Storia del palio

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Storia del palio

Messaggio  jabru il Lun Feb 26, 2018 7:46 pm

LA CARRIERA ANNULLATA PER NEVE

Nel febbraio 1801, una fitta nevicata impedì l’effettuazione della corsa.



La nevicata caduta nella giornata di ieri ci ha fatto tornare alla mente un episodio della storia del Palio realmente accaduto e minuziosamente documentato negli archivi comunali, sicuramente sconosciuto ai più, e che quindi merita di essere raccontato.

Era il 1801, un anno piuttosto tormentato per Siena, alle prese sia con l’invasione francese e con le diffidenze delle truppe transalpine verso le contrade ed i loro festeggiamenti, ma anche con le precarie condizioni economiche cittadine che, come già ricordato in uno scritto di qualche mese fa, furono la causa principale della mancata disputa delle carriere ordinarie di quell’anno. Eppure in quel 1801 un Palio, alla lunga, si corse ugualmente ed un altro, alla tonda, fu annullato per un motivo sicuramente atipico: la neve. Il Generale delle truppe cisalpine Trivulzio, grande appassionato di corse di cavalli, riuscì a far organizzare, in data 8 febbraio, un Palio alla lunga, sul classico percorso con partenza dal Santuccio ed arrivo al Duomo, con un premio di 15 scudi per il proprietario del cavallo vincitore e di 10 scudi per quello del secondo arrivato. Ma Trivulzio voleva di più, ed ottenne dal Magistrato Civico l’effettuazione di una carriera alla tonda con la partecipazione delle contrade. La violenta ed improvvisa nevicata caduta su Siena nella notte del 10 febbraio, ne impedì però lo svolgimento. La coltre bianca caduta in abbondanza sulla nostra città, così come riportato nella lettera inviata dal Cancelliere del Magistrato al Generale e conservata nell’archivio del Comune di Siena, rese impossibile l’interramento della pista di Piazza del Campo ed il montaggio dei palchi, oltre a creare una situazione di potenziale pericolo per l’accesso degli spettatori all’interno della conchiglia. Per questi motivi la carriera alla tonda del febbraio 1801 fu definitivamente cancellata, restando il primo (e probabilmente ultimo) esempio di Palio annullato per neve.

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LA MOSSA (SECONDA PARTE)

Messaggio  jabru il Lun Mar 12, 2018 8:00 pm

Come sono cambiate, nel corso dei secoli, le modalità di ingresso delle contrade ai canapi.



Dopo aver parlato nello scorso appuntamento della mossa in generale, vediamo oggi come son cambiate nel corso degli anni le modalità di ingresso tra i canapi per il Palio.

Se per le prove l’ordine di ingresso delle contrade è fissato dall’art. 62 ( Prima prova - ordine nel quale le Contrade furono estratte a sorte per partecipare al Palio; Seconda prova - ordine suddetto invertito; Terza prova - ordine d'estrazione delle Contrade per l'assegnazione dei cavalli; Quarta prova - ordine suddetto invertito; Quinta prova - ordine avuto dai cavalli per procedere alla loro assegnazione; Sesta prova - ordine suddetto invertito), per il Palio esso è stabilito dalla sorte. Il meccanismo ancora oggi usato per tale sorteggio fu ideato da Luigi Sprugnoli e sperimentato per la prima volta nello straordinario del 1950, ma solo a partire dal 1952 questo trovò spazio all’interno del regolamento, e l’attuale art. 85 ne disciplina le modalità di utilizzo. Il meccanismo si compone di una vasca serbatoio ovoidale dal diametro 6 volte superiore alla cubatura complessiva dei 10 barberi che vi verranno introdotti, e di un tubo a doppia camicia ruotante munito di 9 finestre tonde, numerate dall’1 al 9, e di una finestra quadrata con il numero 10 che indicherà la rincorsa. Tali finestre hanno il diametro leggermente inferiore a quello del singolo barbero. Al momento dell’ingresso in Campo della quarta comparsa del corteo storico, sul palco dei Giudici, alla presenza dei Deputati, i Capitani o i loro delegati provvederanno ad introdurre i barberi nella vasca. Terminata l’operazione verrà applicato il tubo e chiusa la doppia camicia, ed una volta mescolati i barberi mediante scuotimento del meccanismo, esso verrà rovesciato consentendo così ai barberi di scorrere lungo il tubo che sarà poi staccato dalla vasca, sigillato con impiombatura per evitare manomissioni, e riposto nella propria cassetta. Tale operazione sarà ripetuta altre 2 volte per completare le 3 buste. Usciti i cavalli dall’Entrone, una volta che essi avranno raggiunto l’altezza del Casato, i Deputati provvederanno ad aprire la cassetta numero 1, a tagliare lo spago che legava la camicia del tubo e, ruotandola, conosceranno l’ordine stabilito dalla sorte, che verrà immediatamente dettato ad un funzionario comunale presente sul palco dei giudici. Saranno trascritte 3 copie: una per il mossiere, una che viene consegnata al Sindaco ed è a disposizione di Deputati e Capitani, ed una per il graduato della Polizia Municipale, che oggi resta sul palco, ma che fino a non molti anni fa rimaneva sul tufo e si occupava della chiamata delle contrade. Nel caso in cui si dovesse ricorrere alla seconda e poi alla terza mossa, le stesse operazioni verrebbero ripetute usando i tubi con il numero 2 ed il numero 3. Se poi, nemmeno queste 2 mosse fossero sufficienti, si utilizzerebbero allora gli ordini invertiti delle precedenti 3 buste.

Anche per ciò che riguarda il sorteggio dei posti al canape per il Palio, nel corso degli anni si sono avute delle modifiche notevoli che proviamo a riassumere in breve: nel 1676, quando fu introdotta la tratta dei cavalli, l’ordine al canape corrispondeva con quello di assegnazione dei cavalli. Ma ciò permetteva di conoscere tale ordine con grosso anticipo quindi, per garantire maggior segretezza ed anche al fine di evitare il proliferare di accordi tra fantini, nell’agosto 1788 si decise di estrarre l’ordine sul verrocchio pochi minuti prima della corsa, operazione che, a partire dal Palio successivo, per snellire i tempi di attesa, venne fatta la mattina della corsa in Comune alla presenza dei soli Giudici della Mossa, senza i capitani (che furono ammessi ad assistere a tale operazione solo dal 1833), i quali sarebbero comunque venuti a conoscenza dell’ordine sorteggiato al momento dell’entrata in Campo della propria comparsa per il corteo storico. Altra significativa modifica nel 1903: il regolamento attribuiva al Sindaco il compito di estrarre in 3 mosse, l’ordine sia delle prove che del Palio. A partire dal 1930, le 3 estrazioni fatte dall’allora Podestà venivano chiuse in buste alle quali era attribuito il nome di uno dei 3 terzieri cittadini (San Martino, Città e Camollia); successivamente si teneva un ulteriore sorteggio, effettuato da parte di un capitano precedentemente estratto, per stabilire quale fosse la prima, la seconda e la terza mossa. Nel 1938 fu ideato un sistema assai contorto ed anche difficile da spiegare: il Podestà trascriveva in 3 elenchi le 10 contrade assegnando loro casualmente dei numeri da 1 a 10, che erano a conoscenza del solo primo cittadino. Il giorno della tratta si provvedeva ad una prima estrazione dei capitani che a loro volta avrebbero dovuto sorteggiare i numeri relativi a ciascuna contrada. Il primo numero estratto corrispondeva alla contrada che avrebbe occupato il primo posto al canape e via discorrendo fino alla rincorsa. E ciò veniva ripetuto per 3 volte. Dopo la segnatura dei fantini, un ultimo sorteggio provvedeva a determinare la prima, la seconda e la terza busta. Ma queste innovazioni non risultarono sufficienti per garantire la segretezza dell’ordine, in quanto c’era chi sosteneva come una persona (il Podestà o il Sindaco, a seconda del periodo storico), conosceva in anticipo l’ordine, come risulta anche da un intervento fatto da un consigliere comunale che riportiamo: “il sistema attualmente adottato è ingegnoso e non si presta a ingiustizie, ma rimane il fatto che uno, cioè il Sindaco, conosce in precedenza l’ordine delle contrade al canape e ciò basta per non lasciare del tutto tranquille le menti affannate dei contradaioli che temono sempre di tutto e sospettano, anche se il primo cittadino deve essere fuori da ogni sospetto. Ad ovviare a questo inconveniente egli è d’avviso che sarebbe opportuno installare un mezzo meccanico, che rassicuri i contradaioli e tolga di responsabilità il Capo della Amministrazione”. Ci vollero ulteriori anni di discussioni e polemiche prima di arrivare alla soluzione definitiva ideata dallo Sprugnoli che riuscì finalmente a mettere tutti d’accordo.

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LE SANZIONI

Messaggio  jabru il Mar Mar 20, 2018 8:31 pm

Il sistema sanzionatorio paliesco.



Siamo così arrivati ad illustrare il settimo capo regolamentare, quello più dibattuto ed oggetto di numerose modifiche, l’ultima delle quali risalente al 1999, relativo alle penalità. La stagione paliesca 2017 è stata caratterizzata da una serie di avvenimenti scorretti, alcuni dei quali inediti nella storia del Palio, che hanno fatto notevolmente discutere il mondo contradaiolo, soprattutto per ciò che riguarda la gestione delle relative sanzioni. Noi, come avvenuto sino ad ora, ci limiteremo ad analizzare ciò che prevede l’attuale sistema sanzionatorio per contrade e fantini senza effettuare commenti o giudizi che potrebbero risultare inopportuni, ben consapevoli che sono altri i luoghi ed i momenti di discussione di questo delicato tema della nostra festa.

Il primo comma dell’art 98 fissa come principio fondamentale che “la punizione delle Contrade rientra nella competenza esclusiva, dell'Amministrazione Comunale”, e tale disposizione, per implicito, vale anche per i fantini. Il regolamento fissa due gradi di giudizio: il primo è quello dell’Assessore Delegato che, a norma dell’ultimo comma dell’art. 103 “viene nominato dal Sindaco con apposito atto, e svolge il ruolo attraverso ordinanze”, mentre il secondo grado di giudizio è quello di fronte alla Giunta Comunale che, prima della riforma del ’99, ricopriva il ruolo di organo giudicante di prima istanza, mentre il secondo grado si svolgeva davanti al Consiglio Comunale. Ai sensi dell’art. 92, “nei sette giorni successivi a quello nel quale il Palio sia stato effettuato, i Deputati della Festa debbono rimettere all'Assessore Delegato una particolareggiata relazione in merito all' organizzazione ed all'intero svolgimento del Palio stesso, segnalando ogni circostanza che meriti rilievo o che richieda provvedimenti. La relazione dei Deputati della Festa è l'unico documento sulla base del quale l'Assessore Delegato procede alle conseguenti proposte sanzionatorie. Della relazione debbono far parte integrante i rapporti scritti degli Ispettori della Pista e del Mossiere e tutti gli atti e/o documentazioni acquisiti nei cinque giorni successivi al Palio, termine entro il quale i Deputati possono sentire i Priori e/o i Capitani delle Contrade nonché i Fantini su specifici atti. Ogni atto e/o documentazione, pervenuti successivamente al quinto giorno non possono essere accettati”. Dal testo di tale norma si evince perciò che tutti quei fatti che non siano riportati nella Relazione non possono essere oggetto di esame da parte dell’Assessore Delegato. Sulla base di tale Relazione, l’Assessore notifica a contrade e fantini le proprie proposte di sanzione con atto motivato (artt. 98 e 99). Avverso le decisioni dell’Assessore Delegato, gli interessati possono presentare le memorie difensive entro il termine perentorio di 10 giorni dalla notifica dell’atto, pena la decadenza, includendo ad esse qualsiasi allegazione probatoria. Il regolamento concede alle contrade tramite i priori ed ai fantini di consultare la Relazione dei Deputati della Festa e di estrarre copia della medesima e di tutti gli allegati ivi compresa eventuale documentazione filmata e/o fotografica, per tutto quanto è connesso e collegato al provvedimento formulato all'Assessore Delegato. La Giunta, senza la presenza dell’Assessore Delegato, tenuto conto della Relazione, e presa visione delle proposte dell’Assessore, delle memorie difensive di contrade e fantini, delibera con motivazione da notificare agli interessati. Le delibere della Giunta non possono essere appellate di fronte a nessun altro tribunale amministrativo. A tal proposito, la storica sentenza del TAR toscano 572/89, sancisce la sottrazione al sindacato del giudice di tutti gli atti emanati dal Comune in materia paliesca, compresi i provvedimenti sanzionatori, attribuendo al regolamento, “la cui emanazione ad opera del Consiglio Comunale non è sottoposta alle modalità stabilite dalle disposizioni sulla produzione dei regolamenti comunali”, piena autonomia rispetto al diritto statale degli enti locali, nell’ambito dell’applicazione delle norme del regolamento stesso. “La gestione del giuoco delle contrade, concludeva il tribunale amministrativo, compresi i rapporti intercorrenti tra i soggetti che a vario titolo vi prendono parte, è esercitato da una struttura che pur avvalendosi dei normali organi comunali, attribuisce ad essi funzioni istituzionalmente diverse da quelle previste dalla legge comunale”. Il regolamento fissa inoltre nel 30 novembre, data che tradizionalmente segna la fine dell’anno contradaiolo, il termine ultimo entro il quale l’intero procedimento sanzionatorio per l’annata paliesca in corso deve esaurirsi.

Va qui notato come solitamente la Giunta ha provveduto a confermare o, in alcuni casi, a mitigare le sanzioni proposte dall’Assessore. Un netto cambiamento di tendenza si è invece riscontrato nel 2015 nei confronti del fantino Massimo Columbu detto Veleno II. Nella carriera di luglio di quell’anno, come tutti certamente ricorderanno, Veleno II che vestiva per l’occasione i colori del Valdimontone, trattenne per il giubbetto Giovanni Atzeni detto Tittia, che correva nel Nicchio, disarcionandolo subito prima di San Martino. L’Assessore Delegato, che in un primo momento, vista la gravità del fatto, utilizzò la procedura straordinaria prevista dall’art. 100, che illustreremo in un prossimo articolo, comminò al Columbu 5 carriere di squalifica. La Giunta, con una decisione destinata a far storia, appesantì il provvedimento inflitto al fantino dall’organo di prima istanza, infliggendogli 10 palii di sospensione, valutando il comportamento di Veleno II particolarmente pericoloso per lo svolgimento futuro della festa.

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LE SANZIONI (SECONDA PARTE)

Messaggio  jabru il Gio Mar 29, 2018 7:13 pm

Le punizioni per contrade e fantini.



Proseguendo l’analisi sul capitolo del regolamento relativo alle penalità, veniamo ora ad occuparci in modo più specifico delle sanzioni.

A tal proposito, il regolamento prevede per le contrade la censura, la deplorazione e la sospensione per uno o più Palii fino ad un massimo di 10. Fino al 1981 esisteva anche la pena pecuniaria ai danni delle contrade, oggi abolita (interessante notare come nel luglio 1980 la Pantera fu punita con la pena pecuniaria per avere, i propri contradaioli, invaso la pista dopo una mossa non valida della prima prova costringendo, dopo un assalto al Mossiere, a sostituirlo). La censura ha valenza per 5 carriere. Se in questo lasso di tempo la contrada viene sanzionata con altre 3 censure, scatta automatica la deplorazione. La deplorazione invece ha efficacia per 9 Palii. Se in questo periodo la contrada subisce altre 2 deplorazioni, scatta la carriera di squalifica. Per ciò che riguarda i fantini invece, le sanzioni sono l’ammonizione e l’esclusione a tempo determinato o a vita a partecipare alle prove o al Palio. “Qualora nei 3 Palii effettivamente corsi e successivi a quello in cui un fantino sia incorso nella sanzione dell’ammonizione, il medesimo incorra in analoga infrazione, allo stesso verrà applicata automaticamente la sanzione dell'esclusione dalle prove e dal Palio immediatamente successivo”. Da notare come per i fantini, a differenza di ciò che accade per le contrade, vale il principio dei Palii effettivamente disputati. Questa particolarità della norma ha portato alla squalifica di Dino Pes detto Velluto. Il fantino sardo è rientrato sul tufo nel luglio scorso dopo 13 anni di assenza ed ha subito un’ammonizione per cambio di posto al canape. Tale provvedimento, sommato ad un’altra ammonizione che gli era stata comminata nel luglio 2004, nel penultimo Palio da lui corso, ha portato alla sospensione di Velluto, che perciò dovrà saltare la carriera del luglio 2018. Dall’esame di tale norma appare pertanto evidente come nel regolamento del Palio non esista alcun tipo di prescrizione per le sanzioni ai fantini, ed addirittura consultando gli archivi on-line del Comune risultano tutt’ora pendenti ammonizioni nei confronti di alcuni fantini che hanno cessato la loro carriera da oltre un trentennio! L’art 99 bis, cerato ex novo nel 1999, istituisce una raccolta di delibere di Giunta concernenti l’applicazione delle sanzioni, e prevede il cd. “principio del precedente”, "attraverso la costituzione di un indirizzo sanzionatorio di riferimento nell'esercizio delle funzioni regolamentari, i cui scostamenti devono essere adeguatamente motivati".

Nell’analizzare le infrazioni al regolamento e le relative pene a carico delle contrade, non possiamo tralasciare infine l’art. 89, risalente addirittura al 1712, che da sempre risulta essere però la regola maggiormente trasgredita da tutte le contrade e tacitamente abrogata, la cui inosservanza non costituisce mai oggetto di sanzione, ma, almeno per una delle contrade partecipanti alla carriera, è senz’altro portatrice di benefici. Il testo di tale norma recita così: “è proibito qualunque partito, o accordo diretto a far vincere il Palio ad una piuttosto che ad un'altra Contrada”.

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GLI ARTICOLI 100 E 101 DEL REGOLAMENTO

Messaggio  jabru il Mer Apr 04, 2018 8:36 pm

La procedura sanzionatoria straordinaria e la cd. “responsabilità oggettiva”



Se gli artt. 97 e seguenti, come già analizzato, illustrano il metodo ordinario per l’irrogazione delle sanzioni per contrade e fantini, l’art. 100, introducendo il provvedimento d’urgenza adottato dall’Assessore Delegato, disciplina la procedura straordinaria. Quando infatti si tratti “di casi particolarmente gravi per i quali sia prevista nel regolamento la pena dell’esclusione al Palio imminente per contrade o fantini, o di mancanze non contemplate espressamente, ma di tale gravità da rendere necessaria tale esclusione, l’Assessore Delegato, su rapporto dei Deputati e del Mossiere ed udite le parti interessate, può adottare un provvedimento d’urgenza che ha immediata esecuzione a patto che il provvedimento relativo ai fantini sia a questi notificato prima della cerimonia di segnatura, altrimenti esso produrrà i propri effetti nel Palio successivo. Contro tale provvedimento non è ammesso alcun tipo di ricorso”. Attraverso questa disposizione, nella parte in cui stabilisce che il provvedimento dovrà essere notificato prima della segnatura, il regolamento vuol permettere alla contrada di poter sostituire il fantino che si sia macchiato di gravi infrazioni per poter così correre la carriera. Se il provvedimento fosse infatti a lui notificato dopo la segnatura, la contrada, stante la disposizione dell’art. 58 che vieta la sostituzione del fantino dopo tale cerimonia, sarebbe impossibilitata a partecipare al Palio. Per ciò che riguarda le infrazioni relative alle contrade, pareri autorevoli ritengono che essa possa benissimo essere esclusa dal correre il Palio imminente per fatti gravi ad essa addebitabili e commessi fintanto che la carriera stessa non sia stata corsa. La procedura illustrata nell’art. 100 è stata attivata due volte in tempi piuttosto recenti: nel luglio 1978, e nel più volte citato Palio di luglio 2015. Durante la prima prova della carriera di Provenzano ’78, il fantino della Chiocciola Valente prese per il giubbetto Canapino che correva nella Tartuca, facendolo cadere. La notte stessa, Valente fu squalificato per quel Palio e la Chiocciola dovette affidarsi al debuttante Tremoto. Nel luglio 2015, la scorrettezza del fantino Veleno II ai danni di Tittia fu invece compiuta durante la disputa della carriera, ed il provvedimento dell’Assessore Delegato, datato 3 luglio, dispose la sospensione del Columbu per il seguente Palio dell’Assunta. Ed il dibattito successivamente sorto tra gli esperti in materia di giustizia paliesca circa l’ambito di applicazione temporale di tale norma (se da limitarsi ai soli fatti accaduti anteriormente la corsa del Palio o, estendibile per analogia anche alle fasi della carriera stessa, come accaduto nel 2015), non ha per ora portato a conclusioni condivise.

Oggetto di tante critiche, ma anche di sostanziali modifiche nel corso degli anni, è stato il tanto discusso art. 101. Introdotto nel 1949, “al fine di dare ai dirigenti un maggiore senso di responsabilità inerente la carica ricoperta e per fermare gli eccessi di fanatismo dei contradaioli che rischierebbero di provocare un nocumento alla propria contrada”, e che trova un antenato nell’art. 23 del regolamento del 1856 (“finalmente ove avvenisse che in occasione, o per causa delle Corse fosse in qualunque guisa turbato l'ordine pubblico, oltre le pene prescritte dagli Ordini veglianti contro gli Autori del disordine, ed indipendentemente da quelle, sarà in facoltà del Consiglio di Prefettura il decretare la esclusione dalle Corse da uno sino a cinque anni di quelle contrade che o direttamente, o per mezzo dei respettivi Capitani, e Fantini, o in qualsiasi altro modo avranno al disordine stesso dato causa o partecipato”), esso presenta due tipi di responsabilità per la contrada: la responsabilità diretta, illustrata nel primo comma, che è rimasto invariato dalla sua introduzione (“agli effetti punitivi l'Ente Contrada è responsabile dei deliberati del proprio Seggio, nonché degli ordini impartiti dal Priore o da chi ne eserciti le funzioni e dal Capitano, o suoi coadiutori, per tutto ciò che concerne la Festa dei Palio”), e la responsabilità indiretta, introdotta nel secondo comma a partire dal 1972 al fine di aumentare l’autodisciplina contradaiola, e più volte variato, fino alla redazione ultima del 1999 (“è altresì responsabile del contegno della propria Comparsa, del fantino e dei propri contradaioli quando sia stato tale da provocare incidenti o tumulti o da turbare il regolare svolgimento delle prove o del Palio, nonché di ogni atto o fatto che sia idoneo ad arrecare pregiudizio al regolare svolgimento della celebrazione in qualunque suo momento, tenuto conto del carattere indubbio di continuità che collega le fasi preparatorie, di svolgimento e di conclusione della celebrazione del Palio”). Di rilevante importanza, è anche il terzo comma dell’articolo, che prevede come “l'Assessore Delegato potrà tenere conto, ai fini della graduazione delle punizioni, del comportamento dei dirigenti che hanno la responsabilità della Contrada secondo quanto stabilito dal presente Regolamento”. E non sono stati rari i casi nel corso degli anni, di un’applicazione “morbida” di tale norma, e talvolta si è assistito addirittura ad una totale esclusione delle responsabilità per la contrada tenendo conto del comportamento fattivo dei dirigenti, come ad esempio è accaduto nel luglio 2001 nei confronti di Chiocciola e Tartuca: le due contrade in quell’occasione diedero vita ad un fronteggiamento dopo una prova, e solo il pronto ed efficace intervento delle due dirigenze impedì che questo si trasformasse in scontro. Per questi motivi, il Comune decise di non procedere nei confronti delle due contrade.

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L'ARTICOLO 50.5 DEL REGOLAMENTO

Messaggio  jabru il Gio Apr 12, 2018 8:39 pm

a tanto discussa norma, resa “famosa” dal caso Tornasol ed applicata anche ad agosto.



Un’attenzione particolare merita senz’altro l’esame dell’articolo 50.5, le cui disposizioni sono state applicate in entrambe le carriere del 2017. Esso prevede che “l’impossibilità di un cavallo a correre il Palio venga dichiarata dal Sindaco solo nel caso di lesione gravissima o di malattia gravissima sopravvenuta che sia stata direttamente riconosciuta dalla contrada interessata, o dietro parere conforme di un collegio composto dal veterinario comunale, dal veterinario nominato dal Magistrato e dal veterinario di fiducia della contrada”. Il Veterinario di fiducia del Magistrato delle Contrade viene nominato “dal Magistrato stesso entro il mese di aprile di ogni anno e tale nomina, da notificarsi al Comune entro 10 giorni, ha effetto per tutte le corse dell'anno”. Il Veterinario di fiducia della Contrada viene invece nominato, “su invito dell'Autorità Comunale, dalla Contrada interessata ogni volta se ne presenti la necessità. Qualora la stessa Contrada non provveda, nonostante l'invito ricevuto, entro le ore 12 del giorno del Palio, procedono alla nomina stessa il Veterinario Comunale e quello eletto dal Magistrato, di comune accordo e la Contrada non può comunque opporsi o ricorrere contro tale decisione”.

Quando venga verificata la presenza di una lesione gravissima o la sopravvenuta malattia, tali da impedire al barbero di correre, il veterinario comunale ne da’ immediata comunicazione al Sindaco in modo da promuovere l’apertura della procedura. Se nell’ultimo Palio di agosto tale procedura è stata attivata nel pomeriggio del giorno 16 per decretare l’impossibilità di correre del cavallo della Lupa, Quore de Sedini, nella precedente carriera di Provenzano, per la prima volta nella storia della nostra festa, le disposizioni di questa norma sono state applicate durante le fasi della mossa del Palio nei confronti della contrada della Tartuca a causa delle riottosità del cavallo Tornasol provocate, secondo il parere dell’apposito collegio, da un’alterazione dello stato psicofisico del barbero che, secondo i medici veterinari, era da ricomprendere tra le casistiche di “malattia gravissima” tali da impedire a Tornasol la disputa della carriera. Sebbene la Tartuca non abbia mai espresso pubblicamente la propria posizione ufficiale, numerose voci critiche si sono sollevate dal mondo contradaiolo (e non solo tartuchino) circa l’utilizzo di questa norma al caso in questione. E c’è chi addirittura ha teorizzato, con argomentazioni tutt’altro che disprezzabili, l’inapplicabilità di tale regola dal momento dell’uscita dei cavalli dall’Entrone per correre il Palio (a tal proposito si veda l’interessante opuscolo redatto da Sergio Profeti). Comunque sia, un confronto tra gli interessati (Comune, contrade), in vista di una eventuale revisione di questo comma dell’art. 50, sarebbe auspicabile, sia per mettere a tacere qualsiasi tipo di polemica, che per risolvere definitivamente ogni incertezza in materia.

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2 LUGLIO 1911

Messaggio  jabru il Lun Apr 23, 2018 7:26 pm

Dalla fine del XIX secolo, la Chiocciola ed i suoi contradaioli, si sono guadagnati il nomignolo di Affogasanti (che è tutt’ora il titolo del periodico di contrada), a seguito di un episodio entrato di diritto nella storia della contrada di San Marco e del Palio tutto. Dopo la clamorosa sconfitta del luglio 1896, quando Mugnaino si fece superare all’ultimo Casato dalla Lupa, un focoso contradaiolo, soprannominato Cecco, decise di sfogare tutta la sua delusione gettando nel pozzo di Via San Marco l’effige di S. Antonio che si trovava nella vicina stalla. Da quel momento la fortuna voltò decisamente le spalle alla Chiocciola, ed il periodo che seguì fu avaro di soddisfazioni e ricco di purghe, come ad esempio nei due Palii del 1897, nel luglio 1901 ad opera dell’infedele Fiammifero, e nel luglio 1905, il tutto condito da tre vittorie della Tartuca. E come se non bastasse, a seguito del successo dell’Aquila nel 1906, nel rione di San Marco arrivò pure la cuffia. Nell’autunno 1910, le donne di contrada, convinte che la prolungata sfortuna fosse causata dalle ire del santo “affogato”, decisero di proporre una colletta per prosciugare il pozzo allo scopo di recuperare e restaurare l’immagine sacra. E, nel luglio 1911, dopo ben 23 anni di digiuno, la Chiocciola tornò a trionfare sul Campo grazie alla forte Stella, già vincitrice di 3 carriere, l’ultima delle quali nell’agosto precedente per la Tartuca, ed al fantino Alfonso Menichetti detto Nappa. L’accoppiata di San Marco dominò la corsa, evitando tutti i danneggiamenti Testina, che montava nella rivale, rendendo vano l’ultimo e disperato tentativo di un tartuchino che,per sottrarsi all’ormai inevitabile purga, decise di gettare il suo cane in pista per provare a fermare l’inarrestabile galoppata di Stella.

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C anapino

Messaggio  jabru il Lun Mag 07, 2018 5:43 pm

Leonardo Viti, l’ultimo fantino - eroe.

Il 12 maggio 1942 nasceva un fantino che, sebbene abbia nel curriculum solo 3 vittorie su 46 carriere disputate, resterà per sempre nella storia della nostra festa per tutto ciò che ad essa ha dato, sia come protagonista diretto, sia dietro le quinte: Leonardo Viti detto Canapino II.

Figlio d’arte (il padre Enrico, detto Canapino I, fu fantino di Piazza dal 1928 al 1930, e vinse il Palio di agosto 1929 nel Nicchio con la Margiacchina), Leonardo, che dal babbo erediterà pure il soprannome, debuttò sul tufo poco più che diciottenne, nell’agosto 1960 per la Chiocciola sulla forte Uberta, che però non riuscì a condurre oltre il secondo posto, a causa di una partenza infelice e delle tante nerbate subite in corsa da Canapetta che correva nella Tartuca. Dopo una serie di Palii mediocri, Canapino ottenne la sua prima vittoria nel luglio ’63 nella Pantera capitanata dal grande Ettore Bastianini, montando il “suo” Eucalipto (uno dei tanti nomi di Topolone). Fu quello un successo ottenuto di prepotenza grazie ad un sorpasso interno ai danni di Rondone nel Montone all’altezza del palco delle comparse che è entrato di diritto nella leggenda del Palio. Il secondo successo di Leonardo fu nel luglio 1967 nella Tartuca, ancora su Topolone, per l’occasione ribattezzato Ettore. Già dall’anno precedente Canapino si era legato alla Tartuca, ma la prima esperienza con il giubbetto di Castelvecchio fu totalmente da dimenticare e si concluse con la vittoria della Chiocciola. La “ringollata”, a distanza di 10 mesi, arrivò nel modo più clamoroso possibile. Quando il debuttante mossiere Baini abbassò il canape infatti, la Tartuca era girata verso il Casato ed al primo San Martino addirittura neppure compariva nelle foto, tanto era distante dai primi. Ma Leonardo non era uomo che si perdeva facilmente d’animo e, aiutato anche dalla buona sorte, riuscì a compiere un vero e proprio miracolo paliesco. Sfruttando l’indecisione di Arianna nella Civetta che, all’ultimo San Martino ,andò a dritto, trascinandosi dietro pure Lupa ed Istrice, la Tartuca si ritrovò in testa venendo così a vincere una carriera che sembrava persa in partenza. La terza perla arrivò “a capo scoperto” nell’agosto 1971, ancora nella Pantera, stavolta con Mirabella, al termine di una galoppata di testa, durante la quale l’unico ostacolo fu quello portatogli dal Morino su Vandala nel Drago, che Canapino riuscì magistralmente a parare al primo Casato, ed in quel momento, egli perse pure lo zucchino (nella foto in alto l’esultanza di Leonardo dopo il bandierino). Ma le vittorie di Canapino avrebbero potuto certamente essere superiori se ed il suo particolare carattere non lo avesse frenato e la fortuna non gli avesse in più occasioni voltato le spalle. Come ad esempio nell’agosto ’69 quando, su Sambrina nel Montone, subì la fatale parata del solito Canapetta, nel luglio ’73 quando su Marco Polo nel Bruco, fu portato a dritto da Pitagora, altra cavalla di scuderia, o nell’agosto ’76 nel Montone su Rimini, in un Palio condotto da Leonardo sino all’ultimo Casato, respingendo ogni attacco di Ercolino e Rucola nel Bruco, e concluso con un beffardo sorpasso a fil di bandierino ad opera dell’amico – rivale Aceto nella Chioccciola e con le tante botte subite nel dopo Palio ad opera dei brucaioli inferociti. Clamorosa fu poi la conclusione della carriera di agosto 1968: nel caos dell’ultimo Casato, tra cavalli fermati o andati a dritto, Canapino, ancora nel Montone su Danubio, si arrestò improvvisamente, probabilmente ignaro di trovarsi in testa, consegnando così il successo all’Oca. Ciò che la Piazza gli ha tolto come fantino, Canapino se lo è però guadagnato come allenatore: Nelle sue scuderie sulle Crete, sono infatti passati tutti i più grossi bomboloni, dai già citati Topolone, Rimini, Pitagora e Marco Polo, al mitico Panezio, senza dimenticarci di Balente o, in tempi più recenti, di Uberto, che grazie ai suoi meticolosi metodi di allenamento, sono diventati tra i barberi più ambiti dai fantini. La carriera di Canapino si concluse il 13 settembre 1986, correndo per la Torre su Bizzarro, mentre la sua ultima apparizione in Piazza fu il 29 giugno 1999, quando la Selva, come in una sorta di tributo alla carriera, gli fece correre la prima prova su Cattolica d’Allumiere.

Leonardo Viti scomparve all’età di 65 anni, il 29 marzo 2007, ed a pochi mesi dalla sua scomparsa, quella Siena che lui amava in modo viscerale, e che forse non sempre ha ricambiato il suo amore, lo ricordò con un toccante minuto di silenzio il 29 giugno, prima della disputa della prova.

Infine una curiosità: Canapino è probabilmente stato l’unico fantino a montare un cavallo….suo omonimo. Nella carriera di agosto 1982 alla Civetta venne assegnato il cavallo Canapino e la contrada decise di affidarlo a Leonardo, suo allenatore. Così la Civetta si presentò al canape la sera del 16 agosto con Canapino su…..Canapino.

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Girocche

Messaggio  jabru il Ven Giu 15, 2018 8:02 pm

La carriera di Angelo Romualdi, tra vittorie esaltanti e….sbornie colossali.



Dopo una breve pausa, ricominciamo la nostra carrellata tra i personaggi del Palio che fu, raccontando la storia di un fantino che sarebbe potuto certamente entrare nell’olimpo della nostra festa, se non avesse ceduto troppo facilmente alle lusinghe del Dio Bacco.

Angelo Romualdi, detto Girocche, nacque a Colle di Val d’Elsa nel 1837 ed esordì in Piazza con il giubbetto della Torre il 2 luglio 1865. I primi anni della sua carriera paliesca furono avari di soddisfazioni, tant’è che egli alzò per la prima volta il nerbo solo al quattordicesimo tentativo, il 17 agosto 1873 per i colori della Chiocciola. Da quel momento la carriera del Romualdi svoltò decisamente, e la vittorie si susseguirono con impressionante continuità: Girocche riportò il successo nell’agosto 1874 nel Drago, nell’agosto 75 nel Nicchio, in un Palio alla romana corso in Piazza, nelle due carriere del 1876, per Civetta e Bruco. A queste vittorie va aggiunta quella della carriera alla romana del 17 agosto 1874 per l’Oca disputata in Fortezza, e per questo non riconosciuta nell’elenco ufficiale del Comune.
Ma, come si sa bene, per un fantino, passare dalle stelle alle stalle, può essere cosa rapida, e la carriera del luglio 1877 segnò la fine dell’avventura piazzaiola di Girocche. Egli difendeva i colori della Lupa, e la sera del Palio fu protagonista, assieme ad altri otto colleghi di un capitombolo collettivo al canape, causato dall’indecisione di Pilesse, fantino della Pantera, che doveva entrare per decimo (ricordiamo come allora non esisteva la rincorsa e la mossa veniva data con un semplice nastro al quale dovevano avvicinarsi tutte e dieci le contrade). Tutti i fantini si rialzarono prontamente, Girocche rimase invece immobile a terra, ed i presenti temettero per lui il peggio. I soccorritori però si accorsero immediatamente come il Romualdi non fosse ferito, ma soltanto ubriaco, con una sbornia così grossa da non riuscire neppure a reggersi in piedi, e per questi motivi fu squalificato per due anni. E che Giorcche fosse un amante del vino lo dimostra inequivocabilmente una descrizione che un testimone dell’epoca fece di lui, raffigurandolo come “un uomo dalla fronte larga e bassa, occhi scuri e penetranti, baffi e pizzo nero, con la pelle di color rosso brunastro che pare che accenni come egli non sia nemico dei doni di Bacco”.

Scontata la punizione, Girocche si ripresentò in Piazza il 17 agosto 1879 per il Drago, ma il Palio del suo rientro nemmeno cominciò: un’ennesima forzatura al canape, provocò a Girocche un serio infortunio che lo costrinse a non partecipare alla carriera, anche se al Drago fu concesso di ripresentarsi al canape con il cavallo scosso. Le conseguenze disciplinari di quella caduta furono serie per il fantino valdelsano che, venne nuovamente sospeso, stavolta per 6 anni in quanto recidivo, e questa ennesima punizione mise definitivamente la parola fine sull’avventura paliesca di Angelo Romualdi.

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CHI HA VINTO CON IL NUOVO SINDACO

Messaggio  jabru il Lun Giu 25, 2018 7:07 pm


Con l’aiuto del sito www.ilpalio.org, scopriamo quali sono le contrade che, dal dopoguerra ad oggi, sono uscite vittoriose nelle prime carriere disputate dopo l’elezione del nuovo sindaco o dopo la nomina del commissario prefettizio.

In testa a questa particolare classifica troviamo Oca, Valdimontone ed Aquila con 3 successi ciascuna, seguite a ruota da Onda e Tartuca con 2. Ad una vittoria ci sono invece Chiocciola, Giraffa, Leocorno, Lupa, Nicchio e Pantera.

Di seguito, lo specchietto riassuntivo:



Sindaco primo Palio corso contrada vincitrice

Carlo Ciampolini 2 luglio 1944 Lupa (Mughetto e Renzino)

Ilio Bocci 2 luglio 1946 Montone (Piero e Ganascia)

Mario Vegni (comm. pref.) 28 maggio 1950 Montone (Gaia e Ganascia)

Ilio Bocci 2 luglio 1951 Pantera (Archetta e Ciancone)

Bruno Bottai 2 luglio 1956 Aquila (Archetta e Mezzetto)

Ugo Bartalini 2 luglio 1957 Chiocciola (Tanaquilla e Vittorino)

Fazio Fabbrini 2 luglio 1965 Aquila (Topolone e Aceto)

Guido Padalino (comm. pref.) 2 luglio 1967 Tartuca (Topolone e Canapino)

Lelio Barbarulli (assessore anziano) 2 luglio 1969 Onda (Sambrina e Ciancone)

Luciano Mencaraglia 16 agosto 1969 Nicchio (Topolone e Rondone)

Roberto Barzanti 2 luglio 1970 Giraffa (Topolone e Bazza)

Canzio Vannini 2 luglio 1974 Montone (Pancho e Bazzino)

Mauro Barni 16 agosto 1979 Aquila (Urbino e Aceto)

Vittorio Mazzoni della Stella 2 luglio 1984 Oca (Baiardo e Aceto)

Pierluigi Piccini 3 luglio 1991 Tartuca (Uberto e Cianchino)

Maurizio Cenni 2 luglio 2001 Leocorno (Ugo Sanchez e Trecciolino)

Franco Ceccuzzi 2 luglio 2011 Oca (Mississippi e Tittia)

Enrico Laudanna (comm. pref.) 2 luglio 2012 Onda (Ivanov e Trecciolino)

Bruno Valentini 2 luglio 2013 Oca (Guess e Tittia)

Luigi De Mossi 2 luglio 2018 ?






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16 AGOSTO 1994

Messaggio  jabru il Mar Lug 03, 2018 7:15 pm

Uno dei tanti successi di Camporegio con cavalli debuttanti: Vittorio e Mistero portano il Drago in paradiso.



Il Drago è una contrada particolarmente avvezza a vincere con cavalli debuttanti: dal 1986, anno dell’interruzione del digiuno ventennale, sono stati ben 4 su 7 totali, i barberi all’esordio che hanno portato il cencio nel rione di Camporegio (Ogiva, Vittorio, Zodiach ed ultimo, Rocco Nice). Oggi raccontiamo la meravigliosa carriera dell’agosto 1993, vinta da Vittorio scosso e, nell’occasione vogliamo pure ricordare la figura di Andrea Chelli detto Mistero, fantino che ci ha tragicamente lasciato nel gennaio 2014.

Fu quello un Palio particolare, ricco di paure e di apprensioni visti gli strascichi lasciati dal drammatico Palio di luglio, ed il clima in città durante i quattro giorni era particolarmente teso.

La tratta, anche a causa dell’esiguo numero di cavalli presentati all’Entrone (solo 18, assenti alcuni big come Uberto e Barabba, scartati alle previsite), regalò un lotto in cui le uniche due punte furono Pytheos, toccato all’Aquila ed affidato al Pesse ed il vecchio Figaro, tornato nella Selva assieme a Massimino. Subito dietro nei pronostici l’Onda con il forte Zucchero e Bonito, la Tartuca con lo scorretto Etrusco ed il Bufera ed il Leocorno che sognava il cappotto con chiacchierato Oriolu de Zamaglia e Bastiano. Rivestivano il ruolo di outsider la Lupa con Best Ford e Bucefalo, la Chiocciola con Icaro e Pistillo, la Civetta con Usilia e Trecciolino, la Giraffa con Aristocratic e Spirito. Al Drago era invece andato in sorte il purosangue Vittorio, il cui vero nome era Queen’s Victor, per il quale la dirigenza dragaiola scelse nuovamente Mistero, fantino cha aveva debuttato nel Palio di luglio su Way To Sky, ed i contradaioli con qualche anno in più ricorderanno certamente come terminò, per lui e per il Drago, quel Palio.

La carriera, preceduta da una mossa laboriosa, fu bellissima e ricca di colpi di scena. Amos Cisi chiamò le contrade nel seguente ordine: Lupa, Selva, Giraffa, Aquila, Onda, Drago, Chiocciola, Civetta, Tartuca e Leocorno di rincorsa. Fin da subito nei canapi regnò la confusione; occorsero 30 minuti e 2 mosse false prima della partenza valida che vide uscire in testa Onda, Lupa e Tartuca, mentre la favoritissima Aquila si fece sorprendere e partì ultima. All’altezza di S. Martino, la Civetta, con un volo esterno e schivando le numerose nerbate di Bastiano, prese la testa, seguita dalla Tartuca che approfittò della caduta di Onda, Leocorno e Lupa per passare in seconda posizione, mentre dalle retrovie provarono un difficile recupero Drago ed Aquila. Dopo un primo tentativo andato a vuoto, il Colagè riuscì a prendere la testa al secondo passaggio nella spianata, ma al Casato strinse troppo la curva e cadde urtando nel colonnino. Stessa sorte toccò all’Aquila che interruppe così la sua rimonta. Dall’esterno arrivò il Drago che, proprio davanti al bandierino conquistò la prima posizione e sembrò involarsi verso una facile vittoria. Ma le sorprese non erano certamente finite; all’ultimo S. Martino, il colonnino fu fatale anche per Mistero che cadde (alla fine si conteranno solo 2 fantini, Treccioino e Massimino che termineranno la corsa a cavallo). Etrusco provò ad avvicinarsi, ma Vittorio proseguì la sua galoppata, regalando così il terzo successo a capitan Mario Toti, il secondo con il cavallo scosso dopo quello conquistato con Benito nel 1989, ed il primo ed unico sorriso della breve e sfortunata carriera piazzaiola di Mistero.

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RACCONTI DI FANTINI TRA '700 ED '800

Messaggio  jabru il Mar Lug 10, 2018 8:22 pm

Il 2 luglio 1832 debuttò in Piazza Giuseppe Morandini, soprannominato Bugher, che disputò solo 2 carriere ma che, nonostante la sua breve esperienza, si è meritato un posto di diritto nella lunga lista dei fantini cattivi del Palio. Nell’agosto 1832, Bugher vestì il giubbetto dell’Aquila ed alla mossa abbandonò il settimo posto che gli fu assegnato, per scendere al terzo, con lo scopo di danneggiare Brandino, fantino della Selva, che montava il barbero favorito, la cui vittoria non era però gradita ai colleghi. Appena data la mossa Bugher prese per le redini il cavallo selvaiolo, “accompagnandolo” fino a San Martino e lasciandolo solo quando i primi erano ormai lontani. Subito dopo la corsa il Morandini fu arrestato e messo per 8 giorni a pane ed acqua. Successivamente lo scorretto Bugher fu esiliato dal territorio senese (anche se, come si può vedere dai documenti di archivio, tale obbligo non fu pienamente rispettato), e soprattutto squalificato a vita dalle corse del Palio.

Un fantino che non possiamo certamente definire fortunato, è stato Giuseppe Vincentini da Pavia, detto L’Ussaro. Vincentini, che deve il suo soprannome al fatto di essere stato realmente un componente del V battaglione degli Ussari, corse, o per meglio dire, non corse, il suo unico Palio, il 2 giugno 1862 per la Lupa. La carriera si sarebbe dovuta disputare il 1° giugno, in occasione delle celebrazioni della festa dello Statuto, ma in quella data accadde un grave episodio. Durante la mossa infatti, più contrade forzarono il canape, causando una caduta collettiva ed a farne le spese fu il cavallo della Lupa che morì sul colpo, mentre quello della Tartuca, anch’egli coinvolto nel capitombolo, perì nella notte tra l’1 ed il 2 viste le ferite subite. I tafferugli scoppiati subito dopo indussero le autorità a rinviare la carriera al giorno successivo, alla quale, ovviamente, il Vincentini non poté partecipare. Successivamente de L’Ussaro si persero le tracce e sparì dall’orbita paliesca.


Scorrendo il lungo elenco dei fantini che hanno disputato il Palio, troviamo che anche Giuseppe Mazzini ha corso la carriera. Ovviamente non si tratta del famoso patriota, ma di un suo omonimo (registrato all’anagrafe come Giuseppe Antonio), nato tra l’altro 70 anni prima del più noto politico, che comunque si è ritagliato un piccolo pezzo di notorietà nell’ambito della nostra festa, vincendo 2 carriere, il 2 luglio 1734 nel Nicchio ed il 2 luglio 1735 nella Tartuca. In entrambi i casi, dai documenti di archivio delle due contrade vittoriose, possiamo apprendere come la vittoria fruttò al Mazzini, che non ebbe mai un soprannome ufficiale, ben 70 lire, una somma certamente cospicua per l’epoca.

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LA FAMIGLIA MELONI

Messaggio  jabru il Ven Lug 13, 2018 7:53 pm

Barbone, Picino e Meloncino: da Canepina alla Piazza del Campo.

Una della più grandi dinastie di fantini che ha calcato il tufo tra la fine dell’800 ed i primi decenni del ‘900 fu la famiglia Meloni. Capostipite di questa famiglia fu Filippo, detto Barbone, una delle tante meteore del Palio che, tra il 1872 ed il 1881, disputò quattro carriere senza lasciare traccia di sé, con esclusione della vittoria nella corsa di consolazione della carriera alla romana del 17 agosto 1875. Ben più noti furono invece i suoi discendenti, il figlio Angelo, detto Picino ed il nipote Corrado, detto Meloncino.

Picino, dopo Aceto, è il fantino più vittorioso del XX secolo e per oltre 60 anni, fino al 1992, quando cioè Andrea Degortes ha conquistato il suo quattordicesimo successo, ha detenuto il record di vittorie (13) nel secolo. Picino esordì in Piazza poco più che diciassettenne , nel 1897, in palese violazione della norma che vietava la partecipazione al Palio dei minori di 18 anni. Dopo alcuni anni di ambientamento, arrivarono le prime due vittorie “straordinarie”, nel settembre 1902 per il Montone e nell’aprile 1904 nel Leocorno, su Primetta, in una carriera ricca di equivoci e false voci. Tutto era apparecchiato per una vittoria dell’Oca, ma un mangino della Chiocciola, poco felice della sicura vittoria di Fontebranda, mise in giro la voce che il re, presente al Palio, avrebbe offerto al vincitore una cospicua somma di denaro. Picino abboccò e trionfò sul Campo, ma alla fine si dovette accontentare della misera cifra promessagli dal Leocorno, ben più bassa di quella che avrebbe preso a perdere dall’Oca. Nonostante questo sgarro, il rapporto tra il Meloni e l’Oca divenne sempre più stretto e, per la contrada di Fontebranda conquistò ben quattro successi: nel luglio 1906, ringollando la Torre, nel luglio 1908 con Stella, evitando il danneggiamento di Popo nel Bruco che si fermò un giro per cercare di placcarlo, nell'agosto 1921 su Crognolo e nel luglio 1928 su Lina. Nell’occasione, causa una forzatura, Picino si beccò quattro Palii di squalifica e neppure il ricorso presentato direttamente al re, suo noto estimatore, servì a salvarlo dalla punizione. Altra contrada alla quale il Meloni restò fortemente legato fu il Montone, alla quale regalò quattro cenci: oltre al già ricordato straordinario del 1902, troviamo quello del 1910, al termine di un violento scambio di nerbate con il Nicchio, allora alleata, nel luglio 1925 su Lola e nel luglio 1927 su Tonta, beffando all’ultimo tuffo Garibaldi nella Pantera. Picino, che ha vestito 15 giubbetti, tranne quelli di Bruco e Pantera, ha riportato vittorie pure per il Drago, nel 1909 su Calabresella, nell’Istrice, ancora su Lola nel 1913, dimostrando in entrambe le occasioni grande abilità nell’uso del nerbo, nella Chiocciola nel 1924 su Giacca che vinse scossa (si dice che Picino simulò la caduta per alleggerire la cavalla), e nell’Onda su Lina nel 1930 a 50 anni. La sua ultima carriera, prima di passare il testimone al figlio Corrado, fu nel luglio 1933 nella Lupa, quando Picino cedette di fronte alla maggior freschezza di Ganascia che sfinì di nerbate l’ormai vecchio Meloni. Nel frattempo, ed era l’agosto 1932, aveva debuttato Corrado, detto Meloncino con il giubbetto dell’Onda, contrada che nel Palio precedente aveva vinto proprio con il babbo Angelo. Nel 1934 arrivò per Meloncino un clamoroso cappotto personale, cosa mai riuscita a Picino, vincendo a luglio nella Civetta su Ruello e riportando il Palio nel Castellare dopo 41 anni, battendo l’odiato Ganascia, al quale non perdonò mai il trattamento riservato al padre, e ad agosto nell’Oca su Wally, nel famoso Palio che provocò la rottura del TONO. Furono questi gli unici successi di Meloncino che fu però protagonista anche in altre occasioni come nel 1936 quando, montando nella Pantera fu buttato in un palco al Casato da Ganascia che correva nell’Aquila, episodio che incrinò i rapporti tra le due contrade, sino ad allora cordiali. L’ultima apparizione di Corrado fu nell’agosto 1939 nell’Oca su Masina, e si concluse con una sonora purga, stante la vittoria della Torre, in quello conosciuto da tutti come il Palio del Mendìa.

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Rancani il fantino bambino

Messaggio  jabru il Mer Ago 01, 2018 6:37 pm

Arturo Bocci, il fantino bambino.



Che Arturo Bocci fosse un predestinato, si capì fin dalle sue prime esperienze in Piazza. Abile cavallerizzo con la passione per il Palio, il giovane Arturo fu scelto dalla Chiocciola, appena diciassettenne, per correre le prime due prove del Palio di agosto 1904. Nel Palio successivo il Bocci corse altre prove, ancora per la Chiocciola, venendo smontato solo alla vigilia della carriera. Nel luglio 1906, Arturo Bocci, ribattezzato Rancani, poté finalmente debuttare per la Selva, ed un anno dopo, ecco arrivare il suo primo successo; la Giraffa gli affidò la menomata Ida e, nonostante i problemi fisici della cavalla, Rancani riuscì a tenere testa ad ogni attacco portatogli da Chiccone nel Montone. Nei Palii successivi, la fortuna voltò più volte le spalle al Bocci, come nell’agosto 1908, quando montò Calabresella per la Chiocciola. Fu quella una carriera rocambolesca e condizionata dalle scorrettezza di Martellino, fantino della Torre che, fermatosi per un giro, attese davanti al palco delle comparse il passaggio di Testina, che correva nella Civetta, per danneggiarlo. In questo trambusto fu coinvolto, suo malgrado, anche il povero Rancani che perse malamente quel Palio e, nel dopo corsa, dovette fuggire dai chiocciolini inferociti che avevano, probabilmente, male interpretato la situazione creatasi e, nella fuga, ferì alcune persone. Per questi motivi, Rancani fu sospeso per cinque anni, che furono successivamente ridotti a tre. Scontata la punizione, la carriera del Bocci svoltò decisamente, grazie alle belle vittorie dell’agosto 1913 nel Montone, contenendo lo spunto finale di Rombios nel Leocorno, e del luglio 1914 nell’Istrice. Ma il suo vero capolavoro fu il cappotto del 1920. A luglio, Rancani corse nel Nicchio su Scodata, riportando la vittoria nel rione dei Pispini dopo ben 19 anni di astinenza, ad agosto si impose invece nel Leocorno su Esperta, negando una vittoria quasi scritta a Picino, e questo sgarro al grande Meloni costò caro a Rancani che, non solo non riuscì più ad alzare il nerbo nelle successive carriere, ma in più di un’occasione dovette subire dure punizioni, sottoforma di nerbate, da parte dei colleghi, sino all’agosto 1928, quando Arturo Bocci decise di appendere, dopo 27 Palii corsi e 5 vittorie, il nerbo al chiodo.

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Pippio

Messaggio  jabru il Lun Ago 06, 2018 7:20 pm

Quando si parla di Girolamo Vigni detto Pippio, l’appellativo di assassino calza veramente a pennello, in quanto egli, purtroppo, lo fu, non solo in Piazza, ma anche nella vita.

Pippio debuttò sul tufo nell’agosto 1898 per la Selva, e nel successivo Palio di luglio conquistò la sua unica vittoria, sempre con il giubbetto di Vallepiatta, montando Gallia (nella foto, il disegno dell’arrivo vittorioso). Non fu una carriera facile per il Vigni che, ostacolato alla mossa ed in corsa da Ansanello, fantino della Pantera, fu autore di una sensazionale rimonta culminata, grazie anche alla superiorità del proprio barbero, con il sorpasso decisivo al Drago all’ultimo Casato. Pippio corse poi altre sei volte, l’ultima delle quali fu il Palio alla romana del 17 agosto 1901, non assegnato per tumulti. La carriera di fantino del Vigni fu interrotta da un evento criminoso di cui si rese protagonista nel febbraio 1902 in quel di Monteroni. Pippio, a seguito di una lite per un credito relativo ad una partita di fieno non pagata, uccise con una coltellata al cuore Antonio Pistolesi. Il processo, che si celebrò nei mesi successivi si concluse con la condanna di Pippio per omicidio volontario ad otto anni e nove mesi di reclusione, di cui due di sorveglianza, ed a nulla valsero alcune testimonianze a suo favore, tra le quali, quella di un altro fantino di Piazza, Angelo Volpi detto Bellino. Il Vigni non scontò mai l’intera pena, in quanto morì nel carcere di Reggio Emilia nel maggio 1906.

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•I PITTORI STRANIERI DEL PALIO DI SIENA, LA STORIA CONTINUA

Messaggio  jabru il Gio Ago 09, 2018 7:17 pm

I 16 artisti internazionali che hanno omaggiato la Festa



Il fascino che la bellezza e la cultura italiana suscitano nel mondo è tanto grande quanto l’urgenza di tenerlo sempre a mente per non rischiare di dimenticarsene e trascurarlo. Perciò non deve destare troppo stupore che una tradizione come il Palio, anche se istituito dai senesi per i senesi, richiami l’attenzione di persone provenienti da culture diverse e lontanissime, anche dal punto di vista geografico, dalla nostra. Dal 1975 a oggi sono sedici gli artisti stranieri che hanno accolto la difficile sfida di cimentarsi nella pittura del Drappellone, rimasti folgorati dal clamore della piazza gremita, dal calpestio dei cavalli frementi per la corsa e dal tripudio di colori in festa. Da questo incontro tra Siena e l’estero sono venute alla luce delle opere d’arte che si fanno portavoce della commistione di culture diverse che sulla seta convivono in armonia senza confondersi. Il primo autore di questa artistica fusione fu Sho Chiba (1926 - 1987), che dipinse il palio del 2 luglio 1975, vinto dalla contrada dell’Istrice. Nato a Iwate, città del nord del Giappone, aveva iniziato la sua carriera come pittore a Tokyo quando nel 1958 arrivò a Siena, affascinato dalla sfumatura di colore che porta il nome della città e dalla sua cultura. Tra i più grandi pittori orientali contemporanei e tra i dirigenti dell’associazione Italia - Giappone nel Drappellone da lui realizzato confluiscono manifestamente le sue origini in uno scambio visivo tra le espressioni artistiche dei due paesi.
Il Palio non si spinge soltanto fino alle sponde d’Oriente, ma incontra anche alcuni protagonisti delle più importanti correnti artistiche del secondo dopoguerra. Joe Tilson, Jim Dine e Manolo Valdés, rispettivamente tra i maggiori esponenti della Pop art britannica, americana e spagnola, interpretarono l’antica tradizione paliesca mescolandola con i caratteri della loro personalità e del loro movimento, che ha segnato la storia dell’arte contemporanea. Ciò è appurabile, ad esempio, osservando il modo particolare con cui Joe Tilson ha rappresentato lettere, date ed elementi decorativi sul retro del Drappellone vinto dalla contrada del Bruco il 16 agosto 1996.
Uno dei fondatori di un’altra corrente artistica, la Figuration Narrative, sviluppatosi negli anni Sessanta, rimase positivamente colpito da Siena e, in particolare, dallo spettacolo delle crete; Gérard Fromanger. Nato a Pontchartrain in Francia nel 1939, partecipò nel 1964 all’esposizione a Parigi Mythologies quotidionnes, con cui venne inaugurato il movimento in reazione al dilagante successo della Pop art. La sua arte militante e attenta all’impegno sociale, che si concretizzò anche durante il sessantotto parigino con la produzione di manifesti e di un film di propaganda con Godard, si pose al servizio della realizzazione del Drappellone per la carriera del 16 agosto 1989, dedicata ad una celebrazione importante; il II centenario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino elaborata nell’anno di inizio della Rivoluzione francese. In occasione delle ricorrenze, infatti, questi artisti non dovettero soltanto sondare e assimilare in poco tempo la complessità della tradizione paliesca per farne un’opera pittorica degna, ma in aggiunta omaggiare dignitosamente personaggi e anniversari importanti per la storia della città e d’Italia, sempre comunque culturalmente distanti da loro. È il caso dell’artista e sacerdote statunitense John Baptist Giuliani, che pitturò il Drappellone per la carriera del 2 luglio 2001 come una panoramica sulla città dall’idealistico studio del dedicatario Pietro Andrea Mattioli, oppure dello scultore, pittore e incisore bulgaro Ivan Dimitrov, che riportò una poesia di Mario Luzi sul retro del cencio dipinto in sua memoria e vinto il 16 agosto 2014 dalla contrada della Civetta. Da ricordare anche il belga Jean-Claude Coenegracth, che fece confluire la sua conoscenza della pittura fiamminga e dell’eredità di Albrecht Dürer nel Drappellone per la carriera del 16 agosto 2016 dedicato ai 70 anni dal diritto di voto alle donne in Italia, e l’artista anglo-balinese Sinta Tantra che, nel realizzare il cencio destinato all’anniversario della nascita di Giovanni Duprè, prese a modello l’opera Saffo dello scultore per inserirla all’interno di uno spazio architettonico costellato di geometrie e colori, che denotano il suo stile. Alcuni di questi pittori, nel tentativo di reinterpretare in chiave personale questa tradizione senese così antica, cercarono dei punti di contatto con la loro cultura; Eduardo Arroyo, originario di Madrid e autore del Drappellone per la carriera che vide il trionfo della contrada della Pantera il 16 agosto 1991, collegò il mescolamento di sacro e profano, rito e gioco e l’elemento popolare nel Palio alle feste spagnolesche del Cinque - Seicento e cercò di riprodurre questa spettacolarità che entrambe condividevano. L’artista libanese Ali Hassoun, in occasione del 750° anniversario della Battaglia di Montaperti, volle ricordare in una contaminazione pittorica di culture quegli arcieri saraceni, guardie fedeli della casata di Svevia, che parteciparono allo scontro.
Questa tradizione senese ha rappresentato anche un’occasione per dimostrare la passione per la storia dell’arte italiana, su cui alcuni di loro hanno condotto studi approfonditi; il colombiano Fernando Botero, mentre apprendeva la tecnica dell’affresco all’Accademia di Belle Arti a Firenze, perfezionò la sua arte copiando opere di Giotto, Piero della Francesca e Andrea del Castagno. Nel Drappellone del 16 agosto 2002 da lui dipinto le figure presentano quelle forme rotondeggianti che contraddistinguono la sua arte. Il polacco Igor Mitoraj (1944 – 2014) era un grande amante e conoscitore della cultura classica e la sua passione per i personaggi mitologici è ben visibile nel cencio vinto dalla contrada della Tartuca il 16 agosto 2004 in cui pitturò anche un centauro alato coronato d’oro che allude alla tensione brutale verso la vittoria. A testimoniare ulteriormente il fascino internazionale che questa emozionante corsa è in grado di suscitare sono la distanza culturale e geografica degli ultimi due artisti; Alison Roux di origini sudafricane e l’abile acquarellista e illustratore di testi di Kafka, Borges e Prévert Jean-Michel Folon (1934 – 2005), nato a Uccle in Belgio.
Ad un altro pittore belga, di fama internazionale e tra i maggiori neo-espressionisti, Charles Szymkowicz è stata assegnata la realizzazione del Drappellone per la carriera del 16 agosto 2018.
Non resta che attendere la presentazione di venerdì 10 agosto per vedere cosa la contaminazione di culture diverse ha nuovamente prodotto.

Francesca Raffagnino da OKSiena
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LA PROCESSIONE DEL CERO

Messaggio  jabru il Sab Ago 11, 2018 6:46 pm

Uno dei più importanti appuntamenti legati alle festività senesi di mezz’agosto è il corteo dei ceri e dei censi che si svolge nel pomeriggio del 14 agosto, prima della disputa della terza prova del Palio. La lunga processione che si snoda per le vie del centro storico può essere divisa in due parti, la prima, propriamente religiosa, che parte dalla chiesa di San Giorgio e coinvolge i bambini delle contrade che offrono i ceri alla Vergine, mentre la seconda, di stampo istituzionale, che si accoda alla precedente all’altezza del Chiasso Largo, prevede la presenza dei tamburini e degli alfieri delle contrade che, assieme alle autorità cittadine e contradaiole, accompagnano il drappellone al Duomo per la benedizione. Chiude il corteo, il carro trainato da buoi recante il cero offerto dal Comune di Siena che verrà acceso dal Sindaco, come segno di devozione della città all’Assunta.

Le origini di questa sentita cerimonia si perdono nella notte dei tempi, e sono sicuramente precedenti rispetto a quelle del Palio. Il primo documento a noi pervenuto nel quale si fa cenno all’offerta di cera alla Vergine risale al 1147 quando, tre fratelli signori di Montepescali, offrirono al vescovo ed al Comune parte dei loro possedimenti come segno di sottomissione a Siena, oltre ad assumersi l’obbligo di portare annualmente due ceri del valore di 5 lire lucchesi, anche se il Cecchini ritiene come già in anni precedenti a quel 1147, altri feudatari avessero compiuto simili gesti, che si ripeterono con il passare del tempo con continuità, come dimostrano gli atti di sottomissione dei conti della Scialenga di Asciano nel 1175, dei conti della Gherardesca di Frosini del 1178, dei signori di Montelatorone (ai quali in cambio della loro donazione di cera fu addirittura offerto il vitto), e della città di Montalcino nel 1212.

Una pergamena del 1200 contiene le disposizioni sull’ordinamento del corteo, riprese in seguito dallo statuto del 1295. L’offerta avveniva in due giorni distinti: il 14 agosto, doveva recarsi in Duomo ogni cittadino senese tra i 18 ed i 70 anni, assieme agli abitanti della contrada ove egli abitava; esclusi da tale obbligo risultavano gli ammalati, i miserabili e chiunque avesse un’inimicizia mortale. I trasgressori venivano puniti con un’ammenda di 20 lire, che saliva a 100 per chi impediva ad altri di partecipare. Il 15 agosto era invece il turno delle comunità soggette a Siena, che dovevano portar tanta cera quanta era la loro importanza. Con ¾ di essa doveva essere realizzato un cero fogliato (dipinto con foglie e fiori),  il restante quarto doveva essere dedicato a ceri del peso di una libbra. Nei 15 giorni precedenti e successivi era prevista l’amnistia per tutti tranne che per i banditi, per i condannati a pene capitali, per i falsari, i traditori ed i ribelli, ed alcuni di essi venivano fatti partecipare al corteo e successivamente messi in libertà. Dai documenti dell’epoca risulta altresì come al termine della cerimonia venisse organizzato un banchetto sul sagrato del Duomo, mentre fuori venivano distribuite a tutti vivande e vino.

Poco si conosce sull’originale percorso del corteo; si pensa che la sua partenza fosse da una delle porte cittadine. Nello statuto del 1262 emerge altresì l’ordine di demolire tutti gli archi ed i ballatoti lignei costruiti lungo le due vie principali (quelle che da Porta Camollia e dall’attuale Porta Romana conducevano a Stalloreggi), che impedivano il passaggio dei numerosi stendardi presenti, a testimonianza della sontuosità e dell’importanza che tale manifestazione ricopriva all’epoca.

La processione è proseguita ininterrottamente sino al 1864 quando, col diffondersi dell’anticlericalismo, fu momentaneamente sospesa, per poi riprendere definitivamente a partire dal 1924.

Davide Donnini da OKSiena
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2 LUGLIO 1923, QUANDO LA LUPA VINSE DI RINCORSA

Messaggio  jabru il Ven Ago 17, 2018 8:37 pm

Vincere il Palio di rincorsa, un qualcosa che, fino a qualche giorno fa, sembrava una mission impossibile visto che, dal 2001, anno dell’abbandono dei purosangue, solo Salasso e Caro Amico nella Selva, il 16 agosto 2006, erano riusciti in questo exploit. Ci ha pensato Gingillo a smentire questa diceria, conquistando una straordinaria vittoria partendo dal decimo posto, cosa che per la Lupa non è una novità visto che, nel XX secolo, la contrada di Vallerozzi ha per due volte vinto il Palio entrando di rincorsa, e cioè nel luglio 1945 con Mughetto e Renzino di Pontignano e, precedentemente, nel luglio 1923 con Baietta e Pirulino, carriera della quale ci occuperemo oggi. Le favorite della vigilia erano la Civetta con la consolidata accoppiata Fanfara e Cispa che aveva fatto cappotto nel 1922 per Montone e Bruco, la Giraffa con Esperta, vincitrice nel 1920, e Rombios, ma anche la Chiocciola con il baio del Furi e Porcino. La Lupa ebbe invece in sorte la debuttante Baietta, cavalla che non dava grosse chance di vittoria che venne affidata all’esperto Angelo Serio detto Pirulino, fantino romano con cinque carriere alle spalle. La mossa favorì l’Aquila con Picino che venne però ben presto risucchiato dal gruppo, tant’è che a San Martino girarono davanti Civetta, Torre con Rancani, Chiocciola e Lupa che, dalla rincorsa, iniziò la sua poderosa progressione. Nel corso del secondo giro, Pirulino superò prima la Torre poi la Chiocciola, presentandosi alle spalle della Civetta. La potenza di Fanfara appariva superiore e Cispa assaporava già la sua terza vittoria consecutiva ma, girato l’ultimo Casato, la modesta Baietta, con un inaspettato guizzo, superò la Civetta, consentendo quindi alla Lupa, che per raggiungere l’obiettivo aveva investito una cifra assai cospicua per l’epoca, di tornare al successo dopo 11 anni di astinenza ed a Pirulino di alzare il nerbo per la prima ed unica volta in carriera, mentre per Cispa, al danno fece seguito la beffa, in quanto fu costretto a scappare dalle ire dei civettini inferociti e poco soddisfatti dell’operato del fantino.

Davide Donnini daa OKSiena
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LE PAGELLE DELLA CARRIERA

Messaggio  jabru il Ven Ago 17, 2018 8:40 pm

Che dire? Le pagelle diventano in questo mezzo agosto di una semplicità estrema. Tutti meritano un voto, in diversi decisamente basso, ma di fatto sono solo tre i fantini che si sono, per un verso o per un altro, messi in vetrina.

Gingillo merita un 10 e lode tondo tondo, E come direbbe lui, Giuseppe Zedde, per un fantino dato quasi per finito è davvero tanta roba. Ha azzeccato una rincorsa da favola. Ha avuto un pizzico di fortuna, venendo paradossalmente accompagnato da Brio a seguire il viottolo interno che lo ha portato a contatto con i primi e poi a San Martino si è inventato una entrata tutta interna sontuosa che ha messo fuori gioco la Giraffa di Queen Winner e Francesco Caria detto Tremendo. Poi è stato un Palio di testa bellissimo, e direi quasi in carrozza, grazie ad un Porto Alabe semplicemente perfetto. Un Porto Alabe che ha fatto vedere di possedere anche uno scatto imperioso che gli ha fatto prima guadagnare la testa per poi accumulare un vantaggio da nessuno recuperabile. Bravo Gingillo. Dopo la caduta e qualche prova in grigio eccoti ancora alla ribalta pronto a dire la tua in un Palio che stava cercando qualche protagonista in più

Merita, secondo me, un 8 proprio Tremendo. Indovina alla perfezione i tempi della mossa ponendosi alla testa di un gruppo raccolto tutto o quasi al centro della pista. Spinge bene la novizia Queen Winner e sono più i meriti di Gingillo che i demeriti suoi a determinare il sorpasso della Lupa alla sua Giraffa. Comunque anche nel suo caso si può parlare di un fantino recuperato che può dire ancora qualcosa di importante nel Palio.

Non è un regalo, io ad Antonio Siri detto Amsicora assegno un 7 anche se il suo Palio si ferma sul tufo del primo San Martino. Ma il Siri ha fatto, senza eccedere in cose strane già viste, tutto quanto il Valdimontone gli chiedeva. Ha francobollato il Nicchio, appena sceso il canape, assestando a Trecciolino una serie fitta di nerbate che hanno costretto Gigi a riprendere il cavallo cercando poi un'aria più fina lontano dalla rivale. Insomma ha svolto il compito che gli era stato assegnato e per di più su di una femmina novella che dovrà dimostrare in futuro di essere...Schietta.

A Gigi Bruschelli detto Trecciolino dovrei dare al massimo un 5, ma vista la sarabanda di colpi presi gli regalo un voto e gli do un 6 di pura stima. Alla soglia dei 50 anni non stava interpretando una brutta carriera, ma al Casato, quando poteva ancora inserirsi nel gioco grosso è andato ad incocciare nel colonnino, tutto da solo, come un pivello lasciando sul tufo ogni residua speranza. Gli anni passano, lui ha sempre fisico e testa, ma fino a quando?

Ed ora eccoci al tritello dei brutti voti.

Abbiamo visto un Mari senza Brio che non va più su del 4 e mezzo. Stranito alla mossa: incredibile ma forse vero, non mi è parso contento del primo posto. E allora succede che esca ultimo dai canapi e che stenti a mettere il suo Phatos sulle gambe, permettendo a Gingillo di passarlo in tromba per poi, come abbiamo visto, andare in testa. Arriva terzo, ma al termine di una carriera per lui senza alcun senso. Aveva vinto alla grande a luglio e gli si può perdonare il mancato cappotto. Ma lui se lo perdona?

Non raggiunge la sufficienza Jonatan Bartoletti detto Scompiglio. Si ferma al 5. E' pronto, ma non prontissimo come di solito gli accade, alla mossa. Sembra non riuscire a trovare il giusto feeling sul suo Rexy e pare a volte imballato sul potente barbero. Ne viene fuori una carriera senza costrutto in una annata paliesca forse da dimenticare in fretta.

Altro giro, altro brutto voto. Un 4 e mezzo per Giovanni Atzeni detto Tittia: il 4 per la corsa il mezzo per non essere caduto quando ha sbandato a San Martino. Non ottiene niente dal suo chiacchieratissimo barbero. Rema senza speranze costantemente in fondo al gruppo in ultima sconsolante posizione. Non si vede niente del suo Rodrigo Baio e lui, Tittia, deve rimandare le sue aspirazioni al 2019.

Una prova incolore anche per Giosuè Carboni detto Carburo. Si merita un 5 e mezzo per come si muove alla caduta dei canapi, ma poi allarga San Martino e perde il filo del discorso. Ha sicuramente dei buoni mezzi ma deve decidersi a sfoderarli, altrimenti torna nel limbo dei fantini.

Non mi convince questa volta Carlo Sanna detto Brigante, al quale assegno un 5 di pura stima visto che lo considero un sicuro emergente. Il suo splendido Osama Bin resta ancora una incognita, pur avendo già 11 anni. Non lo so di chi sia la responsabilità, se del barbero o del fantino, ma il Leocorno mette insieme una prova senza spunti, addirittura in calando dopo una mossa non felice ma nemmeno disastrosa. Credo proprio che in Pantaneto si aspettassero di più da Osama e da Brigante. Rimandati tutti e due al prossimo luglio.

Resta da valutare la prova di Sebastiano Murtas detto Grandine sulla svelta e sicura partente Solo Tue Due....che questa volta non esce prima dai canapi, però. Responsabilità del Murtas? Può darsi, ma poi in corsa il Bruco si vede e potrebbe dire ancora la sua se non cadesse al Casato, forse coinvolto nel capitombolo del Nicchio. Personalmente io in Grandine ho fiducia ed è per questo che gli do un 6 con due meno, ma è chiaro come il cielo terso di una bella mattinata di piena primavera che il ragazzo è chiamato a prove più consistenti, perchè ci sono altri pretendenti ad un posto fra i dieci al canape.

Roberto Morrocchi da OKSiena
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UGO SANCEZ

Messaggio  jabru il Lun Set 03, 2018 7:27 pm

Il barbero due volte vittorioso sul Campo, scomparso a 25 anni.



Nell’ultimo weekend, quando a Siena i pensieri dei contradaioli erano rivolti verso le decisioni circa il Palio straordinario di ottobre, è giunto improvvisa la notizia della scomparsa, a 25 anni, del barbero Ugo Sancez, due volte vittorioso sul Campo nelle sue quattro presenze e primo vincitore, nel luglio 2001, di una carriera corsa interamente da mezzosangue. Proprio nel luglio 2001, il cavallo con il nome di un noto bomber messicano degli anni ’90 fece il suo debutto sul tufo, in un Palio anomalo, il primo senza i purosangue, nel quale molti soggetti erano al debutto e si cercavano le nuove gerarchie nel Campo. La tratta favorì nettamente l’Aquila, con Altoprato e Clemente, ma la carriera disse ben altro: per due giri il dominio di Zullina e del Bufera nel Nicchio pareva incontrastabile, ma al secondo Casato, un imprevisto infortunio mise out l’accoppiata dei Pispini che pareva avviarsi ad un facile successo. Passò così in testa la Giraffa, con il modesto Attilax e Velluto, ma l’inesperienza del giovane Pes e le traiettorie sui generis di Attilax favorirono la rimonta dello scosso del Leocorno Ugo Sancez, che al primo Casato aveva mandato Trecciolino sui palchi, e di Alanis e Cianchino nella Civetta. Gli ultimi metri furono al cardiopalma, con tre contrade in un fazzoletto, ma alla fine, l’astuzia equina prevalse sulla forza umana, e Pantaneto poté festeggiare la seconda vittoria nel giro di 11 mesi. Ugo era già diventato un bombolone, e la Chiocciola, nell’agosto successivo, lo accolse con gioia, ma la sua carriera, con Massimino in groppa, non fu altrettanto fortunata e, pur rimanendo sempre nelle prime posizioni, non riuscì a portare il cencio in San Marco. Nel luglio 2002, la sua consacrazione definitiva. Toccato all’Istrice, fu montato da Dé, in un Palio che vedeva come grandi favoriti Trecciolino ed Urban nel Bruco. Ed in effetti l’accoppiata giallo verde condusse la carriera fino al terzo San Martino quando Urban, ormai esausto, probabilmente a causa di una mossa estenuante, fu superato prima da Zilata Usa e Salasso nell’Onda e poi dall’Istrice. Per l’Onda sembrava oramai fatta ma, all’ultimo Casato, il Ricceri urtò nel colonnino, si sbilanciò, ma non cadde, consentendo così all’Istrice, in un finale a nerbi alzati, di conquistare la vittoria, e ad Ugo Sancez di diventare forse il primo barbero ad aver vinto due Palii rimanendo poco più di cento metri in testa! Dopo un breve riposo, Ugo Sancez tornò in Piazza, per l’ultima volta nel luglio 2003, ancora con Dè, stavolta nel Drago, disputando una onesta carriera, conclusasi alle spalle di Zodiach nella Selva.

Davide Donnini da OKSiena
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QUANDO LE CONTRADE CORSERO A LUCCA

Messaggio  jabru il Ven Set 14, 2018 6:24 pm

Ricorre domani, 14 settembre, il 262° anniversario di un Palio decisamente anomalo, non corso né in Piazza e neppure a Siena, bensì nella città di Lucca e che per questo motivo non è riconosciuto nell’elenco ufficiale delle vittorie conservato in Comune. Correva l’anno 1756 quando, come emerge dai libri di Memorie della contrada di Valdimontone, che vinse quel Palio, la Repubblica di Lucca, avendo costruito, all’interno del Prato del Marchese (l’attuale Piazza Verdi), un anfiteatro di forma ellittica in legno con una pista della lunghezza di circa 400 metri per le corse dei cavalli e per spettacoli similari decise, per le festività del Volto Santo, di invitare le contrade senesi con le loro bandiere ed i loro fantini per disputare un Palio che fu corso da 8 contrade che si presentarono in terra lucchese con i loro alfieri. Alla carriera, che fu preceduta dai canonici tre giorni di prove, parteciparono alcuni fantini noti in ambito senese, tra i quali Bastiancione, Bechino, Ministro, Luchino, Tenerino. A vincere fu però tale Francesco Tanzini detto Tanzino per il Montone, e la contrada ricevette in premio una cospicua somma di denaro ed un particolare drappellone, tuttora conservato nel museo montonaiolo e visibile nella foto in alto, con raffigurati lo stemma del SS. Crocifisso, patrono di Lucca, due pantere simbolo della città, un fascio con un’ascia, una tromba e, in basso, lo stemma azzurro della repubblica senese con la scritta Libertas. Per ritrovare un altro Palio con le contrade senesi non disputato a Siena, l’ultimo in ordine di tempo, occorrerà aspettare il 1856, quando fu corsa una carriera in Piazza Barbano a Firenze, vinta dalla Chiocciola.

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L'ULTIMA CARRIERA DISPUTATA AD OTTOBRE

Messaggio  jabru il Lun Set 17, 2018 7:46 pm

Per ritrovare un Palio alla tonda corso nel mese di ottobre, occorre fare un balzo indietro nel tempo fino al 1849. In quell’anno infatti, accanto alle due carriere ordinarie, fu corso un Palio che di straordinaria ha solo la data, in quanto fu considerato il “recupero” di quello non disputato nel luglio 1848 a causa della concomitanza con la Prima Guerra di Indipendenza. Il 23 giugno di quell’anno, durante l’adunanza del Magistrato Civico, su deliberazione dei capitani delle contrade, fu deciso “attese le presenti vicende politiche e le circostanze di guerra che tengono giustamente agitata la tranquillità di molte famiglie….di aggiornare a tempi più opportuni le feste e la gioia e specialmente la corsa alla tonda solita farsi nella Piazza del Campo nel 2 luglio di ciascun anno”, nonché di devolvere le 420 lire spettanti alla contrada vittoriosa a favore dei militi impegnati in Lombardia a difesa dell’indipendenza italiana. L’occasione giusta per recuperare il Palio sospeso, con la partecipazione delle medesime contrade che avrebbero dovuto correre in quel luglio ’48, fu data dall’inaugurazione della linea ferroviaria Siena – Empoli, vero e proprio gioiello per la nostra città, realizzata a spese dei senesi sotto la direzione di Giuseppe Pianigiani, utilizzando totalmente manodopera locale, che avvenne il 14 ottobre alla presenza del Granduca Leopoldo II e dell’intera famiglia imperiale, che si trattenne in città fino alla corsa del Palio. Il corteo che precedette la corsa del 21 ottobre fu aperto da un plotone di Regi Cacciatori a cavallo, seguiti dai tamburini delle contrade partecipanti, dagli alfieri delle sette escluse, da una banda militare, dalle comparse con i dieci barberi assegnati alle contrade tenuti alla briglia dai barbareschi e dai i fantini sui soprallassi. Chiudeva la sfilata il carro con il drappellone contornato da tutte e diciassette le bandiere. La carriera che seguì risultò bella ed avvincente con più contrade che furono protagoniste. Partì primo Stralanchi nell’Onda, poi superato da Figlio di Bonino della Tartuca e da Piccolo Campanino della Civetta. Quest’ultimo cadde a San Martino, consentendo alla Tartuca di tornare in testa, incalzata dall’Oca. Tra le due contrade, che avevano tra l’altro i migliori cavalli, si scatenò un bel duello; fu la contrada di Fontebranda con il Gobbo Saragiolo ad avere la meglio e ad aggiudicarsi il cencio con l’effige della Madonna di Provenzano.

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ALCUNE STATISTICHE SULLA CARRIERA STRAORDINARIA

Messaggio  jabru il Ven Set 21, 2018 7:37 pm

Oggi vogliamo proporre ai nostri lettori alcune curiosità relative alle carriere straordinarie tra il 1900 ed il 2000, in attesa di occuparci più approfonditamente, nella prossima settimana, dell’estrazione delle contrade con il classico articolo di presentazione.

Quello del 20 ottobre sarà il secondo straordinario del XXI secolo, che segue a 18 anni di distanza quello corso il 9 settembre 2000 per celebrare il Giubileo ed il nuovo millennio. Nel ‘900 furono disputati ben 19 straordinari, comprendendo in tale cifra pure le due carriere a sorpresa del 1909 e del 1919, ed il Palio con gli scossi del 1907. L’Oca ed il Montone sono le contrada che ne hanno vinti di più, ben 3, Fontebranda nel 1909, 1919, 1969, la contrada di Via dei Servi nel 1902, 1950, 1986; per ciò che riguarda i fantini invece sono quattro coloro che possono vantare 2 successi e cioè Picino (1902, 1904), Testina (1913, 1919), Aceto (1969, 1972) ed Il Pesse (1986, 2000), quest’ultimo giunto a nerbo alzato negli ultimi due corsi in ordine di tempo.

Sono invece solo due i cavalli plurivincitori di straordinari, con 2 successi ciascuno: Uberta (1960, 1961) e Topolone (1967, 1969).

Tra i capitani, 2 vittorie a testa per Emanuello Pannocchieschi d’Elci dell’Oca, nel 1909 e nel 1919 (ed in questa occasione ricopriva anche l’incarico di Sindaco), e per Roberto Marini della Selva, nel 1980 e nel 2000. Sabatino Mori della Civetta ha anch’egli vinto 2 volte lo straordinario, ma ricoprendo cariche diverse: capitano nel 1947, e tenente di Giorgio Bardini nel 1960.

Venendo ai posti al canape, notiamo come alcune contrade abbiano con frequenza occupato lo stesso posto per la mossa di uno straordinario: la Pantera, per esempio, per ben 5 volte è stata prima, l’Aquila 5 volte settima, l’Oca 5 volte di rincorsa. Il posto più vittorioso è il quarto, con 5 successi (1902, 1950, 1960, 1972, 1980); anche dalla rincorsa si è vinto spesso, 3 volte, (1909, 1954, 1969). Meno fortunati risultano il sesto ed il settimo posto, dai quali nessuno è mai riuscito a vincere.

Sarà questa la seconda volta che il drappellone verrà portato nella Basilica di San Domenico, la precedente fu nel 1980, nel Palio dedicato al VI centenario dalla morte di Santa Caterina. La chiesa non è stata scelta casualmente, infatti qui vi è conservato il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale realizzato da Fulvio Corsini nel 1920 su commissione dell’Associazione Nazionale Madri, Vedove e Familiari dei caduti e dispersi per essere originariamente posto nella chiesa di San Martino. Nel 1927 fu poi collocato dove lo vediamo adesso, cioè nella terza cappella del transetto a destra dell’altar maggiore, anche se l’idea era di collocarlo nella sottostante Cripta. Il monumento si compone di un tabernacolo con un bassorilievo bronzeo raffigurante l’allegoria della morte del soldato, sovrastato da una base rettangolare dove sono riportati i nomi dei caduti. Nell’architrave del tabernacolo troviamo la scritta latina ET NON TANGERE ILIOS TORMENTUM MORTIS ILLI AUREM SUNT IN PACEM. Sotto il bassorilievo c’è la dedica: AI GLORIOSI E DILETTI LORO CADUTI/RECUPERANDO ALLA PATRIA CONFINI E GRANDEZZA/CON L’AMOR PARTECIPE DELL’ECCELSO OLOCAUSTO/LE MADRI E LE VEDOVE DI GUERRA/XXI OTTOBRE MCMXXIII

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Re: Storia del palio

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