Palio d'inverno

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A marzo le previsite

Messaggio  jabru il Gio Gen 31, 2013 12:40 pm

Il Comune "mantiene" l'Albo dei cavalli. A marzo le previsite
Paletti per i proprietari: non ci dovrebbero essere novità. Ora la "partita" del mossiere
Capitani in Comune ieri con il prefetto Laudanna
di LAURA VALDESI


Siena, 30 gennaio 2013 — Appuntamento alle 18,20. Tutti davanti al Comune. All’appello mancano un paio di dirigenze quando il Commissario Enrico Laudanna chiama dentro i capitani. Saluto cordiale, poi la porta si chiude e arriva (quasi) subito l’annuncio atteso: le corse si faranno.

Troppo importante l’addestramento e la preparazione per la Festa. Propedeutici. Impossibile scantonare. Tradotto: ci sarà a breve l’iscrizione all’Albo, sia dei proprietari che dei mezzosangue. Poi la previsita, sicuramente a marzo visto che febbraio è alle porte. Quindi cavalli in pista a Mociano e Monticiano, concludendo il tutto prima di metà giugno. Nulla cambia, anche se il Comune sta attento ad ogni passo (economico) perché i conti sono sotto osservazione. Ormai è cosa nota.
I capitani intervengono, si rilancia sui premi ma del contributo a loro non importa.

Così come dei paletti imposti ai proprietari dei cavalli per quanto riguarda la partecipazione a corse e galoppi, lo stop prima del Palio ad ogni evento extra-Protocollo. C’è da scommettere che i ’passionisti’ dovranno accettarli, magari obtorto collo, anche se non arriverà loro alcun compenso. Perché quello di Provenzano sarà davvero un Palio da tempi di crisi. E di emergenza.

“Clima cordiale, solo un primo scambio di opinioni”, sottolinea al termine dell’incontro, con la consueta gentilezza, il prefetto Laudanna. Parole che sottendono dunque un nuovo summit, magari una volta ultimato il passaggio con il mossiere. Quando si saprà se Bartolo Ambrosione accetterà o meno di salire sul verrocchio in nome del bene supremo della Festa, nonostante preferisse nel 2013 fare la riserva in panchina.
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Viaggio nelle scuderie: Coghe

Messaggio  jabru il Ven Feb 01, 2013 6:45 pm

Coghe: "Niente premi per le corse? Ci chiedono di lavorare gratis"
di Laura Valdesi

Massimo Coghe invita il Comune e le Contrade a trovare una soluzione - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (puntata n.7)
di LAURA VALDESI

Siena, 31 gennaio 2013 - “Ma ci si rende conto che c’è la crisi? I proprietari, e parlo per la categoria, non si possono mica permettere di fare beneficenza”. Il risveglio, per Massimo Coghe come per molti altri allenatori e fantini, è turbato dalla notizia del taglio di contributo e premi per le corse di addestramento dei cavalli da Palio. “A caldo dico che a fronte di una crisi di queste proporzioni non ci possono chiedere di andare a correre gratis. Sono d’accordo che venga tolto il contributo ma, gareggiare senza neppure un minimo di riconoscimento, è un’esagerazione. Da nessuna parte accade che prendi parte ad una manifestazione e non hai un premio se vinci”.
L’orientamento del Comune, comunicato mercoledì sera ai capitani, fa dunque discutere nell’ambiente paliesco. “E magari restano intatte anche le restrizioni relative alla partecipazione all’addestramento e allo stop alle corse prima del Palio”, aggiunge Coghe. “Se qualcuno di noi si dice d’accordo, lo fa per ipocrisia. Sarebbe meglio decidere, tutti insieme, di non portare i cavalli: le corse non vengono fatte”, aggiunge.
La decisione ultima non c’è ancora. I capitani hanno chiesto di trovare altre soluzioni che garantisca un minimo di riconoscimento.
“Nessuno chiede chissà quale cifra… Simbolica, magari, però gratis è assurdo. Facciamo due conti: per andare a Monticiano devi prendere un van, mettere il gasolio. Vuoi che non se ne vadano via 200 euro? Nessuno chiede di tornare all’epoca d’oro, quando esistevano incentivi per ogni cosa. Almeno ripagare il tempo e, per così dire, i mezzi usati mi sembra indispensabile”.
Il suggerimento di Coghe?
“Noi prepariamo i cavalli l’intera stagione, senza ricevere né rimborsi, né premi. Si tratta in fondo di qualche centinaio di euro. Poi c’è un fantino che magari corre e vince il Palio con il tuo cavallo, incassando sicuramente molto di più di qualche foglio da cento euro. Ecco, questa forbice, allora, va riequilibrata. In che modo? Non lo so. Non sta a me trovare la via giusta ma va individuata. In quel caso, allora, si possono accettare regole e imposizioni”.
Insomma, potresti non presentare i cavalli all’Albo?
“Non ci sono le condizioni economiche per portare i mezzosangue a fare lo spettacolo. Vorrà dire che capitani, mangini e barbareschi andranno nelle scuderie a vedere i cavalli. (resta un attimo pensieroso, ndr) La cosa mi fa arrabbiare: però, come ho sempre fatto, cercherò di dialogare con i proprietari. Quanto ai soggetti miei, visto che ho un figlio che vuole fare questa professione e deve farsi vedere… alla fine sarò costretto a cedere. A malincuore”.
Il messaggio da mandare è chiaro: non tiriamo troppo la corda.
“Esatto. Perché altrimenti va a finire che un giorno, proprietari e fantini, chiudono i rubinetti e se le Contrade vogliono fare il Palio si comprano i cavalli. Intanto, sarebbe una bella cosa che almeno i contributi approvati per il 2012 venissero erogati, visto che non si è visto un euro”.
Quanti nomi per la provincia hai in scuderia?
“Magici tiglio, Mirko Monello, Oppio, Paga da bere e Opera rara. Poi ci sono i purosangue e tre puledre: sarebbe bello trovare per loro delle proprietarie. Donne, intendo. Una scuderia in rosa”.
Tuo figlio Andrea è pronto per il debutto nel 2013?
“Se trova l’opportunità può fare il grande salto. Nella seconda metà dell’anno scorso avevo ancora qualche dubbio, non era giusto rischiare. Ora credo sia in grado di assumersi le responsabilità e i rischi, appunto, di chi debutta”.
Ingaggi?
“Di sicuro ad Asti, per Fucecchio qualcosa c’è ma da valutare. Le cose sono in movimento”.
da La Nazione
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Viaggio nelle scuderie: Ticci

Messaggio  jabru il Sab Feb 02, 2013 12:42 pm

Ticci: "Via il contributo: bene. Senza premi 'selezione' in alto dei cavallai"
SETTIMA PUNTATA
di Laura Valdesi

Francesco Ticci è convinto che i fantini accetteranno tagli ai compensi - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (8° puntata)

Siena, 1 febbraio 2013 - “Hanno tolto il contributo? Ho sempre detto che doveva essere eliminato perché com’era stato congegnato risultava inutile. Non sono stati i soldi a portare la qualità dei cavalli”. Francesco Ticci, fantino e allenatore, adesso impegnato con il suo progetto di allevamento, ha sempre criticato il meccanismo di incentivazione. “Se in futuro, quando la crisi sarà meno forte, si troveranno altre forme, ben vengano. La formula attuale era a mio avviso solo uno spreco di denaro”.
Massimino, proprio ieri, evidenziava su La Nazione di Siena on line che invece non si può correre senza premi.
“In effetti servono, da un lato per garantire l’agonismo e dall’altro per ripagare, seppure in minima parte, gli sforzi del proprietario. Se vinci una bella corsa è giusto portare a casa almeno gli euro per biada e fieno”.
Ma dove si trovano le risorse?
“Non è il mio settore, però i premi devono restare. Magari anche un tantino ritoccati. Ero convinto che potessero intervenire le Contrade ma l’auto-tassazione dei protettori, in tempi di magra come questi, diventa faticosa”.
Hai scelto di non tenere più cavalli del Palio in coerenza con le critiche rivolte alle regole del Protocollo, dalle misurazioni al millimetro ai paletti imposti.
“Esatto. E credo che se, come sembra, si lasceranno invariate le regole e le imposizioni del Protocollo, togliendo al contempo i premi, andrà a finire che si assisterà ad una selezione in alto dei proprietari. Un tempo il cavallo lo tenevano solo i signori, ora era diventato un bene diffuso. Ma il piccolo passionista, con il taglio delle risorse a raso zero, finirà per non potersi più permettere il soggetto da Piazza. L’importante è che non si intacchi la qualità e la professionalità. Se un anno ci sono meno soldi, per amore del Palio si può anche rinunciare al denaro. Una cosa è il cavallo delle regolari, che ha scopo di lucro, un altro è infatti il piazzaiolo”.
Francesco Ticci mantiene però dei cavalli per i paliotti?
“Sì e ci sono già degli ingaggi che ad oggi non posso svelare. A darmi una mano qui in scuderia c’è un ragazzo, Jonny Gori, che vorrebbe entrare nel mondo del Palio”.
Nel tuo futuro c’è dunque il progetto di un allevamento di cavalli che ormai sta decollando.
“E’ nato perché cercavo soluzioni che mi consentissero di restare in questo mondo, nella mia seconda fase della vita. L’obiettivo è creare una linea di sangue anglo-arabo di valore. Dalle fattrici a cui è stato dato il mio stallone, Lord de Bonorva, sono nati puledri splendidi con piena soddisfazione delle parti. Pensa, da lui e dalla mia Istricetta, è venuta fuori una cavallina meravigliosa che ho chiamato ‘Tanti auguri’ ”.
I fantini, tornando al Palio, accetteranno il taglio dei compensi?
“Non sono come 20 anni fa, adesso si parla di persone manager e professionisti accurati. Uomini completi. Ecco perché ritengo che non esisterà l’esosità nelle richieste, ci sarà un rilassamento, specie fra i grandi. Che non sono mai tali per caso”
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Viaggio nelle scuderie: Milani

Messaggio  jabru il Mar Feb 05, 2013 11:44 am

Milani: "I soldi non sono più quelli di un tempo, bisogna giocare d'astuzia nel Palio"
di Laura Valdesi

Massimo Milani ha 11 mezzosangue per l'Albo - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (8° PUNTATA)
di Laura Valdesi
Siena, 4 febbraio 2013 – La crisi “entra” anche nelle scuderie. Si parla della città e dei suoi problemi, di come cambieranno le cose di qui a breve. E nei prossimi anni. Il Palio, in fondo, è Siena. “La Festa, per assurdo, potrebbe beneficiare di questa situazione. I dirigenti si rimboccheranno le maniche, anche loro come le famiglie, puntando su un Palio diverso. Forse anche più vero, sentito e combattuto, a partire dal livello strategico. Insomma, se i soldi non sono quelli di un tempo, bisognerà ingegnarsi e giocare d’astuzia a 360 gradi trovando soluzioni differenti”. Così Massimo Milani legge uno dei momenti storici più delicati per la città che sta comportando variazioni anche nell’organizzazione della Festa.
Al contributo comunale per i cavalli da Palio si deve dire addio.
“Bisogna fare i conti con la realtà. Questo significa che si va verso una selezione naturale dei proprietari: chi se lo potrà permettere continuerà a tenere i cavalli. E soprattutto a consentire agli allenatori di lavorare con puntigliosità e serietà, tenendo alto il livello qualitativo dell’attività. Da questo punto di vista sono molto fortunato”.
Massimo Coghe e Francesco Ticci, proprio sulla Nazione on line, sostengono che i premi per le corse devono restare.
“Agli allenatori interessa poco perché il premio è del proprietario. E spesso quando viene preso finisce in cene di scuderia. Questo è lo spirito che c’è qui da noi. Non sono d’accordo che si lavora gratis”.
Il capitano del Drago Mario Toti, a nome dei dirigenti palieschi, ha chiesto al commissario prefettizio di conservare i premi per le corse per evitare, tra l’altro, che venga meno l’agonismo.
“Vorrà dire che vincerà chi s’impegnerà ugualmente, se non ci sono i premi. Noi quando partiamo dalla scuderia per le corse abbiamo un obiettivo e, arrivati in fondo, tiriamo una riga e guardiamo dove abbiamo sbagliato. Insomma, si punta sempre al massimo, valutando poi eventuali errori da correggere”.
Ti aiutano in scuderia tre fantini: Luca Minisini, Giosuè Carboni e Jacopo Pacini. Pensi che sarebbero disposti ad un taglio del compenso per correre il Palio, stante la situazione?
“Già stanno facendo grandi sacrifici. Tutti. Ritengo che li accetterebbero, dal più giovane al più esperto. O meglio, troverebbero un accordo con le dirigenze”.
Nei tuoi box ci sono 4 cavalli che hanno corso in Piazza, fra cui il vittorioso Istriceddu, la maggior parte ha già fatto prove di notte e Tratta. Undici in tutto.
“Tre sono quelli che devono invece fare il percorso: Oros, un bel cavallo che ha partecipato a sartiglie e manifestazioni in Sardegna, poi Phalena e Overjoyed. Gli altri sono più svezzati, diciamo: Omodeos, Ozzastru, Porto Alabe e Pestifero. Gli espertissimi sono Istriceddu e Gammede, per quest’ultimo sarà l’ultimo anno nell’Albo. Hanno poi corso in Piazza Indianos e Morosita”
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I Priori raccontano la Contrada: Istrice

Messaggio  jabru il Mar Feb 05, 2013 11:51 am

''Le Contrade di Siena raccontate dai Priori'': Istrice
Lunedì 04 Febbraio 2013 12:52 di Gabriele Voltolini
Il Priore della Contrada Sovrana dell'Istrice, Nicoletta Fabio, svela la Contrada di Camollia

Quattordicesimo appuntamento con il nostro speciale sulle contrade. Nella puntata di questa settimana andiamo a scoprire la Contrada Sovrana dell’Istrice insieme al priore di Camollia Nicoletta Fabio.

LA STRUTTURA - Il priore ci attende in Via Camollia 89, davanti all’entrata del museo. Entriamo nella sala delle vittorie, sede dei seggi e delle assemblee e da qui inizia la nostra chiacchierata: “Il potere esecutivo – racconta Nicoltetta Fabio - è costituito dalla Sedia, dalla Consulta generale e dal Consiglio generale. Tali organismi devono sempre adeguarsi alle decisioni assunte dall’Assemblea, che rappresenta tutto il Popolo di Camollia e che per mezzo delle delibere adottate regola la vita della Contrada sotto tutti gli aspetti. La Sedia è composta da 16 membri: Priore, Vicario, Capitano, 3 Provicari (rispettivamente all’Amministrazione e Finanze, all’Organizzazione, Segreteria e Attività culturali, e al Circolo “Il Leone”), Cancelliere, Economo, Archivista, Bilanciere, Camarlengo, Amministratore del Protettorato, Amministratore delle Finanze, Provveditore ai Beni Immobili, Provveditore alla segreteria e all’organizzazione del Circolo, Provveditore all’Economato del Circolo. Il mandato della sedia è triennale, fatta eccezione per i 3 rappresentanti del Circolo che restano in carica per un biennio, mentre il mandato del Capitano è quadriennale, con obbligatoria verifica della fiducia ogni 2 anni. La Consulta generale, organo consultivo della Sedia, è composta dai Maggiorenti (ex Priori, ex Capitani ed ex Vicari), membri di diritto ai quali non è preclusa la candidatura alle cariche elettive, e da membri nominati dal Priore e dal Capitano, in ragione di un massimo di 10 ciascuno, scelti fra gli istriciaioli che per la loro esperienza o per particolari benemerenze siano ritenuti di valido aiuto nell’esame e nella soluzione di problemi contradaioli. Il Consiglio Generale, invece, organo permanente non elettivo, è costituito da circa 300 membri, fra i quali gli ex componenti della Sedia e gli ex consultori. Al Consiglio competono le decisioni relative ad acquisti e vendite di beni mobili e immobili quando si eccedono i limiti di competenza della Sedia, ma entro un determinato importo. Spetta inoltre al Consiglio la nomina di un suo membro nelle varie commissioni elettorali, nel Collegio dei Probiviri e nel Collegio sindacale. Completano l’organigramma i Delegati di Sedia, che non fanno parte degli organi esecutivi e perciò non sono soggetti a votazione, ma sono proposti dai Provicari competenti per settore e svolgono compiti eminentemente operativi di particolare impegno. Infine, in occasione di manifestazioni di carattere straordinario che non rientrino nelle attività di normale amministrazione, la Sedia forma delle Commissioni di contradaioli atte a svolgere gli specifici incarichi e le sottopone all’approvazione dell’Assemblea. Una specificità dell’Istrice è l’unione tra circolo e contrada. Il Leone e la Contrada, infatti, non sono divisi, ma rappresentano un’unica personalità giuridica. Personalmente sono al primo mandato da Priore, eletta nel dicembre 2010 per il triennio 2011-13. Precedentemente ho ricoperto la carica di cancelliere dal 2004 al 2006, delegata alla redazione dell’Aculeo per più di un mandato e presidente della commissione numero unico nel 2008”.

IL POPOLO - Una contrada dai numeri elevati, ben organizzata e rispettosa delle gerarchie interne. “Quello dell’Istrice – prosegue il priore - è un popolo numeroso, che conta tra i 3000 e i 4000 protettori, ma per quanto composito ha una sua spiccata personalità. È un popolo prima di tutto leale, corretto e sincero, che ha sempre affrontato le questioni a viso aperto e non si è mai sottratto al confronto e ai giudizi; fiero e orgoglioso, geloso della propria autonomia pur nel rispetto assoluto delle Consorelle e della città, ma soprattutto geloso delle proprie consuetudini, dei propri luoghi e dei propri affetti, tanto da apparire a volte burbero. In realtà è un popolo che manifesta riconoscenza e gratitudine nei confronti di chi lo merita, un popolo spontaneo e molto generoso, di grande cuore, che ha una tradizione di solidarietà fortemente radicata ma volutamente poco esibita. È un popolo fatto di tanti giovani e giovanissimi e questo lo rende particolarmente entusiasta ed esuberante. Tutte le generazioni, però, sono ben rappresentate e i più vecchi condividono quotidianamente la loro esperienza e saggezza con i ragazzi, come è naturale nella vita di contrada. Tante le donne, troppe secondo qualche istriciaiolo non necessariamente anziano, che ormai da tempo ricoprono cariche anche importanti, basti pensare che nell’attuale Sedia la rappresentanza femminile è di 4 su 16. Il gruppo donne fu sciolto oltre vent’anni fa, a dimostrazione di una piena partecipazione e di una sostanziale parità, anche se personalmente ritengo che una certa distinzione di ruoli sia comunque opportuna. Tutte le iniziative della Contrada vedono una bella partecipazione, al “Leone”, aperto anche di pomeriggio, c’è sempre una folta presenza, il Gruppo Donatori di sangue è numeroso e ben organizzato, molto attivi anche i gruppi sportivi e il coro, gli appuntamenti con il gruppo piccoli e con il gruppo giovani sono frequenti e anch’essi molto partecipati. La coesione nasce dall’affetto disinteressato per la Contrada e dalla memoria comune, a cui siamo profondamente legati. Del resto il popolo dell’Istrice è poco incline alle innovazioni, tendenzialmente diffidente di fronte alle novità, ma sa guardare avanti, sa interpretare i cambiamenti senza perdere le radici, sa essere lungimirante. È anche un popolo rispettoso dei ruoli e delle gerarchie e questo consente di gestire i grandi numeri, grazie ad una organizzazione interna ben strutturata e funzionale”. Altro capitolo la rivalità con la Lupa, che nel tempo ha avuto momenti di forte scontro, ma che adesso è rientrata nei canoni: “La rivalità con la Lupa risale a 80 anni fa, iniziò per una questione di confine, per una bandiera fuori posto che dette il via ad una lunga disputa e ad un fitto scambio epistolare fra il Conte Chigi, allora Priore dell’Istrice, e il Cavalier Manenti, Priore della Lupa. Fra l’altro abbiamo di recente recuperato la corrispondenza fra i due, che mancava nel nostro archivio e che è stata fatta oggetto un paio di anni fa di una piccola pubblicazione. È una rivalità molto sentita da tutte le generazioni, che se vissuta in maniera reciprocamente corretta, com’è attualmente, rientra nei canoni tradizionali ed è uno di quegli elementi vitali che rendono unica la nostra realtà, una componente essenziale della passione che anima le Contrade”.

MUSEO E ORATORIO - Terminata la prima parte della chiacchierata, ci spostiamo nei locali della contrada, partendo dall’oratorio e successivamente nel museo: “L’oratorio, la chiesa dei Santi Vincenti e Anastasio – racconta il priore Nicoletta Fabio - fu accordato agli istriciaioli nel 1788, quando la chiesa che precedentemente li ospitava, San Bartolomeo alla Castellaccia, nei pressi di porta Camollia, ormai in pessimo stato, fu restituita alla parrocchia di Santo Stefano. Dal 1844 la Contrada ottenne il pieno possesso dell’attuale oratorio, ma mantenne il culto di San Bartolomeo, cui è dedicato l’altare sulla destra della navata e che è rappresentato nella scultura lignea policroma del 1932. La chiesa ha origini molto antiche, il campanile, danneggiato dal terremoto del 1869, fu ricostruito su disegno di Giuseppe Radicchi a spese degli istriciaioli e pochi anni dopo il nobile Ferdinando Pieri Nerli donò alla Contrada l’organo settecentesco, restaurato di recente. All’interno, fra le opere più preziose e significative, troviamo la Madonna con Bambino, San Bernardino da Siena e San Girolamo opera di Sano di Pietro, prezioso fondo oro di metà Quattrocento. L’altare maggiore è impreziosito dal paliotto in damasco rosso e broccato d’oro con decorazione a fogliami policromi dei primi del Settecento, la pittura a monocromo dell'abside con la rappresentazione dei due santi titolari Vincenzo e Anastasio è di Carlo Amidei (1745), mentre il ciborio in legno intagliato e dorato di scuola senese è degli inizi del Settecento. Nell’oratorio, come ricorda la lapide in marmo, sarebbe stato sepolto nel 1513 il Pinturicchio, che aveva casa e bottega in piazza Paparoni. Del Quattrocento è il tabernacolo in marmo in forma di facciata di chiesa che proviene probabilmente dall’altare quando ancora presentava strutture architettoniche e decorative più antiche, assai diverse dalle attuali. La benedizione del cavallo viene effettuata all’interno della chiesa. Passando in sagrestia, c’è una ricchissima collezione di elaborati lignei, argenti e paramenti sacri di manifattura senese soprattutto settecenteschi. Tra le cose più rare e particolari troviamo la lastra tombale di Louis de Chamenet, cavaliere morto nella peste del 1348 mentre era di ritorno a Napoli. La lapide appartiene ad una tipologia piuttosto rara in quanto è una delle poche a figura intera esistenti in Italia. Pregevolissima è la lunetta con l'affresco staccato dalla facciata raffigurante Cristo benedicente degli inizi del Duecento, dipinto murale tra i più antichi della città. Nelle vetrine, i ferri originali recuperati dalla distrutta porta in legno di Camollia, da cui provengono anche gli stemmi in legno intagliato con l’araldica delle famiglie dei Medici e dei Lorena. Nel salone delle vittorie, oltre ai drappelloni, troviamo la testa in bronzo del Conte Guido Chigi Saracini (la scultura è di Vico Consorti), che donò alla Contrada i locali del museo, così come i locali del Circolo Il Leone. L'artista da lui amato e protetto Arturo Viligiardi dipinse sulla parete destra nel 1932 il grande istrice, del quale si conserva anche il disegno preparatorio. Fra i drappelloni, il più antico risale al 2 luglio 1766, mentre particolarissimo è quello della vittoria del 17 agosto 1842 che ha una configurazione orizzontale e si riferisce all’ultima corsa effettuata con tutte le 17 contrade. Interessante anche quello per il palio corso il 23 settembre 1896 per l’inaugurazione del monumento di Garibaldi alla Lizza. Fra le monture, troviamo il corpetto del Duce del 1786, ispirato alla maniera dei Lanzi svizzeri, il corpetto del paggio maggiore del 1878, molti costumi dell’Ottocento (anche una montura alla piemontese ed una alla prussiana) e una corposa collezione dei costumi del 1904. Molte e preziose, nell’oratorio e nel museo, le bandiere dell’Ottocento e del primo Novecento, alcune recentemente restaurate; il bandierone del paggio maggiore nella sala delle vittorie è del 1955, come i due bandierini del paggio portainsegne. Conserviamo anche giubbetti vittoriosi e zucchini vittoriosi, i più antichi, quello di Benvenuto del 2 luglio 1905 e quello del Picino del 2 luglio 1913. Tanti anche i masgalani e minimasgalani, medaglie, monete, maioliche, le più antiche del Quattro e Cinquecento, stampe, pergamene, incisioni, bozzetti di monture dipinti, fra gli altri, da Alessandro Franchi, Federigo Joni, Arturo Viligiardi. Moltissimi anche i “cavallini” in ricordo delle vittorie. Disegni e dipinti (talvolta su tovaglioli) di artisti contemporanei, da Treccani a Decca, Fromanger, Mitorai, il più recente è il disegno a carboncino raffigurante la Madonna donato da Jim Dine, autore del drappellone del 2 luglio 2000, che ha rifatto la Madonna del Palio con un’espressione compiaciuta. Molte sono opere di culto sono state ereditate dalla struttura architettonica ospitante, altre provengono da lasciti e donazioni di contradaioli, alcune sono legate unicamente al palio e alle diverse fasi della festa, mentre altre hanno un valore solo affettivo conosciuto unicamente dai contradaioli. La Contrada effettua spesso acquisti sul mercato antiquario non solo per accrescere le collezioni, ma anche per impedire la dispersione di testimonianze legate al rione”.

IL TERRITORIO - Un territorio vasto, con zone verdi importanti e tanti vicoli suggestivi. “Il territorio dell’Istrice – conclude Nicoletta Fabio - è molto vasto, da Porta Camollia al Cavallerizzo, e comprende zone verdi come la Fortezza medicea (che ha ospitato le cene della vittoria più recenti) e la Lizza, dove fra l’altro sorge il nostro monumento al cavallo opera di Sandro Chia, il cui bozzetto originale è conservato nel museo. Data la vastità non sono moltissimi gli istriciaioli che vi abitano, anche se ultimamente diverse famiglie e coppie giovani sono rientrate. Dalla Lizza si apprezza la facciata posteriore di Palazzo Avanzati, dove abitò il Senesino, ma il cuore del rione batte fra Costa Paparoni (il centro della festa del Santo Patrono), la Magione e Piazza Chigi Saracini, sede della cena della prova generale e di molti cenini del palio, soprattutto quando corriamo (altrimenti effettuati nella terrazza della società). Piazza Paparoni prende il nome da papa Alessandro III (1159-1181), restano poche tracce del palazzo del Papa, che peraltro non vi abitò mai, e sui ruderi furono edificate diverse abitazioni, in una delle quali abitò il Pinturicchio, case a loro volta demolite probabilmente per la costruzione del Convento della Concezione, anch’esso ora distrutto. La chiesa di San Pietro alla Magione, di cui si ha notizia fin dall’anno 998, una delle perle del nostro territorio, a partire dagli anni Trenta del Duecento fu sede dei Cavalieri del Tempio, che la amministrarono fin quando i beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri con la bolla papale del 1312 e la Magione divenne sede del Sovrano Ordine di Malta: è questa la ragione per cui nel 1980, in virtù dei legami storici fra l’Istrice e i Cavalieri di Malta, fu concesso alla contrada il privilegio di inscrivere nel proprio stemma il capo di rosso alla croce ottagona, di fregiare con la stessa croce il manto del duce della comparsa e di assumere il titolo di Sovrana. La cappella cinquecentesca di San Donnino, annessa alla Magione, fu invece il primo oratorio dell’Istrice, le fonti ricordano infatti che a partire dal 1623 circa qui si riuniva il popolo di Camollia. Accanto al pozzo della Magione si trova la fontanina battesimale, opera di Vico Consorti, inaugurata nel 1962, e poco più avanti, in Via Malta, già Via della Piana, si trova la stalla. Quando lasciarono la Magione, agli inizi del Settecento, gli Istriciaioli chiesero ospitalità alla chiesa di Fontegiusta, dove rimarranno fino al 1733. La chiesa, la cui costruzione fu avviata nel 1479, ospita la Venerabile Confraternita di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, con cui la Contrada ha tuttora un forte legame morale. Il territorio comprende una serie di vie e vicoli particolarmente caratteristici, da via del Romitorio al vicolo di Malizia, da via degli Umiliati (da cui si accede alla Villa Giardino Rubini Manenti) al vicolo dello Sportello. Siamo particolarmente affezionati al Pignattello, strada che nel Medioevo ospitava numerose botteghe e dove i vasai realizzavano le pignattelle per l’illuminazione che danno il nome alla via. Qui si trovava la casa di Sigismondo Tizio, cronista del ‘400, situata oltre la Chiesa della Madonna delle Grazie, ora chiesa del Sacro Cuore. Più ampie e trafficate via Camollia, primo tratto urbano della Francigena, e via Campansi. In Camollia, oltre a palazzo Chigi dove nacque Carlo Corradino Chigi, eroe risorgimentale e Gonfaloniere di Siena nel 1859, c’è di fronte a via Malta il palazzo dove abitò Baldassarre Peruzzi, mentre in Campansi nel 1400 sorgeva un convento francescano e l’attuale casa di riposo ha al suo interno la bellissima chiesa di san Girolamo. Tra Camollia e Campansi si trova uno dei numerosi tabernacoli del rione, con l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino e Santi realizzato da Antonio Castelletti dopo il terremoto del 1798. Altri tabernacoli, più recenti, si trovano in via Malta (una Madonna di Provenzano in terracotta ne ha sostituita una analoga in cartapesta, trafugata nel 1990) e in via di Fontegiusta (una Madonna con Bambino, altorilievo realizzato da Luciana Staderini nel 1974), mentre in via del Pignattello il bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino alla maniera del Vecchietta risale alla fine del XV secolo. Simbolo del territorio è comunque Porta Camollia, “baluardo di difesa e simbolo di accoglienza”, come è stata definita nella pubblicazione che nel 2004 fu realizzata dalla Contrada in occasione del quarto centenario della ricostruzione, pubblicazione nella quale fra l’altro viene sfatata la credenza che la famosa scritta “Cor magis tibi Sena pandit” (ripresa anche nel nostro inno) fosse dedicata al granduca Ferdinando in visita a Siena. La porta ha accompagnato, con funzioni diverse ma ugualmente simboliche e connesse con l’evoluzione storica di Siena, le vicende non solo istriciaiole ma di un’intera comunità e per questo meriterebbe un restauro che più volte la Contrada ha sollecitato”.

Nell’appuntamento della prossima settimana, il quindicesimo del nostro speciale, andremo a scoprire la Nobile Contrada del Nicchio, insieme al priore dei Pispini Paolo Neri.


CONTRADA SOVRANA DELL'ISTRICE
Stemma d'argento, un istrice armato, su base erbosa, coronato all'antica, caricato di due rose di Cipro rosso, un nodo di Savoia azzurro e la croce ottagona del Sovrano Militare Ordine di Malta d'argento sul campo di rosso

Colori: Bianco con arabeschi rossi, neri e blu in parti uguali

Motto: Sol per difesa io pungo

Titolo: La Contrada ha il titolo di "Sovrana" concesso nel 1980 dal Sovrano Militare Ordine di Malta, che ebbe sede dal XIV secolo nel rione di Camollia

Simboleggia: Acutezza

Antiche Compagnie Militari: Santo Stefano, San Vincenti, la Magione, San Bartolomeo

Arte o mestiere: Fabbri

Terzo: Terzo di Camollia

Sede: Via Camollia, 89

Società di Contrada: "Il Leone"

Santo Patrono: San Bartolomeo

Festa Titolare: 24 agosto

Oratorio: in Via Camollia, fu originariamente la Chiesa dei Santi Vincenti e Anastasio, che si fa risalire al 1144. Dopo numerosi restauri e modifiche, la Chiesa fu concessa in uso perpetuo agli istriciaioli nel 1849

Fontanina Battesimale: opera di Vico Consorti, realizzata nel 1962, reca il motto della Contrada ed è situata in Via Malta

Contrade Alleate: Bruco, Chiocciola, Civetta, Giraffa

Contrada avversaria: Lupa

Vittorie ufficiali: per la Contrada 42 - per il Comune 41

Ultima vittoria: 2 luglio 2008 - Luigi Bruschelli detto Trecciolino su Già del Menhir

Priore: Nicoletta Fabio

Capitano: Stefano Berrettini

Sito internet: www.istrice.org
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Viaggio nelle scuderie: Tozzi

Messaggio  jabru il Mer Feb 06, 2013 11:23 am

Tozzi: "In tempi di crisi come questi non demonizziamo i premi per le corse"
Alessandro Tozzi fa montare i suoi cavalli da Bastiano Sini - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (9° PUNTATA) di Laura Valdesi

Siena, 5 febbraio 2013 – “In un momento di crisi come questo, se c’è un piccolo premio in denaro, i fantini hanno qualche stimolo in più, specie i giovani che devono farsi vedere. Non demonizzerei pertanto l’ipotesi di trovare una soluzione per valorizzare economicamente chi si distinguerà nelle quattro corse a Monticiano”. Alessandro Tozzi, proprietario dei vittoriosi Brento e Choci, sa bene quanto sia dura la gavetta per chi intende emergere. Nella sua scuderia infatti va a montare Bastiani Sini, che quest’anno ha fatto una prova nella Selva. “Ha la stoffa e molte qualità, a partire dal fatto che è un grande lavoratore. Sa stare a cavallo per cui, se ce la mette tutta, sono convinto che alla fine emergerà. Certo – osserva - i sacrifici sono tanti e i posti in Piazza ambitissimi”.
Quali cavalli per l’Albo quest’anno nella tua scuderia?
“Pinù de Marchesana, che nel 2012 ha corso a Monteroni, e Porto Regal che ho portato direttamente alla previsita ed è quindi da scoprire. Poi tengo Odorico da Scompiglio”.
La questione ancora irrisolta, come accennavi, è quella dei premi per le corse che il Comune non può assicurare.
“Nell’ambiente se ne parla. Personalmente credo che vada trovato il modo di erogarli per stimolare un po’ l’agonismo dei ragazzi”.
Milani, sulla Nazione on line, sostiene che se uno vuole farsi vedere non ha bisogno dei premi e, soprattutto, che questi vanno al proprietario.
“Credo invece che per giudicare una prestazione anche quel piccolo incentivo in più sia importante. Quanto a me, ogni volta che un mio cavallo ha vinto, il ricavato è sempre andato al fantino. Io la penso così”.
I soldi li dovrebbero dare le Contrade? Non sarebbero grosse cifre.
“Sono un po’ titubante al riguardo, si snatura il ruolo. Terrei separato Comune e Contrada, semmai quest’ultima potrebbe donare una cifra all’amministrazione che poi la destina ai premi. Ripeto, però, occorre valutarlo bene”.
Il Palio sta vivendo un ridimensionamento, insieme alla città.
“Ovvio, ma sopravviverà perché è una passione troppo forte e uno stile di vita. Però dovremo fare anche un pizzico di autocritica, in quanto ad esempio non siamo riusciti a fare in città una pista aperta in qualunque momento, nonostante i soldi investiti”.
Laura Valdesi da La Nazione
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Viaggio nelle scuderie: Tittia

Messaggio  jabru il Gio Feb 07, 2013 11:55 am

Tittia: "Per fare il grande salto bisogna anche assumersi dei rischi"
di Laura Valdesi

Tittia è favorevole a conservare i premi per le corse in provincia - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (10° PUNTATA)


Siena, 7 febbraio 2013 - “L’agonismo della corsa, alla fine, non cambia. Tutti vogliamo farci vedere e impegnare i cavalli, fantini affermati e giovani. L’obiettivo di chi monta è sempre di fare bene, indipendentemente dal premio. Semmai questo sarebbe utile per i proprietari: se a fine corsa riprendi le spese... che male c’è”. Tittia è attento osservatore del dibattito che si sta svolgendo, nelle scuderie, sulla prossima stagione ancora tutta da delineare. “Se i soldi li mettessero le Contrade? perché no.... sempre che ciò sia corretto e si trovi la formula giusta per farlo”, prosegue il fantino che ormai fa coppia fissa ( nel lavoro dei box) con il giovane Giuseppe Angioi. “Bravo, diligente, sta crescendo. Adesso è pronto per fare tutto. Questa stagione sarà presente in ogni corsa, da Fucecchio a quelle in provincia. E vediamo dove può arrivare”, aggiunge Tittia.
Torniamo agli argomenti caldi: bastano quattro corse per vedere i cavalli?
«Direi di sì».
Giusto organizzarle anche se non c’è il contributo?
«L’addestramento è questo, i capitani vogliono vedere come crescono durante la stagione i vari soggetti. I fantini stessi un’occhiata la danno volentieri”.
Cos’è che manca in questo momento?
“L’unica cosa è una pista dove si possa andare senza problemi di orario. Pian delle Fornaci è chiusa, siamo un po’ tutti sacrificati”.
Nei box hai diverse novità.
“C’è Offenzio, un soggetto di 6 anni che ha natali importanti e viene dalla scuderia di Pinna, in Sardegna. Un bel cavallo, da scoprire. Poi ci sono i 4 anni: Quasas, figlio di Vidoc, Querida de Marchesana, che vanta discreti risultati in pista. Il più anziano, al suo ultimo anno nell’Albo, è Guess”.
Si dice che per Provenzano le dirigenze privilegeranno i nomi esperti vista l’incertezza che regna nella Festa.
“Potrebbe essere ma qualche novità, magari fra i cavalli con la ‘O’ dello scorso anno, sarà osservata speciale”.
La strategia di Tittia, nella prima stagione da fantino libero?
“Tenersi aperte più porte possibile per individuare la situazione vincente per Giovanni”.
Comprese le rivali, dunque.
“E’ capitato già in passato di correre con l’avversaria in Piazza, nessun problema. Va bene la situazione tranquilla ma per fare il grande salto, arrivare al successo vero, bisogna anche assumersi dei rischi ed essere ‘impegnati’ ”.
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Stalloreggi: intervista a Lenzi

Messaggio  jabru il Ven Feb 08, 2013 11:18 am

Lenzi: "Ecco il mio staff Soldi per i premi delle corse? Semmai dal Magistrato"
di Laura Valdesi

Il capitano di Stalloreggi parla anche di Mulas e di Tittia


Riccardo Lenzi in occasione dell'estrazione
di Laura Valdesi
Siena, 7 febbraio 2013 — “La squadra? C’è stato solo un nuovo inserimento. Pietro Giannini, che era guardafantino, diventa mangino auditore al posto di Filippo Soldatini che passa mangino di ‘prima’ fascia, insieme ad Andrea Papi che dunque resta nel ruolo. Esce invece Paolo Loria, per motivi personali”. Lo staff è servito. Il capitano panterino Riccardo Lenzi ha annunciato i nomi mercoledì sera, in assemblea. Il barbaresco resta Luca Bruni, confermati i due vice mentre per il posto di guardafantino di Pietro Giannini non è stato indicato ancora nessuno. C’è tutto il tempo. Ma nella riunione si è parlato anche di fantini e del Palio di luglio «che sarà complicato in quanto quattro Contrade su sette sono avversarie e le altre tre hanno tutte una rivale che potrebbe uscire a sorte. Aspettiamo dunque l’estrazione registrando al meglio i rapporti con tutti i fantini”, dice Lenzi.
In particolare con Mulas, si dice.
«Buonissimi, è risaputo. Ma non è l’unico (si parla molto anche di Mari e di Migheli, ndr). Certo, ci sono alcuni che avendo indossato il giubbetto dell’avversaria non rappresentano una strada percorribile, al di là della considerazione. Vedi Tittia”.
Ma il capitano della Pantera è favorevole o meno a mettere a disposizione piccole cifre per i premi delle corse a Monticiano?
«Potrebbe essere una soluzione se queste fossero messe a disposizione dal Magistrato ma l’idea non mi piace, è una questione di principio. Si crea un precedente. Un anno possiamo farne anche a meno, visto il quadro, non mi sembra che i fantini siano estremamente interessati: nessuno farà una passeggiata a Monticiano».
Di questo in assemblea non si è parlato mentre è emerso invece il progetto del museo.
«Lo ha presentato proprio Pietro Giannini, che è architetto, rivisitando le vecchie stanze della società».
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Storia del Palio - lo straordinario del 1986

Messaggio  jabru il Ven Feb 08, 2013 8:48 pm

STORIA DEL PALIO: LO STRAORDINARIO DEL 1986 LASCIÒ IL SEGNO...E LE NERBATE!
News 08-02-2013


Parlando di Palii che hanno lasciato il segno, non potevamo esimerci dal raccontare questa Carriera dal sapore antico, come purtroppo raramente si vedono oggi. Il Palio Straordinario del 13 settembre 1986 fu corso per celebrare i 200 anni dalla nascita della moderna comunità civica senese. I capitani optarono per un lotto decisamente livellato verso l'alto. Le contrade che sulla carta potevano nutrire legittime speranze di vittoria erano l'Oca, il Valdimontone , il Drago, la Pantera ed il Nicchio che ebbero in sorte rispettivamente Benito, Brandano, Vipera, Baiardo e Figaro. Le monte si assestarono quasi subito; il Montone si affidò a Il Pesse mentre l'Oca ad Aceto. Falchino, vincitore a luglio nel Drago, indossò di nuovo il giubbetto di Camporegio andando a montare la purosangue Vipera mentre Bastiano andò nei Pispini su Figaro. L'unico cambio di monta significativo fu lo scambio che avvenne tra Istrice e Pantera: Cianchino dall'Istrice andò nella Pantera su Baiardo mentre Silvio fece il percorso inverso andando a montare Diavolo nell'Istrice. Da segnalare che questo fu l'ultimo Palio corso da Leonardo Viti detto Canapino che montò il grigio Bizzarro nella Torre. Dopo la seconda prova, in seguito a un incidente avvenuto all'interno della stalla, dovette essere abbattuto il cavallo della Lupa Emiro Benny: si corse così in 9. Quando il Drago entrò di rincorsa, la Pantera cadde alla mossa e partì primo il Nicchio, seguito dall'Istrice e dall'Oca. Al Primo Casato la Giraffa, con Amore e Truciolo, che nel frattempo era passata in seconda posizione dietro al Nicchio, batté violentemente al colonnino del Casato pregiudicando definitivamente le proprie possibilità di vittoria. Ne approfittò il Valdimontone che al Secondo S.Martino si appaiò al Nicchio, il Pesse nerbò furiosamente Bastiano che non rispose e il Valdimontone passo così in testa. Nelle retrovie si assistette a uno scambio di nerbate tra Oca e Torre. Brandano dimostrò di avere un altro passo rispetto a Figaro e per la Contrada dei Servi non ci furono più ostacoli verso la vittoria che mandò in estasi il popolo del Valdimontone che era stata curiosamente tra le Contrade che si erano opposte all'effettuazione di quel Palio Straordinario.

Francesco Zanibelli da OKSIENA
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Viaggio nelle scuderie: Bighino

Messaggio  jabru il Dom Feb 10, 2013 1:52 pm

Bighino: "Facciamo una proposta economica per gestire la pista delle Fornaci"
di Laura Valdesi

Il fantino lancia l'idea: "Se mettiamo 100 euro al mese risparmiamo comunque" - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (11° PUNTATA)
di Laura Valdesi

Siena, 9 febbraio 2013 — “La priorità è Pian delle Fornaci”. E Bighino lancia la proposta per garantire la fruibilità della pista: “Facciamo una riunione, tra proprietari e fantini, per studiare come tenere aperta la pista costantemente. Se ciascuno mettesse anche solo 100 euro al mese, potremo pagare una persona che ci consenta di andare lì a galoppare i cavalli tre volte a settimana. Sarebbe comunque un risparmio”.
Perché questa necessità?
“Semplicissimo. Andare sempre a Grosseto, spendendo decine di euro di gasolio diventa antieconomico in tempi di crisi così forte. Parlo anche con altri colleghi e siamo dell’opinione che non si possano far sgambare i cavalli solo per le strade bianche, alla fine accusano qualche risentimento. Visto che la pista c’è, proprio a Siena, ed è in ordine, vale la pena organizzarsi”.
In che modo?
“Troviamoci e parliamone, non sono un esperto. Se necessario scriviamo una lettera al Comune e facciamo una proposta per la gestione. Naturalmente tutto deve essere in regola, quanto al personale. Tutte le scuderie si sentirebbero rinate e anche per gli staff Palio sarebbe più semplice dare un’occhiata alle novità. Specie i soggetti appena arrivati devono potersi adattare al circuito, anche a Mociano magari”.
L’idea è lanciata. Torniamo alla crisi: si levano molti malumori nel settore.
“Per forza! Considera che i premi delle regolari non vengono pagati da mesi. Personalmente quest’anno ho scelto di stare un po’ di tempo ‘al prato’, a riposarmi, intendo. In Sardegna ho lasciato dei purosangue per fare i paliotti là, qui ho invece 5 cavalli, di cui quattro purosangue”.
Fuori i nomi.
“La novità interessante è Podes de Gallura, 6 anni, poi ci sono Nadir de Mores, Akcent e Oscar sauro. Più un purosangue per fare qualche corsa in provincia e le poche regolari che ci sono».
Guardiamo positivo: gli ingaggi già decisi?
«Corro a Legnano nella Flora, un ritorno a casa, poi sarò a Feltre, Bientina, Castiglion Fiorentino. A Fucecchio penso di essere a cavallo».
Il Palio di Siena per Bighino è invece ormai un tabù?
«Il Palio intanto lo correrò in provincia! Nel senso che per farmi vedere sarà quella la piazza giusta. Non mi risparmierò».
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Viaggio nelle scuderie: Migheli

Messaggio  jabru il Lun Feb 11, 2013 1:16 pm

Migheli: "Taglio ai compensi? Se vinco sono disposto a sacrificarmi"
Il fantino parla anche del 'principe' Marchetti - VIAGGIO NELLE SCUDERIE (12° PUNTATA)
di Laura Valdesi

Siena, 10 febbraio 2013 – “Non mi venite a dire del taglio dei compensi ai fantini perché ho sempre sostenuto, anche prima della crisi, che in caso di vittoria sono disposto a sacrificarmi. Un modo di concepire il Palio in cui credo, sin dall’inizio della carriera. Se c’è da alzare il nerbo non bisogna guardare il pelo nell’uovo perché il successo rappresenta un investimento per il futuro”. Impossibile dare torto ad Alessio Migheli, in arte Girolamo. Predica da tempo questo concetto che ora (gioco-forza) riscuote il consenso di altri colleghi.
Massimo Milani, allenatore di primo piano, sostiene che stante la crisi le dirigenze devono giocare un po’ di più d’astuzia.
“Il Palio è fatto di furbizia, condito da vari argomenti di convincimento. L’astuzia è da sempre una sua componente”.
Se mancano i premi per le corse ci sarà minore agonismo?
“Non credo proprio. Quando sei al canape vuoi sempre partire davanti e arrivare primo, con i premi o senza. Certo, sarà penalizzante per i proprietari, un minimo di riconoscenza sarebbe giusta. Ma in tempi come questi, se c’è da stringere i denti va fatto”.
A proposito di proprietari: uno dei tuoi, Massimo Marchetti, è fra i personaggi del Palio. Come lo gestisci?
“Con lui ho sempre avuto un bellissimo rapporto, sin da quando babbo aveva i cavalli a Pian delle Fornaci. Si parla di tanti anni fa. Ha portato soggetti discreti… quanto al carattere (ride, ndr) va saputo prendere: ottima persona, generosa, ne capisce di cavalli, dove possono arrivare”.
Un difetto ce l’avrà…
“Il ‘principe’ (questo il soprannome, ndr) è il ‘principe’: a volte è un tantino troppo presente… telefonicamente intendo”.
Accennavi a Pian delle Fornaci: Bighino, ieri sulla Nazione on line, proponeva di fare gruppo, pagando anche una persona, per tenere aperte le la pista.
“Non so se sia possibile, certo è che una pista per allenare i cavalli qui a Siena serve. Per ora non sono andato a Grosseto, qualche volta userò la pista di Fucecchio”.
Secondo anno da libero professionista: Migheli prosegue così?
“Mi trovo bene, mi piace fare il Palio a terra e confrontarmi con le Contrade. Per ora non torno indietro”.
In Pantera, c’è stata recentemente l’assemblea, guardano a te con particolare attenzione.
“Ringrazio il capitano Lenzi per le manifestazioni di stima, è una Contrada possibile, aperta però come altre”.
Marchetti è dell’Aquila…
“Ti fermo subito: non c’entra niente. Il rapporto, come ho spiegato, con lui parte da lontano”.
Le dirigenze sono venute tutte? Si dice che tu sia, fra i fantini che non hanno vinto, in cima alla lista dei desideri. E per qualche dirigenza vieni anche prima di chi ha già raccolto un successo.
“Vedremo se è vero. Sinceramente sono venute tutte le dirigenze, tranne una. Ovviamente non ho visto le due che ancora devono essere elette”.
I cavalli per Piazza?
“In tutto ce ne sono 12 qui a scuderia. Cinque per il contributo, ossia i tre del Marchetti - Nottambulo, Missisippi e Orionis -, poi Preziosa Penelope e Noioso, il cavallo di Antonio Villella. Quindi 2 purosangue, altrettanti puledri, Nanneddu e Mar dei coralli, che è il mio cavallo d’affezione”.
Con Antonio fate coppia fissa: com’è nata la cosa?
“Aveva i cavalli non molto distante da me, non lo conoscevo bene, adesso sì. Siamo la coppia numero uno (scherza, ndr) è un bravo ragazzo, c’è un ottimo rapporto umano, oltre che professionale. Lavorare insieme fa sentire meno la fatica, l’uno spinge l’altro”.
Ingaggi extra moenia per Migheli?
“Sono a Ferrara, quasi sicuramente. A Fucecchio non dovrei avere grossi problemi a montare. Poi Siena: è quello che m’interessa”.
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I Priori raccontano la Contrada: Nicchio

Messaggio  jabru il Lun Feb 11, 2013 1:23 pm

''Le Contrade di Siena raccontate dai Priori'': Nicchio
Lunedì 11 Febbraio 2013 10:47 di Gabriele Voltolini
Il Priore della Nobile Contrada del Nicchio, Paolo Neri, svela la Contrada dei Pispini

Il quindicesimo appuntamento con il nostro speciale sulle contrade ci porta alla scoperta della Nobile Contrada del Nicchio, insieme al Priore dei Pispini Paolo Neri.

LA STRUTTURA - Il Priore ci attende in Via dei Pispini, davanti all’oratorio della contrada. Entriamo e da qui inizia il nostro viaggio: “La struttura della nostra contrada – esordisce Paolo Neri – è abbastanza particolare e si articola in 3 blocchi. Il primo è quello che possiamo chiamare del Priorato ed è composto da Priore, Vicario generale, due Vicari, cancelliere, camerlengo e bilanciere. Il secondo è quello delle commissioni permanenti che possono essere viste come una sorta di 8 assessorati, ovvero beni immobili, beni storici e artistici, economato, novizi, piccoli nicchiaioli, protettorato e solidarietà. Insieme al Priore e ai Vicari, costituiscono la Delegazione, ramo operativo del Seggio. Infine abbiamo la Deputazione, altro ramo del Seggio, costituita da Priore, Vicari, Capitano, Presidente della Società e da 5 Deputati di Seggio. Alla Deputazione spetta il potere politico, di programmazione e di controllo della Contrada. In totale le persone sono 25. Tutte le cariche, Priore e Seggio, Capitano e Consiglio di Società, vengono elette da una commissione formata da 7 membri, presieduta dal Rettore del Collegio dei Maggiorenti. Dopo il cambio di statuto avvenuto nel 2009 le cariche sono divenute triennali perché precedentemente la durata era di 2 anni. Personalmente sono al quinto anno da Priore, mentre in precedenza ho ricoperto diversi ruoli. Ho fatto parte del Seggio a vario titolo dal 1957, cioè da circa 55 anni. Sono stato poi Tenente dal 1966 al 1972 e dopo la morte del capitano di allora Mario Cioni, l’ho sostituito come Capitano dal 1973 al ‘76 e successivamente ho ricoperto nuovamente questo ruolo dal 1992 al ‘95”.

IL POPOLO - Una contrada numerosa e molto attiva: “Il Nicchio conta circa 3500 protettori – prosegue il Priore – dei quali circa 1000 minorenni. Si tratta di una contrada molto numerosa e questo aspetto ha i suoi pro e contro. Gestire molte persone, infatti, non è semplice soprattutto perché si creano problemi di comunicazione e in questo senso stiamo cercando di agevolare i canali innovativi come internet, con un sito molto attrezzato con pagine interattive, twitter e facebook. Tutti questi strumenti servono per comunicare e controllare, anche se spesso possono essere utilizzati in modo sbagliato e bisogna stare molto attenti. Il popolo del Nicchio è anche molto operoso, basti pensare che l’oratorio è stato costruito e decorato tutto dai nicchiaioli. Devo dire che nessuno ci ha mai regalato niente e tutto quello che abbiamo è opera dei nicchiaioli, come la Pania e la valle, che sono frutto del lavoro e delle donazioni dei contradaioli. Siamo una contrada appassionata, aperta ad imprese e novità, come dimostra l’”Arte dei Vasai Onlus”, creata di recente e visti i tempi che corrono, direi molto utile e opportuna. Contribuirà, per quanto riguarda la contrada, al mantenimento del patrimonio storico e culturale, in un momento particolare in cui i finanziamenti che arrivavano in precedenza non ci saranno più o comunque saranno limitati. Credo che un aspetto fondamentale sia occuparsi delle cose che abbiamo nel territorio. E’ questo un diritto-dovere morale di tutti, per curarle e vigilare al meglio. Nel rione non abitano molti nicchiaioli, anche se nell’immediato fuori porta ce ne sono tanti. Negli ultimi anni abbiamo comunque rilevato una certa tendenza al rientro nel territorio e questa è una cosa positiva. Come contrada cerchiamo di organizzare tante cose, anche se ovviamente la vita della società e del rione non può certamente soddisfare tutte le richieste. In questo senso, abbiamo un gruppo di bandieraie molto attivo, esiste un laboratorio di restauro e vengono spesso organizzate attività varie per cercare di stimolare la frequenza dei contradaioli. Credo che la Contrada dovrebbe farsi carico anche di promuovere opportunità professionali per i giovani contradaioli, soprattutto in un momento come questo. Credo che questo proposito sia molto importante se non altro per sfruttare al meglio le potenzialità che le contrade offrono”. Molto sentita dal popolo è anche la rivalità, anche se piuttosto recente, con il Valdimontone: “Personalmente non sono troppo favorevole alle rivalità nel Palio – commenta il priore Paolo Neri – anche se il Nicchio è una contrada storicamente rissosa. Se guardiamo al passato, infatti, prima eravamo rivali con la Torre, poi il Bruco, l’Oca e infine il Montone, nostra storica alleata, visto che eravamo accumunati dal culto della Madonna dei Servi. La rivalità con il Valdimontone è datata primi anni 50 del secolo scorso ed è molto sentita, soprattutto dalle generazioni più giovani”.

MUSEO E ORATORIO - Terminata la prima parte di chiacchierata ci alziamo per iniziare la visita all’oratorio ed all’adiacente museo, collegato con la chiesa stessa: “L’oratorio della contrada risale al 1685, eretto per opera dei nicchiaioli con il contributo dell’alleata contrada dell’Onda. E’ tutto decorato, con affreschi importanti e con un’opera del Nasini dedicata a San Gaetano, patrono della contrada. In origine i protettori del Nicchio erano San Giacomo e Filippo, santi dell’Abbadia Nuova, chiesa andata distrutta. Quando facemmo il passaggio da quella sede all’attuale, l’Arcivescovo non accettò che i patroni fossero gli stessi e così la chiesa venne dedicata a San Gaetano di Thiene, un santo importante prima della controriforma, nobile vicentino che divenne prete a 35 anni e che assisteva gli ammalati. Si tratta di un Oratoriano, vissuto intorno al 1670. Qui in chiesa vengono effettuate diverse funzioni, dai matrimoni ai funerali ecc. Anche la benedizione del cavallo viene effettuata all’interno dell’oratorio, così come il ricevimento delle comparse delle consorelle, per la precisione davanti ad un altare laterale dove c’è un’opera raffigurante la Madonna della Battaglia di Lepanto (in passato molto venerata da Nicchio e Oca), risalente al 700 e festeggiata l’ultima domenica di settembre. Abbiamo un organo funzionante e da poco tempo anche un maestro di cappella. Si tratta di un giovane studente di conservatorio, non un contradaiolo del Nicchio, che ha usufruito di una borsa di studio e si occupa del nostro organo durante le celebrazioni importanti. Siamo molto contenti di questo aspetto perché la musica è aggregazione, come conferma la volontà di allestire un coro di contrada. Da una porta subito dietro all’altare passiamo poi nel museo del Nicchio, piccolo ma organizzato e diviso su 2 piani. Al primo piano troviamo la sala delle vittorie in cui trovano posto alcune monture particolari come quelle alla piemontese del 1850, alcune uniformi militari e le monture alla spagnola. C’è una lapide in onore del conte Bernardo Tolomei ed altri oggetti importanti. Al secondo piano, invece, troviamo l’opera originale (la copia si trova in alto davanti alla chiesa) raffigurante la Madonna del Forcone, vari oggetti di culto, arredi sacri, le monture del 1928, verbali delle vecchie votazioni, molti stemmi dei protettori e una statua quattrocentesca di terracotta raffigurante San Sebastiano, oltre a 1600 oggetti notificati alla Sovrintendenza. C’è poi la ceramica che è un po’ il nostro cavallo di battaglia, in quanto un tempo il rione ospitava numerose botteghe di vasaio. Da alcuni anni promoviamo la Festa all’Abbadia Nuova, cui partecipano artisti di ogni parte d’Italia. Recentemente, abbiamo ricevuto una donazione da parte della famiglia di un contradaiolo scomparso poco tempo fa’. E’ composta da 18 pezzi di ceramica antica collocabili tra il ‘300 e il ‘600”. Concluso il percorso all’interno del museo, da una scala interna saliamo un piano e arriviamo nella stanza delle bandieraie e successivamente entriamo nell’”arsenale”, la stanza economale. Salendo ancora arriviamo invece nell’archivio della contrada (attuale sede della commissione beni culturali e delle monture del giro), che a breve verrà trasferito nella “stanza del focolare”, proprio sopra alla Pania.

IL TERRITORIO - Terminato il viaggio all’interno dei locali della contrada, usciamo nuovamente in Via dei Pispini, davanti alla casa del custode del Nicchio e cominciamo a visitare il territorio: “Il punto cruciale e cuore pulsante del rione – conclude il Priore Paolo Neri - è il pezzo di strada che va dalla chiesa alla fontana davanti alla Pania. Qui troviamo sempre qualche nicchiaiolo, soprattutto in estate la sera dopo cena oppure nell’immediato dopo Palio, a discutere di quanto successo in corsa. La società per noi è un punto di aggregazione molto importante (nell’attuale ingresso, in origine si trovava la chiesa di Santo Stefano), all’interno effettuiamo molte cene e anche le assemblee del popolo perché non abbiamo altri spazi sufficienti che possano contenere tante persone. Speriamo, in futuro, di avere nuovamente la disponibilità della chiesa di Santo Spirito, per la quale attualmente non c’è il permesso da parte della Curia. Abbiamo ovviamente anche uno spazio verde importante, i giardini della Pania, per i quali abbiamo in mente un progetto condiviso con il Comune per la fruibilità di questi spazi verdi anche alla cittadinanza e non solo ai contradaioli del Nicchio, attraverso un ingresso appena dentro Porta Pispini. La valle è molto importante per la contrada. Oltre alla Fiera Gastronomica, infatti, viene utilizzata per molte attività come i corsi per alfieri e tamburini. Credo anche che vada potenziata l’attività sportiva perché è importante l’aspetto culinario, ma certamente anche quello fisico. Non abbiamo appartamenti di proprietà come altre contrade, solo quello del custode e un piccolo appartamento, temporaneamente utilizzato come sede della Onlus. L’unica possibilità per disporre di nuovi spazi è rappresentata da una futura dismissione della Caserma S. Chiara, vale a dire l’Abbadia Nuova, che fu la culla del Nicchio. In questo senso va inquadrata la convenzione recentemente stipulata tra l’Arte dei Vasai e il 186° Reggimento Paracadutisti ‘Folgore’, relativa all’uso temporaneo di spazi all’interno del Santa Chiara in cambio di opere di manutenzione ordinaria. Durante il Palio, la cena della prova generale viene effettuata in piazza Santo Spirito a numero chiuso perché visti i numeri attuali non riusciamo a mettere a tavola tutti. La stalla si trova di fianco alla chiesa, mentre nel territorio ci sono due tabernacoli, uno in Finimondo e un altro in cima a Via dei Pispini in alto a destra, in onore a Santiago. La fontana del Nicchio, invece, venne trasferita prima della guerra in piazza Santo Spirito, per permettere l’uscita dei carri armati dalla caserma, mentre nel 2001 è stata riportata nella posizione originale davanti all’ingresso della Pania. Due locali molto importanti all’interno del territorio sono la “Sala dei vasai” e la “Stanza del focolare”. La Sala dei vasai, inaugurata nel 2008 e attualmente anche sede per riunioni della Contrada, si trova vicino all’ingresso della Società e all’interno della stessa troviamo alcuni oggetti di scavo, che confermano la forte presenza dei vasai nel nostro territorio, con oltre 30 botteghe. La “Stanza del focolare”, attualmente in fase di ristrutturazione, si trova sopra alla Pania. Ha una volta affrescata ed è caratterizzata da un caminetto incastonato in una grande opera, un capolavoro di Carlo Pizzichini. C’è poi un grande armadio che ospiterà il materiale di archivio, le cui ante sono state dipinte, su bozzetto di Rita Petti, da Marco Cardia con un’allegoria raffigurante Anfitrite. Si tratta di una stanza in cui abbiamo in mente di trasferire le riunioni del Seggio e soprattutto vorremmo che fosse la sede di incontri tra i giovani e persone di altre generazioni perché è proprio davanti al focolare che si parla e si tramandano le storie e le abitudini della contrada. Da una porta laterale si accede a un’altra grande sala che ospita la necessaria attrezzatura per digitalizzare i documenti, una videoteca e la biblioteca, dove tutti i nicchiaioli avranno accesso e potranno effettuare le loro ricerche”.

Nella prossima puntata andremo a scoprire la Contrada Priora della Civetta, guidati dal priore del rione del Castellare Riccardo Cerpi.





NOBILE CONTRADA DEL NICCHIO
Stemma azzurro, una conchiglia d'argento, coronata alla granducale tra due rami di corallo rosso, tre nodi di Savoia e due rosette di Cipro, l'una rossa e l'altra argento

Colori: Azzurro con liste gialle e rosse

Motto: E' il rosso del corallo che m'arde in cor

Titolo: La Contrada ha il titolo di "Nobile" per il valore delle sue milizie a Montaperti (1260) e a Porta Pispini (1527); per aver portato l'acqua nel rione nel 1469 e alla fonte dei Pispini nel 1534

Simboleggia: Riservatezza

Antiche Compagnie Militari: Abbadia nuova di sopra, Abbadia nuova di Sotto

Arte o mestiere: Vasai

Terzo: Terzo di San Martino

Sede: Via dei Pispini, 68/70

Società di Contrada: "La Pania"

Santo Patrono: San Gaetano da Thiene

Festa Titolare: 7 agosto

Oratorio: Tra Via dei Pispini e Via dell'Oliviera, costruito nel 1680 dai contradaioli e dedicato al loro Patrono

Fontanina Battesimale: Fonte dei Pispini (XVI secolo)

Contrade Alleate: Bruco, Onda Tartuca

Contrada avversaria: Valdimontone

Vittorie ufficiali: per la Contrada 47 - per il Comune 42

Ultima vittoria: 16 Agosto 1998 - Dario Colagè detto Il Bufera su Re Artù

Priore: Paolo Neri

Capitano: Mario Corbelli

Sito internet: www.nobilecontradadelnicchio.it

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Viaggio nelle scuderie: Mulas

Messaggio  jabru il Gio Feb 14, 2013 11:29 am

Mulas: "Torre e Pantera? Con loro ho un buon rapporto"
Il fantino però dice che non è ancora 'fidanzato' con nessuno. VIAGGIO NELLE SCUDERIE - 13° PUNTATA
di Laura Valdesi


Siena, 13 febbraio 2013 — «Se non ci fossero più grandi risorse? Vorrà dire che si correrà per un prosciutto... Via, almeno per un vitello, così andiamo avanti un mese», dice ridendo Silvano Mulas, in arte Voglia. Una battuta per sdrammatizzare la situazione delicata per l’ippica e, a causa della crisi, anche per il Palio. «Non ci crederai ma ho comprato sei galline, mi fanno le uova e io intanto le regalo. Sono ottimista ma il quadro generale è brutto», prosegue. Dice sì al taglio dei compensi ai fantini, Mulas, «però che sia minore rispetto a quanto ipotizza Migheli (si riferisce all’intervista pubblicata sulla Nazione on line, ndr) perchè io, almeno, ho già vinto». Colpi di fioretto, la stagione inizia bene.
Fra qualche settimana torni a Siena, alla scuderia Fioravanti. Quest’ultimo dice che nel 2013 hai le carte in regola per diventare il numero 2 o 3 della Piazza ma devi rivedere qualcosina: ossia, fuori tutta la grinta.
«Ha ragione. Prima dell’Assunta sapevo che dovevo fare un altro Palio, così ho cercato un cavallo che permettesse di dimostrare che sapevo destreggiarmi bene anche dalla mossa a San Martino. Ci sono riuscito, poi siamo caduti tutti. Ed è andata bene che non ci siamo fatti male».
Insomma, vuoi uscire da Piazza a testa alta.
«Come minimo! In modo che nessuno abbia da ridire sulla mia monta. Certo... se mi riuscisse poi vincere sarebbe il massimo. Ma corriamo in dieci e primo al bandierino arriva uno solo».
A Mulas è sempre piaciuto essere il numero uno.
«Per ora è difficile, c’è già chi è piazzato molto bene. Spero di diventarlo in futuro, non lo nego. So che è difficile... però non mollo».
Si parla tanto di Mulas ‘fidanzato’ con la Torre, poi con la Pantera.
«Tra me e la Torre e anche con la Pantera c’è un buon rapporto. Ma non sono... di nessuno! A volte mi sento come la ‘sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno lo piglia’. A parte le battute, al di là dei rapporti voglio far vedere che Silvano non è solo un fantino da ippodromo, calcolatore, ma può essere una buona monta in Piazza».
Se rimasto alcuni mesi ad Asti: a cosa ti serve, oltre che a stare con moglie e figlio?
«Rifletto sulle cose, ho necessità di trascorrere periodi più solitari, lontano dai soliti giri. Sia chiaro, non perché voglio sfuggire alle critiche, le ho sempre ascoltate e da esse ho tratto insegnamento».
Torniamo alla Torre: il suo capitano?
«Come persona è disponibile, uno che ci parli volentieri. Si vedrà poi se c’è l’opportunità di confrontarsi anche a livello lavorativo».
E capitan Lenzi?
«Una splendida persona sia sul lavoro che fuori, come tutto lo staff panterino».
Ancora non si sa neppure quando scade il termine per iscrivere i cavalli all’Albo: come vive la situazione un fantino?
«Non conoscere ancora gli appuntamenti a cui dovrai partecipare dispiace, spero comunque che le corse ci siano perchè i cavalli vanno visti».
Dei premi t’importa?
«Io non li prendo mai, mi dispiace nel caso per i proprietari. E’ dura oggi tenere un cavallo».
Stante la crisi dell’ippica qualche tuo collega degli ippodromi tenterà la carta Siena?
«Possibile ma non guardino il mio esempio: sono stato fortunato ma cambiare pelle non è una cosa semplice. Se vuoi restarci davvero, nel Palio, non bastano sei mesi di sacrifici, serve farli per anni»
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Vioaggio nelle scuderie: Augusto Posta

Messaggio  jabru il Dom Feb 17, 2013 7:18 pm

Augusto Posta: "Crisi nel Palio? Le uniche economie fatte finora sui cavalli"
di Laura Valdesi
VIAGGIO NELLE SCUDERIE - 14° PUNTATA


Siena, 16 febbraio 2013 — «Le uniche economie che sono state fatte ad oggi riguardano i cavalli», sentenzia Augusto Posta. Voce autorevole, la sua, fra i proprietari. Non solo perché vincitore di Palii con Fedora e Votta Votta ma anche per la serietà dimostrata nel coltivare questa ‘passione’. Il dibattito sulla nuova stagione di corse di cui ancora non si conoscono i contorni è sentito «non tanto perché è stato tolto il contributo ai proprietari, l’ho sempre detto che in fondo era meglio così. Quanto piuttosto perché vanno individuate, a mio avviso, piccole forme di ‘premio’ per chi porta i cavalli in ordine e li mette a disposizione della Festa». Chiaro e forte.
Nell’ambiente paliesco, in primis alcuni capitani, sostengono che bisogna tornare all’epoca dei ‘passionisti’.
«Sono d’accordo, ma tra virgolette. Perché il contesto in cui operiamo non è più quello di 40 anni fa, il costo per mantenere un cavallo come si deve è elevato, idem per prepararlo per i tre giri sul tufo. Ci sono regole da osservare che decenni fa neppure si sognavano».
Cosa significa fra virgolette?
«Il proprietario è una componente importante della Festa perché lo è il cavallo. Tutti dicono che è il protagonista del Palio ma, quando si arriva in fondo, sembra l’elemento accessorio. Faccio un esempio: ogni anno si tiene la cena dei barbareschi, sono presenti tutte le figure del Palio ma non il proprietario del cavallo».
La categoria recrimina poi sul fatto che il barbero, con il taglio che c'è stato, arriva alla Tratta e poi nelle stalle quasi per ‘grazia ricevuta’ mentre i fantini vengono pagati profumatamente.
«Dico soltanto che in una situazione difficile come quella attuale pensavo che le Contrade si sarebbero organizzate, entrando se necessario nell’ordine di idee di farsi parte attiva nell’organizzazione delle corse. Anche sui rimborsi, qualcosa al cavallo va dato».
In che forma? Si dice da molto tempo che vanno premiati dalle Consorelle i dieci che corrono...
«Una formula andrebbe trovata in tal senso, ma anche per i premi delle corse. Altrimenti a Monticiano diventerà una cacciarella invece di una corsa».
Qualcuno sostiene che, se si continua così, i cavalli in Piazza alla fine li porteranno solo i fantini.
«Io faccio osservare unicamente che ci sono stati negli anni recenti cavalli quali Berio, Brento, Istriceddu e Fedora che hanno scritto la storia del Palio. Un motivo, forse, ci sarà...».
La crisi preme, si taglia sui cavalli, ma i ‘paletti’ dell’Albo, anche se non c’è ancora l’ufficialità, resteranno identici. Perché allora non eliminarli, vista la situazione?
«Non dico tutti, ma qualcuno sicuramente. Non puoi chiedere il massimo senza dare niente. Non esageriamo... Lo ripeto, non c’è l’intenzione di andare incontro ai proprietari».
L’altro tasto dolente è Pian delle Fornaci: lavori praticamente finiti ma la pista resta parzialmente fruibile.
«Sono abituato da sempre a muovermi verso Grosseto per far galoppare i cavalli, ciò comporta un disagio per il proprietario. Però credo che sia di difficile soluzione il problema, se non viene assegnata in gestione, trattandosi di una struttura pubblica».
Fedora darà alla luce il suo primo puledrino a giorni.
«Esatto. Proprio ieri l’ho portata da Chiara Pepi».
Ma in scuderia ci sono due nomi da osservare con attenzione nel 2013: Noverre e Nurkara.
«Entrambi 7 anni, poi c’è la sorella di Fedora, Quiteness, che ha quattro anni ma il cervello di un cavallo già adulto. Potrebbe correre il Palio».
Chi allena i tuoi pupilli?
«C’è sempre Marta Pammolli, mentre per quanto riguarda le corse in provincia ci sto pensando. Vorrei cambiare qualcosa»
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Viaggio nelle scuderie: Villella

Messaggio  jabru il Lun Feb 18, 2013 6:30 pm

Villella: "Le Contrade devono fare l'Oscar ai proprietari? A Siena ci sono sempre stati i passionisti..."
di Laura Valdesi

Il fantino svela di essere stato deluso da un solo capitano - VIAGGIO NELLE SCUDERIE- 15° PUNTATA

Siena, 17 febbraio 2013 – “Antonio c’è”, dice il fantino dagli occhi di ghiaccio mentre rientra dopo la seconda uscita pomeridiana con i cavalli. Impossibile dargli torto: idee chiare, tanto lavoro, niente proclami. Perché sa che questa stagione di corse – seppure ancora incertissima e tutta da organizzare – sarà determinante per il suo “ritorno”. A 360 gradi. “Mi sono preso un periodo di stacco dal Palio e da Siena – premette -, ne avevo bisogno, andando a lavorare all’ippodromo. Lo scorso anno mi fermai qui dopo Ferrara, ho trascorso l’inverno in città e non intendo muovermi. Mi sento a casa”.
Sei in scuderia a Mociano con Alessio Migheli, avete 12 cavalli di cui occuparvi.
“Esatto! Facciamo 6-7 uscite al giorno: ero ancora un ragazzino quando sgobbavo così. Fa bene, però. Non mi lamento, anzi…”.
Una posizione strategica in vista di Provenzano: c’è un bel giro di dirigenze, immagino.
“Qualcuno è venuto, si è fermato a parlare. Per me, tuttavia, sono fondamentali le corse in provincia per rientrare nel giro”.
Ma si faranno davvero queste corse?
“Certo che sì, i capitani spingono molto in questa direzione. Serve vedere i cavalli”.
Proprio ieri sulla Nazione on line Augusto Posta lamentava il fatto che i tagli, a seguito della crisi, hanno riguardato solo i cavalli. Bisognerebbe poi trovare un modo, a suo avviso, di ‘ricompensare’ un pochino i proprietari perché oggi tenere un mezzosangue è un impegno.
“A Siena ci sono sempre stati i passionisti, se poi adesso vogliono dare l’Oscar al proprietario del cavallo che vince… Credo che se una Contrada intende riconoscere un merito economico al proprietario può, se crede, procedere liberamente”.
Le spese, però, ci sono per mantenerli.
“Si sa. Ma, lo ripeto, per qualche proprietario il cavallo è ragione di vita, farà sempre sacrifici per allenarlo e portarlo in Piazza”.
Parliamo di dirigenti: è stato appena eletto capitano della Chiocciola, Claudio Villani. Tu hai indossato il giubbetto di San Marco più di una volta.
“E’ un ragazzo che ha tanta passione, sono sicuro che s’impegnerà. Gli faccio tanti auguri”.
Ormai hai visto tanti capitani nella tua carriera: il livello è migliorato?
“Ci sono le vecchie volpi che vincono ma anche le nuove leve che si affermano. Magari di personaggi, come dire, carismatici ce ne sono meno o, forse, spiccano di meno. In realtà, però, a fare il Palio sono anche i dirigenti di ultima generazione”.
Verranno altri fantini dall’ippodromo, stante la crisi, a tentare la carta della Piazza?
“Devono avere tantissima passione, come quella di Silvano Mulas. Perché facendo due corse in provincia e poco più non si sopravvive. Serve avere contatti e, lo ripeto, un grande amore per il Palio”.
Cosa ha imparato Villella in questi anni?
“A leggere le situazioni più in fretta, ad omettere qualche verità, perché il Palio è un gioco. Insomma, ad usare i ‘ferri’ del mestiere”.
Un capitano che ti ha fatto arrabbiare?
“Uno soltanto, per una promessa non mantenuta. Tutti gli altri li ringrazio per avermi dato opportunità di montare e insegnamenti utili”.
Si dice che sarai al palio di Ferrara?
“Sì, ho un ingaggio importante. E forse ne arriverà uno anche per Fucecchio”.
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I Priori raccontano la Contrada: Civetta

Messaggio  jabru il Lun Feb 18, 2013 6:40 pm

'Le Contrade di Siena raccontate dai Priori'': Civetta -Lunedì 18 Febbraio 2013 12:02 di Gabriele Voltolini -
Il Priore della Contrada Priora della Civetta, Riccardo Cerpi, svela la Contrada del Castellare

Penultimo appuntamento con il nostro speciale sulle contrade. Questa settimana andiamo a conoscere la Contrada Priora della Civetta, insieme al Priore del rione del Castellare, Riccardo Cerpi.

LA STRUTTURA - L’appuntamento è nel cuore del rione, nel Castellare degli Ugurgeri. Entriamo nel museo della Contrada, per la precisione nella sala delle vittorie, dove comincia il nostro viaggio: “L’organo più importante della Contrada – racconta il Priore Riccardo Cerpi - è la Consulta, composta da 8 persone, Priore, Vicario Generale, 3 Provicari, dei quali uno è il Presidente della Società Cecco Angiolieri, il coordinatore della commissione finanza, il coordinatore della commissione beni immobili ed il Capitano. Si tratta di un organo di indirizzo, ma non deliberante. Abbiamo poi il Seggio, formato in questo biennio da 37 persone, ma il numero dei componenti non è sempre fisso. Ne fanno parte tutti i responsabili dei vari uffizi, economato, protettorato, cancelleria ecc, più i loro coadiutori. Abbiamo poi il Consiglio Generale, che ha il potere deliberativo e per concludere c’è la Sedia dei Maggiorenti della quale fanno parte ex Priori, Capitani e Vicari Generali. Tutte le cariche restano in vigore per 2 anni, compreso il Consiglio di Società che per la prima volta, dopo il nuovo regolamento del 2011, ha visto la modifica di alcune situazioni, tra le quali la possibilità di avere un vice presidente in più. Per il rinnovo vengono elette 2 commissioni di 5 persone che lavorano in modo parallelo e presiedute entrambe da un componente della Sedia dei Maggiorenti. Personalmente sono al primo mandato da Priore, che scadrà alla fine di quest’ anno, ma il mio percorso nel Seggio della Contrada è lungo e articolato. Sono entrato in Seggio per la prima volta all’età di 33 anni, ho ricoperto vari incarichi, addetto ai giovani, addetto ai festeggiamenti, addetto stampa e relazioni esterne, Provicario, Vicario Generale ed infine Priore”.

IL POPOLO - Una Contrada poco numerosa, ma coesa e fiera: “Siamo una delle contrade più piccole numericamente – commenta Cerpi – ma questo non è necessariamente uno svantaggio perché spesso conta la qualità e non la quantità. La Civetta conta circa 600 nuclei familiari, per un totale di 900 protettori circa. Quello della nostra contrada è un popolo sano, molto unito, che da alcuni anni ha trovato una coesione e fierezza difficile da riscontrare. Viviamo in un clima di serenità, il popolo è molto giovane e la frequenza, soprattutto da parte dei ragazzi, è praticamente totale. I tanti giovani sono rappresentati anche in Seggio ed in Società, visto che l’età media è molto bassa. Personalmente credo molto nei giovani, che sono il fulcro della Contrada, senza dimenticare ovviamente l’esperienza e la maturità dei più anziani. La caratteristica principale del popolo della Civetta è l’unità intorno alle istituzioni della Contrada e questo mi rende molto orgoglioso, oltre a facilitarmi il compito. In passato c’è stato qualche problema, ma dopo un’analisi attenta tra di noi, abbiamo tirato fuori la maturità per ricompattarci ed in questo senso, anche se è un fatto assolutamente non scontato, il Palio vinto del 2009 ci ha facilitato il compito. Venivamo da un digiuno di 30 anni, mentre la nostra avversaria vinceva a ripetizione e tutti questi fattori ci hanno reso ancora più coesi. L’esplosione di gioia del 2009 è sempre viva e fresca nella nostra mente. La dimostrazione dell’importanza della vittoria è che nei ruoli dirigenziali non ci sono più le persone di allora. Il Capitano Paolo Betti ha lasciato il testimone a Francesco Ricci, che è stato eletto con il 95% dei consensi e così anche nel ruolo di Priore, dove Carlo Rossi ha passato il testimone a me, che sono stato eletto con il 94% dei consensi. Credo che questi siano tutti segnali di forza da parte della nostra Contrada”.

MUSEO E ORATORIO - Una volta conclusa la prima parte di chiacchierata, inizia il nostro viaggio all’interno dei locali: “La sala in cui ci troviamo attualmente – dice il Priore Cerpi – è la Sala delle vittorie, dedicata a Sabatino Mori, un grande contradaiolo scomparso nel 1982, Capitano 4 volte vittorioso, come dimostrano le 4 aste dei suoi palii vinti appese al muro di questa stanza. Era una persona molto ricca, che ha dato tantissimo alla Civetta e alla sua scomparsa ha lasciato una parte del suo patrimonio alla Contrada. In questa sala troviamo molti palii vinti, tra i quali l’ultimo del 2009, gli stemmi delle famiglie civettine, ed è la stanza principale del nostro percorso museale, dove vengono effettuate le riunioni del Seggio e le Assemblee. Prima di visitare le altre parti del nostro museo, mi preme dire una cosa importante riguardo alla sua creazione. Questi edifici sono stati ristrutturati ad inizio anni ’80, grazie al progetto dell’architetto Uggioni effettuato nel 1978. Considerando la conformazione delle stanze, i materiali utilizzati e gli elementi di rifinitura (intonaco, alternanza legno-ferro, marmo all’entrata ecc.), possiamo affermare che nonostante si tratti di un progetto di oltre 30 anni fa, è invece di un’attualità sconvolgente. All’epoca probabilmente si trattava di un progetto audace, ma che oltre 30 anni dopo è invece assolutamente attuale. E’ un esempio di architettura moderna in un contesto medioevale. Proprio per questo motivo, il nostro museo è molto visitato, anche perché ci troviamo in un punto di passaggio turistico molto importante. In Contrada abbiamo deciso di creare un gruppo che promuove le visite nel museo perché riteniamo sia un esempio da far vedere e pubblicizzare. Tornando alla nostra visita, scendiamo una scala e raggiungiamo due ambienti dove è stato ritrovato un pozzo di butto, che era la pattumiera della famiglia Ugurgieri. Durante gli scavi, infatti, sono stati recuperati molti cocci, custoditi attualmente nelle teche. Qui troviamo anche le monture del 1981 e la lupa originale di Piazza Tolomei, risalente al 1624. Tornando nella sala principale, ci spostiamo poi nell’altra ala del museo, che noi chiamiamo la stanza del ’55 perché è qui che vengono conservate le monture di piazza del 1955. Nel muro di ingresso, sono riportate anche tutte le vittorie della Civetta e qui possiamo notare la curiosità dei 2 cappotti a fila che la Contrada effettuò nel 1761 e 1778. Dal museo, usciamo nuovamente nel Castellare ed entriamo nell’oratorio della Civetta, il cui ingresso principale è da Via Cecco Angiolieri. La chiesa, nella quale viene effettuata anche la benedizione del cavallo il giorno del Palio, oltre a cerimonie varie, è dedicata ai protettori della Contrada San Bernardo Tolomei e Sant’Antonio da Padova. All’interno troviamo un dipinto dell’ artista Leo Rossi raffigurante il Beato Pier Pettinaio, un santo importante per la Contrada, dal quale prende il nome un vicolo del nostro territorio e la Onlus che abbiamo creato lo scorso anno per sostenere i contradaioli in difficoltà. Risalendo le scale, oltrepassiamo la sacrestia e una stanza in cui si trova la fonte battesimale, nella quale in passato venivano svolte le assemblee del popolo”.

IL TERRITORIO - Usciamo dall’oratorio della Civetta per tornare nuovamente nel Castellare, il fulcro della Contrada, dove oltre alla società, troviamo anche il tabernacolo e la stalla: “Il nostro – conclude Riccardo Cerpi - non è un rione popolare, perché troviamo molte attività commerciali e uffici, ma poche abitazioni. Per questo è facile intuire che i civettini che vi abitano sono veramente pochi. Circa un annetto fa, un nostro contradaiolo, Carlo Agricoli, ha effettuato una ricerca molto interessante, pubblicata nel “Civettino” del dicembre 2011 dalla quale si evince che dei 173 civettini nati nel territorio, solamente 56 vi abitano ancora, mentre 29 risiedono nel territorio di altre contrade. La percentuale dei civettini che abitano nel territorio della Contrada è del 9,68% ed una curiosità sta nel fatto che il 4,31% dei protettori risiede invece all’estero. Nel corso degli anni, però, la Contrada ha acquisito un discreto patrimonio immobiliare. Negli ultimi 10 anni abbiamo acquistato 2 appartamenti, il primo inizialmente ad uso museale, ma per il quale abbiamo variato la destinazione affittandolo ad un contradaiolo tramite bando, l’altro, invece, in Via Cecco Angiolieri lo stiamo vendendo sempre tramite un bando che da la prelazione d’acquisto ai civettini. Nell’ultimo periodo, però, ci siamo focalizzati soprattutto sulla galleria di Cecco Angiolieri. Abbiamo acquisito alcuni immobili e ne stiamo trattando altri, perché è li che abbiamo deciso di puntare per un’espansione immobiliare ed è proprio nella galleria che abbiamo creato quella che chiamiamo la società invernale. La Civetta, infatti, ha un’ anomalia di fondo perché non ha una società vera e propria con grave carenza di spazi. Quello nel Castellare è infatti solo un bar e quando dovevamo effettuare dei cenini o anche cene importanti, dovevamo spostarci nel museo. Adesso, con i nuovi locali, abbiamo la possibilità di mettere a cena 30-40 persone, anche perché i nostri numeri in inverno sono questi. Il nostro sviluppo sarà nella galleria, nell’ex locale “Franchi” trasferiremo l’archivio e la cancelleria e pian piano proveremo ad acquisire tutti i locali cercando di sopperire alla carenza di spazi. Tornando al territorio, il nostro è quello maggiormente interessato alle dinamiche di spopolamento del centro storico. Ci sono pochi contenitori abitativi e manca l’attività tipica del rione come invece possiamo riscontrare in altre contrade. Inoltre, abbiamo la sfortuna di non avere neanche una zona verde e spesso ricordo come nel nostro territorio non esiste neanche un albero con radici al terreno. Siamo però una contrada di tradizioni storiche, qui infatti operavano e abitavano nobili (Ugurgieri, Tolomei ecc.) e banchieri e da queste famiglie abbiamo ereditato l’eleganza e lo stile riscontrabile attualmente nella nostra Contrada. Non siamo un rione popolare, ma borghese. Il cuore pulsante della Civetta è il Castellare, la nostra casa, dove facciamo tutto e dove viviamo soprattutto in estate. Dai primi di maggio quando incominciano i corsi per alfieri e tamburini fino ad ottobre inoltrato la vita della Civetta è nel Castellare. Fino ad alcuni anni fa potevamo anche mangiarci, ma adesso i numeri sono un po’ cresciuti e in più di 200-220 non ci entriamo, per questo i cenini del Palio li effettuiamo in Via Cecco Angiolieri, mentre la cena della prova generale in Piazza Tolomei, una sorta di salotto buono della Contrada. Molto importante è ovviamente anche Via Cecco Angiolieri, dove abbiamo l’economato e altri locali. Tra l’altro, proprio in questa via, abbiamo acquistato i locali dell’ex Sanitaria Romi, all’angolo del violino che porta nel Castellare. Secondo un progetto che abbiamo in mente, questi 2 locali diventeranno importanti per il percorso museale perché saranno una sorta di entrata al museo. Da li, infatti, faremo un passaggio fino all’attuale sacrestia, passando sotto al Castellare, per arrivare all’interno dell’attuale museo. Per effettuare questi lavori usufruiremo del finanziamento della legge speciale per Siena, che ancora la nostra Contrada non ha utilizzato”.

Nella prossima puntata, l’ultima del nostro speciale, andremo a scoprire la Contrada della Tartuca, insieme al Priore di Castelvecchio, Simone Ciotti.



CONTRADA PRIORA DELLA CIVETTA
Stemma partito di nero e rosso, una civetta in maestà con due scudetti azzurri caricati con le lettere U e M (Umberto I e Margherita di Savoia)

Colori: Nero e rosso con liste bianche

Motto: Vedo nella notte

Titolo: La Contrada ha il titolo di "Priora" per aver ospitato la prima riunione del Magistrato delle Contrade, l'organismo che riunisce i Priori delle diciassette Contrade per deliberare sulle questioni di interesse comune

Simboleggia: Astuzia

Antiche Compagnie Militari: San Vigilio, San Pietro in Banchi, San Cristoforo

Arte o mestiere: Calzolai

Terzo: Terzo di San Martino

Sede: Castellare degli Ugurgieri, 5

Società di Contrada: "Cecco Angiolieri"

Santo Patrono: Sant'Antonio da Padova e San Bernardo Tolomei

Festa Titolare: 13 giugno

Oratorio: Costruito nel 1930 entro la struttura del Castellare degli Ugurgieri, (Via Cecco Angiolieri), è stato consacrato nel dopoguerra

Fontanina Battesimale:Fusione in bronzo, opera di Fabio Belleschi, si trova all'interno del Castellare degli Ugurgeri

Contrade Alleate: Aquila, Istrice, Giraffa, Pantera

Contrada avversaria: Leocorno

Vittorie ufficiali: per la Contrada 36 - per il Comune 33

Ultima vittoria: 16 agosto 2009 - Andrea Mari detto Brio su Istriceddu

Priore: Riccardo Cerpi

Capitano: Francesco Ricci

Sito internet: www.contradadellacivetta.it
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Bastiano: Il Palio è a rischio

Messaggio  jabru il Ven Feb 22, 2013 11:10 am

Bastiano: "Il Palio è a rischio, spero di essere smentito"
di Laura Valdesi

"Se salta anche la nostra Festa a questa città non resterà più nulla" - PALIO & CRISI ECONOMICA


Siena, 21 febbraio 2013 — Non giriamo intorno al problema: con il passare dei giorni cresce l’inquietudine nelle Contrade perché la macchina paliesca è ferma. Pronta a partire, sì, ma ad oggi nessuno l’ha accesa. E il timore che il Palio possa (clamorosamente) saltare comincia a serpeggiare. I capitani hanno preso atto dello stallo, martedì sera, chiedendo pertanto l’indomani di incontrare nuovamente il commissario Enrico Laudanna, questa volta insieme ai priori. «Attendiamo la convocazione», conferma il decano Mario Toti.
«Il Palio è molto a rischio quest’anno — non usa invece mezzi termini Silvano Vigni, in arte Bastiano — perchè ci vuole qualcuno che firmi e si assuma le responsabilità. Non è possibile attendere l’elezione del nuovo sindaco, così andremo a metà giugno».
Drastico a tal punto?
«Realista, direi. Ovviamente spero di essere smentito, ma la situazione generale è molto delicata. Non solo il Palio vive un’impasse, anche le altre attività».
Sarebbe la caduta dell’ultimo baluardo, a livello di socialità e ‘radici’, che è rimasto.
«Se a questa città si toglie anche la Festa, cosa resta da levare? Forse l’aria?».
Le Contrade, capitani e priori, dunque fanno bene a compiere il pressing.
«Lo dovevano fare prima, secondo me, subito dopo le feste natalizie. Tutte e 17 insieme. Il Palio è l’immagine della città, di una Siena già profondamente ferita».
I premi ai cavalli per le corse quasi certamente non verranno dati. Il Comune non ha risorse, le Consorelle non sono unite sul punto.
«Io dico solo una cosa: va bene anche senza premi, purché cessi l’incertezza. Uno può anche portare il cavallo a correre gratis, sapendo che se anche arriva primo non riceverà nulla. Ma deve essere detto. E’ l’incertezza che dà fastidio, restare nel limbo senza che nessuno faccia chiarezza. Altroché se è il momento di muoversi!».
Bastiano ha in scuderia cavalli per l’Albo?
«Ho due mezzosangue che intendo segnare, se verrà attivato il Protocollo. Una cavallina di 5 anni, Pressing de Mores, e un 4 anni, Qui pro quo. Se poi non ci saranno le corse, vorrà dire che andranno a Fucecchio e negli altri circuiti. C’è poco da fare».
Bastiano non riesce proprio ad essere ottimista.
«Se non si corre neppure il Palio, a questa città resta davvero poco... facciamo la caccia alla volpe dentro i vicoli della città. A piedi, magari, e senza armi: altrimenti gli animalisti ci attaccheranno anche su questo».
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Viaggio nelle scuderie: Scompiglio

Messaggio  jabru il Mar Feb 26, 2013 1:20 pm

Scompiglio: "Un premio al cavallo? Se vinco glielo faccio io"
di Laura Valdesi

<Pretese economiche da ridurre? Mai detto 'o così o niente'>- Viaggio nelle scuderie (16° puntata)

Siena, 26 febbraio 2013 – “Il Palio a rischio? I segnali non sono incoraggianti però spero che si corra, è il mio lavoro. Inutile negarlo: l’argomento di cui si parla ora nell’ambiente è questo”. Non le manda a dire, come al solito, Jonatan Bartoletti mentre, a scuderia, sistema i cavalli. “Soprattutto, non si può arrivare all’ultimo momento per sapere cosa succede, c’è tanta incertezza”, aggiunge confessando di aver trascorso “un inverno bellissimo e tranquillo, come non capitava da tempo. E’ vero che quando vinco penso subito al Palio seguente, però adesso affronto la stagione con animo diverso. Cosciente, sia chiaro, che con due successi non sei nessuno e devi continuare a batterti i tacchi nel sedere”.
Anche le corse, ad oggi, non sono confermate.
“Bisogna farle, io la penso così. Ma non per i soldi dei premi, per la Festa. Non puoi mettere nel lotto cavalli a scatola chiusa che non sai quello che prendi. A volte non lo capisci neppure se li vedi tante volte quanto valgono e se sono adatti…”.
I premi non t’interessano, forse perché sei uno dei fantini più ricercati.
“Io ho sempre dato il massimo, questo mi va riconosciuto. E continuerò a farlo. Ma credo che anche tanti ragazzi che vogliono puntare alla Piazza daranno tutto, la loro prestazione non sarà condizionata dai premi”.
I proprietari, tanti, a partire da Augusto Posta, non sono della stessa opinione. Dicono che i tagli sono stati fatti soltanto sui cavalli. E che le Contrade dovrebbero pensare a dei riconoscimenti. Cosa ne pensa Bartoletti?
“Che spetta alle Contrade deciderlo. L’importante è che si faccia il Palio, anche per la città di Siena. Se per un anno, non durerà per sempre spero, bisogna fare un po’ di sacrifici, non muore nessuno”.
Sarò più diretta: vanno tagliati i compensi ai fantini dando un premio al vero protagonista della Carriera, il cavallo.
“Non credo che le Contrade non l’abbiano mai fatto… Quanto a me ci metto la firma: se vinco ancora il regalo al proprietario glielo faccio io, una formula si trova”.
Comunque c’è preoccupazione nell’ambiente.
“Normale che sia così, mi alleno tutto l’anno per questo e faccio sacrifici. La situazione in Italia non è bella. Però tengo ben presente che sono fortunato perché svolgo il lavoro che amo. C’è chi è senza, chi in cassa integrazione. Se bisogna tagliare le pizze fuori o qualcos’altro, va bene lo stesso”.
Disposto a ridurre anche le pretese economiche?
“Allora, io di pretese non ne ho mai avute. Ho sempre parlato con le persone facendo un percorso onesto. Mai detto ‘o così o niente’.”
I capitani sono diventati più parsimoniosi?
“La stagione è iniziata ora, si dice male. Il momento è delicato per tutti, le Contrade sono fatte da persone che vivono la crisi. E che magari hanno timore a spendere perché non si sa come andranno a finire le cose”.
Hai seguito i risultati delle elezioni politiche?
“Certo. Il fantino è una persona come le altre, qui ho solo la radio ma poi andrò a vedere la televisione”.
A parte Siena, hai altri ingaggi?
“Asti e Casteldelpiano. Prima non lo so. Se c’è la situazione, forse… però io sono sempre stato del parere di puntare sul Palio, quello l’obiettivo”.
Cambiamenti in scuderia?
“No, tutto uguale. Ho diversi cavalli da allenamento, un paio nuovi con la Q, uno si chiama Quore. Hanno 4 anni”.
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Re: Palio d'inverno

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