Storie dei cavalli da Palio

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Storie dei cavalli da Palio

Messaggio  jabru il Mer Feb 19, 2014 8:27 pm

STORIE DEI CAVALLI DEL PALIO: BALENTE
News 19-02-2014


Balente de Su Sassu, mezzosangue arabo nato nel 1977 da Fox Trott e Rossana II, è stato senza dubbio uno dei cavalli protagonisti negli anni Ottanta. Fece il suo esordio in Piazza del Campo nella Tratta del Palio del 2 luglio 1981, montato daRenato Porcu detto Rino ma non fu prescelto dai capitani. Nell'Agosto dello stesso anno, rientrò invece nelle scelte dei capitani vincendo subito nel Nicchio un grandissimo Palio di testa con Adolfo Manzi detto Ercolino . Nel Luglio del 1982 fu ancora una volta scartato dai capitani mentre ad Agosto toccò in sorte al Leocorno. In quel Palio, vinto dalla Chiocciola con Bazzino su Panezio, Balente sfiorò la vittoria finendo scosso. A questo Palio è legato un aneddoto molto particolare infatti dopo la Carriera lo scosso Balente uscì da Piazza del Campo e ritornò nella stalla del Nicchio dove si ricordava di essere stato l'anno precedente da vincitore. Il 1983 fu un anno anonimo per Balente che fu protagonista di due Carriere incolori nell'Aquila e nellaChiocciola. L'ultima Carriera corsa fu quella del 16 agosto 1985 per i colori del Drago con Roberto Falchi detto Falchino. Dopo un'ottima partenza, al primo S.Martino girò larghissimo e non poté quindi lottarsi il Palio finendo nelle retrovie. Quel Palio fu poi vinto dall'Onda con Salvatore Ladu detto Cianchino su Benito.

Francesco Zanibelli da OKSIENA
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SALTA LA MACCHIA E TRATTIENTI

Messaggio  jabru il Mar Ago 04, 2015 8:40 pm

Per questa rubrica di aneddoti palieschi, parliamo oggi della storia di due cavalli, in epoche diverse, che hanno vinto il Palio in maniera assai rocambolesca ed incredibile: Salta la Macchia e Trattienti.

Per il Palio di agosto 1704 Salta la Macchia toccò in  sorte al Leocorno. Il cavallo aveva già corso le due carriere precedenti nella Pantera e nel Bruco senza ottenere grandi risultati. In quell’occasione, si dimostrò di carattere talmente difficile che la dirigenza lecaiola non trovò nessun fantino disponibile a montarlo. La mattina del Palio si offrì il suo proprietario, Lorenzo Crespi detto Marracchino, contadino di professione, disposto a correre purché lo facesse a volto coperto per non farsi riconoscere. La corsa non iniziò bene per il Leocorno in quanto Salta la Macchia rimase fermo al canape. Marracchino allora cominciò a gridare per spronarlo e il cavallo partì talmente forte che a San Martino era già in testa. Ad ogni curva il suo improvvisato fantino continuò con questo escamotage delle urla che fu assai proficuo per il riottoso barbero che incredibilmente vinse il Palio.



Trattienti invece è entrato negli annali per aver vinto il Palio pur non avendolo mai corso. Nel luglio 1858, carriera corsa, come ci raccontano le cronache, il 4 luglio perché domenica, all’Oca fu assegnato un cavallo talmente scarso dal nome assai significativo: Trattienti. Le speranze di vittoria degli ocaioli erano praticamente nulle, ma in quei giorni giunse in Fontebranda un prete a bordo del suo calesse trainato da un cavallo identico a Trattienti: stesso mantello, stessa stella in fronte ma molto più veloce della brenna toccata in sorte. I contradaioli approfittarono dell’occasione e sostituirono i due cavalli. La sera del Palio andò al canape il cavallo del prete che, per la passeggiata storica fu camuffato e fatto apparire zoppo e malconcio. Ma nei tre giri fu imprendibile per gli altri e tra lo stupore generale tagliò per primo il bandierino montato da Gano di Catera, mentre il vero Trattienti fu nascosto e tenuto coperto per poi riapparire nel dopo Palio, sudato ed affaticato come se avesse realmente corso.



Davide Donnini da OKSIENA
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“Le condizioni di Quintiliano migliorano giorno dopo giorno”

Messaggio  jabru il Ven Ago 07, 2015 7:09 pm

Migliorano giorno dopo giorno le condizioni di Quintiliano, il cavallo andato in sorte a luglio alla contrada della Pantera, infortunatosi durante la carriera. Il barbero è in cura alla clinica del Ceppo e ad evidenziare i suoi progressi è Raffaello Ciampoli: “Le condizioni sono buone, noi siamo fiduciosi del decorso. E’ ovvio che i tempi sono lunghi, far ricresce completamente un’unghia richiede molto tempo, però in un mese si sono avuti grossi risultati e, con un po’ di fortuna e un po’ di aiuto da parte del cavallo credo di poterlo recuperare a pieno. Il cavallo – ha spiegato ancora Ciampoli – è stato inserito in un progetto sperimentale, stiamo usufruendo di farmaci importanti, come le cellule staminali che l’istituto profilattico di Brescia ci fornisce settimanalmente e con le quali facciamo delle infusioni nella vena del peide. E questo è un grosso aiuto, i risultati sono evidenti, vorrei dire eclatanti”.
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Donne e bambini della Torre visitano Roba e Macos

Messaggio  jabru il Dom Ago 23, 2015 8:01 pm

Roba e Macos sta bene. Il barbero toccato in sorte alla Torre, che nello scorso palio dell'Assunta si è fatto male al secondo Casato, è stato immediatamente portato alla Clinica del Ceppo ed è subito apparso chiaro che le sue condizioni erano buone. Tornerà a correre, anche se i tempi della riabilitazione non sono ancora certi, e adesso sta vivendo il periodo di convalescenza, curato con tutte le attenzioni e coccolato dal personale della struttura, e non solo. Giovedì sono andate a trovarlo un gruppo di donne della Contrada di Salicotto, che gli hanno portato mele e carote e si sono intrattenute con il cavallo per fargli sentire il calore del popolo cremisi e di tutta Siena. Il giorno dopo è toccato a una cinquantina di bambini torraioli, accompagnati dagli addetti ai piccoli, fare una gita per fare festa a Roba e Macos, portargli qualche leccornia e vedere con i propri occhi che il soggetto che ha fatto battere il loro cuore è in piedi ed è curioso. In un periodo di assalti al Palio da tutte le direzioni, anche questo è un modo di riprendersi la magia della Festa che qualcuno vorrebbe strappare via.
Corriere di Siena
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Elisir di Logudoro - Storia di un cavallo vincente (e incompreso)

Messaggio  jabru il Gio Ott 01, 2015 8:54 pm

Come tutti i Barberi di razza si presenta a Siena accompagnato da un buon vento alle spalle, fatto di sorrisi, di ammiccamenti complici e pacche.
Arriva fra le speranze dei Popoli che hanno voglia di Eroi, stanchi di nomi che non si fa in tempo ad amare che subito spariscono. Elisir è un destriero potente, nato nell’ oristanese nell’ anno 2000 da Approach The Bench (padre di Berio... uno a caso!) e Violoncella e l' occhio lungo dei suoi allevatori nota subito le doti del puledro, lo allenano e lo indirizzano ai Gran Premi sul miglio in Sardegna, distanza che lo vede da subito protagonista. Le voci su questo promettente baio sardo non tardano ad arrivare all' orecchio attento di un fantino del palio di Siena, che consapevole che non sarebbe stato l' unico a volerlo, lo prende e lo porta a casa sua.
Qua comincia la sua storia di Barbero di Piazza Del Campo. Andrea Mari (questo il nome del fantino) e la sua compagna Sarah Thompson lo curano e lo preparano per il debutto. Cosa che avviene per le per le prove di addestramento mattutine dei Palii del 2004. E non fanno altro che confermare ciò che si vedeva fin dall' inizio. Una potenza enorme, limitata solo da ovvi difetti sulla sua manovrabilità a San Martino, figlia di lunghe e faticose sedute di allenamento per le piste sarde, così diverse e diritte, rispetto al tracciato del Campo. Ma l' attesa per quel debutto ufficiale sul tufo è di lì ad un passo.
Perciò dopo essere passato attraverso i rigidi controlli e le dure prove a cui selezionatori sottopongono i soggetti aspiranti alla carriera Paliesca, ecco il momento del Grande Passo. Arriva alla tratta ed il Palio dell' Assunta del 2005 lo vede dato in sorte al Leocorno, montato da Luca Minisini detto Dè. Il primo Palio ovviamente, a meno di miracoli, lo relega in seconda fascia, data la presenza di tutte le primedonne del momento. Ed infatti l' accoppiata imbattibile formata da suo fratello maggiore Berio e Trecciolino, passa alla storia, togliendo la Cuffia alla Torre e regalando un Sogno TuttoRosso (solo il primo dopo tanti anni, come vedremo poi) al Popolo di Salicotto.
E qua cominciano le prime difficoltà. Il Palio, come sappiamo, è fatto di equilibri instabili, di umori ballerini, di sogni infranti e di lacrime di gioia o di rabbia. E la fortuna sembra non voler aiutare questo giovane e caratteriale Cavallo. Le sconfitte subite nel 2006 da improbabili stelle, ossia Choci a luglio con Brio nella Pantera, ed ancor di più quella subita ad agosto nella Tartuca montato da Trecciolino, fantino in quel momento apparentemente imbattibile, questa volta per mano di Caro Amico nella Selva, condotto mirabilmente da quella scheggia impazzita che era ai tempi Salasso (più uomo-cavallo che semplice fantino, come la storia confermerà più tardi), ne condizionano le quotazioni che, forse troppo prematuramente, lo davano per Bombolone da Palio. E non lo aiuta nemmeno la mano pesante che i fantini che lo hanno montato hanno usato con lui, così ombroso, così terribilmente orgoglioso. Lui, figlio di cotanto padre, mai e poi mai si sarebbe piegato ai modi bruschi di monte poco avvezze alle buone maniere che invece lui ama tanto... alle quali risponde con vigore e dolcezza, con affetto e slancio. E adesso per lui è freddo, freddo dentro. Sono lontani i tempi delle lunghe galoppate sulle piste diritte. La malinconia morde il suo manto lucido, come neve ghiacciata.
Diventa scontroso, l' unica che sa come calmare il suo spirito è Sarah... la sua dolce Sarah, che lo coccola, lo vezzeggia, lo accudisce... Lenisce il sapore amaro delle sconfitte e delle critiche, calma la sua rabbia che cresce quando incrocia sguardi pieni di critica e sberleffo. Gli stessi sguardi che lo incensavano pochi mesi addietro. "Falsi", pensa. Così il risentimento sale, mentre la sua Sarah continua a stargli accanto, come un' ombra silenziosa e costante. Un balsamo per un cuore in fiamme come il suo.
Ed arriva pure il 2007, Elisir spera in un aiuto, in un colpo di fortuna, in una intesa con qualcuno che conosce bene: Andrea, il suo allenatore. I due finiscono in Camollia e l' attesa è davvero tanta a questo giro, la tensione cresce ancora, di nuovo. E di nuovo quel suo malessere lo assale, sente che non si sciolgono i nodi della sua anima. L' ardore lo pervade ma anche Andrea non riesce a capirlo, non lo scalda come lui brama.... Elisir cerca Sarah... in quell' ambiente così chiassoso, così estraneo, non si sente a casa. E una volta di più quella sensazione di freddo gli avvolge l' anima, lo rende distante, scorbutico. Si isola. In silenzio, si isola. Ed al momento del Palio un suo collega, che di certo ha attraversato i momenti bui che sta vivendo, finalmente si sblocca, si vendica e si getta alle spalle il passato. Brento vola sul tufo e vince sul suo destino, riabilitando se stesso. Ed Elisir intimamente, generosamente, ne gioisce... una speranza prende vita da quella sconfitta.... "Se lui ce l' ha fatta, anche io posso".
Ma le voci su un cavallo da due giri sono assordanti, ormai le risatine beffarde sono pane quotidiano, e anche Andrea, che pure lo allena duramente, sembra non credergli. Il momento è peso.... l' inverno fra il 2007 e il 2008 è composto di carichi di lavoro intensi, alla ricerca di una resistenza di cui apparentemente sembra privo. La provincia però non consegna alla Piazza un soggetto in forma, anzi, è spento, demotivato. E ormai nessuno spera più in quello splendido atleta che era arrivato solo pochi anni prima a Siena, carico di sogni. Viene comunque prescelto dai Capitani per il Palio di agosto. Sembra più per completare il lotto che per vera convinzione, ma tant' è....
La tratta lo consegna ad una Contrada che conosce bene il sapore amaro della sconfitta, della delusione. Ma le ha irrise, le ha affrontate a muso duro, ha saputo ingoiare bocconi difficili da buttar giù, non ha mai mollato di un millimetro sulla strada della Vittoria e alla fine ha trionfato. D' altronde il DNA di quella Contrada non viene da uno a caso: sono i Figli di Barbicone: non conoscono paura, non sanno cosa sia la resa ed hanno un dono. Uno, insperato e inaspettato, specie da un Popolo da sempre così cruento col nemico. Hanno il dono della comprensione, dell' amicizia, della fiducia, della serenità. Sanno che si può cadere, ma si è sconfitti solo se non ci si rialza. E lui si calma..... così.... quasi dal nulla. E magicamente il suo battito si fa più ritmico, più cadenzato, più armonioso.
La stalla lo cura, lo fa suo fin dal primo istante. Lo avvolge come un caldo mantello, e le ferite come per incanto spariscono dal suo animo. Niente più rabbia, niente più rancore. Solo carezze e attenzioni per una creatura ingenua, per il puledro allegro che ancora vive in lui.
Fin dalla prima sera gli si affianca un giovane, più bambino che uomo. E la sua mano è delicata, leggera e morbida, gli ricorda la sua Sarah. In silenzio si conoscono. L' aria si fa più fresca, più frizzante. Sente che quel ragazzino così voglioso di vittoria, così determinato, è consapevole che Siena è un ossimoro costante, o tutto o niente, amore o odio, niente appelli, nessuna via di mezzo. La Balzana, il Simbolo della Città, ne è la sintesi più esemplare: Bianco e Nero. E realizza che questo suo nuovo incontro non lo tradirà, niente più modi bruschi, niente più offese al suo lignaggio, alla sua dignità. E lui cresce, di forma e di umore, e con lui cresce la sintonia, l’ affiatamento si fa più forte, le risate si fanno argentine nella stalla, e lui cerca continuamente il suo compagno, Giuseppe Zedde, figlio di una vecchia gloria di Siena. Loro lo chiamano Gingillo, ma per lui è semplicemente il ragazzino. La coppia prende fiducia ogni giorno che passa, le prove sono brillanti e furbe. Sempre sottotraccia, mai garibaldine, perché apparire non conta. L' importante è il risultato. Lentamente si fondono in un unico proiettile pronto ad essere esploso. In Contrada si percepisce che qualcosa è nato, una chimica terrena e al tempo stesso eterea. Gli sguardi adesso sono cambiati finalmente in meglio, e si comincia sussurrare:
“calma ragazzi, qua si appende il Cencio!”.
E dopo che il tempo bizzoso fa annullare la Prova Generale, arriva il Grande Giorno. Il tempo della Battaglia è giunto; rullo di tamburo, sventola la bandiera e allo scoppio del Mortaretto scendono in Pista convinti e sereni. Non si scompongono nemmeno di fronte al beffardo scherzo che la sorte tira loro, relegandoli alti al Canape, in settima posizione. La mossa è lunga, sfiancante, ma niente può scalfire quella ormai naturale calma olimpica. La Torre e L’ Oca, vicine di posto, rendono l’ allineamento difficile e il Drago con Fedora Saura di rincorsa, sembra prendersi tutto il tempo necessario per cogliere l’ attimo più propizio. Ma ancora non entra, i minuti passano e alla fine saranno 45.
D’ improvviso il Drago fianca, i due paiono impreparati, escono tardi dai canapi, ma è pura follia quella che d' un tratto li possiede, follia creativa, follia di vita, di rivalsa, di fame. Follia, splendida, di Vittoria.
Fin da subito rimontano posizioni e affrontano il primo S. Martino come guidati da un invisibile compasso, escono già quarti, sbattendo la nuova promessa Istriceddu e la Pantera nelle retrovie, ma arrivati alla curva del Casato succede un qualcosa, quel "qualcosa" che fa scattare la molla; Fedora Saura, che pur essendo partita di rincorsa è scattata al fulmicotone, inciampa e ostacola la loro corsa verso il Riscatto. ORA BASTA! Sembrano dire… E infatti basta. Elisir ha uno moto imperioso, furioso, travolgente, è ora un uragano, un mare in tempesta. Si divora in un colpo Fedora, rimasta in piedi per miracolo, e subitaneo insegue la Torre con Già del Menhir, cavallo fortissimo e vincitore appena un mese e mezzo prima, lo raggiunge prima della Fonte e se ne libera con una forza e una facilità devastante. Ma ancora non è soddisfatto, il Furore lo spinge, Gingillo ne segue dolcemente la sua corsa. Lo appoggia, si fida, lo guida con delicatezza e senza sforzo apparente i due finalmente si completano. Rimane solo l’ ultima Contrada da acciuffare: l’ Oca con Elfo Di Montalbo e il Tittia sfilano veloci, ma nulla possono di fronte a quel tornado che sta per travolgerli. Altro S. Martino, altro Casato. Elisir sente già che niente può fermarlo, Gingillo è una piuma, una impercettibile estensione di se stesso. Come una tigre con la preda aspetta il momento per farla sua. E il momento arriva poco dopo Fonte Gaia; è in questo momento che il giovane Zedde sale in cattedra, e assecondando con mano ferma e delicata il suo galoppo, lo sprona. Lui risponde alla grande, di prepotenza si infila fra l’ Oca e lo steccato, li surclassa, lasciandoli tramortiti e impotenti di fronte a quella incontrastabile dimostrazione di forza. Il resto è un sogno… un ultimo mezzo giro, un soffio di vento, un battito di ciglia. Il Mortaretto lo consegna alla Storia, il brutto anatroccolo è scomparso e un cigno maestoso spiega le sue ali e spicca il volo. Apoteosi, il verde, il giallo e il celeste si fondono in un abbraccio. “Ho vinto”, gioisce, "ce l' ho fatta!"
Ha vinto il Bruco, e la vita adesso ha un’ altro sapore.
Il Trionfo è una marea di emozioni e baci. Bandiere, tamburi e canti lo accompagnano fino al Duomo, i pianti di gioia, le carezze lo circondano. Quel caleidoscopio di colori e suoni lo travolgono. La festa è solo iniziata e la sua gente non lo lascerà fino alla Cena della Vittoria.
Poi finalmente il meritato riposo, a casa con la sua Sarah. Tutto ha un senso diverso ora. Ora è un Barbero di Piazza del Campo, un Vincente.

Il seguito è purtroppo un ritorno alla realtà, una realtà amara, frutto di un incidente in corsa il Palio successivo, mentre inseguiva Già del Menihr, che per un gioco del destino era montato dal suo gentile compagno Gingillo. Ma dopo le immediate cure alla clinica "Il Ceppo" si è rialzato, grazie anche alle attenzioni costanti di Sarah, al solito mai assente, sempre al suo fianco, fino a che la vita li ha definitivamente divisi. Il suo legittimo proprietario, dopo l’ infortunio e le successive terapie, lo ha ceduto all’ Amministrazione Comunale. E Sarah ha deciso di tornare, suo malgrado, in Irlanda, sua terra di origine, dopo amarissime vicissitudini personali.
Così si conclude il racconto di un Eroe, di un Barbero difficile e testardo, orgoglioso e mai domo. Ma generoso e dal grande cuore.
Adesso vive a Radicondoli, al pensionario dei Guerrieri di Piazza, nella speranza che la sua vecchiaia sia più dolce della sua carriera, troppo parca di gioie.
Lui è Elisir di Logudoro, figlio di Approach The Bench e Violoncella, fratello sfortunato del grande Berio.
Altra leggenda, altra favola. Ma ne parleremo, forse, poi.

Carlo Braccagni
Miriam Paradisi, Il Mercante di Venezia

"POSTILLA"
Un cavallo va "costruito" per equilibrio e agilità perché la potenza è dote "naturale".
Elisir ebbe la possibilità di venire "dressato" con un gran lavoro in piano che gli insegnò a flettere l' incollatura, senza perdere equilibrio ed elasticità, difetti questi, che spesso fan si che il cavallo galoppi rovescio e imposti traiettorie disastrose, con conseguenze spesso anche funeste.
Elisir invece se sottoposto a forzature si offendeva e si spegneva. Ma non perché non avesse motore, tutt' altro.
Lui le cose le sapeva.
E le sapeva fare bene se gambe e mani equilibrate le chiedevano.
E allora sicuro e sereno ha risposto col cuore aperto alla monta di Gingillo.
ll cuore il Cavallo lo esprime se non viene disturbato, ma assecondato nel suo naturale equilibrio, che è il baricentro tra "collo, dorso e gambe".
ll cavallo ha 6 cuori. Quello che pulsa, uno per ogni piede e il sesto è il "cavaliere" che lui, fiero, porta."
Miriam Paradisi, Il Mercante Di Venezia
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