascheranno come pere mature tutti gli altri.

Lo Specialista sarà, forse, e sottolineo forse, il più desiderato. Poi verrà il Mocambo che stava per girare primo al primo San Martino. E ci sarà Morosita, insieme a Naikè e quel Porto Alabe che Gigi andò a montare nel Leocorno. Occolè dovrebbe esserci, così come Nicolas e Marrocula.

Guschione potrebbe rientrare dalla finestra e il Nottambulo dalla porta. Ondina Prima piace a tanti, come il Polonski di Mark Harris Getty. E qualche altro si farà vedere di prima mattina e nelle batteria della tratta. Mi raccomando si faccia solo vedere, senza strafare, perché potrebbe fare la fine di quei barberi troppo chiacchierati, tanto da essere definiti superiori prima di essere visti sul Campo. Sì, è successo anche questo e non ci scandalizziamo più di niente nel Palio dei doppioni.

Roberto Morrocchi da OKSIENA
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Prove di notte: prima batteria

Messaggio  jabru il Lun Ago 12, 2013 8:17 am

Prove regolamentate: la prima batteria


GUSCHIONE (Antonio Siri) -MAC GYVER (Dino Pes) - MORESU (Andrea Chessa) - NESSIE (Alberto Ricceri – Dionisi) - NOIOSO (Antonio Villella) - NOTTAMBULO (Elias Mannucci) 7. NOVANTA (Jonatan Bartoletti) - OCEANO BAIO (Giuseppe Zedde – Alessio Corda).
Ottima prima prova di addestramento con quai tutti che hanno rispettato il serio impegno. Bel galoppo di Guschione con Antonio Siri che ha spinto per due giri così come Novanta montato da Bartoletti. Ottima prova di Mac Gyver allenato da Dino Pes. Uno dei cavalli che – insieme a Occolè sempre di Pes – potrebbe rientrare negli occhi dei capitani.
Piace anche Ondina Prima ma potrà fare solo le prove di notte in quanto ha corso il Palio di Bientina e dunque da regolamento deve subire lo stop forzato dal Palio.
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Prove di notte: seconda batteria

Messaggio  jabru il Lun Ago 12, 2013 8:20 am

PHALENA (Giosuè Carboni) - POLONSKI (Sebastiano Murtas) - PRESSING DE MORES (Federico Arri) - PRETZIOSA (Federico Guglielmi) - OPERA RARA (Andrea Coghe) - OPPIO (Giuseppe Angioi) - ONEGLIA DE OZIERI (Pietro Porcu – Sini e poi Salvo Vicino) - PACIFICO (Gianluca Mureddu).
Batteria a ritmi sostenuti per alcuni soggetti che hanno ben provato le traiettorie. Ben tre cambi di monta su Oneglia de Ozieri, prima montata da Porcu, poi da Sini ed infine da Salvo Vicino. Cambi di monta che in questo caso servono pù per l’addestramento dei fantini che del cavallo stesso.
Pietro Porcu ha indossato per i primi giri che ha montato Oneglia, una webcam sul caschetto, per la realizzazione di alcune riprese per un’emittente inglese
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Prove di notte: terza batteria

Messaggio  jabru il Lun Ago 12, 2013 8:21 am

Diretta: la terza prova mattutina

NOVERRE (Alberto Ricceri) -ODORICO (Jonatan Bartoletti) -PACIFICA (Luca Veneri) - OFFENZIO (Federico Ghiani) -OTTIGLIA (Andrea Chessa) -OVERJOYED (Luca Minisini) -PAMPHEROS BAIO (Andrea Farris) PERREDDA (Giuseppe Zedde, )

Luca Minisini spinge bene Overjoyed per alcuni giri così come Bartoletti che mai si risparmia, prova bene Odorico. Buona prova di impostazione delle curve di San Martino e Casato di Chessa su Ottiglia. Anche Salasso mette ben
Salasso spinge bene per diversi giri il suo Noverre. Buon galoppo di Phamperos Baio e Offenzio.
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Intervento di Valentini

Messaggio  jabru il Lun Ago 12, 2013 8:23 am

Diretta: Il sindaco Valentini: “Convocheremo i proprietari dei cavalli esclusi per illustrare le motivazioni già questa mattina”

“Abbiamo deciso - ha dichiarato il sindaco Bruno Valentini – di convocare già questa mattina i proprietari dei cavalli esclusi ai quali i veterinari spiegheranno le motivazioni dell’esclusione”.
Queste le prime parole del sindaco alle prove mattutine di questa mattina che – dopo le polemiche che si stanno susseguendo – ha deciso di non aspettare il 19 agosto per dare le motivazioni delle varie esclusioni
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Prove di notte: quarta prova

Messaggio  jabru il Lun Ago 12, 2013 8:25 am

Diretta: la quarta prova

Quarta prova - OSCAR BOY (Giacomo Lo Manto) -  ORO DI GALLURA (Bastiano Sini, Ricceri) - BOWILDE DA CLODIA (Gianluca Mureddu) - NACHISO BELLU (Massimo Columbu)-  NANNEDDU MEU (Alberto Ricceri,Andrea Coghe) -  O’ SOLE MIO BELLO (Francesco Ferrari) - ONDINA PRIMA (Dino Pes)- PADO (Alessandro Chiti).
Allungo molto interessante di Ondina Prima che, però come detto vista la sua partecipazione a Bientina –  non andrà alla Tratta e dunque al al Palio.
Webcam anche per Alberto Ricceri che monta Nanneddu Meu con una telecamerina sul petto.
Continui cambi di monte per i cavalli. In questa prova Alberto Ricceri prende il posto su Oro da Gallura e su Nanneddu Meu spinto forte negli ultimi giri da Andrea Coghe
Oro di GAllura viene portato su traiettorie buone da Ricceri ed Oscar Boy ha dimostrato di avere un buon galoppo
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Le prove successive si sono svolte senza nulla di particolare da segnalare
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