Palio di agosto 2016

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PROVACCIA

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 10:12 am

Dopo la messa del fantino si è svolta la regolamentare provaccia. Ordine ai canapi invertito rispetto a ieri sera.Subito partiti i cavalli hanno compiuto i tre giri a passo sostenuto. Vince il Bruco
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il Bruco vince la “provaccia”

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 11:52 am

Il Bruco si aggiudica la tradizionale sgambatura della mattina del 16 agosto. Civetta, Tartuca, Drago, Aquila, Pantera, Giraffa, Bruco, Nicchio, Leocorno e Lupa di rincorsa. Niente stress questa mattina: la Lupa entra fiancata e lo scatto dei primi è breve, la Civetta va in testa con un leggero galoppo, poi c’è la Tartuca ed il Bruco azzarda una breve accelerata, tanto per portarsi in testa e vincere la provaccia.

Nessuna novità nelle monte, come da prassi ormai consolidatasi negli ultimi anni. Ora a dividere Siena dalla Carriera c’è il lungo pomeriggio con il corte storico, preceduto dalla carica dei Carabinieri. L’ingresso dal Casato alle 16.50, poi alle 19 il Palio.

Ricordiamo le accoppiate: Carlo Sanna detto “Brigante” su Remistirio nel Leocorno, Giuseppe Zedde detto “Gingillo” su Smeraldo Nulese nel Bruco, Giovanni Atzeni detto “Tittia” su Oppio nell’Aquila, Giosuè Carboni detto “Carburo” su Ondina Prima nella Pantera, Andrea Mari detto “Brio” su Morosita Prima nel Drago, Valter Pusceddu detto “Bighino” su Porto Alabe nella Civetta, Sebastiano Murtas detto “Grandine” su Reynard King nella Giraffa, Luigi Bruschelli detto “Trecciolino” su Mississippi nella Tartuca, Enrico Bruschelli detto “Bellocchio” su Mocambo nel Nicchio e Jonatan Bartoletti detto “Scompiglio” su Preziosa Penelope nella Lupa.
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la provaccia alla Contrada del Bruco

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 11:54 am

Si è corsa questa mattina, martedì 16 agosto, con uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà alle ore 9, la "provaccia", ultima prova prima del Palio di Siena del 16 agosto 2016 che si corre in onore della Madonna dell'Assunta ed il cui Drappellone, realizzato dall'artista belga Jean-Claude Coenegracht, è dedicato al settantesimo anniversario del voto delle donne. La prova è stata preceduta dalla tradizionale "Messa del Fantino" che si è celebrata alle 7.45 nella cappellla adiacente al Palazzo Comunale.

L'ordine di ingresso tra i canapi ha seguito l'ordine inverso rispetto a quello di orecchio dei cavalli al momento dell'assegnazione: Civetta, Tartuca, Drago, Aquila, Pantera, Giraffa, Bruco, Nicchio, Leocorno e Lupa di rincorsa

In attesa della segnatura dei fantini - che in mattinata ufficializzerà le monte (da quel momento i fantini non potranno più essere cambiati) - nessuna variazione per quanto riguarda le monte, e quindi queste le accoppiate: Leocorno-Brigante, Bruco-Gingillo, Aquila-Tittia, Pantera-Carburo, Drago-Brio, Civetta-Bighino, Giraffa-Grandine, Tartuca-Trecciolino, Nicchio-Bellocchio e Lupa-Scompiglio.

Agli ordini del mossiere Fabio Magni, partenza immediata, con un ottimo scatto di Bruco, Civetta e Tartuca. Civetta che ad un leggero trotto passa davanti a San Martino seguita dal Bruco. Si continua con una leggera sgambata fino all'ultimo San Martino quando il Bruco supera la Civetta davati al Comune andandosi ad aggiudicare la provaccia con Giuseppe Zedde detto Gingillo su Smeraldo Nulese.

Le prove precedenti. Nella prima prova, corsa sabato sera, vittoria della Civetta con Valter Pusceddu detto Bighino su Porto Alabe; nella seconda, corsa domenica mattina, vittoria del Leocorno con Carlo Sanna detto Brigante su Remistirio; ad aggiudicarsi la terza prova, corsa domenica sera, è stata infine la Contrada del Bruco con Giuseppe Zedde detto Gingillo su Smeraldo Nulese; nella quarta prova, che si è corsa ieri, lunedì 15 agosto, vittoria della Contrada della Giraffa con Sebastiano Murtas detto Grandine su Reynard King; la Prova generale, che è stata preceduta della tradizionale "carica" dei Carabinieri a cavallo, è stata invece vinta dalla Contrada della Pantera con Giosuè Carboni detto Carburo su Ondina Prima.

Questa sera, alle 19.00, si correrà il Palio preceduto dal Corteo storico che partirà dal cortile del Palazzo del Governo in Piazza del Duomo alle 15.50, per raggiungere Piazza del Campo dove farà ingresso alle 16.50, preceduto dall'esibizione del Drappello dei Carabinieri a cavallo alle ore 16.45. Le dieci Contrada partecipanti alla Carriera entreranno in Piazza seguendo l'ordine di estrazione: Leocorno, Bruco, Aquila, Pantera, Drago, Civetta, Giraffa, Tartuca, Nicchio e Lupa


L'ordine di ingresso tra i canapi della provaccia
(contrada, nome cavallo, manto, sesso, anni, palii corsi, proprietario;
nome fantino (probabile) soprannome, palii corsi/vinti)

Civetta CIVETTA - PORTO ALABE - C 8 sauro Palii corsi 7 - Fabrizio Brogi
Valter Pusceddu detto Bighino 24 palii/0 vittorie
Tartuca TARTUCA - MISSISSIPPI - C 11 baio Palii corsi 4/1 vinto - Niccolò Rugani
Luigi Bruschelli detto Trecciolino 47 palii/13 vittorie
Drago DRAGO - MOROSITA PRIMA - F 11 baio oscuro Palii corsi 5/2 vinti - Niccolò Rugani
Andrea Mari detto Brio 24 palii/5 vittorie
Aquila AQUILA - OPPIO - C 9 grigio Palii corsi 4/1 vinto - Caterina Brandini
Giovanni Atzeni detto Tittia 25 palii/5 vittorie
Pantera PANTERA - ONDINA PRIMA - F 9 grigio Palii corsi 1 - Dino Pes
Giosuè Carboni detto Carburo 1 palio/0 vittorie
Giraffa GIRAFFA - REYNARD KING - C 6 baio Palii corsi 1 - Mario Savelli
Sebastiano Murtas detto Grandine 5 palii/0 vittorie
Bruco BRUCO - SMERALDO NULESE - C 5 baio Palii corsi 1 - Mark Harris Getty
Giuseppe Zedde detto Gingillo 22 palii/2 vittorie
Nicchio NICCHIO - MOCAMBO - C 11 baio Palii corsi 7 - Harris Getty
Enrico Bruschelli detto Bellocchio 3 palii/0 vittorie
Leocorno LEOCORNO - REMISTIRIO - C 6 sauro - esordiente - Mattia Marchetti
Carlo Sanna detto Brigante 4 palii/0 vittorie
RINCORSA Lupa LUPA - PREZIOSA PENELOPE - F 8 baio Palii corsi 2/1 vinto - Sandra Rossi
Jonatan Bartoletti detto Scompiglio 17 palii/3 vittorie
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E ad agosto… il “voto” diventa protagonista

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 11:56 am

IL VOTO, L’AFFIDARSI ALLE “ALTE SFERE CELESTI”, È DA SEMPRE UNA TRADIZIONE CHE VIVE NEI CUORI DEI SENESI, SPERANZOSI DI VEDER REALIZZATO IL LORO DESIDERIO.

Archiviato il Palio di luglio, eccoci di nuovo a spremerci le meningi per cercare di studiare il voto perfetto, quello che sarà più gradito alle “Alte Sfere Celesti“, tanto gradito da convincerli a “tornare dalle vacanze” prima di ferragosto per volgere un occhio benevolo verso la contrada del cuore.
Tutti i senesi sanno che c’è chi “per grazia ricevuta”, è andato a piedi da Siena a Firenze, ha salito in ginocchio tutte le scale del Duomo per arrivare fino all’altar maggiore, ha pulito le cucine di una pizzeria cittadina per la felicità dei proprietari che, quel giorno, hanno lavorato parecchio meno oppure ha fatto tutti i cenini dopo Palio (compresa cena del piatto e dell’asta) senza toccare un goccio di vino.
Sappiamo di un contradaiolo che, proprio per grazia ricevuta, salì in cima alla Torre del Mangia portando sulle spalle da una ragazza: il giorno dopo aveva la febbre a 40!
Come deve essere un voto? Innanzitutto deve imporre una rinuncia a qualcosa che si ama, oppure deve comportare uno sforzo o un’azione particolarmente gravosa. Ma attenzione: il fioretto deve essere un impegno, importante magari, ma non impossibile da realizzarsi.

Perciò è inutile barare e imbarcarsi in imprese ciclopiche: la Chiesa stessa (e per situazioni ben più serie di questa) rifiuta le promesse che risultano impossibili a mantenersi, poiché, saggiamente, ammonisce che “ad impossibilia nemo tenetur“.

E, a proposito di fioretti, per il Palio dell’Assunta ecco che l’altare dedicato alla “Madonna del Voto“, in Duomo, viene preso letteralmente d’assalto dai contradaioli: tutti, ma proprio tutti, andranno prima o poi ad accendervi, come minimo, una candela. Intanto si guarda dove verranno posizionate le bandiere dentro la cattedrale: a lato dell’altare maggiore? Buono. Alla colonna di quest’altare? Perfino meglio. Alla porta d’ingresso? Per essere sicuri che non entri vittoriosa la nemica. A guardia del Cencio? Se è una Contrada che non corre: cercherà, anch’essa, di ostacolare la rivale in Campo, se corre è lì che aspetta il Drappellone nel suo rione.

Viste le “ posizioni” allora sì che ci si sbizzarrisce! E anche quest’anno niente dolci per due mesi e via andare. Per finire un’ultima raccomandazione sui voti: eseguiteli solo dopo essere stati esauditi. Non fate come qualcuno che conosco, che un anno ha lasciato il fazzoletto all’altare della Madonna del Voto il 15 d’agosto e poi “col cavolo” che il 16 ha vinto il Palio!
Anche con le Alte Sfere Celesti vale il vecchio adagio popolare: “chi paga prima secca la vigna“.

Muara Martellucci
Roberto Cresti da SienaNews


Ultima modifica di jabru il Mar Ago 16, 2016 11:58 am, modificato 1 volta
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AL BRUCO PROVACCIA: STASERA IL PALIO

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 11:58 am

Si torna sul tufo per l’ultima volta prima del Palio, a poco meno di 10 ore dalla Carriera di questo agosto 2016. Mossa insolitamente rapida, con la Lupa che entra subito e il mossiere fa partire i cavalli. Lo scatto migliore è quello della Civetta, seguita da Bruco e Giraffa (che rallenta immediatamente). A San Martino si fa vedere anche la Tartuca, che risale fino al secondo posto e gira dietro alla Civetta. Nessuno forza e il ritmo è basso fin dal primo giro. Civetta, Tartuca e Bruco iniziano davanti a tutti il secondo giro, con Trecciolino che poi rallenta vistosamente. Civetta e Bruco proseguono fianco a fianco per tutto il resto della prova, senza spingere, e così si arriva al terzo giro, quando Gingillo guadagna la testa e va a vincere la Provaccia. Le prove si chiudono qui e adesso sale inevitabilmente l’attesa in attesa del Palio. Tutte e 1’ le contrade segnano, con tante accoppiate che, tra pregi e difetti, hanno motivo per pensare di esser protagoniste e giocarsi le proprie carte
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La provaccia alla Contrada del Bruco

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 12:00 pm

L’ ordine tra i canapi ha seguito l’ordine inverso rispetto a quello di orecchio dei cavalli: Civetta, Tartuca, Drago, Aquila, Pantera, Giraffa, Bruco, Nicchio, Leocorno e Lupa di rincorsa.

Si è corsa questa mattina la “provaccia” che ha visto un ottimo scatto di Bruco, Civetta e Tartuca. Civetta che ad un leggero trotto passa davanti a San Martino seguita dal Bruco. Si continua con una leggera sgambata fino all’ultimo San Martino quando il Bruco supera la Civetta davanti al Comune andandosi ad aggiudicare la provaccia con Giuseppe Zedde detto Gingillo su Smeraldo Nulese.
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Valentini e la conferenza pre-Palio

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 5:36 pm

Nessuna sostanziale novità per questa Carriera... ma un occhio attento all'attualità parlando di sicurezza e "animalisti"

di Erica Nencini

SIENA. “Abbiamo organizzato questa festa italiana con efficienza tedesca. Potremmo quasi dire che abbiamo preso il meglio dell’Unione Europea senza rinunciare all’inconfondibile carattere dei senesi”. Con queste parole il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ha aperto la conferenza stampa pre-palio, un appuntamento ormai fisso durante il quale riflettere sulla festa.

Come già ha aveva detto durante la conferenza di luglio, a poche ore dalla corsa, Valentini ha tenuto a sottolineare l’impegno del comune nel far rispettare tempistiche e nel tutelare il sereno svolgimento della festa anche se “ il palio non è dominato dalla programmazione, ma al contrario dall’imprevidibilità”.



Il sindaco si è inoltre congratulato con le forze dell’ordine per la professionalità con cui hanno portato avanti il loro compito conservando però il consueto “occhio di riguardo” per la festa e per i senesi. Guardando poi ai numerosi attacchi terroristici che tanto duramente hanno scosso l’Europa, Valentini ha affermato che Siena con la sua festa si oppone fieramente a quella tendenza che vede nella chiusura un modo per proteggersi. “Al contrario – ha dichiarato il primo cittadino – noi siamo un messaggio di quella che è la cultura italiana. Oggi, Siena si offre al mondo splendida come sempre, mandando un messaggio di serenità”.

Il sindaco poi si è abbandonato ad un po’ di sana ironia. L’argomento animalisti-manifestazione che tanto ha indignato i senesi è stato trattato da Valentini con un pizzico di comicità, quasi come fosse un storiella buffa meritevole però della giusta considerazione. “ Non so se l’avete notato – dice il Sindaco rivolgendosi ai giornalisti – ma in questi giorni abbiamo avuto numerose manifestazioni di animalisti. Due al giorno per la precisione. Una la mattina e una la sera”. Poi sorridendo ha continuato:” Le nostre dieci contrade tutti i giorni hanno accompagnato i cavalli in piazza, i responsabili li hanno coccolati e curati e poi in gran trionfo li hanno fatti sedere a tavola durante la cena della prova generale. Ci siamo comportati da veri animalisti, senza bisogno di darlo a vedere perché noi non abbiamo bisogno di nessuna medaglia”.

Insomma, anche a questo Palio, dal sindaco nulla di nuovo.
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Valentini e la conferenza pre-Palio

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 5:39 pm

Nessuna sostanziale novità per questa Carriera... ma un occhio attento all'attualità parlando di sicurezza e "animalisti"

di Erica Nencini

SIENA. “Abbiamo organizzato questa festa italiana con efficienza tedesca. Potremmo quasi dire che abbiamo preso il meglio dell’Unione Europea senza rinunciare all’inconfondibile carattere dei senesi”. Con queste parole il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ha aperto la conferenza stampa pre-palio, un appuntamento ormai fisso durante il quale riflettere sulla festa.

Come già ha aveva detto durante la conferenza di luglio, a poche ore dalla corsa, Valentini ha tenuto a sottolineare l’impegno del comune nel far rispettare tempistiche e nel tutelare il sereno svolgimento della festa anche se “ il palio non è dominato dalla programmazione, ma al contrario dall’imprevidibilità”.



Il sindaco si è inoltre congratulato con le forze dell’ordine per la professionalità con cui hanno portato avanti il loro compito conservando però il consueto “occhio di riguardo” per la festa e per i senesi. Guardando poi ai numerosi attacchi terroristici che tanto duramente hanno scosso l’Europa, Valentini ha affermato che Siena con la sua festa si oppone fieramente a quella tendenza che vede nella chiusura un modo per proteggersi. “Al contrario – ha dichiarato il primo cittadino – noi siamo un messaggio di quella che è la cultura italiana. Oggi, Siena si offre al mondo splendida come sempre, mandando un messaggio di serenità”.

Il sindaco poi si è abbandonato ad un po’ di sana ironia. L’argomento animalisti-manifestazione che tanto ha indignato i senesi è stato trattato da Valentini con un pizzico di comicità, quasi come fosse un storiella buffa meritevole però della giusta considerazione. “ Non so se l’avete notato – dice il Sindaco rivolgendosi ai giornalisti – ma in questi giorni abbiamo avuto numerose manifestazioni di animalisti. Due al giorno per la precisione. Una la mattina e una la sera”. Poi sorridendo ha continuato:” Le nostre dieci contrade tutti i giorni hanno accompagnato i cavalli in piazza, i responsabili li hanno coccolati e curati e poi in gran trionfo li hanno fatti sedere a tavola durante la cena della prova generale. Ci siamo comportati da veri animalisti, senza bisogno di darlo a vedere perché noi non abbiamo bisogno di nessuna medaglia”.

Insomma, anche a questo Palio, dal sindaco nulla di nuovo.
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il borsino definitivo delle accoppiate

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 5:41 pm

Alle 19 di questo pomeriggio lo scoppio del mortaretto segnerà l'inizio della carriera. Tutto si fermerà, in attesa della conclusione di un Palio quanto mai incerto e probabilmente molto combattuto.

La segnatura dei fantini, conclusasi qualche minuto fa, ha reso ufficiali le dieci accoppiate, che noi andiamo per l'ultima volta ad analizzare, aggiornando il nostro borsino con favorite, outsiders e incognite della carriera di questa sera.

FAVORITI

AquilaAQUILA: Questa accoppiata rappresenta in assoluto la prima punta della carriera di oggi. Oppio, al rientro, è stato preparato a puntino, mentre Giovanni Atzeni non vuol lasciarsi scappare l'occasione dopo la delusione di luglio. La Pantera le proverà tutte per “sventare il pericolo”, ma l'Aquila ha le carte in regola per tornare alla vittoria.

DragoDRAGO: Morosita Prima e Andrea Mari: bastano i nomi di cavallo e fantino per far impennare le quotazioni del Drago. E' forse l'accoppiata più strutturata delle dieci, con alle spalle un percorso di grande valore. Altro importante punto di riferimento di questo palio.

LupaLUPA: Come non indicare tra le favorite l'accoppiata vittoriosa a luglio? E' vero che il lotto è diverso, che ci sono molte alternative e che la fame di vittoria potrebbe essere minore, ma l'appetito vien mangiando e nel palio, si sa, ogni occasione va sfruttata. Ci attendiamo un palio all'attacco, alla Bartoletti per capirsi...

OUTSIDERS

TartucaTARTUCA: Zitto zitto l'Imperatore potrebbe dare la sua zampata. Il cavallo è straconosciuto dalla stalla della contrada, un vantaggio, questo, non da poco. Le favorite sono altre, ma è realistico pensare ad un palio da protagonista da parte dell'accoppiata di Castelvecchio.

BrucoBRUCO: Smeraldo Nulese e Gingillo hanno trovato un ottimo feeling durante i quattro giorni. A detta di tutti il Bruco sarà la sorpresa di questa carriera. La voglia di vincere del fantino dopo il grande palio di luglio, unita alla crescita del cavallo, potrebbero comporre un binomio perfetto. Attenzione alla sorpresa.

CivettaCIVETTA: L'accoppiata non è niente male. Porto Alabe ha compiuto un percorso di crescita importante in questi anni di Piazza, mentre l'esperienza di Bighino non è in discussione. E' chiaro che un occhio, forse anche uno e mezzo, sarà rivolto anche al Leocorno. Il classico 0-0 è forse il risultato perfetto per la contrada del Castellare.

NicchioNICCHIO: Senza pressioni particolari, ma con la consapevolezza di potersela giocare, il Nicchio affronterà la carriera con serenità, confidando nella voglia di emergere di Bellocchio, che può interpretere al meglio il “suo” Mocambo. Il cavallo è partito quasi sempre tra i primi nelle prove e sappiamo quanto determinante sia la mossa nell'economia del palio...

INCOGNITE

GiraffaGIRAFFA: Un palio tranquillo. E' ciò che si aspetta capitan Tondi dalla carriera di questa sera. L'obiettivo di Murtas e Reynard King sarà quello di mettersi in mostra, visto che nessuno si aspetta la vittoria. Ma è proprio in queste situazioni che nascono le cose più inattese, quindi mai dire mai...

LeocornoLEOCORNO: Remistirio è un cavallino interessante e che si farà, ma al momento troppo inesperto per la Piazza se messo a confronto con i big del lotto. Brigante si è messo comunque in evidenza nelle prove e proverà a farlo anche stasera, sfruttando le doti del suo cavallo alla mossa. E' un palio a doppio filo, difficile, ma anche interessante.

PanteraPANTERA: In una situazione normale Ondina Prima non sarebbe certamente nelle ultime posizioni della nostra “classifica”, ma la situazione normale non è. L'Aquila è vincente e Carburo è chiamato ad un compito molto difficile, ovvero fermare la sua rivale, magari partendole davanti. Vedremo se ci riuscirà in un palio, per lui, senza vie di mezzo.
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Gli anacronismi (felici) del Corteo storico

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 5:47 pm

UN’ANALISI DEL CORTEO. L’UNICITÀ E L’ORGOGLIOSA ESSENZA DI UN MAESTOSO MODO DI ESSERE.

Il forestiero che per la prima volta si affaccia sul grande scenario della Piazza del Campo, quando i primi rintocchi di Sunto accompagnano il maestoso ingresso del Corteo sul tufo, ha la sensazione di essere il passeggero di una macchina del tempo che l’ha riportato al XV secolo. Ovviamente, se non è uno schiavo digitale curvo sul suo smart phone, o è intento a spararsi narcisistici selfie.

L’elegante perfezione dei costumi dei figuranti, la dignità del loro incedere, la cerchia degli antichi palazzi, e quel cielo d’estate contro cui la vertigine della torre par vaporare antiche memorie, creano una magia insuperabile.

Eppure, un uomo di quell’epoca lontana non si riconoscerebbe minimamente nella processione che fa lentamente il giro della Piazza. In effetti, il Corteo storico (o la Passeggiata storica, come familiarmente si diceva una volta) non ha nulla a che vedere, nel suo ordinamento odierno, col Rinascimento. Esso, infatti, fu creato nella seconda metà del XIX secolo, quando Siena assurse agli onori di città simbolo del neogotico.

Prima di allora, la Piazza vide molti cortei salutare gli illustri ospiti della città con dovizia di carri trionfali ispirati a episodi mitologici, ma nulla che richiamasse l’epoca cui si ispira l’attuale Corteo.



I quattro anacronismi che mi accingo a illustrare non ne sminuiscono, però, il valore. Anzi: sono anacronismi ‘felici’, perché, osservati in filigrana, raccontano la storia di una Città-stato orgogliosa della sua antica civiltà e del suo ordinamento repubblicano.

Il Palio – è risaputo – non è, come le sue mille imitazioni, spettacolo per turisti. E’ un rito civile nel quale Siena si mostra al mondo nel pieno della sua bellezza. Concetto difficile da digerire in un’epoca in cui tutto è bottega, e si misura a suon di quattrini.

Per questo il Palio è un evento unico e inimitabile, che attinge dal Rinascimento – questo sì – non la precisione filologica delle citazioni, ma lo spirito di un’epoca in cui splendere è la cosa più importante. Infatti, con immenso stupore dei non Senesi, i contradaioli spendono di tasca propria cifre notevoli solo per l’onore di veder trionfare la propria bandiera.

Fatte queste doverose precisioni, esaminiamo questi benedetti anacronismi che la Storia, e non un coreografo professionista, ha disseminato lungo il Corteo.

Prima, però, dobbiamo fare un passo indietro per applaudire la carica di uno squadrone di Carabinieri a cavallo, che non manca mai di suscitare l’entusiasmo generale: uno spettacolo nello spettacolo. Pochi, tuttavia conoscono le remote origini politiche del gesto. Me le rivelò, molti anni fa’, un anziano avvocato fiorentino, appassionato di cose toscane. Sosteneva che i Carabinieri, dopo l’Unità dell’Italia, avevano sostituito i cavalleggeri granducali; grazie ai quali, con la loro uscita dalla Piazza dopo averla presidiata, il Granduca formalmente restituiva temporaneamente a Siena l’antica sovranità sul Campo.

Riconosceva così a Siena la natura di feudo imperiale concesso, nel 1557, alla dinastia dei Medici a titolo ligio, nobile e onorifico. Dunque: nessuna conquista da parte dei Fiorentini; solo l’acquisto, a fronte della cancellazione di un debito pari a ben due milioni di scudi, da parte di un ricchissimo e abilissimo parvenue (Cosimo I).

Gli anacronismi

Arti e Contrade.
Accompagnato dalla famosa ‘Marcia medioevale del Palio’, composta alla fine dell’Ottocento dal maestro Formichi, il Corteo avanza. La musica – peraltro bellissima – scalda il cuore dei Senesi, anche se di medioevale non ha nulla: a parte, forse, la ripresa di temi antichi. Di particolare effetto è la chiusa con le chiarine che squillano insieme: a ‘diana’.


Il primo anacronismo che si nota è l’associazione di una corporazione di mestiere a ciascuna delle diciassette Contrade. Se per alcune di esse (Bruco/Setaioli, Nicchio/Vasai, Onda/Legnaioli, Pantera/Speziali) l’abbinamento ha fondamenta storiche, per altre si tratta, se non di pura fantasia, di forzature ispirate a fatti contemporanei. Basti comunque pensare che mai sono esistite a Siena diciassette corporazioni. Eppure, quest’anacronismo ha avuto in tempi recentissimi effetti positivi.


Infatti, qualche Contrada ha iniziato a riscoprire gli antichi mestieri a lei assegnati, avviando attività culturali ed educative ad es

La rappresentanza dell’Università
Il secondo anacronismo è quello della rappresentanza dell’antica Università. E’ composta di quattro giovani paggi (gli studenti) seguiti da un venerando personaggio, che si presume essere il Rettore.

Il punto è che il Rettore, in antico, non era, come oggi, un professore, bensì uno studente: vale a dire una sorta di rappresentante sindacale che doveva vigilare sull’assiduità dei docenti.

L’anacronismo si presta, però, a evidenziare l’importanza internazionale dello Studio senese.

Tra i Rettori troviamo così un tal ‘Fuggerius’, latinizzazione di Fugger: un membro cioè, di un ricchissima famiglia di mercanti tedeschi, che contribuì col suo sostegno finanziario a far eleggere Carlo V a imperatore del Sacro Romano Impero! Fu uno dei tanti rampolli di grandissime famiglie europee, inviati, dal Medioevo fino al Settecento, ad addottorarsi a Siena, invece che, come si usa oggi, nelle più prestigiose università internazionali.

Per sincerarsene basta visitare, a San Domenico, la cappella di Santa Barbara, dove riposano gli studenti tedeschi (o meglio ‘svevi’) che ebbero la sventura di morire nella nostra Città.

C’è, tra gli appartenenti a tanti casati illustri, anche uno Stauffenberg: vale a dire, un antenato di quel Klaus che attentò senza successo

Le sbandierate
Il terzo anacronismo è il più clamoroso. Riguarda le ‘sbandierate’; o, meglio: ‘il gioco delle bandiere’, che ogni Contrada esegue in punti fissi della Piazza. E’ anche l’oggetto principale delle scimmiottature del nostro Palio nelle cosiddette Feste storiche, che ormai vanno in scena in ogni città o borgo a vocazione turistica d’Italia. Infatti, il gioco delle bandiere è un esercizio praticato con continuità, coerenza filologica e stile classico soltanto a Siena.

Basterebbe, in proposito, menzionare che solo a Siena chi ‘gira la bandiera’ ha un nome preciso: ‘alfiere’. Altrove ci sono gli ‘sbandieratori’, che si esibiscono, nei costumi delle sagre o feste cosiddette storiche, in numeri da circo. Gli ‘sbandieratori’ sono molto organizzati. Hanno dato addirittura vita a due federazioni nazionali, e diffondono notizie assurde sull’origine del gioco delle bandiere. Lo fanno nascere in epoca comunale, in cui sarebbero esistiti ipotetici ‘segnalatori’, incaricati d’impartire ordini alle truppe “attraverso lanci e sventolii dei vessilli”. A parte il fatto che la parola ‘sbandieratore’ è un neologismo, non c’è nemmeno traccia che i ‘segnalatori’ siano mai esistiti; senza contare che nelle guerre del passato i comandi erano impartiti prevalentemente mediante suoni, poiché il suono è omnidirezionale e non richiede di distogliere l’attenzione dal nemico che magari ti sta di fronte, pronto a colpirti.


Franco Cardini, nella sua fondamentale opera sulla storia della guerra (Quell’antica festa crudele) ci dice che gli eserciti comunali erano una torma di cittadini non professionisti, perciò spesso armati solo con arnesi del mestiere e, soprattutto, di archi e balestre con cui lanciare nutriti nugoli di frecce per fiaccare, anche con insulti e provocazioni, il morale del nemico. Il quale, se andava in panico, veniva, infine, rotto dalla cavalleria, e massacrato dai vittoriosi inseguitori. Quindi, tattiche semplici, adatte a truppe poco addestrate (a parte la cavalleria pesante, che, comunque, eseguiva sempre una sola manovra: la carica frontale).

La nascita dell’arte di maneggiare l’insegna va, perciò, posticipata al 5-600, quando, secoli dopo Roma, compaiono nuovamente le formazioni organizzate e ben addestrate dei fanti: come quelle del Quadrato dei picchieri svizzeri, il Tercio spagnolo, le Compagnie dei Lanzichenecchi.

Quindi, niente a che fare con l’orgoglio dei liberi Comuni o gli splendori del Rinascimento, invocati dai soliti ‘sbandieratori’, che hanno copiato, senza capire, un anacronismo del nostro Corteo.

Un anacronismo che, in questo caso, non è un difetto ma una prova dell’autenticità di un evento di cui è regista la Storia.

Un decisivo argomento che smentisce le fantasiose collocazioni degli ‘sbandieratori’ in epoca comunale o rinascimentale è l’assenza in immagini riferibili a quelle epoche di bandiere adatte ad essere ‘girate’.


Bandiere quadrate, di dimensioni ridotte e munite di una corta impugnatura (tali quindi da consentire eleganti ‘fioretti’ o ‘mutanze’) le troviamo solo dalla seconda metà del XVI secolo: ad esempio, nelle incisioni di artisti tedeschi riferite ai Lanzichenecchi.

L’onore di costudire la bandiera spettava all’aiutante del Capitano, ossia all’Alfiere, termine derivato dallo spagnolo ‘alférez’ (dove ancora significa ‘tenente’), a sua volta derivato dall’arabo ‘al farìs’ (cioè cavaliere, che con il maneggio della bandiera non ha nulla a che vedere).

L’Alfiere marciava con l’insegna spiegata della sua Compagnia, dietro al Capitano che guidava le truppe in parata o in battaglia. Era questo anche il modo con cui le nostre Contrade sfilavano in Piazza (fig. 2) fino alla nascita del Corteo storico; come si è detto dalla seconda metà del XIX secolo.

L’Alfiere, perciò, non trae il nome dal fatto di maneggiare la bandiera, ma, al contrario, maneggia la bandiera in virtù del grado che gliene concede l’onore.

L’evoluzione da un semplice ‘sbandieramento’ (come quello che vediamo eseguire oggigiorno dalle tifoserie negli stadi), a più complessi movimenti appare frutto di un’evoluzione naturale: non diversamente da quello che fa, con la mazza, chi dirige una banda.

L’origine militare dell’uso di girare la bandiera, è anche confermata dal “Trattato della Bandiera” del maestro d’armi, il padovano Francesco Ferdinando Alfieri (oggi ampiamente citato in tutti i siti dei nostri ‘sbandieratori’).



Nell’opera (che è parte di un più ampio trattato sull’uso della spada) compaiono numerose incisioni riguardanti le figure che l’alfiere può eseguire. Afferma, infatti, il maestro padovano: “sarà… il movimento dell’alfiere, o d’altra persona, che voglia per diporto maneggiare l’insegna, libero ma ben composto grave, ma però militare…”.

Sorge spontanea allora la domanda: perché l’Arte di maneggiare l’insegna è rimasta autentica solo a Siena? Una risposta la possiamo trovare nella presenza a Siena, per molti secoli, di una numerosa colonia di artigiani e studenti tedeschi.

Trattati analoghi, antecedenti a quello dell’Alfieri, ma in lingua tedesca, suggeriscono, infatti, che l’arte della bandiera potrebbe esser nata nel mondo militare germanico, dove per prima s’impose la necessità di una disciplina ferrea dei soldati (ormai sudditi di uno stato, o professionisti, piuttosto che cittadini in armi) indotti a identificarsi nell’insegna di un Reggimento o di una Compagnia.

Che esistesse un suo coinvolgimento con le Feste senesi della ‘Nazione’ tedesca è suggerito da uno scritto, in cui Virgilio Grassi riferisce del Palio straordinario, con annesso Masgalano, promosso da due Principi della Casa di Liechtenstein, studenti della nostra Università, corso il 9 settembre 1658 per ricordare, a cinque anni di distanza, la liberazione di Vienna dall’assedio dei Turchi.

Il Palio fu vinto dalla Selva e il Masgalano andò all’Onda. L’evento suscitò grande entusiasmo non solo tra le vincitrici, ma anche nelle altre, che si unirono tutte, recandosi ‘a servire’ con le loro insegne i due Principi, facendo fuochi e ‘girando le insegne’.

Un’altra notizia del coinvolgimento della stessa colonia nel Palio (questa volta quello ‘alla lunga‘ che si continuò a correre ogni anno, fino a quando Napoleone non lo abolì).

Leggiamo, infatti, nel Diario Senese’ di Gerolamo Gigli alla data del 15 agosto: “Dopo Vespero l’inclita Nazione Alemanna cavalca pel corso in compagnia della Nobiltà senese avanti il Serenissimo Governatore, e si fa passeggio dal Palazzo di S.A. fino al Monistero del Santuccio, dove stanno alle mosse i Barbari (sic) che corrono al Palio di lì fino alla Piazza del Duomo”.

Il rapporto col mondo militare germanico è suggerito anche dai molti condottieri senesi, che, in secoli diversi, servirono sotto le insegne imperiali: da Ottavio Piccolomini a Tiburzio Spannocchi, a Paolo Amerighi, eroe della battaglia al ponte della Dreva; senza dimenticare il Principe Mattias de’ Medici, Governatore dello Stato senese, appassionato di barberi per il Palio ‘alla lunga’, che si distinse nella Guerra dei Trent’anni dalla parte degli Imperiali.

C’è una cosa, fino a oggi non evidenziata a sufficienza: la relazione tra scherma e gioco della bandiera. Ne ‘La Bandiera’, alcune delle figure del testo, mostrano esercizi da compiere brandendo insieme spada e bandiera. Quindi, l’Arte del maneggiare l’insegna, può essere vista come un complemento dell’Arte di maneggiare la spada: forse, come una forma di ginnastica preparatoria, per allenare muscoli e accrescer coordinazione di movimenti. Sempre Francesco Alfieri ci dice che. “L’esercizio della Bandiera sarà sempre da commendare imperocché in esso il piede si fa pronto, si rende pieghevole la vita, la mano acquista forza, e si discioglie il braccio…”.

E che spada e bandiera potessero in certe occasioni essere manovrate insieme, oltre ad essere l’oggetto delle ultime quatto lezioni del Trattato, ce lo dice anche il cronista Guglielmo Palmieri a proposito di un caso capitato il 3 novembre 1650, quando l’Alfiere del Drago, tal Massimiliano Franceschini, “…giunto davanti alla Corte granducale, presente a quella bufalata, leggiadramente maneggiò l’insegna ed innalzandola tirò mano alla spada, giocando insieme l’insegna e la spada”.

Se girare la bandiera, originariamente, è arte militare connessa con quella di maneggiare la spada, essa si evolve poi a Siena, grazie all’estro di tanti Senesi che se la tramandano di padre in figlio, per generazioni, mentre, in altre città, se mai è esistita, se ne perde la memoria. Così, alle classiche ‘mutanze’ descritte da Francesco Alfieri, se ne aggiungeranno di nuove: come il ‘salto del fiocco’ ideato dal famoso Mastuchino, alfiere storico della Nobile Contra dell’Aquila, e, in tempi molto più recenti, quelle nate, giocando in due (e, soprattutto, insieme) la bandiera

L’ultimo indizio dell’origine indipendente dei due alfieri cade nel 1928, quando si decide che i disegni delle due bandiere siano uguali, e non più diversi, come si era usato fino allora.

E’ quindi ridicola l’affermazione che compare in un sito di ‘sbandieratori’, secondo cui le sbandierate sarebbero rinate nel 1936, a Firenze, col Calcio in costume!


Dunque, se consideriamo solo la foggia quattrocentesca delle monture del Corteo, le ‘mutanze’ dei nostri alfieri sono certamente un anacronismo, se si bada all’esattezza storica, che è propria di una rievocazione. Se invece si guarda al Palio nel suo complesso come a un rito, sono la prova della continuità di un evento plasmato dalla Storia, ancora vivo e vitale.

Il Carroccio.
Quando il serpentone multicolore avvolge le sue ultime spire, ecco il Carroccio trainato da due paia di giganteschi buoi di razza chianina. Gli squilli delle chiarine ora non hanno più tessitura ottocentesca, ma un’aspra, bellicosa tonalità. La Piazza, un po’ appitonata dall’ipnosi dei tamburi si ridesta. Il Carroccio par veleggiare, grazie alla Balzana tesa da una brezza serale.


Eppure, a dispetto dell’emozione che suscita nel cuore di ogni vero Senese, non è possibile esimersi dal notare che esso è il quarto anacronismo del Corteo.

Infatti, il Carroccio intorno al quale gli eserciti comunali si raccoglievano (per tutti valga quello della battaglia di Legnano) era ormai un pezzo da museo già nel XIV secolo. Il predecessore del nostro Carroccio attuale era, invece, assai più in linea col contesto quattrocentesco del Corteo. Era, infatti, anche se pure lui chiamato Carroccio, un carro trionfale: decorato, sulle sponde dorate, con le effigi delle diciassette consorelle in forma di ninfe.

Quello attuale, più austero (su cui, però, non è chiaro perché vi trovino posto i gravi Provveditori di Biccherna, invece dell’altare col sacerdote a invocare la protezione divina sui combattenti della sua parte), reca, sulla sponda posteriore, una scritta che merita un commento.

Recita: “O Regina Patrum summa dignata corona perpetuo Senam protege tuam”.

E’ quanto, ormai, si legge a fatica sotto l’affresco quasi perduto sul secondo arco della Porta romana. Pare che l’autore ne sia stato lo sfortunato suocero di Pandolfo Petrucci, Niccolò Borghesi.

Pandolfo, infatti, in età matura, signore ormai assoluto di Siena, s’innamorò perdutamente di una bellissima popolana: Caterina di Salicotto, detta, per il personale alto e slanciato, la ‘Spada a due mani’; e ne fece la sua amante, togliendola al marito, un semplice sellaio.

A Niccolò, tuttavia la cosa non andava giù, e non perdeva occasione, in pubblico come in privato, per rampognare il fedifrago genero. Alla fine, Pandolfo si levò il fastidio, facendo pugnalare a morte dai suoi bravi il povero vegliardo.



Paolo Neri da SienaNews
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IL BORSINO DEL PALIO DI AGOSTO: CHI SALE E CHI SCENDE

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 5:51 pm

Quotazioni alle stelle per la Lupa. L'uscita dai canapi di ieri sera ha convinto anche i finanzieri più titubanti. Preziosa Penelope è bella, prepotente e smaniosa di correre. Jonatan la conosce oramai come le sue tasche ed ecco quindi che si spiegano gli acquisti anche allo scoperto del titolo. Insomma una Lupa, dopo i fasti del luglio, ancora in grande spolvero.

Decisamente in rialzo, per quanto si possa valorizzare un titolo già al top, le quotazioni di Morosita, che apparentemente non accusa il peso degli anni che passano, e di Andrea Mari.

Il riposo di luglio ci rende una cavallina vispa e leggera ed un Brio quanto mai voglioso di sedersi sul trono dell'imperatore. Per farlo deve solo...vincere. Metterebbe a posto Gigi e il Tittia. Non sarà facile, ma di certo non impossibile.

In crescita anche le quotazioni dellaTartuca. Mississippi ha un bel motore, ma è la monta di Luigi Bruschelli a regalare all'accoppiata di Castelvecchio quell'indispensabile “plus” che può far volare il titolo. Insomma il ritorno di Trecciolino alle Murella incide e nemmeno poco.

Sulla parità, tendente al rialzo – diciamo allora bello stabile - per l'Aquila. La “nonna” del Palio ha tutte carte in regola per sfondare, ma Giovanni Atzeni quanto è convinto delle capacità interpretative del Campo del suo Oppio? Si sono viste cose belle – vedi la mossa di ieri mattina, e cose di minor pregio. Sul titolo pesa anche l'incognita Pantera ed ecco allora che non si può parlare di quotazione ai massimi di listino per Tittia e il suo grigione.

In rialzo il titolo del Bruco.Smeraldo Nulese sembra più pronto e sicuro rispetto a luglio.

Giuseppe Zedde detto Gingillo, dopo la bella prova di luglio, sembra definitivamente recuperato al top della condizione psicofisica. Magari non sarà in cima ai desideri degli investitori, ma la quotazione non è mai oscillata e sembra convincere la finanza paliesca. Insomma un Bruco da sviluppo.....e possibile sorpresa.

Anche la Civetta è in fase evolutiva. Porto Alabe, dopo la paliata del luglio, appare lucido e tirato.

Insomma un barbero in piena salute.Valter Pusceddu è determinato e cerca un successo sul Campo con grinta e coraggio. Bighino, insomma, cerca di reinventarsi: da fantino di rottura a fantino in grado di competere con i grandi di Piazza. Il Castellare gli ha dato fiducia, tocca a lui ripagarla questa fiducia.

Il Nicchio è sulla parità. Non scende,ma nemmeno sale. Mocambo a 11 anni deve ancora dimostrare di non essere il fratello sciapito di quel maestoso barbero che vinse qualche anno fa il Gran Premio nazionale dei mezzosangue. Bellocchio, il figlio di Gigi, ha effettuato prove normali senza acuti, ma anche senza stecche. Gli investitori non sanno che pesci prendere, vista la presenza sul tufo di suo padreLuigi detto l'imperatore. Enrichetto sa però che deve pensare a sé stesso e a rombare a tutta. Pena il ritorno nel limbo, dal quale suo padre non potrà fare più di tanto per tirarlo fuori.

Non convince i grandi della finanza laGiraffa. Reynard King è più o meno sui livelli palesati a luglio, e cioè quelli di un barbero solo normale. IlMurtas si è dato da fare, ma il castrone di Mario Savelli più di tanto non sembra essere in grado di produrre. Grandine – un po' come Bellocchio – sa che questa occasione può essere decisiva per la sua carriera sul Campo. A lui convincere gli investitori e i Giraffini.

Il Remistirio del Leocorno,dopo una prima prova convincente, si è visto davvero poco. La Borsa su questo cavallo era pronta a scommettere, ma ora il titolo è stato sospeso. Il Brigante Sanna è destinato a diventare un buon fantino con possibili sviluppi di campione. Si tratta di capire – e lo vedremo solo stasera – se l'esordiente Remistirio è un barbero da comprare o “a vendere” e se potrà costituire una accoppiata vincente con il Sanna.

Insomma la Contrada di Pantaneto è su di una parità che potrà tendere al rialzo solo se barbero e fantino saranno davvero al top.

Un altro titolo in altalena è laPantera. Ondina Prima, la cavallina grigia di nove anni di Dino Pes, è prontissima ad uscire dai canapi e capace, per quello che si è visto, di tenere la testa almeno fino a San Martino. La quotazione quindi è inizialmente salita, ma i dubbi e le perplessità sulla condotta da tenere che Giosuè Carboni detto Carburo dovrà rispettare, lasciano le quotazioni in stallo.

Insomma Carburo deve mettere la testa in cassetta e andare o deve pensare esclusivamente a far perdere la tranquillità all'Aquila? Il rebus sarà risolto stasera e dalla soluzione uscirà un vincitore ed uno sconfitto. Quali i colori del vincitore e quali quelli dello sconfitto?

Al Campo la sentenza.

Roberto Morrocchi da OKSiena
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E' Lupa

Messaggio  jabru il Mar Ago 16, 2016 8:21 pm

Cappotto della Lupa con lo stesso cavallo e lo stesso fantino. L'ultima volta è stato nel 1933
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Storico cappotto: ha vinto la Lupa.

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:39 pm

La Lupa fa cappotto, è storia. Vince il Palio con lo stesso fantino di luglio, Jonathan Bartoletti detto Scompiglio e la stessa cavallina Preziosa Penelope. Una coppia che anche questa volta a dimostrato di essere la più forte tra tutti le partecipanti. Un risultato condizionato anche dalla mossa nel corso della quale la rivalità tra Aquila, tra le favorite, e la Pantera ha pesato non poco sul suo equilibrio dando vita ad un vero e proprio rodeo. Le contrade sono state chiamate tra i canapi dal mossiere Fabio Magni nel seguente ordine: Nicchio. Civetta, Giraffa, Aquila, Pantera, Drago, Bruco Leocorno, Lupa e Tartuca di rincorsa. Dopo due mosse non valide (anche se la seconda poteva esserlo) il via. In testa è scattato il Nicchio, Civetta, Drago, Giraffa. Ma alla difficile curva del Casato è andato in prima posizione il Drago, seguito dalla coppia della Lupa e della Giraffa. Il Drago ha condotto in testa nel terzo giro fino a qualche metro prima della curva di San Martino quando la Lupa l'ha sorpassato dall'interno in uno dei punti “killer” della Piazza. La Lupa è andata a vincere nonostante la reazione del Drago che però non ce l'ha fatta a rimontare. Una vittoria comunque meritata. Un cappotto che era nell'aria nel quale i lupaioli speravano. Per la Lupa si tratta della 36a vittoria. E' il primo Cappotto degli anni Duemila. L'ultimo nel 1997 è stato della Giraffa. Ma un cappotto con la stessa coppia risale al 1933 con il fantino Fernando Leoni detto Ganascia e il cavallo Folco. Grande la festa dei contradaioli. La Lupa prima della vittoria di Luglio aveva dovuto aspettare 27 anni. Evidentemente la fame di vittoria c'era ancora.
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le pagelle ai fantini

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:41 pm

Un Palio emozionante, fatto di pennellate perfette, una corsa magistrale dal sapore autentico: la battaglia vera, il più potente che vince. Sigillando il proprio nome nella storia del Palio. Vediamo nel dettaglio la carriera di ognuno dei dieci fantini. Carriera nella quale riteniamo che anche le prima due mosse fossero valide, comunque ecco nel frattempo gli ordini delle altre due mosse: nella seconda busta l’allineamento tra i canapi prevedeva: Lupa, Aquila, Bruco, Civetta, Pantera, Leocorno, Drago, Tartuca, Giraffa e Nicchio di rincorsa.La terza, invece: Pantera, Bruco, Giraffa, Tartuca, Aquila, Nicchio, Drago, Leocorno, Lupa e Civetta di rincorsa.

Jonathan Bartoletti detto Scompiglio (Lupa): Potente. Irruento. Agguerrito. Da ieri anche meno solo. Come avevamo scritto nell’articolo del 13 agosto, per lui un cappotto sarebbe significato entrare nell’olimpo dei grandi. C’è, con l’alloro in testa. Perfetto.

Giovanni Atzeni detto Tittia (Aquila): Incolpevole del Palio dell’Aquila, Tittia ci ha messo il cuore fino in fondo, ma non ha avuto tregua: l’avversaria lo ha disturbato finché ha potuto. Ottimo a fuggire dai canapi, poi quando ha potuto liberarsi, ci ha provato fino in fondo ma ormai era tardi. Buono.

Andrea Mari detto Brio (Drago): Rivedere la corsa fa notare tanti dettagli: la grinta del fantino, la gomitata di Scompiglio quando lo passa dall’interno, il tentativo di Brio di chiudere la traiettoria alla Lupa senza riuscirci. Ma conoscendo Andrea Mari non possiamo guardare a questi particolari ma alla sostanza: aveva l’occasione perfetta, un’accoppiata perfetta ma non ha fatto ciò che di solito il fantino avrebbe fatto: chiudere il passaggio a chi tenta l’attacco. Abbiamo pensato anche al nerbo legato, solo questo ci spiegherebbe il comportamento insolito. Quindi non possiamo certo definire ottima la corsa.

Giosué Carboni detto Carburo (Pantera): Bravo. Bravissimo. Ha fatto perdere il Palio all’avversaria. Nessuno avrebbe scommesso su di lui, presenza ormai lontana dalla Piazza da qualche tempo, nessuno avrebbe creduto nella caapcità del fantino di ostacolare l’avversaria. Lo ha fatto, sembrava quasi fosse in motorino tanto riusciva a seguire l’Aquila ad ogni minimo movimento. Dopo la partenza ha aspettato Tittia, frenando nuovamente la corsa dell’avversaria. Il tutto con quell’espressione un po’ così, che sembra sempre tra le nuvole, apparentemente indifferente mentre Tittia perdeva le staffe. Temerario. Coraggioso. Bravo davvero


Luigi Bruschelli detto Trecciolino (Tartuca): Poco da dire fin dall’inizio: essere di rincorsa ha tagliato fuori la Tartuca dal provare a vincere. Come accade a tutti nel Palio recente, nel quale partire di rincorsa non permette di fare voli pindarici. Ieri è toccato alla Tartuca ma vale per tutti. Una volta partiti, Trecciolino ha tentato di recuperare ma quando ha tentato subito di impostare traiettorie interne ha trovato davanti tutti gli ostacoli possibili. Per un attimo ha avuto l’occasione di riprovarci, forse, ma a quel punto era tardi.

Carlo Sanna detto Brigante (Leocorno): Abbastanza impossibile giudicare il Palio del Leocorno. Tra i canapi indisturbato, con l’avversaria non si sono nemmeno guardati, così come in corsa. Brigante aveva fatto vedere buoni spunti nei giorni precedenti ma il Palio è stato incolore. Non ha nemmeno mai provato a fare qualcosa. Ha pagato lo scotto del cavallo debuttante. Solo quello?

Valter Pusceddu detto Bighino (Civetta): Tra i canapi sembrava che non avesse l’avversaria, anche perché con la posizione più bassa Bighino ha pensato di poter impostare una corsa diversa, nonostante durante le prove avesse fatto capire bene che con posizioni diverse forse si sarebbe partiti molto tardi. In corsa ci ha provato fino in fondo, uscendo da Piazza comunque con grande dignità. Bene anche se Porto Alabe avrebbe potuto permettere di più.

Sebastiano Murtas detto Grandine (Giraffa): Molto bravo in quell’unico primo giro, bravo anche per l’intelligenza di andare a fermarsi quando ha capito che qualcosa non andava. Buono, dunque, il giudizio.

Enrico Bruschelli detto Bellocchio (Nicchio): Bravissimo a uscire svelto dai canapi e a compiere un bellissimo primo giro, poi viene superato dai cavalli più potenti e questo ci sta, nulla da dire. Anche se sembra proprio riprendere in mano il cavallo, a un certo punto. Quando, cioè, lo passa la Lupa. Casomai ci risulta ancora inspiegabile quella caduta in scivolata a San Martino, dato che si vede benissimo che in realtà Bellocchio non batte nel colonnino, forse ha solo paura che accada. Non ci ha convinto.

Giuseppe Zedde detto Gingillo (Bruco): Considerati i giorni delle prove, ci saremmo aspettati un Palio ben diverso da parte di Gingillo, che invece non ha mai dato colore alla corsa. Ben lontano dalla sufficienza.
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LUPA PREZIOSA, PENELOPE TESSE IL CAPPOTTO

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:50 pm


LUPA PREZIOSA, PENELOPE TESSE IL CAPPOTTO
News inserita il 16-08-2016


Ancora Lupa, di nuovo Lupa, cappotto Lupa. Vince Jonatan Bartoletti, vince una Carriera meravigliosa. Vince Preziosa Penelope che fa due su due e porta a casa il secondo Palio. Una mossa relativamente veloce, sorpassi e contro sorpassi e alla fine i migliori due barberi del lotto si ritrovano a giocarsi la vittoria.

Nicchio, Civetta, Giraffa, Aquila, Pantera, Drago, Bruco, Leocorno, Lupa e Tartuca di rincorsa: questo l'ordine alla mossa. Tra i canapi c'è movimento continuo con Aquila e Pantera costantemente fuori posto e tutte le altre a cercare il giusto spazio. La Tartuca entra una prima volta, ma il mossiere annulla; Trecciolino entra di nuovo, ma la mossa è ancora falsa. Alla terza volta tutto è buono, il canape si abbassa e si va. Il Nicchio prende il tempo meglio di tutti e scatta davanti, seguito da Drago, Giraffa e Lupa che risale forte all'esterno. Al primo San Martino Bellocchio gira primo, dietro Drago e la Lupa che in uscita passa la Giraffa. Si arriva così al Casato, con ancora Nicchio in testa e dietro Drago e Lupa. Brio esce fortissimo dal Casato ed infila il Nicchio che, davanti alla Fonte, si fa superare anche dalla Lupa. Intanto dietro risale l'Aquila, mentre la Giraffa si ferma per un presunto, ma al momento non confermato, problema al cavallo. Posizioni invariate al secondo San Martino con Drago e Lupa davanti e Nicchio che resta scosso per la caduta di Bellocchio. Si viaggia fortissimo in testa, il Drago davanti, la Lupa subito dietro fino al terzo giro: Scompiglio entra strettissimo, supera Brio inventandosi un varco che Andrea Mari non riesce a coprire. La Lupa gira prima a San Martino, con Jonatan Bartoletti che tira su il cavallo che mostra un piccolo cedimento. Scompiglio nerba forte il proprio barbero e guida sicuro, al Casato gira primo e per gli altri non c'è più niente da fare. Il cappotto è servito, come non succedeva dal lontano 1933, un fantino, un cavallo e, inevitabilmente una Contrada, vincono sia a luglio che ad agosto. Un Palio, come detto, bellissimo, appassionante, con uno Scompiglio che trionfa di nuovo (quarta volta in Carriera). È festa per la Lupa, di nuovo che in Piazza durante il giubilo sfila con i due Cenci uno a fianco all'altro.
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LUPA PREZIOSA, PENELOPE TESSE IL CAPPOTTO

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:50 pm

LUPA PREZIOSA, PENELOPE TESSE IL CAPPOTTO
News inserita il 16-08-2016


Ancora Lupa, di nuovo Lupa, cappotto Lupa. Vince Jonatan Bartoletti, vince una Carriera meravigliosa. Vince Preziosa Penelope che fa due su due e porta a casa il secondo Palio. Una mossa relativamente veloce, sorpassi e contro sorpassi e alla fine i migliori due barberi del lotto si ritrovano a giocarsi la vittoria.

Nicchio, Civetta, Giraffa, Aquila, Pantera, Drago, Bruco, Leocorno, Lupa e Tartuca di rincorsa: questo l'ordine alla mossa. Tra i canapi c'è movimento continuo con Aquila e Pantera costantemente fuori posto e tutte le altre a cercare il giusto spazio. La Tartuca entra una prima volta, ma il mossiere annulla; Trecciolino entra di nuovo, ma la mossa è ancora falsa. Alla terza volta tutto è buono, il canape si abbassa e si va.  Il Nicchio prende il tempo meglio di tutti e scatta davanti, seguito da Drago, Giraffa e Lupa che risale forte all'esterno. Al primo San Martino Bellocchio gira primo, dietro Drago e la Lupa che in uscita passa la Giraffa. Si arriva così al Casato, con ancora Nicchio in testa e dietro Drago e Lupa. Brio esce fortissimo dal Casato ed infila il Nicchio che, davanti alla Fonte, si fa superare anche dalla Lupa. Intanto dietro risale l'Aquila, mentre la Giraffa si ferma per un presunto, ma al momento non confermato, problema al cavallo. Posizioni invariate al secondo San Martino con Drago e Lupa davanti e Nicchio che resta scosso per la caduta di Bellocchio. Si viaggia fortissimo in testa, il Drago davanti, la Lupa subito dietro fino al terzo giro: Scompiglio entra strettissimo, supera Brio inventandosi un varco che Andrea Mari non riesce a coprire. La Lupa gira prima a San Martino, con Jonatan Bartoletti che tira su il cavallo che mostra un piccolo cedimento. Scompiglio nerba forte il proprio barbero e guida sicuro, al Casato gira primo e per gli altri non c'è più niente da fare.  Il cappotto è servito, come non succedeva dal lontano 1933, un fantino, un cavallo e, inevitabilmente una Contrada, vincono sia a luglio che ad agosto. Un Palio, come detto, bellissimo, appassionante, con uno Scompiglio che trionfa di nuovo (quarta volta in Carriera). È festa per la Lupa, di nuovo che in Piazza durante il giubilo sfila con i due Cenci uno a fianco all'altro.
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LA LUPA RISCRIVE LA STORIA E SI CUCE UN "CAPPOTTO" FAVOLOSO PER L'INVERNO

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:52 pm

Volevate la storia? E la storia è qui, sul Campo! La Lupa con Preziosa Penelope e Jonathan Bartoletti fa suo il Palio e si cuce addosso un “cappotto” favoloso. Storico, perchè nel lontano 1933 vinsero per la Tartuca lo stesso cavallo Folco e lo stesso fantino Ganascia, mentre la Giraffa farà cappotto con Beppino Pes ma con barberi diversi nel 1997. Insomma nel duemila, nell'albo che fa storia ci sono solo loro. E chissà se altri potranno mai eguagliare il trionfo della gente di Vallerozzi.

Il Palio dedicato alle donne che nel 1947 conquistarono il diritto di votare ed essere votate, è stato un gioco a due fra due “femmine”,Preziosa e Morosita, che insieme all'Oppio dell'Aquila e il Mississippi della Tartuca erano additate fra le favorite assolute.

Quando la Preziosa Penelope, con il numero uno, da prima donna ha scelto di tornare in Vallerozzi la sorte si è tolta la classica benda.

Il Capitano aveva aperto gli occhi solo quando il sindaco aveva accoppiato la numero uno alla sua Lupa e tutti – subito – ci hanno creduto con fede cieca nel cappotto.

Ma un favoloso barbero deve essere condotto da un un fantino principesco e il Jonathan Bartoletti, Scompiglio, di stasera si è rivelato, se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio, un grandissimo del Campo. Andate a rivedere il coraggio con il quale si infila allo steccato per superare una Morosita che stava perdendo qualche colpo. Ci sarà chi addosserà la responsabilità del sorpasso al Mari. Io invece sono convinto che il merito è tutto del Bartoletti che folgora, letteralmente, Brio e l'undicenne Morosita.

E che dire di come Scompiglio riesce a risollevare dal tufo la sua Preziosa cavallina quando rischia di cadere, inciampando, al terzo San Martino.

Onore alla Lupa e alla gente di Vallerozzi. Un bravissimo al Gragnoli, l'uomo giusto al posto giusto. Il ragazzo dal ciuffo biondo che ha stretto un patto di ferro con la dea fortuna.

Ma la carriera ci dice tante altre cose. Ci dice che il Palio si può fare anche con Mocambo.

Certo dietro venivano su alla grande e Bellocchio poco poteva fare. Magari se chiudeva a cavallo avrebbe fugato ogni dubbio sulle sue capacità.

La carriera ci conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che larincorsa è penalizzata. Comunque! Ci sono barberi forti veloci pronti e preparati che scappano via prima di lei. Trecciolino in questo Palio non mi pare che abbia capito tanto. Ha fatto partire – non so quanto volutamente – suo figlio, ma poi si è nascosto, entrando in una nuvola grigia. Così come ilPusceddu che ha provato a lanciarsi, ma dopo aver indugiato troppo per quasi un giro.

Il Tittia aveva la Pantera accanto....e Giosuè Carboni ha interpretato alla perfezione il ruolo che in Stalloreggi gli avevano affidato. Insomma non ha mollato la presa, mordendo ai finachi con la precisa Ondina la rivale Aquila.

Ha rotto l'anima al Tittia dal primo momento e dopo la partenza l'ha tenuto su alto ai palchi. E se il Tittia non avesse usato con foga il nerbo l' Aquila sarebbe rimasta in fondo al gruppo. Oppio va e il Tittia ha fatto di tutto, ma quando una Morosita ed una Penelope ti hanno succhiato trenta-quaranta metri non puoi fare più niente.

Gli altri? Comparse, anche se Grandine, Brigante e soprattutto Gingillo qualcosa hanno cercato di fare. Ma non entrano nemmeno nelle fotografie.

No la protagonista assoluta è stata una sola, la Lupa, con la femmina di 8 anni, Preziosa Penelope e un incredibile Jonathan Bartoletti detto Scompiglio.

Come ebbe a dire Aceto “ Il Palio chi non lo vince, lo perde” e allora una sola vince – con il Cappotto – e tutti gli altri perdono.

Dal 17 agosto a Siena avanza....l'inverno. Beati quelli di Vallerozzi che un cappotto l'hanno acquistato per tempo. Gli sarà costato caro, non discuto, ma per un evento storico, entusiasmante e tanto “prezioso” che fai, guardi all'euro?

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LA LUPA RISCRIVE LA STORIA E SI CUCE UN "CAPPOTTO" FAVOLOSO PER L'INVERNO

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:52 pm

Volevate la storia? E la storia è qui, sul Campo!  La Lupa con Preziosa Penelope e Jonathan Bartoletti fa suo il Palio e si cuce addosso un “cappotto” favoloso. Storico, perchè nel lontano 1933 vinsero per la Tartuca lo stesso cavallo Folco e lo stesso fantino Ganascia, mentre la Giraffa farà cappotto con Beppino Pes ma con barberi diversi nel 1997. Insomma nel duemila, nell'albo che fa storia ci sono solo loro. E chissà se altri potranno mai eguagliare il trionfo della gente di Vallerozzi.

Il Palio dedicato alle donne che nel 1947 conquistarono il diritto di votare ed essere votate, è stato un gioco a due fra due “femmine”,Preziosa e Morosita, che insieme all'Oppio dell'Aquila e il Mississippi della Tartuca erano additate fra le favorite assolute.

Quando la Preziosa Penelope, con il numero uno, da prima donna ha scelto di tornare in Vallerozzi la sorte  si è tolta la classica benda.

Il Capitano aveva aperto gli occhi solo quando il sindaco aveva accoppiato la numero uno alla sua Lupa e tutti – subito – ci hanno creduto con fede cieca nel cappotto.

Ma un favoloso barbero deve essere condotto da un un fantino principesco e il Jonathan Bartoletti, Scompiglio, di stasera si è rivelato, se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio, un grandissimo del Campo. Andate a rivedere il coraggio con il quale si infila allo steccato per superare una Morosita che stava perdendo qualche colpo. Ci sarà chi addosserà la responsabilità del sorpasso al Mari. Io invece  sono convinto che il merito è tutto del Bartoletti che folgora, letteralmente, Brio e l'undicenne Morosita.

E che dire di come Scompiglio riesce a risollevare dal tufo la sua Preziosa cavallina quando rischia di cadere, inciampando, al terzo San Martino.

Onore alla Lupa e alla gente di Vallerozzi. Un bravissimo al Gragnoli, l'uomo giusto al posto giusto. Il ragazzo dal ciuffo biondo che ha stretto un patto di ferro con la dea fortuna.

Ma la carriera ci dice tante altre cose. Ci dice che il Palio si può fare anche con Mocambo.

Certo dietro venivano su alla grande e Bellocchio poco poteva fare. Magari se chiudeva a cavallo avrebbe fugato ogni dubbio sulle sue capacità.

La carriera ci conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che larincorsa è penalizzata. Comunque! Ci sono barberi forti veloci pronti e preparati che scappano via prima di lei. Trecciolino in questo Palio non mi pare che abbia capito tanto. Ha fatto partire – non so quanto volutamente – suo figlio, ma poi si è nascosto, entrando in una nuvola grigia. Così come ilPusceddu che ha provato a lanciarsi, ma dopo aver indugiato troppo per quasi un giro.

Il Tittia aveva la Pantera accanto....e  Giosuè Carboni ha interpretato alla perfezione il ruolo che in Stalloreggi gli avevano affidato. Insomma non ha mollato la presa, mordendo ai finachi con la precisa Ondina la rivale Aquila.

Ha rotto l'anima al Tittia dal primo momento e dopo la partenza l'ha tenuto su alto ai palchi. E se il Tittia non avesse usato con foga il nerbo l' Aquila sarebbe rimasta in fondo al gruppo. Oppio va e il Tittia ha fatto di tutto, ma quando una Morosita ed una Penelope ti hanno succhiato trenta-quaranta metri non puoi fare più niente.

Gli altri? Comparse, anche se Grandine, Brigante e soprattutto Gingillo qualcosa hanno cercato di fare. Ma non entrano nemmeno nelle fotografie.

No la protagonista assoluta è stata una sola, la Lupa, con la femmina di 8 anni, Preziosa Penelope e un incredibile Jonathan Bartoletti detto Scompiglio.

Come ebbe a dire Aceto “ Il Palio chi non lo vince, lo perde” e allora una sola vince – con il Cappotto – e tutti gli altri perdono.

Dal 17 agosto a Siena avanza....l'inverno. Beati quelli di Vallerozzi che un cappotto l'hanno acquistato per tempo. Gli sarà costato caro, non discuto, ma per un evento storico, entusiasmante e tanto “prezioso” che fai, guardi all'euro?

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SCOMPIGLIO A NERBO ALZATO, VALLEROZZI SI METTE IL CAPPOTTO

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:53 pm


SCOMPIGLIO A NERBO ALZATO, VALLEROZZI SI METTE IL CAPPOTTO


La Lupa ha fatto "cappotto". I pronostici c’erano tutti anche se, nel Palio, niente è prevedibile e tutto può accadere. Come un volo e la Lupa, con la stessa determinazione, stesso cavallo e stesso fantino, ha conquistato la sua trentaseiesima vittoria.

La corsa è finita con il nerbo alzato di Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio, alla sua quarta vittoria. L’ultima lo scorso 2 luglio e con lo stesso cavallo: Preziosa Penelope che per due volte ha vinto la sua sfida sul tufo. Siena, incredula, ha assistito a un "cappotto" (questa la definizione quando, nello stesso anno, una Contrada vince due Carriere, ndr).

Un evento eccezionale che raramente accade. Solo due volte nel Novecento, nel 1933 fu la Tartuca, l’ultima volta, con la Giraffa, nel 1997.

Tra i canapi Nicchio, Civetta, Giraffa, Aquila, Pantera, Drago, Bruco, Leocorno, Lupa, e la Tartuca di rincorsa.

Dopo due partenze annullate a partire in testa il Nicchio inseguito dalla Civetta e Giraffa.

Alla prima curva di S. Martino dietro al Nicchio il Drago, la Giraffa e la Lupa, ma al primo Casato la Lupa ha rimontato posizionandosi terza, e sarà prima al terzo giro di S. Martino. Inutile ogni tentativo di rimonta del Drago.

Una corsa combattuta con il fiato sospeso. Gli occhi dei senesi puntati sulla Contrada del cuore, mentre urla di incitamento si levavano dal quel catino infuocato a forma di conchiglia. Uno spazio civico unico, perché capace di far rivivere, nel presente, la memoria storica di Siena. E’ qui che passione, forza, coraggio, sacralità e fede, si ritrovano da secoli, ogni 2 luglio e 16 agosto.

I contradaioli di Vallerozzi hanno conquistato quel premio tanto desiderato, il drappo di seta dipinto dall’artista belga Jean-Claude Coenegracht, dedicato al 70° anniversario del voto alle donne. Ma l’emozione in Piazza è continuata a salire anche subito dopo la corsa quando i contradaioli della Lupa sono arrivati con il drappellone vinto a luglio e, con i due drappi, hanno iniziato a festeggiare la vittoria riportata sul Campo.

Il sole caldo di mezz’agosto ha abbandonato il tufo, adesso a scaldare è l’euforia della vincita, per chi ha perso, invece, è già inverno. Dovranno aspettare mesi per tornare a sperare. A sperare in quello che solo i senesi sognano: un cavallo vittorioso e un pezzo di stoffa che, per loro, vale più di qualsiasi bene materiale.

Euforia pura ha invaso il Duomo. I lupaioli sono arrivati a centinaia, dentro il fruscio di seta e il rullo dei tamburi. Hanno cantato il Te Deum per ringraziare la Madonna Assunta in cielo, in onore della quale si corre questo Palio di agosto. Un tripudio di popolo in festa dove l’individualità si fonde con la collettività, perché nata e cresciuta sotto una stessa araldica. La Contrada, del resto, è segno identitario indelebile. Un senso di appartenenza e amore difficile, se non impossibile, da comprendere.

Mentre nel mondo si seguivano le Olimpiadi di Rio, a Siena, nel cuore della Toscana, l’attenzione era solo su questa corsa secolare. Unica. Incredibile. Magica. Come sempre.
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IL PAGELLONE DELLA CARRIERA DELL'ASSUNTA

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 6:55 pm

Visto che le pagelle le ho inventate proprio io quando trattavo di Palio ne La Nazione, ecco che ve le squaderno davanti fresche fresche. Intendiamoci non ho la presunzione di capirci più dei “soloni” che pontificano a pranzo con il Masoni, rovinandomi la digestione e l'intero pomeriggio del 16 – infatti pronosticavano tutti, meno il Pacchi, una vittoria facile della Tartuca – ma prendetele come sono e semmai usatele come oggetto di discussione su questa o quella monta.

Jonathan Bartoletti detto Scompiglio si laurea con un indiscutibile 110 e lode. Il dieci con lode non può misurare un fantino che imbastisce e cuce un cappotto storico come questo. E poi nella sua corsa non ci sono ombre. Un sorpasso micidiale giocato tutto sul suo grande coraggio e sulla classe di Preziosa Penelope, poi l'equilibrismo e la forza dopo l'inciampone del barbero al terzo San Martino.

Una carriera da favola. E basta.

Al Mari, che pure è stato buggerato dall'interno nella spianata prima del secondo San Martino, io affibbio comunque un otto tondo tondo. Non mi convincerà mai chi sostiene che doveva fare di più per tenere al gancio la Lupa. Brio è uscito bene dai canapi e con prontezza ha preso la testa. Quando Morosita ha perso un grammo di smalto lui ha fatto di tutto per tenere a freno l'irruenza e la prepotenza di Preziosa e di Jonathan. Ma poteva solo cercare una scorciatoia sul Campo per non farsi sorpassare.

Bellocchio parte in tromba. Favorito un pochino da babbo Gigi, ma cogliendo un bel tempo di uscita dai canapi. Corre benino, ma contro le due Ferrari che lo inseguono può fare pochino, anche se allarga al Casato e naviga poi a centro pista. Certo un gran voto non lo merita perchè si stende sul tufo a San Martino, sfiorando il colonnino.

Non mi sento di dargli più di uno stiracchiato 5. Può darsi che il ragazzo abbia una buona stoffa, ma deve uscire dal “giogo” paterno per diventare un fantino credibile. Ora è un “incompiuto”.....e forse per responsabilità anche di Trecciolino che crede di fargli da scudo senza accorgersi di fargli soprattutto “ombra”.

A Giuseppe Atzeni do comunque un 6 e mezzo. Provateci voi a trovare un minimo di tranquillità fra i canapi quando sei marcato e francobollato da un avversario che ha un solo compito, non farti partire. Le prova di tutte e azzecca anche una buona mossa per liberarsi del Carboni, ma il mossiere la invalida e tutto si complica di nuovo. E' bravo a duellare con il nerbo per non farsi appiccicare ai palchi, ma il suo Palio finisce lì, anche se Tittia spinge Oppio per tre giri, ma solo per salvare la faccia. La vittoria è rimandata al 2017.

Giosuè Carboni detto Carburo si prende un ottoe se lo porta a casa. Nella Pantera gli avevano chiesto da subito di pensare solo all'Aquila. Lui ha sognato in giallo per tre notti e facilitato anche dalla sorte che lo ha chiamato vicino al Tittia ha svolto un lavoro chirurgico e, non vi sembri un paradosso, finanche pulito. Bravo, bravissimo. Avrebbe spalmato il Tittia ai palchi se Giuseppe non avesse usato alla grande il nerbo. Ha preso qualche colpo, ma alla fine il suo lavoro ha prodotto i frutti attesi. Dispiace non poter misurare anche Ondina. E' maneggevolissima......ma è anche forte?

Il Pusceddu era chiamato a dimostrare di essere diventato negli anni un fantino su cui puntare per andare a vincere un Palio. E invece il Bighino – che pure è un cavallerizzo di grande levatura – non ha tenuto fede fino in fondo alle attese. Certo ha corso bene per quasi due giri, ma quando c'era da battagliare per tenere la corda dopo la mossa si è fatto sorpassare e chiudere dalla Giraffa, tenendo a mio parere il piede sul freno fino a metà spianata dinanzi al palco delle comparse. Dopo ha dato fondo alle potenzialità di Porto Alabe. Ma le possibilità di successo erano cadute, come foglie secche. Non arriva alla sufficienza.: per me vale un 5 pieno.

L'imperatore Luigi Bruschelli detto Trecciolino era tornato fra giustificati squilli di tromba in Tartuca e in tanti – forse troppi – lo davano sugli scudi. Diciamo che questa volta c'ha messo lo zampino la sorte relegandolo di rincorsa, ma poi ha interpretato una carriera grigia, piena di sobbalzi e frenate e senza alcun costrutto. Per me un 4 di stima. Avrei potuto condannarlo con un tre secco, ma dalla rincorsa si fa poco più. Mi ha invece deluso lo strombazzatissimo Mississippi. Allenato benissimo – dicevano – ma senza darci alcuna prova della sua pretesa bella forma.

Si rinvia tutto ad un altro anno. Ma gli anni passano e i figli crescono.

Il Murtas mi è piaciuto. Si è mosso bene dai canapi e ha fatto buone cose per un giro, fra cui un bel sorpasso alla Civetta. Poi il barbero si è infortunato e il Palio di Grandine è finito lì.

Io però a questo ragazzo un sei di stima glielo affibbio per quel suo bel primo giro su Reynard King che, per me, era uno barbero di terza ed ultima fascia.

Giuseppe Zedde detto Gingillo parte in gruppo, ma non benissimo, e poi si perde nelle retrovie senza colpo ferire.

Una carriera anonima accanto a Trecciolino e una incollatura sopra al Leocorno.

Alla vigilia lo avevo messo fra le possibili sorprese, accanto alla Civetta, e sorpresa è stata ma del tutto negativa. Colpa sua o di Smeraldo che per ora non è da corsa? 4 e mezzo e le speranze riposte in un armadio fino all'anno prossimo.....

Ho lasciato per ultimo chi ha navigato sempre in fondo alla fila e cioè il Brigante Sanna.

Remistirio mi aveva impressionato in batteria e anche nella prima prova. Poi il sauro di 6 anni è sparito e con lui anche il suo fantino. Di chi la colpa?. Al Sanna un 4 più.

Al mossiere un 8. Non perde mai la testa e resta sempre presente a sé stesso. Poteva convalidare la mossa che aveva visto schizzare bene dai canapi l'Aquila, ma l'ultima parola è la sua e se ha fatto scoppiare il mortaretto avrà avuto le sue brave ragioni. Un neo...non aver richiamato mai la Pantera. Se si accetta il rodeo, anche se portato con le buone maniere, senza nemmeno una ammonizione si corrono rischi per il futuro.

A me pare, comunque, un acquisto indovinatissimo e spero che resti fra noi per qualche anno ancora.

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TRIONFA INCREDIBILMENTE LA LUPA. E' CAPPOTTO

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 7:03 pm

La Contrada della Lupa ha vinto il Palio di Siena del 16 agosto 2016 corso in onore della Madonna dell'Assunta conquistando il Drappellone realizzato realizzato dall'artista belga Jean-Claude Coenegracht dedicato ai 70 anni del voto delle donne. La corsa è stata preceduta dalla tradizionale "carica" del Drappello dei Carabinieri a cavallo e dal Corteo storico.

La Lupa ha così realizzato un cappotto storico vincendo, con lo stesso cavallo e lo stesso fantino, i due Palii dello stesso anno. Nel 1933 l'ultimo cappotto con lo stesso fantino lo realizzo' Ganascia su Folco per la Tartuca.

L'ordine di ingresso ai canapi è stato il seguente: Nicchio, Civetta, Giraffa, Aquila, Pantera, Drago, Bruco, Leocorno, Lupa e Tartuca di rincorsa.

Agli ordini del mossiere Fabio Magni, con Aquila e Pantera affiancate ai canapi, e dopo un'ordine di uscita che ormai è diventato consuetudine, secondo allineamento con qualche schermaglia tra le due rivali costantemente fuori posizione con la Pantera che marca stretta l'Aquila. Dopo pochi minuti entra la Tartuca con Trecciolino ma la mossa viene invalidata. Situazione che si ripete in modo analogo anche al terzo tentativo con Trecciolino che di rincorsa cerca di approfittare della situazione tra i canapi.

Al quarto allineamento, partenza immediata con ottimo spunto al via di Nicchio, Drago, Giraffa e Lupa all'esterno. Nicchio che passa in prima posizione al primo San Martino seguito da Drago, Giraffa e Lupa. Al primo bandierino passa davanti il Drago con il Nicchio che viene superato anche dalla Lupa. Cade il fantino del Nicchio al secondo San Martino mentre Drago e Lupa continuano la corsa di testa con l'Aquila in rimonta. Al terzo San Martino passa in testa la Lupa che va a vincere il Palio con Jonatan Bartoletti detto Scompiglio su Preziosa Penelope che ripete l'arrivo trionfale dello scorso luglio davanti al Drago, allo scosso del Nicchio ed all'Aquila.


L'ordine di ingresso tra i canapi delle Contrade partecipanti al
PALIO DI SIENA DEL 16 AGOSTO 2016
contrada, nome cavallo, sesso, anni, manto, palii corsi/vinti, proprietario
nome fantino, soprannome, palii corsi/vinti

Nicchio NICCHIO - MOCAMBO - C 11 baio Palii corsi 7 - Harris Getty
Enrico Bruschelli detto Bellocchio 3 palii/0 vittorie
Civetta CIVETTA - PORTO ALABE - C 8 sauro Palii corsi 7 - Fabrizio Brogi
Valter Pusceddu detto Bighino 24 palii/0 vittorie
Giraffa GIRAFFA - REYNARD KING - C 6 baio Palii corsi 1 - Mario Savelli
Sebastiano Murtas detto Grandine 5 palii/0 vittorie
Aquila AQUILA - OPPIO - C 9 grigio Palii corsi 4/1 vinto - Caterina Brandini
Giovanni Atzeni detto Tittia 25 palii/5 vittorie
Pantera PANTERA - ONDINA PRIMA - F 9 grigio Palii corsi 1 - Dino Pes
Giosuè Carboni detto Carburo 1 palio/0 vittorie
Drago DRAGO - MOROSITA PRIMA - F 11 baio oscuro Palii corsi 5/2 vinti - Niccolò Rugani
Andrea Mari detto Brio 24 palii/5 vittorie
Bruco BRUCO - SMERALDO NULESE - C 5 baio Palii corsi 1 - Mark Harris Getty
Giuseppe Zedde detto Gingillo 22 palii/2 vittorie
Leocorno LEOCORNO - REMISTIRIO - C 6 sauro - esordiente - Mattia Marchetti
Carlo Sanna detto Brigante 4 palii/0 vittorie
Lupa LUPA - PREZIOSA PENELOPE - F 8 baio Palii corsi 2/1 vinto - Sandra Rossi
Jonatan Bartoletti detto Scompiglio 17 palii/3 vittorie
RINCORSA Tartuca TARTUCA - MISSISSIPPI - C 11 baio Palii corsi 4/1 vinto - Niccolò Rugani
Luigi Bruschelli detto Trecciolino 47 palii/13 vittorie
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i voti ai fantini

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 7:04 pm

Si è corso ieri sera il Palio di Siena del 16 agosto 2016 in onore della Madonna dell'Assunta che ha visto il trionfo della Contrada della Lupa con Jonatan Bartoletti detto Scompiglio su Preziosa Penelope.

Questi i nostri voti ai 10 fantini che hanno corso il palio di ieri sera:

LupaJONATAN BARTOLETTI DETTO SCOMPIGLIO 10 E LODE (PERCHE' DI PIU' NON SI PUO')
Il fantino dell'anno sfodera un'altra prestazione mostruosa, aiutato anche da un cavallo che entrerà di diritto nella storia del palio. Alla mossa, da un posto alto, riesce immediatamente a coprire un paio di contrade, girando quarto a San martino e infilando dall'interno la Giraffa. Si vede fin da subito che il motore di Preziosa Penelope ha dei giri maggiori rispetto ai primi due, ma intelligentemente non forza, aspettando il momento giusto, che arriva all'inizio del terzo giro, dopo aver superato agevolmente il Nicchio. E qui c'è il mezzo miracolo, visto che il sorpasso al Drago arriva da un pertugio interno quasi impensabile. Mette la freccia, sfiora il colonnino, sgomita, rialza “dall'inciampone” Preziosa Penelope (quasi inginocchiata) all'ultimo San Martino e giunge primo al bandierino conquistando uno storico cappotto.
IMMENSO

DragoANDREA MARI DETTO BRIO 8
Torna in Piazza dopo la squalifica e ha subito l'occasione per dare la zampata. Parte bene nonostante una piccola strizzata e al primo San Martino è già secondo dietro al Nicchio. In ingresso al Casato frena per non tamponare Mocambo e per cercare la traiettoria migliore. Il sorpasso arriva subito dopo il Casato e tiene la testa per un altro giro. Quando Scompiglio lo sorpassa, però, non sembra lo stesso Mari di sempre. Si fa sorprendere dall'interno senza colpo ferire, ed era lecito attendersi qualcosa in più da un fantino della sua caratura. E' un palio positivo, ma qualche rammarico resta.
SORPRESO

GiraffaSEBASTIANO MURTAS DETTO GRANDINE 7
Con un cavallo non certo di prima fascia, sfrutta il posto basso tra i canapi, scappando nelle prime posizioni. Al primo San Martino gira terzo, ma finisce un po' largo e si fa sorprendere dalla Lupa. Mantiene la posizione a ridosso dei primi fino all'inizio del secondo giro, quando il suo cavallino si infortuna e lui è costretto a fermarsi. Dimostra comunque di spingere e di meritare il ritorno tra i 10.
REDIVIVO

PanteraGIOSUE' CARBONI DETTO CARBURO 6,5
Aveva un compito e lo ha svolto con bravura e con molta fortuna. Favorito dal posto al canape accanto alla rivale, elemento non da poco per il giudizio globale, inizia la marcatura stretta al Tittia. Ai canapi l'Aquila rappresenta una potenza, e lui rischia di farsi sorprendere in entrambe le prime due mosse, che per sua fortuna vengono annullate. In quella valida, invece, si accoppia con l'Aquila, la allarga, resiste alle nerbate, ma in fin dei conti riesce a rallentarla e ostacolarla, anche se perde quasi subito il contatto. Il risultato finale è quello che conta, la fortuna aiuta gli audaci.
MARCATORE

AquilaGIOVANNI ATZENI DETTO TITTIA 6+
Tra i canapi mantiene una calma olimpica nonostante la marcatura stretta di Carburo. Si smarca ed esce bene nelle prime due mosse, ma il mossiere le invalida. Nella terza, invece, la Pantera riesce a mantenere il contatto, ma lui lotta come un leone, nerba da dietro la rivale e si smarca quasi subito girando sesto al primo San Martino. Il suo palio di rimonta inizia qui, pian piano guadagna posizioni, sfruttando anche il galoppo di Oppio, ma Preziosa Penelope e Morosita sono irraggiungibili. Chiude vicino ai primi, ma non basta.
PRESSATO

CivettaVALTER PUSCEDDU DETTO BIGHINO 6
Parte bene e prende subito una traiettoria bassa che gli consente di affrontare il primo San Martino nelle posizioni di testa. Prima della curva cerca di guardarsi intorno per cercare il Leocorno, che però è già fuori causa. Si piazza in quinta posizione e all'inizio del secondo giro è quarto, in virtù dell'incidente della Giraffa, ma l'Aquila lo sopravanza immediatamente a San Martino. Finisce il suo palio in quinta posizione, ottenendo il risultato migliore con il minimo sforzo.
ESPERIENZA

NicchioENRICO BRUSCHELLI DETTO BELLOCCHIO 5,5
Palio dai due volti quello del giovane Bruschelli. Dalla mossa fino all'ingresso del primo Casato merita un 8 pieno: parte primo alla grande, chiude il Mari nella spianata e mantiene la testa. Da qui in poi il voto non arriva al 4. L'ingresso al Casato è troppo ampio, favorendo così il sorpasso del Drago. Prende il cavallo in mano e non spinge più, così che anche la Lupa non ha problemi a superarlo dall'interno. Più che il palio sembra una prova, ma nonostante ciò entra troppo stretto a San Martino, battendo nel materasso e finendo la sua carriera sul tufo.
ARRENDEVOLE

TartucaLUIGI BRUSCHELLI DETTO TRECCIOLINO 4,5
La posizione di rincorsa non lo favorisce. Cerca di far partire l'Aquila e ci riesce nelle due mosse false, solo in parte in quella buona. Con tutte le accoppiate migliori davanti, può sinceramente fare poco e per questo motivo la sua esperienza gli consiglia di rimanere dietro, conducendo una carriera nelle retrovie senza particolari velleità. La fortuna non lo assistie, ma non è un palio da leone quale è.
ANONIMO

BrucoGIUSEPPE ZEDDE DETTO GINGILLO 4
Parte anche abbastanza bene, ma al primo San Martino va larghissimo, favorendo le inseguitrici. Nella spianata non spinge mai, come si vede bene dalle immagini in cui Smeraldo Nulese tiene la testa alta come se venisse richiamato dal proprio fantino. Dopo la grande prestazione di luglio, mette insieme un palio anonimo, in cui non si vede mai, una prova nettamente insufficiente per un fantino del suo calibro. Nell'anno dell'esplosione del Bartoletti, rappresenta il rovescio della medaglia.
DELUSIONE

LeocornoCARLO SANNA DETTO BRIGANTE 3,5
Aveva l'unico esordiente del lotto, senza possibilità di vittoria e in una posizione piuttosto alta tra i canapi. Queste sono le attenuanti, ma lui non fa niente per mettersi in mostra. In partenza viene strizzato e prima della fonte è già ultimo. Da questo momento in poi non rientra nemmeno nelle fotografie, concludendo a mezzo giro di distanza dai primi. E' uno dei fantini emergenti, ma deve iniziare a dimostrarlo. Questa prestazione ne abbassa vertiginosamente le quotazioni.
CHI L'HA VISTO?
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le altre mosse

Messaggio  jabru il Mer Ago 17, 2016 7:07 pm

L'allineamento tra i canapi racchiuso nella secconda e terza busta
Mossa-prma-prova
SIENA. Questi gli ordini delle altre due mosse del Palio del16 agosto. Nella seconda busta l’allineamento tra i canapi prevedeva: Lupa, Aquila, Bruco, Civetta, Pantera, Leocorno, Drago, Tartuca, Giraffa e Nicchio di rincorsa.

La terza, invece: Pantera, Bruco, Giraffa, Tartuca, Aquila, Nicchio, Drago, Leocorno, Lupa e Civetta di rincorsa.
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il dopo Assunta: cosa muta con il trionfo della Lupa

Messaggio  jabru il Gio Ago 18, 2016 6:11 pm

UN CAPPOTTONE, quello della Lupa. Emozionante. Intenso da vivere. Capace, al contempo, di provocare ricadute effetto-domino sul 2017. Extra large non solo dunque per la potenza espressa sul Campo da Scompiglio e Preziosa Penelope, quanto perché incide sugli equilibri palieschi. Assesta rapporti fra Contrade, lancia definitivamente un ulteriore «re» della Piazza ed evidenzia la necessità di rimpinguare il parco-fantini più di quello dei cavalli.

ANDIAMO per ordine. Nel Palio gli assassini dettano legge. Si sa. E condizionano anche le Contrade, bisogna essere onesti. Ma queste ultime non hanno perso completamente il loro peso specifico e la capacità di manovra, come ben si è intuito nell’Assunta. La Lupa ha trovato almeno un paio di compagne di viaggio importanti, che saranno in Piazza il prossimo anno e che gravitano intorno a Scompiglio. Gruppo che dunque consolida l’intesa e, di riflesso, accentua la saldatura fra chi si trova sul versante opposto. Sensazione a caldo, salvo che il lungo inverno elettorale comporti scossoni.

Poi i fantini. C’è stato un passaggio epocale. Gli anni Duemila risultano segnati dal dominio assoluto dell’Imperatore Luigi Bruschelli. Ma dal 2010 ad oggi si è verificato un lento quanto inevitabile ricambio generazionale perché Tittia ha messo la firma su quattro successi, Brio e Scompiglio su tre ciascuno, due i centri fatti da Trecciolino, uno a testa per Salasso e Voglia. Le Contrade hanno dovuto concentrare, gioco-forza, la loro attenzione su pochi nomi per avere chance di vittoria. Finora su Brio e Tittia, dopo lo storico cappotto nella Lupa (sempre di più) anche su Scompiglio. C’è insomma, a parte Trecciolino che resiste nell’Olimpo, un altro «re» della Piazza insieme al sardo-tedesco e a Brio. Non ci sono più dubbi. Cosa peraltro accolta positivamente dalle Contrade che possono così ampliare il ventaglio delle scelte evitando la corsa all’uno o all’altro.

IL PALIO dell’Assunta evidenzia poi la necessità di rimpolpare il parco-fantini. C’è chi fra le new entry ha deluso, vedi Brigante. Ma anche dagli altri, esclusi i tre nelle fotografie (Scompiglio, Brio e Tittia), ci si attendeva qualcosa di più. Ha ragione Trecciolino quando rivendica il suo ruolo di talent scout dei fantini, seppure sia stato criticato. Non si è stati capaci di tirare fuori dal cilindro, stando almeno ai risultati, nomi con i numeri per diventare stelle. A qualcuno magari va data un’altra opportunità, però altri devono sbrigarsi a correggere il tiro per non finire fuori carreggiata. Si potranno far debuttare dei giovani (forse sarà davvero la volta buona per Andrea Coghe o Arri), rientreranno Girolamo e Salasso. Certo è che se Contrade e addetti ai lavori non si muoveranno per tempo finirà che nel 2017 ci sarà chi si ritroverà con una monta di livello inferiore alla qualità del cavallo. «Non mancano i mezzosangue, ma i fantini», va ripetendo ormai da qualche anno Mario Savelli. Alla luce di quanto visto nel 2016 impossibile dargli torto.
Laura Valdesi da La Nazione
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Palio, il dopo Assunta: cosa muta con il trionfo della Lupa

Messaggio  jabru il Ven Ago 19, 2016 5:35 pm

UN CAPPOTTONE, quello della Lupa. Emozionante. Intenso da vivere. Capace, al contempo, di provocare ricadute effetto-domino sul 2017. Extra large non solo dunque per la potenza espressa sul Campo da Scompiglio e Preziosa Penelope, quanto perché incide sugli equilibri palieschi. Assesta rapporti fra Contrade, lancia definitivamente un ulteriore «re» della Piazza ed evidenzia la necessità di rimpinguare il parco-fantini più di quello dei cavalli.

ANDIAMO per ordine. Nel Palio gli assassini dettano legge. Si sa. E condizionano anche le Contrade, bisogna essere onesti. Ma queste ultime non hanno perso completamente il loro peso specifico e la capacità di manovra, come ben si è intuito nell’Assunta. La Lupa ha trovato almeno un paio di compagne di viaggio importanti, che saranno in Piazza il prossimo anno e che gravitano intorno a Scompiglio. Gruppo che dunque consolida l’intesa e, di riflesso, accentua la saldatura fra chi si trova sul versante opposto. Sensazione a caldo, salvo che il lungo inverno elettorale comporti scossoni.

Poi i fantini. C’è stato un passaggio epocale. Gli anni Duemila risultano segnati dal dominio assoluto dell’Imperatore Luigi Bruschelli. Ma dal 2010 ad oggi si è verificato un lento quanto inevitabile ricambio generazionale perché Tittia ha messo la firma su quattro successi, Brio e Scompiglio su tre ciascuno, due i centri fatti da Trecciolino, uno a testa per Salasso e Voglia. Le Contrade hanno dovuto concentrare, gioco-forza, la loro attenzione su pochi nomi per avere chance di vittoria. Finora su Brio e Tittia, dopo lo storico cappotto nella Lupa (sempre di più) anche su Scompiglio. C’è insomma, a parte Trecciolino che resiste nell’Olimpo, un altro «re» della Piazza insieme al sardo-tedesco e a Brio. Non ci sono più dubbi. Cosa peraltro accolta positivamente dalle Contrade che possono così ampliare il ventaglio delle scelte evitando la corsa all’uno o all’altro.

IL PALIO dell’Assunta evidenzia poi la necessità di rimpolpare il parco-fantini. C’è chi fra le new entry ha deluso, vedi Brigante. Ma anche dagli altri, esclusi i tre nelle fotografie (Scompiglio, Brio e Tittia), ci si attendeva qualcosa di più. Ha ragione Trecciolino quando rivendica il suo ruolo di talent scout dei fantini, seppure sia stato criticato. Non si è stati capaci di tirare fuori dal cilindro, stando almeno ai risultati, nomi con i numeri per diventare stelle. A qualcuno magari va data un’altra opportunità, però altri devono sbrigarsi a correggere il tiro per non finire fuori carreggiata. Si potranno far debuttare dei giovani (forse sarà davvero la volta buona per Andrea Coghe o Arri), rientreranno Girolamo e Salasso. Certo è che se Contrade e addetti ai lavori non si muoveranno per tempo finirà che nel 2017 ci sarà chi si ritroverà con una monta di livello inferiore alla qualità del cavallo. «Non mancano i mezzosangue, ma i fantini», va ripetendo ormai da qualche anno Mario Savelli. Alla luce di quanto visto nel 2016 impossibile dargli torto.
Laura Valdesi da La Nazione
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