Storia del palio

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Storia del palio

Messaggio  jabru il Lun Feb 26, 2018 7:46 pm

LA CARRIERA ANNULLATA PER NEVE

Nel febbraio 1801, una fitta nevicata impedì l’effettuazione della corsa.



La nevicata caduta nella giornata di ieri ci ha fatto tornare alla mente un episodio della storia del Palio realmente accaduto e minuziosamente documentato negli archivi comunali, sicuramente sconosciuto ai più, e che quindi merita di essere raccontato.

Era il 1801, un anno piuttosto tormentato per Siena, alle prese sia con l’invasione francese e con le diffidenze delle truppe transalpine verso le contrade ed i loro festeggiamenti, ma anche con le precarie condizioni economiche cittadine che, come già ricordato in uno scritto di qualche mese fa, furono la causa principale della mancata disputa delle carriere ordinarie di quell’anno. Eppure in quel 1801 un Palio, alla lunga, si corse ugualmente ed un altro, alla tonda, fu annullato per un motivo sicuramente atipico: la neve. Il Generale delle truppe cisalpine Trivulzio, grande appassionato di corse di cavalli, riuscì a far organizzare, in data 8 febbraio, un Palio alla lunga, sul classico percorso con partenza dal Santuccio ed arrivo al Duomo, con un premio di 15 scudi per il proprietario del cavallo vincitore e di 10 scudi per quello del secondo arrivato. Ma Trivulzio voleva di più, ed ottenne dal Magistrato Civico l’effettuazione di una carriera alla tonda con la partecipazione delle contrade. La violenta ed improvvisa nevicata caduta su Siena nella notte del 10 febbraio, ne impedì però lo svolgimento. La coltre bianca caduta in abbondanza sulla nostra città, così come riportato nella lettera inviata dal Cancelliere del Magistrato al Generale e conservata nell’archivio del Comune di Siena, rese impossibile l’interramento della pista di Piazza del Campo ed il montaggio dei palchi, oltre a creare una situazione di potenziale pericolo per l’accesso degli spettatori all’interno della conchiglia. Per questi motivi la carriera alla tonda del febbraio 1801 fu definitivamente cancellata, restando il primo (e probabilmente ultimo) esempio di Palio annullato per neve.

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LA MOSSA (SECONDA PARTE)

Messaggio  jabru il Lun Mar 12, 2018 8:00 pm

Come sono cambiate, nel corso dei secoli, le modalità di ingresso delle contrade ai canapi.



Dopo aver parlato nello scorso appuntamento della mossa in generale, vediamo oggi come son cambiate nel corso degli anni le modalità di ingresso tra i canapi per il Palio.

Se per le prove l’ordine di ingresso delle contrade è fissato dall’art. 62 ( Prima prova - ordine nel quale le Contrade furono estratte a sorte per partecipare al Palio; Seconda prova - ordine suddetto invertito; Terza prova - ordine d'estrazione delle Contrade per l'assegnazione dei cavalli; Quarta prova - ordine suddetto invertito; Quinta prova - ordine avuto dai cavalli per procedere alla loro assegnazione; Sesta prova - ordine suddetto invertito), per il Palio esso è stabilito dalla sorte. Il meccanismo ancora oggi usato per tale sorteggio fu ideato da Luigi Sprugnoli e sperimentato per la prima volta nello straordinario del 1950, ma solo a partire dal 1952 questo trovò spazio all’interno del regolamento, e l’attuale art. 85 ne disciplina le modalità di utilizzo. Il meccanismo si compone di una vasca serbatoio ovoidale dal diametro 6 volte superiore alla cubatura complessiva dei 10 barberi che vi verranno introdotti, e di un tubo a doppia camicia ruotante munito di 9 finestre tonde, numerate dall’1 al 9, e di una finestra quadrata con il numero 10 che indicherà la rincorsa. Tali finestre hanno il diametro leggermente inferiore a quello del singolo barbero. Al momento dell’ingresso in Campo della quarta comparsa del corteo storico, sul palco dei Giudici, alla presenza dei Deputati, i Capitani o i loro delegati provvederanno ad introdurre i barberi nella vasca. Terminata l’operazione verrà applicato il tubo e chiusa la doppia camicia, ed una volta mescolati i barberi mediante scuotimento del meccanismo, esso verrà rovesciato consentendo così ai barberi di scorrere lungo il tubo che sarà poi staccato dalla vasca, sigillato con impiombatura per evitare manomissioni, e riposto nella propria cassetta. Tale operazione sarà ripetuta altre 2 volte per completare le 3 buste. Usciti i cavalli dall’Entrone, una volta che essi avranno raggiunto l’altezza del Casato, i Deputati provvederanno ad aprire la cassetta numero 1, a tagliare lo spago che legava la camicia del tubo e, ruotandola, conosceranno l’ordine stabilito dalla sorte, che verrà immediatamente dettato ad un funzionario comunale presente sul palco dei giudici. Saranno trascritte 3 copie: una per il mossiere, una che viene consegnata al Sindaco ed è a disposizione di Deputati e Capitani, ed una per il graduato della Polizia Municipale, che oggi resta sul palco, ma che fino a non molti anni fa rimaneva sul tufo e si occupava della chiamata delle contrade. Nel caso in cui si dovesse ricorrere alla seconda e poi alla terza mossa, le stesse operazioni verrebbero ripetute usando i tubi con il numero 2 ed il numero 3. Se poi, nemmeno queste 2 mosse fossero sufficienti, si utilizzerebbero allora gli ordini invertiti delle precedenti 3 buste.

Anche per ciò che riguarda il sorteggio dei posti al canape per il Palio, nel corso degli anni si sono avute delle modifiche notevoli che proviamo a riassumere in breve: nel 1676, quando fu introdotta la tratta dei cavalli, l’ordine al canape corrispondeva con quello di assegnazione dei cavalli. Ma ciò permetteva di conoscere tale ordine con grosso anticipo quindi, per garantire maggior segretezza ed anche al fine di evitare il proliferare di accordi tra fantini, nell’agosto 1788 si decise di estrarre l’ordine sul verrocchio pochi minuti prima della corsa, operazione che, a partire dal Palio successivo, per snellire i tempi di attesa, venne fatta la mattina della corsa in Comune alla presenza dei soli Giudici della Mossa, senza i capitani (che furono ammessi ad assistere a tale operazione solo dal 1833), i quali sarebbero comunque venuti a conoscenza dell’ordine sorteggiato al momento dell’entrata in Campo della propria comparsa per il corteo storico. Altra significativa modifica nel 1903: il regolamento attribuiva al Sindaco il compito di estrarre in 3 mosse, l’ordine sia delle prove che del Palio. A partire dal 1930, le 3 estrazioni fatte dall’allora Podestà venivano chiuse in buste alle quali era attribuito il nome di uno dei 3 terzieri cittadini (San Martino, Città e Camollia); successivamente si teneva un ulteriore sorteggio, effettuato da parte di un capitano precedentemente estratto, per stabilire quale fosse la prima, la seconda e la terza mossa. Nel 1938 fu ideato un sistema assai contorto ed anche difficile da spiegare: il Podestà trascriveva in 3 elenchi le 10 contrade assegnando loro casualmente dei numeri da 1 a 10, che erano a conoscenza del solo primo cittadino. Il giorno della tratta si provvedeva ad una prima estrazione dei capitani che a loro volta avrebbero dovuto sorteggiare i numeri relativi a ciascuna contrada. Il primo numero estratto corrispondeva alla contrada che avrebbe occupato il primo posto al canape e via discorrendo fino alla rincorsa. E ciò veniva ripetuto per 3 volte. Dopo la segnatura dei fantini, un ultimo sorteggio provvedeva a determinare la prima, la seconda e la terza busta. Ma queste innovazioni non risultarono sufficienti per garantire la segretezza dell’ordine, in quanto c’era chi sosteneva come una persona (il Podestà o il Sindaco, a seconda del periodo storico), conosceva in anticipo l’ordine, come risulta anche da un intervento fatto da un consigliere comunale che riportiamo: “il sistema attualmente adottato è ingegnoso e non si presta a ingiustizie, ma rimane il fatto che uno, cioè il Sindaco, conosce in precedenza l’ordine delle contrade al canape e ciò basta per non lasciare del tutto tranquille le menti affannate dei contradaioli che temono sempre di tutto e sospettano, anche se il primo cittadino deve essere fuori da ogni sospetto. Ad ovviare a questo inconveniente egli è d’avviso che sarebbe opportuno installare un mezzo meccanico, che rassicuri i contradaioli e tolga di responsabilità il Capo della Amministrazione”. Ci vollero ulteriori anni di discussioni e polemiche prima di arrivare alla soluzione definitiva ideata dallo Sprugnoli che riuscì finalmente a mettere tutti d’accordo.

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LE SANZIONI

Messaggio  jabru il Mar Mar 20, 2018 8:31 pm

Il sistema sanzionatorio paliesco.



Siamo così arrivati ad illustrare il settimo capo regolamentare, quello più dibattuto ed oggetto di numerose modifiche, l’ultima delle quali risalente al 1999, relativo alle penalità. La stagione paliesca 2017 è stata caratterizzata da una serie di avvenimenti scorretti, alcuni dei quali inediti nella storia del Palio, che hanno fatto notevolmente discutere il mondo contradaiolo, soprattutto per ciò che riguarda la gestione delle relative sanzioni. Noi, come avvenuto sino ad ora, ci limiteremo ad analizzare ciò che prevede l’attuale sistema sanzionatorio per contrade e fantini senza effettuare commenti o giudizi che potrebbero risultare inopportuni, ben consapevoli che sono altri i luoghi ed i momenti di discussione di questo delicato tema della nostra festa.

Il primo comma dell’art 98 fissa come principio fondamentale che “la punizione delle Contrade rientra nella competenza esclusiva, dell'Amministrazione Comunale”, e tale disposizione, per implicito, vale anche per i fantini. Il regolamento fissa due gradi di giudizio: il primo è quello dell’Assessore Delegato che, a norma dell’ultimo comma dell’art. 103 “viene nominato dal Sindaco con apposito atto, e svolge il ruolo attraverso ordinanze”, mentre il secondo grado di giudizio è quello di fronte alla Giunta Comunale che, prima della riforma del ’99, ricopriva il ruolo di organo giudicante di prima istanza, mentre il secondo grado si svolgeva davanti al Consiglio Comunale. Ai sensi dell’art. 92, “nei sette giorni successivi a quello nel quale il Palio sia stato effettuato, i Deputati della Festa debbono rimettere all'Assessore Delegato una particolareggiata relazione in merito all' organizzazione ed all'intero svolgimento del Palio stesso, segnalando ogni circostanza che meriti rilievo o che richieda provvedimenti. La relazione dei Deputati della Festa è l'unico documento sulla base del quale l'Assessore Delegato procede alle conseguenti proposte sanzionatorie. Della relazione debbono far parte integrante i rapporti scritti degli Ispettori della Pista e del Mossiere e tutti gli atti e/o documentazioni acquisiti nei cinque giorni successivi al Palio, termine entro il quale i Deputati possono sentire i Priori e/o i Capitani delle Contrade nonché i Fantini su specifici atti. Ogni atto e/o documentazione, pervenuti successivamente al quinto giorno non possono essere accettati”. Dal testo di tale norma si evince perciò che tutti quei fatti che non siano riportati nella Relazione non possono essere oggetto di esame da parte dell’Assessore Delegato. Sulla base di tale Relazione, l’Assessore notifica a contrade e fantini le proprie proposte di sanzione con atto motivato (artt. 98 e 99). Avverso le decisioni dell’Assessore Delegato, gli interessati possono presentare le memorie difensive entro il termine perentorio di 10 giorni dalla notifica dell’atto, pena la decadenza, includendo ad esse qualsiasi allegazione probatoria. Il regolamento concede alle contrade tramite i priori ed ai fantini di consultare la Relazione dei Deputati della Festa e di estrarre copia della medesima e di tutti gli allegati ivi compresa eventuale documentazione filmata e/o fotografica, per tutto quanto è connesso e collegato al provvedimento formulato all'Assessore Delegato. La Giunta, senza la presenza dell’Assessore Delegato, tenuto conto della Relazione, e presa visione delle proposte dell’Assessore, delle memorie difensive di contrade e fantini, delibera con motivazione da notificare agli interessati. Le delibere della Giunta non possono essere appellate di fronte a nessun altro tribunale amministrativo. A tal proposito, la storica sentenza del TAR toscano 572/89, sancisce la sottrazione al sindacato del giudice di tutti gli atti emanati dal Comune in materia paliesca, compresi i provvedimenti sanzionatori, attribuendo al regolamento, “la cui emanazione ad opera del Consiglio Comunale non è sottoposta alle modalità stabilite dalle disposizioni sulla produzione dei regolamenti comunali”, piena autonomia rispetto al diritto statale degli enti locali, nell’ambito dell’applicazione delle norme del regolamento stesso. “La gestione del giuoco delle contrade, concludeva il tribunale amministrativo, compresi i rapporti intercorrenti tra i soggetti che a vario titolo vi prendono parte, è esercitato da una struttura che pur avvalendosi dei normali organi comunali, attribuisce ad essi funzioni istituzionalmente diverse da quelle previste dalla legge comunale”. Il regolamento fissa inoltre nel 30 novembre, data che tradizionalmente segna la fine dell’anno contradaiolo, il termine ultimo entro il quale l’intero procedimento sanzionatorio per l’annata paliesca in corso deve esaurirsi.

Va qui notato come solitamente la Giunta ha provveduto a confermare o, in alcuni casi, a mitigare le sanzioni proposte dall’Assessore. Un netto cambiamento di tendenza si è invece riscontrato nel 2015 nei confronti del fantino Massimo Columbu detto Veleno II. Nella carriera di luglio di quell’anno, come tutti certamente ricorderanno, Veleno II che vestiva per l’occasione i colori del Valdimontone, trattenne per il giubbetto Giovanni Atzeni detto Tittia, che correva nel Nicchio, disarcionandolo subito prima di San Martino. L’Assessore Delegato, che in un primo momento, vista la gravità del fatto, utilizzò la procedura straordinaria prevista dall’art. 100, che illustreremo in un prossimo articolo, comminò al Columbu 5 carriere di squalifica. La Giunta, con una decisione destinata a far storia, appesantì il provvedimento inflitto al fantino dall’organo di prima istanza, infliggendogli 10 palii di sospensione, valutando il comportamento di Veleno II particolarmente pericoloso per lo svolgimento futuro della festa.

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LE SANZIONI (SECONDA PARTE)

Messaggio  jabru il Gio Mar 29, 2018 7:13 pm

Le punizioni per contrade e fantini.



Proseguendo l’analisi sul capitolo del regolamento relativo alle penalità, veniamo ora ad occuparci in modo più specifico delle sanzioni.

A tal proposito, il regolamento prevede per le contrade la censura, la deplorazione e la sospensione per uno o più Palii fino ad un massimo di 10. Fino al 1981 esisteva anche la pena pecuniaria ai danni delle contrade, oggi abolita (interessante notare come nel luglio 1980 la Pantera fu punita con la pena pecuniaria per avere, i propri contradaioli, invaso la pista dopo una mossa non valida della prima prova costringendo, dopo un assalto al Mossiere, a sostituirlo). La censura ha valenza per 5 carriere. Se in questo lasso di tempo la contrada viene sanzionata con altre 3 censure, scatta automatica la deplorazione. La deplorazione invece ha efficacia per 9 Palii. Se in questo periodo la contrada subisce altre 2 deplorazioni, scatta la carriera di squalifica. Per ciò che riguarda i fantini invece, le sanzioni sono l’ammonizione e l’esclusione a tempo determinato o a vita a partecipare alle prove o al Palio. “Qualora nei 3 Palii effettivamente corsi e successivi a quello in cui un fantino sia incorso nella sanzione dell’ammonizione, il medesimo incorra in analoga infrazione, allo stesso verrà applicata automaticamente la sanzione dell'esclusione dalle prove e dal Palio immediatamente successivo”. Da notare come per i fantini, a differenza di ciò che accade per le contrade, vale il principio dei Palii effettivamente disputati. Questa particolarità della norma ha portato alla squalifica di Dino Pes detto Velluto. Il fantino sardo è rientrato sul tufo nel luglio scorso dopo 13 anni di assenza ed ha subito un’ammonizione per cambio di posto al canape. Tale provvedimento, sommato ad un’altra ammonizione che gli era stata comminata nel luglio 2004, nel penultimo Palio da lui corso, ha portato alla sospensione di Velluto, che perciò dovrà saltare la carriera del luglio 2018. Dall’esame di tale norma appare pertanto evidente come nel regolamento del Palio non esista alcun tipo di prescrizione per le sanzioni ai fantini, ed addirittura consultando gli archivi on-line del Comune risultano tutt’ora pendenti ammonizioni nei confronti di alcuni fantini che hanno cessato la loro carriera da oltre un trentennio! L’art 99 bis, cerato ex novo nel 1999, istituisce una raccolta di delibere di Giunta concernenti l’applicazione delle sanzioni, e prevede il cd. “principio del precedente”, "attraverso la costituzione di un indirizzo sanzionatorio di riferimento nell'esercizio delle funzioni regolamentari, i cui scostamenti devono essere adeguatamente motivati".

Nell’analizzare le infrazioni al regolamento e le relative pene a carico delle contrade, non possiamo tralasciare infine l’art. 89, risalente addirittura al 1712, che da sempre risulta essere però la regola maggiormente trasgredita da tutte le contrade e tacitamente abrogata, la cui inosservanza non costituisce mai oggetto di sanzione, ma, almeno per una delle contrade partecipanti alla carriera, è senz’altro portatrice di benefici. Il testo di tale norma recita così: “è proibito qualunque partito, o accordo diretto a far vincere il Palio ad una piuttosto che ad un'altra Contrada”.

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GLI ARTICOLI 100 E 101 DEL REGOLAMENTO

Messaggio  jabru il Mer Apr 04, 2018 8:36 pm

La procedura sanzionatoria straordinaria e la cd. “responsabilità oggettiva”



Se gli artt. 97 e seguenti, come già analizzato, illustrano il metodo ordinario per l’irrogazione delle sanzioni per contrade e fantini, l’art. 100, introducendo il provvedimento d’urgenza adottato dall’Assessore Delegato, disciplina la procedura straordinaria. Quando infatti si tratti “di casi particolarmente gravi per i quali sia prevista nel regolamento la pena dell’esclusione al Palio imminente per contrade o fantini, o di mancanze non contemplate espressamente, ma di tale gravità da rendere necessaria tale esclusione, l’Assessore Delegato, su rapporto dei Deputati e del Mossiere ed udite le parti interessate, può adottare un provvedimento d’urgenza che ha immediata esecuzione a patto che il provvedimento relativo ai fantini sia a questi notificato prima della cerimonia di segnatura, altrimenti esso produrrà i propri effetti nel Palio successivo. Contro tale provvedimento non è ammesso alcun tipo di ricorso”. Attraverso questa disposizione, nella parte in cui stabilisce che il provvedimento dovrà essere notificato prima della segnatura, il regolamento vuol permettere alla contrada di poter sostituire il fantino che si sia macchiato di gravi infrazioni per poter così correre la carriera. Se il provvedimento fosse infatti a lui notificato dopo la segnatura, la contrada, stante la disposizione dell’art. 58 che vieta la sostituzione del fantino dopo tale cerimonia, sarebbe impossibilitata a partecipare al Palio. Per ciò che riguarda le infrazioni relative alle contrade, pareri autorevoli ritengono che essa possa benissimo essere esclusa dal correre il Palio imminente per fatti gravi ad essa addebitabili e commessi fintanto che la carriera stessa non sia stata corsa. La procedura illustrata nell’art. 100 è stata attivata due volte in tempi piuttosto recenti: nel luglio 1978, e nel più volte citato Palio di luglio 2015. Durante la prima prova della carriera di Provenzano ’78, il fantino della Chiocciola Valente prese per il giubbetto Canapino che correva nella Tartuca, facendolo cadere. La notte stessa, Valente fu squalificato per quel Palio e la Chiocciola dovette affidarsi al debuttante Tremoto. Nel luglio 2015, la scorrettezza del fantino Veleno II ai danni di Tittia fu invece compiuta durante la disputa della carriera, ed il provvedimento dell’Assessore Delegato, datato 3 luglio, dispose la sospensione del Columbu per il seguente Palio dell’Assunta. Ed il dibattito successivamente sorto tra gli esperti in materia di giustizia paliesca circa l’ambito di applicazione temporale di tale norma (se da limitarsi ai soli fatti accaduti anteriormente la corsa del Palio o, estendibile per analogia anche alle fasi della carriera stessa, come accaduto nel 2015), non ha per ora portato a conclusioni condivise.

Oggetto di tante critiche, ma anche di sostanziali modifiche nel corso degli anni, è stato il tanto discusso art. 101. Introdotto nel 1949, “al fine di dare ai dirigenti un maggiore senso di responsabilità inerente la carica ricoperta e per fermare gli eccessi di fanatismo dei contradaioli che rischierebbero di provocare un nocumento alla propria contrada”, e che trova un antenato nell’art. 23 del regolamento del 1856 (“finalmente ove avvenisse che in occasione, o per causa delle Corse fosse in qualunque guisa turbato l'ordine pubblico, oltre le pene prescritte dagli Ordini veglianti contro gli Autori del disordine, ed indipendentemente da quelle, sarà in facoltà del Consiglio di Prefettura il decretare la esclusione dalle Corse da uno sino a cinque anni di quelle contrade che o direttamente, o per mezzo dei respettivi Capitani, e Fantini, o in qualsiasi altro modo avranno al disordine stesso dato causa o partecipato”), esso presenta due tipi di responsabilità per la contrada: la responsabilità diretta, illustrata nel primo comma, che è rimasto invariato dalla sua introduzione (“agli effetti punitivi l'Ente Contrada è responsabile dei deliberati del proprio Seggio, nonché degli ordini impartiti dal Priore o da chi ne eserciti le funzioni e dal Capitano, o suoi coadiutori, per tutto ciò che concerne la Festa dei Palio”), e la responsabilità indiretta, introdotta nel secondo comma a partire dal 1972 al fine di aumentare l’autodisciplina contradaiola, e più volte variato, fino alla redazione ultima del 1999 (“è altresì responsabile del contegno della propria Comparsa, del fantino e dei propri contradaioli quando sia stato tale da provocare incidenti o tumulti o da turbare il regolare svolgimento delle prove o del Palio, nonché di ogni atto o fatto che sia idoneo ad arrecare pregiudizio al regolare svolgimento della celebrazione in qualunque suo momento, tenuto conto del carattere indubbio di continuità che collega le fasi preparatorie, di svolgimento e di conclusione della celebrazione del Palio”). Di rilevante importanza, è anche il terzo comma dell’articolo, che prevede come “l'Assessore Delegato potrà tenere conto, ai fini della graduazione delle punizioni, del comportamento dei dirigenti che hanno la responsabilità della Contrada secondo quanto stabilito dal presente Regolamento”. E non sono stati rari i casi nel corso degli anni, di un’applicazione “morbida” di tale norma, e talvolta si è assistito addirittura ad una totale esclusione delle responsabilità per la contrada tenendo conto del comportamento fattivo dei dirigenti, come ad esempio è accaduto nel luglio 2001 nei confronti di Chiocciola e Tartuca: le due contrade in quell’occasione diedero vita ad un fronteggiamento dopo una prova, e solo il pronto ed efficace intervento delle due dirigenze impedì che questo si trasformasse in scontro. Per questi motivi, il Comune decise di non procedere nei confronti delle due contrade.

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L'ARTICOLO 50.5 DEL REGOLAMENTO

Messaggio  jabru il Gio Apr 12, 2018 8:39 pm

a tanto discussa norma, resa “famosa” dal caso Tornasol ed applicata anche ad agosto.



Un’attenzione particolare merita senz’altro l’esame dell’articolo 50.5, le cui disposizioni sono state applicate in entrambe le carriere del 2017. Esso prevede che “l’impossibilità di un cavallo a correre il Palio venga dichiarata dal Sindaco solo nel caso di lesione gravissima o di malattia gravissima sopravvenuta che sia stata direttamente riconosciuta dalla contrada interessata, o dietro parere conforme di un collegio composto dal veterinario comunale, dal veterinario nominato dal Magistrato e dal veterinario di fiducia della contrada”. Il Veterinario di fiducia del Magistrato delle Contrade viene nominato “dal Magistrato stesso entro il mese di aprile di ogni anno e tale nomina, da notificarsi al Comune entro 10 giorni, ha effetto per tutte le corse dell'anno”. Il Veterinario di fiducia della Contrada viene invece nominato, “su invito dell'Autorità Comunale, dalla Contrada interessata ogni volta se ne presenti la necessità. Qualora la stessa Contrada non provveda, nonostante l'invito ricevuto, entro le ore 12 del giorno del Palio, procedono alla nomina stessa il Veterinario Comunale e quello eletto dal Magistrato, di comune accordo e la Contrada non può comunque opporsi o ricorrere contro tale decisione”.

Quando venga verificata la presenza di una lesione gravissima o la sopravvenuta malattia, tali da impedire al barbero di correre, il veterinario comunale ne da’ immediata comunicazione al Sindaco in modo da promuovere l’apertura della procedura. Se nell’ultimo Palio di agosto tale procedura è stata attivata nel pomeriggio del giorno 16 per decretare l’impossibilità di correre del cavallo della Lupa, Quore de Sedini, nella precedente carriera di Provenzano, per la prima volta nella storia della nostra festa, le disposizioni di questa norma sono state applicate durante le fasi della mossa del Palio nei confronti della contrada della Tartuca a causa delle riottosità del cavallo Tornasol provocate, secondo il parere dell’apposito collegio, da un’alterazione dello stato psicofisico del barbero che, secondo i medici veterinari, era da ricomprendere tra le casistiche di “malattia gravissima” tali da impedire a Tornasol la disputa della carriera. Sebbene la Tartuca non abbia mai espresso pubblicamente la propria posizione ufficiale, numerose voci critiche si sono sollevate dal mondo contradaiolo (e non solo tartuchino) circa l’utilizzo di questa norma al caso in questione. E c’è chi addirittura ha teorizzato, con argomentazioni tutt’altro che disprezzabili, l’inapplicabilità di tale regola dal momento dell’uscita dei cavalli dall’Entrone per correre il Palio (a tal proposito si veda l’interessante opuscolo redatto da Sergio Profeti). Comunque sia, un confronto tra gli interessati (Comune, contrade), in vista di una eventuale revisione di questo comma dell’art. 50, sarebbe auspicabile, sia per mettere a tacere qualsiasi tipo di polemica, che per risolvere definitivamente ogni incertezza in materia.

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2 LUGLIO 1911

Messaggio  jabru il Lun Apr 23, 2018 7:26 pm

Dalla fine del XIX secolo, la Chiocciola ed i suoi contradaioli, si sono guadagnati il nomignolo di Affogasanti (che è tutt’ora il titolo del periodico di contrada), a seguito di un episodio entrato di diritto nella storia della contrada di San Marco e del Palio tutto. Dopo la clamorosa sconfitta del luglio 1896, quando Mugnaino si fece superare all’ultimo Casato dalla Lupa, un focoso contradaiolo, soprannominato Cecco, decise di sfogare tutta la sua delusione gettando nel pozzo di Via San Marco l’effige di S. Antonio che si trovava nella vicina stalla. Da quel momento la fortuna voltò decisamente le spalle alla Chiocciola, ed il periodo che seguì fu avaro di soddisfazioni e ricco di purghe, come ad esempio nei due Palii del 1897, nel luglio 1901 ad opera dell’infedele Fiammifero, e nel luglio 1905, il tutto condito da tre vittorie della Tartuca. E come se non bastasse, a seguito del successo dell’Aquila nel 1906, nel rione di San Marco arrivò pure la cuffia. Nell’autunno 1910, le donne di contrada, convinte che la prolungata sfortuna fosse causata dalle ire del santo “affogato”, decisero di proporre una colletta per prosciugare il pozzo allo scopo di recuperare e restaurare l’immagine sacra. E, nel luglio 1911, dopo ben 23 anni di digiuno, la Chiocciola tornò a trionfare sul Campo grazie alla forte Stella, già vincitrice di 3 carriere, l’ultima delle quali nell’agosto precedente per la Tartuca, ed al fantino Alfonso Menichetti detto Nappa. L’accoppiata di San Marco dominò la corsa, evitando tutti i danneggiamenti Testina, che montava nella rivale, rendendo vano l’ultimo e disperato tentativo di un tartuchino che,per sottrarsi all’ormai inevitabile purga, decise di gettare il suo cane in pista per provare a fermare l’inarrestabile galoppata di Stella.

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C anapino

Messaggio  jabru il Lun Mag 07, 2018 5:43 pm

Leonardo Viti, l’ultimo fantino - eroe.

Il 12 maggio 1942 nasceva un fantino che, sebbene abbia nel curriculum solo 3 vittorie su 46 carriere disputate, resterà per sempre nella storia della nostra festa per tutto ciò che ad essa ha dato, sia come protagonista diretto, sia dietro le quinte: Leonardo Viti detto Canapino II.

Figlio d’arte (il padre Enrico, detto Canapino I, fu fantino di Piazza dal 1928 al 1930, e vinse il Palio di agosto 1929 nel Nicchio con la Margiacchina), Leonardo, che dal babbo erediterà pure il soprannome, debuttò sul tufo poco più che diciottenne, nell’agosto 1960 per la Chiocciola sulla forte Uberta, che però non riuscì a condurre oltre il secondo posto, a causa di una partenza infelice e delle tante nerbate subite in corsa da Canapetta che correva nella Tartuca. Dopo una serie di Palii mediocri, Canapino ottenne la sua prima vittoria nel luglio ’63 nella Pantera capitanata dal grande Ettore Bastianini, montando il “suo” Eucalipto (uno dei tanti nomi di Topolone). Fu quello un successo ottenuto di prepotenza grazie ad un sorpasso interno ai danni di Rondone nel Montone all’altezza del palco delle comparse che è entrato di diritto nella leggenda del Palio. Il secondo successo di Leonardo fu nel luglio 1967 nella Tartuca, ancora su Topolone, per l’occasione ribattezzato Ettore. Già dall’anno precedente Canapino si era legato alla Tartuca, ma la prima esperienza con il giubbetto di Castelvecchio fu totalmente da dimenticare e si concluse con la vittoria della Chiocciola. La “ringollata”, a distanza di 10 mesi, arrivò nel modo più clamoroso possibile. Quando il debuttante mossiere Baini abbassò il canape infatti, la Tartuca era girata verso il Casato ed al primo San Martino addirittura neppure compariva nelle foto, tanto era distante dai primi. Ma Leonardo non era uomo che si perdeva facilmente d’animo e, aiutato anche dalla buona sorte, riuscì a compiere un vero e proprio miracolo paliesco. Sfruttando l’indecisione di Arianna nella Civetta che, all’ultimo San Martino ,andò a dritto, trascinandosi dietro pure Lupa ed Istrice, la Tartuca si ritrovò in testa venendo così a vincere una carriera che sembrava persa in partenza. La terza perla arrivò “a capo scoperto” nell’agosto 1971, ancora nella Pantera, stavolta con Mirabella, al termine di una galoppata di testa, durante la quale l’unico ostacolo fu quello portatogli dal Morino su Vandala nel Drago, che Canapino riuscì magistralmente a parare al primo Casato, ed in quel momento, egli perse pure lo zucchino (nella foto in alto l’esultanza di Leonardo dopo il bandierino). Ma le vittorie di Canapino avrebbero potuto certamente essere superiori se ed il suo particolare carattere non lo avesse frenato e la fortuna non gli avesse in più occasioni voltato le spalle. Come ad esempio nell’agosto ’69 quando, su Sambrina nel Montone, subì la fatale parata del solito Canapetta, nel luglio ’73 quando su Marco Polo nel Bruco, fu portato a dritto da Pitagora, altra cavalla di scuderia, o nell’agosto ’76 nel Montone su Rimini, in un Palio condotto da Leonardo sino all’ultimo Casato, respingendo ogni attacco di Ercolino e Rucola nel Bruco, e concluso con un beffardo sorpasso a fil di bandierino ad opera dell’amico – rivale Aceto nella Chioccciola e con le tante botte subite nel dopo Palio ad opera dei brucaioli inferociti. Clamorosa fu poi la conclusione della carriera di agosto 1968: nel caos dell’ultimo Casato, tra cavalli fermati o andati a dritto, Canapino, ancora nel Montone su Danubio, si arrestò improvvisamente, probabilmente ignaro di trovarsi in testa, consegnando così il successo all’Oca. Ciò che la Piazza gli ha tolto come fantino, Canapino se lo è però guadagnato come allenatore: Nelle sue scuderie sulle Crete, sono infatti passati tutti i più grossi bomboloni, dai già citati Topolone, Rimini, Pitagora e Marco Polo, al mitico Panezio, senza dimenticarci di Balente o, in tempi più recenti, di Uberto, che grazie ai suoi meticolosi metodi di allenamento, sono diventati tra i barberi più ambiti dai fantini. La carriera di Canapino si concluse il 13 settembre 1986, correndo per la Torre su Bizzarro, mentre la sua ultima apparizione in Piazza fu il 29 giugno 1999, quando la Selva, come in una sorta di tributo alla carriera, gli fece correre la prima prova su Cattolica d’Allumiere.

Leonardo Viti scomparve all’età di 65 anni, il 29 marzo 2007, ed a pochi mesi dalla sua scomparsa, quella Siena che lui amava in modo viscerale, e che forse non sempre ha ricambiato il suo amore, lo ricordò con un toccante minuto di silenzio il 29 giugno, prima della disputa della prova.

Infine una curiosità: Canapino è probabilmente stato l’unico fantino a montare un cavallo….suo omonimo. Nella carriera di agosto 1982 alla Civetta venne assegnato il cavallo Canapino e la contrada decise di affidarlo a Leonardo, suo allenatore. Così la Civetta si presentò al canape la sera del 16 agosto con Canapino su…..Canapino.

Davide Donnini
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