Storia del Palio

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Carriere della liberazione

Messaggio  jabru il Mer Giu 18, 2014 7:43 pm


STORIA DEL PALIO: LE CARRIERE DEDICATE ALLA LIBERAZIONE DI SIENA

News 18-06-2014




Il prossimo Palio di Provenzano sarà dedicato al 70° Anniversario della Liberazione di Siena e dei Comuni dalla Provincia.

Tale dedica, come ben intuibile, è stata più volte utilizzata in ogni decennio e solo nel 1984, Palio dedicato al 7° Centenario della nascita di Simone Martini, è stata momentaneamente accantonata.

I cinque precedenti sono decisamente favorevoli per quattro contrade che parteciperanno al prossimo Palio, nel dettaglio una breve carrellata su quelle carriere.

Nel luglio 1954 per la prima volta il Palio venne trasmesso dalla tv nazionale, ad imporsi fu l’Onda con una delle coppie più famose della storia: Vittorino e Gaudenzia.

La carriera non ebbe storia: Vittorino, di rincorsa, entrò in maniera repentina, seguendo immediatamente l’ingresso della nona contrada e già a San Martino l’Onda aveva fatto il vuoto con dietro la Lupa ed il Montone il cui unico attacco fu agevolmente respinto al primo Casato.

Per l’Onda fu un vero e proprio trionfo con Vittorino ormai big consacrato e Gaudenzia alla prima delle sue tre vittorie nello stesso anno.

Dieci anni dopo la vittoria andò nel Drago grazie al debuttante Giuseppe Vivenzio detto Peppinello ed alla bizzosa Arianna.

Per Camporegio fu quella la terza vittoria su tre carriere disputate dall’agosto 1962, un filotto da record firmato dalla capitana Kinda Barzellotti.

Peppinello uscì primo pulito, tallonato dalla Lupa con Giove su Dubba e dalla favorita Tartuca con Canapetta su Topolone.

Nonostante la sua scarsa esperienza Peppinello riuscì a gestire agevolmente il suo vantaggio sfruttando anche la giornata storta di Canapetta.

Il 2 luglio 1974 il Palio andò, in maniera alquanto sorprendente, al Montone con il semi sconosciuto Massimo Alessandri detto Bazzino su Pancho, un purosangue per nulla considerato alla vigilia.

La mossa fu quasi perfetta partirono in testa Bruco e Torre, solo la Chiocciola, di rincorsa ed il Montone, nono al canape, restarono attardate.

Il primo giro fu ricco di cadute e di conseguenza le contrade partite male ritornarono a sperare con Oca, Selva e Montone a dettare il ritmo alla corsa.

L’esperienza di Aceto e Canapino sembrava comunque tagliar fuori il giovane Bazzino che però non mollò un millimetro e superata la Selva si portò a ridosso dell’Oca all’ultimo Casato.

Con una manovra interna rischiosissima Bazzino compì il suo capolavoro più bello e beffando Aceto riportò il Palio nei Servi dopo sedici anni.

La dedica per la Liberazione di Siena tornò dopo vent’anni nel 1994, in occasione del cinquantenario.

Anche questa volta ci fu un debutto televisivo, quello di Canale 5 che riuscì a strappare l’esclusiva alla TV di stato.

Vinse la Pantera con Massimo Coghe detto Massimino ed Uberto, purosangue polacco nettamente superiore agli altri.

La mossa durò quaranta minuti per la vicinanza di Montone e Nicchio e con Bastiano, nell’Istrice di rincorsa, molto restìo ad entrare nonostante i richiami del Mossiere.

In testa partì il Bruco tallonato dalla Pantera, mentre il Nicchio ostacolò duramente il Montone che cadde dopo pochi metri.

La svolta per la carriera arrivò al primo Casato dove Bruco e Nicchio caddero aprendo la strada al sornione Massimino che aveva atteso solo il momento giusto per prendere la testa e non mollarla più seguito da un branco di cavalli scossi.

Spettacolare e dall’esito sorprendente il Palio del 2 luglio 2004 vinto dalla Giraffa con Salasso su Donosu Tou scosso, accoppiata per nulla accreditata alla vigilia.

La mossa fu abbastanza rapida nonostante la vicinanza tra Oca e Torre e molte contrade, Giraffa su tutte, partirono bene.

Fino al Casato la Giraffa restò in testa per poi subire il ritorno del Bruco con Velluto su Vai Go, inizio di un duello spettacolare ed intenso culminato all’ultimo San Martino.

Salasso, con una traiettoria interna al Bruco, cercò il sorpasso disperato ma cadde coinvolgendo nell’impatto anche il rivale.

Il duello tra gli scossi finì a vantaggio della Giraffa in una volata drammatica che coinvolse anche il cavallo scosso dell’Oca, indietro di un giro, con la Pantera, favorita con Sgaibarre su Zodiach, impegnata in un disperato recupero.

Corsi e ricorsi storici nell’attesa del prossimo Palio con un paio di analogie col 2004: prima presenza sul verrocchio per Bartolo Ambrosione ed ultimo Palio saltato da Gigi Bruschelli ed in quell’occasione vinse uno scosso, cosa che nei successivi dieci anni non è più accaduta.

Roberto Filiani da OKSIENA

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Luglio 1946

Messaggio  jabru il Mar Feb 03, 2015 8:33 pm


STORIA DEL PALIO: 2 LUGLIO 1946, LA PRIMA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

News 03-02-2015


L’elezione di Sergio Mattarella quale nuovo Presidente della Repubblica ci offre lo spunto per raccontare il primo Palio corso dopo l’avvento di un nuovo inquilino al Quirinale.

Era il 28 giugno del 1946 quando fu nominato Capo Provvisorio dello Stato il napoletano Enrico De Nicola.

La tratta del giorno successivo, con soli dodici cavalli presentati, pose in primissimo piano l’Oca col grande Folco montato da Amaranto fantino dotato di grande tecnica ma afflitto da un’inspiegabile paura di vincere.

La Torre, con Impero zoppo sin dalla prima prova, per contrastare al meglio la rivale mandò il fido Ganascia nel Montone sul forte Piero, mentre Fontebranda spedì Biondino, smontato dal Nicchio, nell’Aquila sulla grigia Salomè altra cavalla favorita.

Le prove furono caratterizzate dalle continue esenzioni che provocarono non pochi malumori basti pensare che la provaccia fu corsa da sole quattro contrade!

Agli ordini del Mossiere Lorenzo Pini, confermato nonostante i disastri del Palio della Pace, entrarono tra i canapi: il Montone con Ganascia su Piero; la Civetta con Il Biondo su Misa; l’Onda con Ciancone su Lampino; il Leocorno con Morino su Triestina; l’Aquila con Biondino su Salomè; la Torre con Donatino su Impero; l’Oca con Amaranto su Folco; la Pantera con Ranco su Zola; il Nicchio con Tripolino su Piccolo e di rincorsa l’Istrice con Pietrino su Montecucco.

La ben riottosità di Montecucco, detto non a caso cavallo pazzo, complicò un po’ la mossa ma Amaranto restò lucido e determinato partendo nettamente davanti nonostante la vicinanza della Torre e le manovre di Tripolino nel Nicchio che dal nono posto risaliva costantemente verso l’allora avversaria per cercare l’ostacolo.

Dietro l’Oca solo l’Aquila e la Pantera riuscirono a partire bene mentre il Montone rimase completamente fermo tra i canapi perdendo subito le proprie concrete possibilità di successo.

Il Palio appariva chiuso dopo poche falcate con Amaranto "scortato" da Biondino e gli altri a fare da comparsa ma dopo quasi un giro completo, con enorme ritardo, il mortalettaio "Ragno", appassionato montonaiolo, sparò tutti i colpi a sua disposizione, pare per un malinteso nella segnalazione col Mossiere Pini confermatosi inadeguato ad un ruolo così delicato.

Mossa incredibilmente annullata tra l’incredulità generale ed in un clima di crescente tensione in cui si susseguirono vari tumulti tra i quali un assalto al verrocchio da parte degli ocaioli inferociti ed una violenta bandierata che colpì Ganascia.

Nell’Entrone si decise di cambiare la busta ed il nuovo ordine di ingresso ai canapi risultò il seguente: Torre, Aquila, Pantera, Civetta, Oca, Onda, Montone, Istrice, Leocorno e Nicchio di rincorsa.

L’Oca partì di nuovo in testa seguita dall’Aquila e dal Montone che stavolta non si fece cogliere impreparato favorito da una chiara intesa con Tripolino.

La forte progressione di Piero si concretizzò già al primo San Martino dove il Montone prese un minimo margine di vantaggio sull’Oca, per il resto della carriera il nerbo di Ganascia fu inesorabile contro lo sfortunato Amaranto che fu tempestato di colpi in particolare durante il terzo passaggio davanti al Palco delle Comparse quando il generoso Folco sembrava poter sferrare il sorpasso decisivo.

Allo scoppio del mortaretto i contradaioli del Montone non ebbero il tempo di festeggiare perché anche stavolta, come nel Palio della Pace, la contrada sconfitta si precipitò sotto il Palco dei Giudici con intenzioni bellicose.

L'asta del Palio di Bruno Marzi fu spezzata da un ocaiolo e la seta fu solo lacerata perché per fortuna e con grande tempismo il segretario comunale riuscì a mettere il cencio al sicuro arrotolandolo alla meglio in una valigetta impedendo, in tal modo, che fosse di nuovo ridotto a brandelli.

Il giorno successivo il drappellone arrivò nei Servi scortato dai carabinieri e dai contradaioli festanti mentre successivamente fu rigettata l’inedita richiesta, inoltrata dal Governatore dell’Oca Alessandro Raselli, di far annullare e ricorrere la carriera.

Per la cronaca dopo questa ennesima figuraccia il Mossiere Pini, aggredito nel suo negozio qualche giorno dopo il Palio, venne rimosso dall’incarico a favore dell’esperto Guglielmo Ricci.

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Il tema delle Sacre Particole

Messaggio  jabru il Ven Feb 13, 2015 9:47 pm


STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1930, IL TEMA DELLE SACRE PARTICOLE

News 12-02-2015


Carnera

La parte allegorica del prossimo Palio di luglio sarà dedicata al miracolo delle Sacre Particole della Basilica di San Francesco.

Medesima dedica, in occasione del secondo centenario del miracolo, della carriera del 16 agosto 1930 circostanza in cui, per la prima volta, si decise di abbinare un tema preciso alla realizzazione di un drappellone.

Mentre per la realizzazione del cencio del 2 luglio 2015 si è indetto un concorso, a cui parteciperanno ottantatre artisti senesi, all’epoca il lavoro venne affidato a Vittorio Giunti che nella sua lunga carriera realizzò ben ventitre drappelloni dal luglio 1912 al luglio 1934.

La carriera del 16 agosto 1930 fu altamente spettacolare e ricca di colpi di scena e decretò il debutto vittorioso del grande Ganascia arrivato in piazza "sponsorizzato" dal padre il vecchio Domenico Leoni detto "Moro" vittorioso nel settembre 1910 e nell’agosto 1919.

Furono scelti degli ottimi cavalli ed almeno cinque contrade sembravano poter ambire alla vittoria, su tutte la Lupa con la quotata Lina reduce dal successo nella carriera precedente.

Alla Tartuca toccò Carnera una cavalla di gran stazza ed anche molto scorretta che nelle prime due prove mise in notevole difficoltà l’esperto Porcino il quale venne smontato a favore del ventiduenne Fernando Leoni a cui venne subito assegnato il soprannome di Ganascia per via delle sue vistose mascelle.

Vedere quel ragazzone lungo e dinoccolato, più simile ad un pivot che ad un fantino, su una cavalla non certo tirata a lucido suscitò l’ironia di tanti ma Ganascia si mise subito a lavoro rimettendo in forma Carnera con un pastone lassativo.

Agli ordini del Mossiere Guglielmo Ricci entrarono tra i canapi: il Drago con Bubbolo sul Baio del Barbarulli; il Nicchio con Titino su Cesarina; la Pantera con Ezio Torrini su Beppina; l’Aquila con Picino su Cinghialina; l’Oca con Garibaldi su Elsa; la Tartuca con Ganascia su Carnera; il Bruco con Pirulino sulla Gobba di Vescona; la Chiocciola con Ruscetto su Tripoli; la Torre con Smania su Proserpina e la Lupa con Canapino I° su Lina.

Dalla mossa uscì alla grande il vecchio Picino, al suo cinquantesimo Palio, tallonato dall’Oca, dal Bruco e dalla Lupa in grande progressione ma a San Martino con una traiettoria esterna molto azzardata Smania portò la Torre al comando.

Durante il secondo giro si delinearono le posizioni con la Torre prima seguita dall’Oca, dal Bruco, dalla Lupa e dalla Tartuca con Ganascia che era riuscito a superare Picino.

Il Palio sembrava chiuso con Smania a spingere con sicurezza Proserpina ma all’ultimo San Martino arrivò il colpo di scena: da dietro i materassi un noto ocaiolo riuscì a sporgersi quanto basta per colpire con una bandierata il fantino della Torre.

Smania si sbilanciò e cascò coinvolgendo nella rovinosa caduta anche Garibaldi nell’Oca e Pirulino nel Bruco che seguivano la Torre a breve distanza.

Ne approfittarono la Lupa con Canapino I° che portò Lina in testa ed il giovane Ganascia sulla sorprendente Carnera.

I due fantini lottarono strenuamente, Ganascia, davanti al Palco delle Comparse, si portò al comando e Canapino non riuscì a rispondere all’attacco.

La Tartuca si ritrovò a vincere, dopo quattordici anni di digiuno, una carriera che sembrava chiusa grazie ad un fantino debuttante ed una cavalla considerata da tutti poco più di una brenna.

Gli esiti di questa carriera a dir poco movimentata crearono non poche polemiche e la Torre ruppe l’alleanza che la legava alla Tartuca fin dal 1689.

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STORIA DEL PALIO: IL PARTICOLARE PRIMATO DI FORTUNATO CASTIELLO

Messaggio  jabru il Dom Feb 22, 2015 9:15 pm




In occasione del quarantennale della sua scomparsa oggi ricordiamo Fortunato Castiello detto "Napoletano", primo fantino meridionale a correre e vincere il Palio di Siena.

E’ opportuno ricordare che Alduino Emidi detto "Zaraballe", vittorioso nel 1903 e nel 1909, non era pugliese, come molte fonti riportano, bensì di Tivoli.

Il Napoletano arrivò a Siena ventunenne reduce dal servizio di leva a Pisa ed a Livorno e con una discreta esperienza maturata negli ippodromi del Sud Italia.

Nel luglio 1931 il Leocorno, sin dalla prima prova, decise di affidare la debuttante Vittoria al giovane fantino campano che fu confermato anche per la carriera.

Per la prima volta un fantino meridionale riusciva ad arrivare al Palio, fino ad allora solo il siciliano Alfio Gullotta aveva montato per due prove nel Bruco per poi essere sceso a favore di Alibrando Cortecci, brucaiolo purosangue, nel settembre 1928.

Il Napoletano fu confermato dal Leocorno anche per il Palio successivo su Grillo e l’anno dopo entrò nell’orbita della Chiocciola mettendosi in evidenza soprattutto nel Palio di luglio quando si piazzò secondo dietro Ganascia, nell’Onda sulla Gobba di Vescona, dopo un entusiasmante duello a nerbate che premiò l’irruenza del fantino dell’Amiata.

Nella carriera d’agosto sull’esperta e già vittoriosa Elsa, conosciuta anche come Tordina, il Napoletano disputò una carriera al di sotto delle aspettative cadendo al secondo San Martino quando, comunque, era già staccato dal gruppo di testa.

Senza infamia e senza lode il Palio del luglio 1933 sulla modesta Zola nel Leocorno.

Dopo i primi cinque Palii, corsi consecutivamente, il Napoletano sembrò uscire definitivamente dal giro senese e negli anni seguenti si dedicò, con successo, all’attività di fantino negli ippodromi del Sud Italia.

Nell’agosto 1937 arrivò, del tutto inattesa, l’occasione della vita: la Civetta col grande Folco decise di smontare il vecchio Picino, subissato da ingenerosi fischi durante le prime tre prove, ripescando a sorpresa il Napoletano.

L’altro favorito di quel Palio era il Leocorno con Ruello, altro campionissimo dell’epoca, affidato al blasonato Ganascia dalla quarta prova.

Per il Napoletano si presentava la ghiotta occasione di vendicare il bruciante secondo posto del luglio 1932 ed il duello con Ganascia si fece subito acceso.

Tra i canapi entrarono nell’ordine: Leocorno, Bruco, Civetta, Selva, Oca, Drago, Tartuca, Onda, Lupa ed Istrice.

Dopo una prima mossa falsa dal secondo allineamento il Leocorno uscì a razzo dai canapi con la Civetta completamente ferma ma in modo inspiegabile e con scarso tempismo la mossa fu annullata e si decise di rientrare nell’Entrone e cambiare la busta.

Il nuovo ordine di ingresso fu il seguente: Civetta, Selva, Onda, Leocorno, Drago, Bruco, Tartuca, Istrice, Oca e Lupa.

Favorito dal primo posto il Napoletano uscì bene dai canapi mettendosi sulla scia di Oca e Selva che erano partite davanti al contrario Ganascia fu costretto a rimontare posizioni già dai primi metri.

A San Martino l’Oca girò prima mentre la Selva cadde aprendo un varco invitante per la Civetta che si portò in seconda posizione, seguita dallo scosso, dalla Lupa, dal Bruco e dal Drago.

Al secondo passaggio alla mossa il Napoletano portò Folco in testa e l’Oca, col cavallo stremato, mollò lasciando spazio al Leocorno in incalzante rimonta.

Il veemente ritorno di Ganascia fu rintuzzato agevolmente dal Napoletano che alzò il suo primo ed unico nerbo entrando per sempre nella storia.

Il resto della carriera del Napoletano fu decisamente avaro di soddisfazioni escludendo un buon terzo posto nell’Aquila, con il debuttante Sansano, nel palio di luglio del 1938 nelle altre carriere fu sempre smontato nelle prove e corse per l’ultima volta il Palio nell’agosto 1939 nell’Onda sul mediocre Falco.

Reduce di guerra Fortunato Castiello tornò a Siena nell’agosto 1945 ma pur disputando cinque prove, in tre contrade diverse, non arrivò alla carriera e di lui si persero le tracce dopo le prime due prove corse nella Giraffa nel luglio 1948.

Dopo il Napoletano altri sei fantini campani corsero il Palio: Turbina e Damasco non andarono oltre il deludente esordio; più lunga ma senza acuti l’esperienza del baffutissimo Frasca ricordato più per un inseguimento dei panterini nel 1974 che per le sue doti di fantino; andarono molto vicini a vincere Guanto nell’agosto 1968 e Grinta nel luglio 1979; il solo Peppinello riuscì ad emulare il Napoletano vincendo, anche con una buona dose di fortuna, i suoi due primi Palii corsi nel 1964.

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196 ANNI FA, L'UNICO STRAORDINARIO DISPUTATO A MARZO

Messaggio  jabru il Lun Mar 30, 2015 7:16 pm

News 30-03-2015


Centonovantasei anni fa si corse un Palio straordinario, l’unico disputato a marzo, una carriera ricca di caratteristiche inedite e di curiosità a partire dalla data.

Si corse in occasione del passaggio per Siena dell’Imperatore d’Austria Francesco II e della sua famiglia in viaggio alla volta di Roma.

Per onorare gli illustri ospiti, giunti a Siena da Firenze il 29 marzo, giorno prima della carriera, furono organizzate varie manifestazioni e come consuetudine in quei tempi si cercò di dare gran risalto e sfarzo al corteo storico tanto che ad ogni contrada fu destinato un contributo di 150 £ per allestire al meglio la propria comparsa.

Le dieci contrade partecipanti si presentarono in piazza con una biga, trainata da due cavalli bardati con grandi pennacchi coi rispettivi colori, seguita dai monturati vestiti alla greca, a chiudere l’imponente corteo un carro allegorico rappresentante il Trionfo della Pace che riscosse il consenso entusiasta di tutto il pubblico.

Vista la ristrettezza dei tempi i cavalli partecipanti furono reclutati all’ultimo momento dai vetturini e dopo una sorta di batteria di selezione, effettuata alla Lizza, vennero assegnati alle contrade con le modalità consuete.

Proprio per questo motivi i cavalli erano quasi tutti dei debuttanti, solo Giraffa e Drago sembravano aver avuto in sorte dei barberi leggermente più esperti e competitivi, di conseguenza la carriera si prospettava alquanto incerta.

Agli ordini di Cosimo Finetti e Ferdinando Ballati Nerli si presentarono alla mossa, data con un solo canape, le seguenti accoppiate: Istrice con Ferrino maggiore; Chiocciola con Belgrado; Torre con Ciccina; Giraffa con Brandino; Tartuca con Piaccina; Leocorno con Livornino; Bruco con Foramacchie; Drago con Botto; Civetta con Caino ed Onda con Ferrino minore.

Da segnalare la presenza contemporanea di due coppie di fratelli: i Morelli, Francesco e Pasquale, rispettivamente nell’Istrice e nell’Onda ed i Bini, Gregorio e Giuseppe, nella Chiocciola e nella Torre, a loro volta nipoti del vecchio Piaccina impegnato nella Tartuca.

Dalla mossa uscirono tutte in gruppo quasi compatto con la Chiocciola leggermente avanti alle altre.

Al primo Casato la Chiocciola fu passata dal Drago che restò in testa fino alla rovinosa caduta avvenuta al secondo San Martino.

Il primo ad approfittarne fu il blasonato ed esperto Caino che, su un morello di sua proprietà, portò in testa la Civetta respingendo agevolmente i vani attacchi della Torre e della Giraffa.

Per Niccolò Chiarini fu quella la tredicesima vittoria, penultima di una carriera tra le più brillanti, la Civetta dal canto suo chiuse una striscia di vittorie eccezionale caratterizzata dalla tripletta realizzata da Piaccina dall’agosto 1811 al luglio 1813.

Altro fatto particolare di questo Palio atipico fu che la contrada vittoriosa non poté effettuare il tradizionale giro del giorno dopo in quanto si era in Quaresima.

Un’ultima curiosità: probabilmente per la prima volta nella storia, quello del 30 marzo 1819 fu un "Palio laico" il cencio, infatti, non riportava immagini sacre ed al posto della Madonna campeggiava la lupa coi gemelli abbinata ai simboli imperiali ed agli stemmi araldici dei quattro deputati del Magistrato Civico.

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DAL PRIMO APRILE AI FANTINI SOTTO IL SEGNO DEL "PESCE"

Messaggio  jabru il Gio Apr 02, 2015 7:00 pm

News 02-04-2015




Primo aprile: pesce d’aprile, scherzi e burle che, il giorno dopo, ci offrono lo spunto per una carrellata di curiosità su alcuni fantini il cui soprannome deriva dal mondo ittico.

Partiamo da Mario Bissiri detto "Acciuga" (in foto), uno dei primi fantini sardi a calcare il tufo di Piazza del Campo, sfortunato in piazza, così come nella vita, corse tre volte debuttando nel luglio 1962 sulla "matta" Belinda nel Drago.

Lo ricordiamo nell’agosto 1962 timido ed impacciato nello splendido documentario di Luciano Emmer "Bianco, Rosso e Celeste" in cui per inevitabili e scontati motivi di copione, correndo nella Pantera, ricopriva quasi il ruolo di fantino favorito, cosa poco credibile vista le scarse doti di Marisa.

Con un salto indietro di quasi due secoli troviamo Giovanni Pescini detto "Pesce" che corse tredici carriere dall’agosto 1793 all’agosto 1805.

Particolarmente legato al Drago, per cui corse cinque volte, Pesce, segnato talvolta come Pescio, fu un fantino mediocre.

Visse le sue giornate migliori nel 1804 quando a distanza di quattro giorni si disputarono due carriere.

In quella del 16 agosto Pesce, nella Tartuca con un buon cavallo, partì tra i primi ma fu protagonista di un duello senza esclusione di colpi con Vecchia nella Civetta, di questo ostacolo reciproco ne approfittarono l’Oca ed il Drago che si contesero la vittoria sino al termine.

Elettrizzata dallo spettacolo la Regina d’Etruria Maria Luisa chiese la disputa di un Palio straordinario a cui parteciparono le stesse contrade impegnate quattro giorni prima.

Pesce corse nel Montone ed in una corsa ricca di colpi di scena si trovò in prima posizione per un breve tratto di pista per poi essere superato dalla Tartuca il cui cavallo, andato a dritto al primo San Martino, riuscì incredibilmente a rientrare in corsa superando tutti gli altri contendenti.

Carriera più lunga ma ugualmente anonima fu quella di Pasquale Pescini, figlio di Giovanni, detto anch’esso Pesce o Pescio, sedici partecipazioni dal 1818 al 1842.

Nei primi anni di carriera corse con una buona continuità e nell’agosto 1820 lottò per la vittoria piazzandosi terzo nella Pantera dietro l’Oca ed il Nicchio.

Ma il ritorno alla mediocrità fu repentino: nel Palio successivo Pesce corse nel Leocorno ed una scarna cronaca dell’epoca definì così la sua prestazione: "Leo che non si vidde …"

L’ultimo acuto, si fa per dire, nell’Aquila, nel luglio 1826, quando partito nettamente primo sparì al primo San Martino in modo che un colorito resoconto coevo ben descrive: "L’Aquila scappò prima e felicemente se ne andò in San Martino …"

L’ultimo episodio dell’esperienza paliesca di Pesce merita di essere raccontato: nel Palio di luglio del 1842 il cavallo dell’Onda morì per una tremenda caduta nella prima prova. Contrariamente a quanto accadrebbe oggi all’Onda fu consentito di presentarsi alla mossa ma con un cavallo, cosiddetto da comparsa, che fu montato proprio da Pesce il quale alla soglia dei cinquant’anni salutò in questo modo del tutto inedito la piazza.

Ben più intensa la carriera di Giuseppe Brandani detto "Ghiozzo", esponente della dinastia dei "Brandini", fratello dei più noti Brandino e Cicciolesso, collezionò ben trentasette presenze, dal 1820 al 1856, senza mai vincere.

Non basterebbe un libro per raccontare le vicende paliesche di Ghiozzo che spese gran parte della sua carriera al servizio dei suoi fratelli più famosi o di altri fantini blasonati vendendo il suo nerbo al miglior offerente, sovente per ostacolare il Gobbo Saragiolo con cui esisteva un fortissimo rancore personale.

Solo per fare qualche esempio nel luglio 1827 dopo aver fatto cadere il Gobbo Saragiolo, nella Tartuca su un primo cavallo, prese per le redini lo scosso portandolo a spasso per la pista; nel luglio 1830, con un ottimo cavallo nel Drago, Ghiozzo si soffermò a nerbare il Gobbo Saragiolo togliendogli addirittura lo zucchino ed arrivando solo terzo per il tempo perduto nell’ostacolo al suo rivale; durante la Provaccia del luglio 1840 Ghiozzo, nella Civetta, buttò a terra Diavoletto nella Chiocciola e fu arrestato e squalificato con effetto immediato per evitare la prevedibile reazione dei chiocciolini; nell’agosto seguente Ghiozzo, nella Tartuca, ostacolò ancora la Chiocciola in cui correva il Gobbo Saragiolo portandolo a dritto a San Martino e pagando di nuovo con l’arresto il suo gesto.

Ad onor del vero Ghiozzo ebbe anche più di qualche occasione per vincere collezionando svariati piazzamenti, in particolare la carriera persa in volata nel settembre 1824 ed i due Palii del 1833 in cui si piazzò sempre dietro al nipote Giovanni Brandani detto "Pipistrello", figlio di Cicciolesso.

Negli ultimi sgoccioli di carriera Ghiozzo, ormai anziano, cercò in ogni modo l’agognata vittoria tanto da essere ribattezzato "Disperato"!

A terminare questa carrellata del primo aprile i due Granchio della storia: il seicentesco Giovan Battista Landi di cui ci è giunta notizia di ben sei vittorie divise tra Torre, Nicchio, Bruco e Tartuca ed il maremmano Dino Penni che corse il suo unico Palio su Ida nel Drago il 16 agosto 1948.

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Curiosità: è dal 7 maggio del 1721 che il palio si corre in dieci contrade

Messaggio  jabru il Gio Mag 07, 2015 7:23 pm

Il 7 maggio 1721 fu emanato il bando che introdusse un nuovo regolamento per la corsa del Palio. La stesura di tali norme si rese necessaria dopo la Carriera del 2 luglio 1720 alla quale, rientrata anche l’Aquila, presero parte al Palio tutte e diciassette le Contrade ancora attive e, nell’affollamento della pista, si verificò un brutto incidente: alla fine della corsa, vinta dal Bruco, alcuni fantini non riuscirono a frenare i cavalli e due spettatori furono investiti e morirono. A seguito di ciò venne bandito il regolamento che si componeva di 16 articoli, alcuni dei quali sono ancora in vigore. Tra tutti il 13 è quello che ha dato l’impronta maggiore alla svolgimento della corsa come la viviamo oggi: riconosciuta come impraticabile la possibilità che tutte le Contrade potessero correre insieme, si stabilì che da allora in poi partecipassero solo 10 per volta, introducendo il meccanismo dell’estrazione a sorte. Notevoli pure il numero 4 in base al quale il fantino doveva indossare un giubbetto con i colori e lo stemma della Contrada, e il numero 10 che stabilisce che la Contrada vittoriosa è quella che al terzo giro passa prima sotto il palco dei giudici. “Pillole quotidiane di storia senese” con Roberto Cresti e tutti i giorni le “pillole” su Antennaradioesse Siena alle 8.45
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DUE CARRIERE DAL FINALE TURBOLENTO

Messaggio  jabru il Mer Ago 05, 2015 9:23 pm

Oggi parliamo di due carriere, corse a distanza di due secoli l’una dall’altra, ma che hanno in comune un finale abbastanza turbolento e dei cavalli scossi.

Il Palio del 2 luglio 1664 fu corso da 22 contrade. Il fantino della Lupa, Bacchino, cadde al terzo giro ed il cavallo scosso tagliò per primo il bandierino. I giudici della vincita, incerti sul da farsi, in mancanza di un’apposita regola, interpellarono il Principe Mattias dei Medici, governatore di Siena, che assisteva alla corsa. Con una decisione alquanto discutibile, Mattias assegnò la vittoria alla Civetta, seconda arrivata in base ad una norma di fine ‘400 ripresa dal Palio alla lunga. Dissero le cronache “fu resoluto che il Palio lo vinca il fantino e non il cavallo”. La decisione del sovrano mandò su tutte le furie i lupaioli e molti senesi, tant’è che un cronista definì il principe l’ ”imbecille”, sostenendo che “con buon senso vince il cavallo non il fantino”.

Il Palio del 2 luglio 1849 ebbe addirittura strascichi giudiziari. Il fantino del Montone, Sagrino, appena abbassato il canape, scese volontariamente e dette una nerbata al suo cavallo per spronarlo. Lo scosso del Montone proseguì la sua corsa ed al terzo Casato infilò la Giraffa vincendo il Palio. I giraffini reclamavano il Palio evidenziando la palese scorrettezza di Sagrino, ma la vittoria fu lo stesso assegnata al Montone, non essendo previsto nell’allora regolamento nessun divieto in merito. La Giraffa convinta di aver subito un torto ricorse addirittura al tribunale, ma entrambi i gradi di giudizio dettero ragione alla contrada dei Servi, mentre la Giraffa fu costretta a pagare le spese processuali. Con la revisione del regolamento del 1852 per evitare ulteriori problematiche, si fece divieto ai fantini di scendere “maliziosamente” alla mossa per favorire la vittoria del proprio cavallo scosso.



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LA PUNIZIONE DI DORINO

Messaggio  jabru il Sab Ago 08, 2015 7:54 pm

I fatti accaduti nella scorsa carriera di luglio che hanno visto coinvolti i fantini Veleno II e, suo malgrado, Tittia, hanno fatto scalpore e discutere animatamente i contradaioli. Nel passato però certe situazioni che oggi chiamiamo abitualmente di “killeraggio”, erano all’ordine del giorno e compiuti con maggior violenza, spesso per motivi meramente personali. Ne sa qualcosa il fantino Dorino. Isidoro Bianchini, detto appunto Dorino, fu uno dei migliori fantini di fine ‘700 vincendo 13 palii su 24 corsi. Oltre alla bravura, aveva un carattere assai arrogante e spavaldo tanto da essere definito lo “sbruffone”. Nel Palio di luglio 1787 egli avvertì che avrebbe buttato giù da cavallo chiunque potesse contrastargli la vittoria. In realtà questa sorte toccò a lui. Trovata la monta nella Chiocciola sul miglior cavallo, rifiutò ogni tipo di partito convinto di raggiungere una facile trionfo, ma al canape il fantino della Lupa lo prese per le redini poi, Uccellino, fantino della Tartuca, cercò invano di saltargli sul cavallo per disarcionarlo. Infine sopraggiunse Biggeri fantino della Civetta che cominciò a nerbarlo favorendo la vittoria della Torre. Ad agosto Dorino corse per laTartuca e, per vendicarsi portò alcuni suoi amici. Solo due, Grillo e il Piaccina trovarono una monta. Ma la presenza dei due compari non fu sufficiente al Bianchini che subì un trattamento ancor più duro: Uccellino, stavolta nell’Onda, cominciò a nerbarlo in faccia, così forte che il nerbo si ruppe in due, Piaccina subì la stessa sorte dal fantino dell’Istrice mentre Grillo per sfuggire alle nerbate scese da cavallo e scappò in piazza tra la gente. Siccome la punizione non sembrò sufficiente, nel successivo Palio di luglio 1788 Ciocio, fantino della Pantera e Marcaccio della Giraffa disarcionarono Dorino a suon di nerbate. I tre addirittura si azzuffarono in mezzo alla pista e furono divisi a fatica dalla forza pubblica. Dorino e Marcaccio passarono una notte nelle patrie galere e furono rilasciati il giorno dopo con l’obbligo di lasciare immediatamente Siena. E mentre i due venivano condotti in carcere, Ciocio, come massima delle beffe prese il cavallo di Dorino e lo condusse all’Osteria delle Donzelle dove il fantino natio di Rapolano alloggiava.



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MISCELLANEA PALIESCA

Messaggio  jabru il Sab Ago 08, 2015 7:59 pm



Nel Palio di luglio 1684 all’Istrice fu assegnato un cavallo così scarso che, dopo essere stato provato in Piazza fu restituito dai dirigenti. Il giorno successivo, dopo animata discussione in contrada fu ripreso, ma rimandato definitivamente indietro con la volontà di non voler correre. I giudici, considerato il comportamento scorretto della contrada, si rivolsero alla Biccherna che intimò alla contrada di Presentarsi in Piazza e di non strapazzare il cavallo pena il pagamento del danno.

Nel luglio 1730 il cavallo del Nicchio si fermò davanti al palco dei giudici senza superarlo nonostante i ripetuti incitamenti del fantino. Sopraggiunse la Selva che superò il palco e le fu assegnato il Palio. I nicchiaioli inferociti strapparono il Palio dalle mani dei selvaioli sostenendo che il cavallo si era fermato allo sparo del mortaretto che indica la fine della corsa. Ma la Biccherna, sentite le dichiarazioni dei testimoni e quella del fantino del Nicchio, confermò la vittoria della Selva.

Il 2 luglio 1749 vinse l’Aquila, ma il Drago, secondo arrivato, si appellò alla Biccherna pretendendo il Palio sostenendo che l’Aquila, alla partenza non era allineata ma si trovava qualche braccia indietro perché aveva un cavallo furioso. Ma i giudici confermarono la vittoria dell’Aquila che sì, era partita indietro, ma “dentro il canape e a linea retta dell’ottavo posto che gli toccava in sorte”.

Nei giorni scorsi abbiamo visto come fu fatto divieto ai fantini di scendere appositamente da cavallo per favorire la vittoria dello scosso. Ma nell’ottocento era consentito che il cavallo sciolto fosse condotto al canape se il fantino fosse caduto nelle fasi di mossa. Ciò successe nell’agosto 1837 quando il fantino della Lupa cadde durante la prima mossa ed il cavallo fu condotto da solo al canape e nel 1853 con l’Aquila. Il 17 agosto 1789 addirittura due furono gli scossi portati al canape da soli per infortunio dei fantini nelle mosse precedenti: quelli del Drago e della Pantera.

Nel 1860 fu deciso di disputare un Palio straordinario per la venuta di Vittorio Emanuele a Siena. La carriera si doveva correre il 26 aprile ma, causa un temporale la corsa fu rimandata al giorno successivo alle 8.30 di mattina per permettere al sovrano, che sarebbe dovuto ripartire in treno alle 11.30, di assistere al Palio.



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Il Palio alla romana

Messaggio  jabru il Mar Ago 18, 2015 9:26 am

Il 17 Agosto 1874, organizzato dalla Società delle Feste, viene corso nel piazzale interno dell’ex-fortezza di Santa Barbara un palio alla romana, non riconosciuto nell’elenco ufficiale delle vittorie. Nel palio alla romana i cavalli iscritti vengono divisi in tre batterie e i vincitori di ogni batteria disputano, alla fine, la corsa decisiva: chi vince, si porta a casa il premio che consiste in un drappellone e in una somma in contanti. In questa occasione un premio in contanti verrà assegnato anche alle altre due Contrade che prendono parte alla disputa finale. A questo palio alla romana partecipano: Nicchio, Oca, Selva, Bruco, Onda, Istrice, Tartuca, Pantera e Drago e i cavalli sono, tranne uno, gli stessi che, il giorno precedente avevano corso il palio alla tonda nell’allora Piazza Vittorio Emanuele II (nel Campo aveva trionfato il Drago). Vengono “imborsate” le nove contrade iscritte e per la prima corsa vengono sorteggiate: Nicchio, Selva e Drago, e fra queste vince la Selva. Alla seconda partecipano: Oca, Istrice e Pantera, e vince l’Oca. Alla terza: Bruco, Onda e Tartuca, e vince il Bruco. Dopo queste 3 corse si effettua la decisiva tra Selva, Oca e Bruco e arriva prima l’Oca con il cavallo di Metello Gorini e il fantino Angelo Romualdi detto Girocche.
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L’ultimo palio con i cavalli scossi

Messaggio  jabru il Mar Ago 18, 2015 8:27 pm

Il 18 agosto 1907 fu corso l’ultimo palio con i cavalli scossi nell’allora Piazza Vittorio Emanuele II (il primo del genere si fa tradizionalmente risalire al 1839). Per questa gara di discutibile spettacolarità e di ancor più dubbia eticità si prevedeva che i cavalli andassero alla partenza con la spennacchiera, cinti di una fascia con i colori della contrada, con il numero di assegnazione sulla spalla e, soprattutto, con un apparecchio con quattro perette munite di “spunzoncini” che, con la corsa, pungolavano il sedere dell’animale. Ovvio che, appena possibile, i cavalli si fermassero per non sentire più il fastidio delle perette. Così, in questo palio, a San Martino si fermarono quasi tutti i cavalli e solo quelli di Aquila e Lupa continuarono a correre. Vinse la Lupa, ma alla fine della carriera fu un rodeo cercar di riprendere in mano i cavalli e non mancarono attimi drammatici anche nel centro della Piazza a causa di un fuggi fuggi generale perché sembrava che un cavallo fosse addirittura entrato all’interno della conchiglia. Per fortuna, già allora, stava cambiando la sensibilità nei confronti degli animali, e in quel 1907 i senesi accettarono la critica di quanti vedevano in questa “baracconata” una inutile sofferenza per i cavalli. E di palii di cavalli scossi in Piazza, per fortuna, non se ne fecero più.

Maura Martellucci

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Il Palio ieri e oggi: visita in Campansi

Messaggio  jabru il Mar Ago 18, 2015 8:31 pm

Grazie a Nello, Marisa e Isolina, ospiti dell’Asp Campansi, abbiamo fatto un tuffo nelle memorie del Palio. Quelle più vere, fatte di aneddoti e di chi il rione l’ha vissuto.
Nello, detto Bacicche, è nato 85 anni fa in via Roma. Nel Montone c’è quindi nato e cresciuto e anche quando per lavoro si è dovuto allontanare da Siena, è stato sempre forte in lui il desiderio di tornare nella propria città, nel proprio rione. “Io per lavoro ho girato tanto, ma di città come la nostra non ce n’è. E lo spettacolo che offre il Palio non c’è da nessun’altra parte”.


Ci racconta di una contrada però cambiata “Prima eravamo più del tipo “pochi, ma boni”. Alle cene eravamo 80, 100, oggi più di mille. C’era un rapporto umano diverso, anche tra consorelle. Mi ricordo che le contrade più grandi mandavano i propri ragazzi nelle contrade più piccole, quando io ero piccolino. Le bandiere di seta costavano troppo, i soldi mancavano, non si poteva scialare. Quindi si mandavano gli alfieri più bravi alle contrade che ne avevano pochi”.
Anche tra rivali il rapporto era diverso: “Tra Montone e Nicchio si poteva litigare al Ponte di Romana, ma per il resto dell’anno eravamo amici. Alla nemica si vuole bene. Anche se è vero che nel Palio tutto è permesso: negli anni ’70 si rimandò la corsa al giorno dopo perché il Nicchio era di rincorsa e non voleva far partire il Montone”
Il rispetto per la rivale si legge anche nel rapporto tra Marisa e Isolina, amiche ultraottantenni, l’una tartuchina, l’altra chiocciolina.


Marisa ci dice infatti “ho tanti amici anche in San Marco. Lì ho avuto la mia bottega di vinaio per venti anni e non ho mai avuto da ridire con nessuno.” La sua dichiarazione d’amore per la Tartuca le riempie poi il viso di gioia “per tanti motivi non ho avuto molto tempo da dedicare alla mia contrada, però le ho dato mio figlio: Colonnino. L’ho educato all’amore per la città e per la Tartuca. Prima sant’Agostino era proprio una scuola per tartuchini, i cittini crescevano lì”.
Ci racconta poi di quanto le donne siano da sempre un caposaldo all’interno della contrada “Quando se ne andò Cice, la mamma di Luca Guideri, fu un dolore immenso per la contrada. Non ce n’era altre come lei. Quanto ha fatto per la Tartuca!” e invita le contradaiole più giovani a prendere queste donne come esempio: “mi auguro che vogliano sempre tanto bene alla contrada e che si diano sempre da fare, come già fanno in molte, devo dire”.
Questo, per Marisa, sarà il primo Palio dopo 84 anni che vedrà lontano dalla Piazza, dal rione, eppure anche dalla casa di riposo, ne segue tutti i passi e crescono con lei le speranze “questo Cencio mi piace tanto, è bellissimo. Ci vedo proprio la Tartuca, ha i riflessi gialli e blu”.


Isolina, chiocciolina, le lancia uno sguardo poco convinto: “Io invece spero proprio che vada come nel ’99!”
Perché l’età non conta, il Palio è Palio, cambiano i luoghi, le persone, cambia il mondo, ma le emozioni restano immutate, tanto che l’augurio che fanno questi tre anziani dall’anima giovane a Siena è “che ci sia tra tutti più contatto umano, che nelle contrade tutti si diano da fare per questo e che si voglia sempre bene alla nostra Sienina!”.

Selene Bisi Fineschi da SienaNews
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MISCELLANEA PALIESCA

Messaggio  jabru il Mar Mag 03, 2016 6:54 pm

Nel Palio di luglio 1684 all’Istrice toccò un cavallo così scarso che, dopo essere stato provato in Piazza fu restituito dai dirigenti. Il giorno successivo, dopo animata discussione in contrada la brenna fu ripresa, ma rimandata definitivamente indietro con la volontà di non voler correre. I giudici, considerato il comportamento scorretto della contrada, si rivolsero alla Biccherna che intimò alla contrada di presentarsi in Piazza e di non strapazzare il cavallo pena il pagamento del danno.

Nel luglio 1730 il cavallo del Nicchio si fermò davanti al palco dei giudici senza superarlo nonostante i ripetuti incitamenti del fantino. Sopraggiunse la Selva che superò il palco e le fu assegnato il Palio. I nicchiaioli inferociti strapparono il Palio dalle mani dei selvaioli sostenendo che il cavallo si era fermato allo sparo del mortaretto che indica la fine della corsa. Ma la Biccherna, sentite le dichiarazioni dei testimoni e quella del fantino del Nicchio, confermò la vittoria della Selva.

Il 2 luglio 1749 vinse l’Aquila, ma il Drago, secondo arrivato, si appellò alla Biccherna pretendendo il Palio sostenendo che l’Aquila, alla partenza non era allineata ma si trovava qualche braccia indietro perché aveva un cavallo furioso. Ma i giudici confermarono la vittoria dell’Aquila che sì, era partita indietro, ma “dentro il canape e a linea retta dell’ottavo posto che gli toccava in sorte”.

Nell’ottocento era consentito che il cavallo scosso fosse condotto al canape se il fantino fosse caduto nelle fasi preliminari. Ciò successe nell’agosto 1837 quando il fantino della Lupa cadde durante la prima mossa ed il cavallo fu condotto da solo al canape, e nel 1853 con l’Aquila. Il17 agosto 1789 addirittura due furono gli scossi portati al canape da soli per infortunio dei fantini nelle mosse precedenti: quelli del Drago e della Pantera.

Nel 1860 fu deciso di disputare un Palio straordinario per la venuta di Re Vittorio Emanuele a Siena. La carriera si doveva correre il 26 aprile ma, causa un temporale la corsa fu rimandata al giorno successivo alle 8.30 di mattina per permettere al sovrano, che sarebbe dovuto ripartire in treno alle 11.30, di assistere al Palio. La carriera, vintadall’Onda, come ci raccontano le cronache, fu molto brutta a causa della pista fangosa e molti fantini caddero, ma lo spettacolo piacque lo stesso al sovrano che donò 200 lire al vincitore e 300 lire da dividersi per gli altri.
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STORIA DEL PALIO: IL 1904

Messaggio  jabru il Mer Mag 04, 2016 7:55 pm

Il 1904 fu un anno di grandi festeggiamenti per la nostra città: il 17 aprile alla presenza del Re Vittorio Emanuele III si aprì la Mostra dell’Arte Antica Senese nei rinnovati locali di Palazzo Pubblico. Per celebrare al meglio l’evento e la venuta a Siena del Re fu organizzato un Palio straordinario corso proprio il 17 aprile, in cui furono pure rinnovati i costumi del Corteo Storico. Favoriti di quella carriera erano l’Istrice, che aveva vinto le tutte prove disputate, e l’Oca. Un mangino della Chiocciola, nel tentativo di evitare la vittoria di Fontebranda, mise in circolazione la falsa notizia che il sovrano avrebbe donato 2000 lire al fantino vincitore. Ed alcuni fantini abboccarono davvero. Data la mossa, scattò primo il Leocorno con la cavalla Primetta montata da Picino che si sosteneva fosse venduto all’Oca, seguito dalla stessa Oca, poi Onda e Lupa. Picino, ingolosito dalla falsa cifra promessa, non dette strada all’accoppiata di Fontebranda anzi, al secondo San Martino l’Oca cadde trascinandosi dietro la Lupa. Nell’ultimo giro il Meloni resistette agli attacchi dell’Onda e dell’Istrice venendo a vincere il Palio, ma alla fine, con sua grande delusione, non ottenne alcun premio regale, ma ebbe solo i pochi soldi che gli aveva promesso il Leocorno, molti meno di quelli che avrebbe riscosso a perdere dall’Oca. Il Palio di luglio fu vinto dalla Pantera con il fantino Nappa, quello di agosto dalla Selva con Montichiari.

Non contenti dei 3 palii, i senesi organizzarono, nella serata del 17 agosto, una Pallonata nel Campo, rievocazione di un antico gioco che si svolgeva solitamente per Santo Stefano. Le regole erano semplici: 2 squadre, utilizzando ogni mezzo possibile tra cui calci, spinte e pugni, dovevano gettare il pallone nella “porta” avversaria. Le due porte erano collocate alChiasso Largo ed alla Bocca del Casato. Alla Pallonata del 1904 parteciparono la squadra del Terzo di San Martino, di rosso vestita, e quella del Terzo di Città, in costume bianco. La palla fu gettata dalla Torre del Mangia e la partita ebbe inizio. La prima giostra fu vinta dai bianchi, la seconda dai rossi. Quella Pallonata fu molto meno cruenta rispetto a quelle antiche, ma si contarono ugualmente alcuni feriti. Il gioco fu ripetuto, senza grandi fortune nel 1909 e poi mai più riproposto.

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IL PALIO A SORPRESA

Messaggio  jabru il Ven Mag 06, 2016 8:16 pm

Oggi ci occupiamo di un particolare tipo di Palio che nella lunga storia della nostra festa è stato disputato solo due volte e che al giorno d’oggi sarebbe certamente impossibile da riproporre: il Palio a sorpresa, detto anche a sorteggio. Il primo Palio a sorpresa fu corso il 17 agosto 1909 e venne organizzato dalla Società Commercianti ed Artigiani. Come dice la parola è la sorte la regina incontrastata di questo Palio. I capitani, radunati in Comune, si occuparono della scelta dei 10 fantini tra i 19 che si erano iscritti per partecipare poi, alla presenza dell’assessore anziano Prof. Bianchi e dell’assessore supplente Ing. Concialini, si effettuò il sorteggio integrale. In tre urne distinte vennero imbossolate le 17 contrade, i cavalli ed i fantini; inizialmente furono estratte le Contrade partecipanti il cui rappresentante pescò il cavallo ed il fantino. Infine fu sorteggiato l’ordine al canape. I contradaioli furono informati dell’esito del sorteggio attraverso l’esposizione delle bandiere delle Contrade con l’indicazione, attraverso un cartello, del numero del cavallo avuto in sorte, mentre il nome del fantino veniva conosciuto solo al momento dell’uscita dall’Entrone. I cavalli utilizzati furono gli stessi che corsero la sera precedente in quanto ai proprietari fu fatto obbligo di ripresentarli. In quell’occasione la sorte arrise all’Aquila, alla Lupa, ed alla Pantera che si vide assegnataCalabresella, la vincitrice del giorno prima. La Pantera partì davanti ma, con un gran recupero, passò subito in testa l’Oca con la cavalla Farfalla ed il fantino Zaraballe che resistette ad ogni attacco dell’accoppiata panterina, andando a vincere.

Nel 1919 fu ripetuto l’esperimento. Favoriti dal sorteggio furono il Drago con Cispa che montava Stellina e l’Oca con Scodata montata dal Cerpi detto Testina che il giorno prima aveva difeso i colori della Torre. In Salicotto si erano ben organizzati per rendere innocuo il Cerpi qualora la sorte lo avesse mandato in Fontebranda, convincendolo a vendersi e, per sfuggire ad eventuali aggressioni degli ocaioli, avevano sistemato una carrozza al Chiasso Largo per farlo scappare. Ma Testina, forse per motivi di danaro o forse per vendetta, tradì la Torre andando a vincere in scioltezza la carriera conducendo per tutti e tre i giri.

Quello fu l’ultimo Palio a sorteggio della storia che non fu più riproposto in quanto ci si accorse che la magia della sorpresa soccombeva di fronte ai meri interessi economici ed agli accordi tra fantini. Occorre infine ricordare che nel 1913 si sarebbe dovuto disputare un altro Palio a sorpresa ma il rinvio per pioggia al 17 della carriera ordinaria di agosto ne causò l’annullamento.

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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1969

Messaggio  jabru il Mer Mag 11, 2016 7:38 pm

Il Palio dell’agosto 1969 viene ricordato dai contadaioli del Bruco per i tanti episodi che sono successi, ma soprattutto per un dopo palio burrascoso che terminò in un modo assai inusuale.
Alla contrada di Via del Comune era toccata in sorte la problematica Macchina II che fu affidata alle sapienti mani di Ciancone. Il Palio del Gentili però finì prima del previsto: durante la mossa della quarta prova, infatti, il fantino laziale cadde rimanendo svenuto a terra e fu condotto in ospedale. Il popolo di Ovile, a secco di vittorie da 14 anni, fu preso dallo sconforto e la dirigenza scelse come monta di ripiego il giovane Efisio Bulla detto Lenticchia che aveva al suo attivo cinque Palii. Nel frattempo si presentò in contrada uno strano tipo biondo, con l’accento dell’est Europa, mal vestito e certamente squattrinato. Era Luciano Tarlao, ribattezzato successivamente il Polacco per le sue origini materne, che cominciò ad arringare la folla e ad esaltare le proprie doti di cavallerizzo con lo scopo di vestire il giubbetto giallo verde. Ai più scettici che gli contestavano scarsa attitudine a montare a pelo ed a resistere alle nerbate che avrebbe preso dagli avversari egli rispose con spavalderia frasi alquanto improbabili come: “datemi una sciabola ed ucciderò il nemico”. Nel Bruco era già un eroe e quando la dirigenza si presentò con Lenticchia ci fu una vera sommossa popolare. Fu allora indetta un’assemblea straordinaria dove i brucaioli scelsero il Polacco che vestì il giubbetto giallo verde per la prova generale. Ma le promesse del Polacco di fare fuoco e fiamme si infransero nella polvere: Tarlao evidentemente poco allenato cadde goffamente davanti alla Cappella e fu portato via in ambulanza. Il Bruco andò allora al Palio con Lenticchia la cui corsa fu compromessa da una partenza infelice che rese vana una bella rimonta al terzo giro. E mentre i nicchiaioli portavano in trionfo Topolone e Rondone, i brucaioli insoddisfatti della prestazione tentarono di aggredire Lenticchia che, per sfuggire alle ire dei contradaioli inferociti, saltò nel palco a S. Martino per poi arrampicarsi con grande agilità sulla soprastante terrazza dileguandosi così tra gli spettatori. Quella fu la fine della breve carriera paliesca di Lenticchia mentre il Polacco disputò ancora 3 prove, la quarta prova e la prova generale dell’agosto 1970 nella Civetta, per poi essere smontato alla vigilia del Palio per dar spazio a Lazzaro, e la seconda prova nel luglio 1972 nella Selva, per poi divenire presenza fissa alla tratta, disputando fino al 1987 ben 43 batterie, molte delle quali con i fedeli Putnik (che ebbe più fortuna del padrone, venendo scelto dai capitani per il Palio di agosto ’80) e Yunk, suscitando sempre grande entusiasmo tra i contradaioli per le sue evoluzioni sul tufo, e talvolta anche per le sue clamorose cadute.

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FIAMMIFERO, IL FANTINO INFEDELE

Messaggio  jabru il Ven Mag 13, 2016 8:53 pm

Oggi raccontiamo la storia di un fantino che ha pagato a caro prezzo la sua infedeltà verso la contrada per cui montava. Parliamo di Emilio Lazzeri detto Fiammifero, nato a Volterra nel 1865, di professione calzolaio che corse in totale 23 carriere vincendone due, entrambe per ilBruco, il Palio alla romana del 1894 e lo straordinario del 1896. Ma il Palio che più ci interessa è quello del luglio 1901, quando Fiammifero difese (si fa per dire……) i colori della Chiocciola montando una femmina baia di proprietà di Amerigo Fossi. Con la cavalla più forte del lotto, Fiammifero prese sin dalla partenza diversi colonnini di vantaggio sugli avversari ed il Palio sembrava già in San Marco, quando al secondo Casato ecco il misfatto: il fantino, certamente venduto, si buttò da cavallo simulando una caduta e lasciando così la baia scossa, che fu poi superata dal Nicchio che vinse la carriera. La sceneggiata fu così maldestra che Fiammifero non solo cadde in piedi ma addirittura all’interno del cavallo (scivolando quindi verso la Piazza, non verso i palchi!). Per scappare alle ire dei chiocciolini che già pregustavano la vittoria, il Lazzeri si rifugiò in mezzo ai carabinieri. Ma, scampato ai cazzotti, non sfuggì alla legge. Quella sera stessa fu prima rinchiuso in Comune poi tradotto in carcere dove fu detenuto per 8 giorni ed incriminato di truffa per aver dolosamente perduto la corsa. In quei giorni il Prefetto di Siena Frumento, con una lettera al Sindaco Lisini, chiese l’esclusione del fantino dal Palio “potendo la sua figura essere di turbamento per l’ordine pubblico”. Successivamente anche la Chiocciola, per mano dell’allora Capitano Tarugi e del Priore Ercolani Onesti, ne chiesero l’esclusione in perpetuo. La contarda allegò pure l’ordinanza del Regio Tribunale che processò Fiammifero assolvendolo dall’accusa di truffa per mancanza di indizi perché “mancherebbe la prova che veramente….la contrada della Chiocciola sia rimasta perdente….pel tradimento del Lazzeri, giacché quando costui scese da cavallo a compiere la corsa rimaneva più di un intero giro di Piazza Vittorio Emanuele….e non si può escludere che il danno della perdita potesse avvenire per un altro evento…..”. Inoltre per concretizzarsi la fattispecie di truffa occorre che il soggetto ne tragga un ingiusto profitto nei confronti di qualcuno, cosa questa solo presunta dal Tribunale, non conoscendosi l’entità ne le modalità del compenso ottenuto da Fiammifero per vendersi. Il Tribunale quindi non rilevava la truffa, ma risultava assai evidente l’infedeltà verso la contrada. Acquisiti questi atti, la Giunta Comunale “ritenuto che il Palio debba svolgersi con ogni regolarità e che per l’avvenire si deve impedire il verificarsi di tali inconvenienti”,squalificò a vita Fiammifero, il fantino infedele.

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I BUOI MANCANTI News inserita il 08-06-2016

Messaggio  jabru il Mer Giu 08, 2016 7:46 pm

Palio di luglio del 1956. Vedere il Carroccio trainato da solo due buoi, invece dei soliti quattro esemplari, è cosa più unica che rara, eppure quel lontano pomeriggio di 60 anni fa successe proprio questa particolarità. Cerchiamo di scoprirne il perché. Il Carroccio con i buoi chianini fu introdotto per la prima volta con il rinnovo dei costumi del 1928, in sostituzione del carro trionfale trainato da cavalli. Fino agli anni ’60 i candidi bovini venivano condotti a piedi dal podere Le Muricce che forniva al Comune gli animali per il Carroccio. Alcuni giorni prima del Palio, il comandante dei vigili urbani era solito recarsi al podere portandosi dietro un tamburino per verificare le eventuali reazioni dei buoi ai rumori e, se questi ne rimanevano indifferenti, venivano scelti per entrare in Piazza. Ma la mattina di quel 2 luglio ’56 successe qualcosa di particolare: uno dei buoi selezionati probabilmente si svegliò con la luna storta e si rifiutò di uscire dalla stalla. Pertanto fu deciso di rinunciare ad una coppia di buoi e di utilizzare per il Carroccio soltanto due elementi, per quello che resta un unicum nella storia recente della nostra festa.

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LA MARCIA DEL PALIO

Messaggio  jabru il Gio Giu 09, 2016 7:15 pm

“Dalla Torre cade un suono di bronzo: la sfilata prosegue fra tamburi che ribattono a gloria di contrade”, scriveva Eugenio Montale in una memorabile ode dedicata al Palio. Ma accanto al rullo dei tamburi ed ai cupi rintocchi di Sunto c’è un altro elemento che fa parte della colonna sonora del Palio e della nostra vita di contradaioli e le sue note, anche se ascoltate in pieno inverno, fanno sempre venire la pelle d’oca. Parliamo della Marcia del Palio. Con questo articolo proveremo a scoprirne le origini. La Marcia del Palio fu composta dal Maestro Pietro Formichi (Sinalunga 7/6/1829 - Siena 23/1/1913). Trasferitosi a Siena in giovane età per studiare musica, Formichi divenne maestro di Cappella in Cattedrale, direttore della Società Orchestrale Senese e della banda della scuola comunale cittadina. Fu autore di numerose opere tra le quali messe da requiem, mazurke, minuetti, danze popolari, libere trascrizioni di pezzi d’opera, tutte composizioni che rischiano di finire nel dimenticatoio ma che dovrebbero essere ricordate per la loro pregevolezza. Ciò che invece i senesi ricordano, amano e non smetterebbero mai di ascoltare è appunto la Marcia del Palio, forse la più modesta composizione musicalmente parlando del Maestro: si tratta di unamarcetta per fanfara (piccola banda formata da soli ottoni) che ai contradaioli fa perdere la testa ma che al grande Wagner non piacque affatto anzi, non perse l’occasione, durante il suo soggiorno senese, di criticarla con dure parole. La Marcia del Palio originariamente era priva del testo, le parole furono aggiunte in un secondo momento da Idillio dell’Era e rielaborate poi da Mons. Ancilli. La Marcia fu eseguita per la prima volta nel corteo storico del luglio 1885 ed ancor oggi è suonata in Piazza del campo e nelle vie cittadine, durante il passaggio del corteo dalla Prefettura al Casato, dalla Fanfara di Palazzo, che sfila all’inizio della passeggiata storica, dietro ai Mazzieri ed al vessillifero della Balzana, ed è composta da 12 tamburini, 18 chiarine e 30 musici con ottoni vari. Pietro Formichi adesso riposa la Cimitero della Misericordia ed il suo sepolcro è stato restaurato ad opera del Comitato Amici del Palio, a testimonianza dell’importanza che questo personaggio ha avuto e sempre avrà nella storia della nostra festa. Al Maestro infine, è stata intitolata dal Comune una via fuori Porta Pispini.

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STORIA DEL PALIO: I FANTINI CATTIVI

Messaggio  jabru il Mar Giu 14, 2016 7:59 pm


STORIA DEL PALIO: I FANTINI CATTIVI


“Vanno alla mossa son dieci assassini”, recita il popolare stornello senese. Oggi sono tutti professionisti seri ed atleti super allenati, ma una volta la definizione di assassino calzava veramente a pennello ai fantini del Palio, spesso dei veri e propri mercenari capaci di tutto pur di trionfare in Piazza, di far perdere la contrada rivale o la quella sgradita. Oggi parleremo dei fantini più cattivi in assoluto, coloro che hanno subito la massima delle pene: la squalifica a vita.

Uno di essi fu Angiolo Innocenti, di cui non conosciamo il soprannome che, a dispetto del proprio nome, in quel Palio fu tutt’altro che un innocente angioletto. Innocenti debuttò nel luglio 1877 nell’Oca che gli affidò il cavallo vincitore nell’anno precedente. La mossa fu assai convulsa: al primo tentativo, a causa di una forzatura collettiva quando la rincorsa non era ancora entrata, caddero tutti i fantini, al secondo tentativo scapparono primi Oca e Torre. Scoppiò il mortaretto per annullare la partenza, ma l’Innocenti completò lo stesso i tre giri. Gli ocaioli corsero al palco dei giudici reclamando il cencio, gli altri contradaioli pretendevano la ripetizione della corsa. Il barbaresco dell’Oca tentò di portar via il cavallo da Piazza, ma gli fu impedito. In tutto questo marasma, Innocenti era fuggito da Piazza. In un primo momento fu deciso di ricorrere, con l’Oca che si sarebbe ripresentata al canape con il cavallo scosso, ma a causa della riottosità del destriero, che si rifiutò di allinearsi con gli altri, il Palio fu rinviato al giorno successivo. Intervenne però la prefettura che ordinò l’annullamento della carriera per motivi di ordine pubblico. Angelo Innocenti pagò così la sua smania di vittoria con la sospensione a vita.

Più affermato era Popo, al secolo Ermanno Menichetti, vincitore nel 1898 e nel 1907, che nel 1908 la combinò veramente grossa. In quell’occasione Popo vestiva il giubbetto del Bruco con il quale aveva vinto l’anno precedente. Fin dall’inizio il Menichetti si disinteressò della corsa tant’è che venne addirittura doppiato ma, invece di farsi da parte per non ostacolare gli altri, si gettò incontro all’Oca che era in testa ed a suon di nerbate cercò di ostacolarla. Ma il tentativo di Popo fallì, anzi finì solo per danneggiare le inseguitrici, mentre la contrada di Fontebranda riuscì a conquistare lo stesso la vittoria. Anche per Ermanno Menichetti le porte di Piazza del Campo si chiusero per sempre.

Un gesto simile lo compì Guido Duchi detto Martellino il 4 luglio 1909 quando, con i colori della Torre, si fece doppiare per poi dar vita ad uno scambio di nerbate con la Civetta che conduceva la corsa. Martellino riuscì nel suo intento di fermare la contrada del Castellare, favorendo così laLupa che giunse prima al bandierino. Da notare come una cronaca dell’epoca dice che il fantino aveva il preciso ordine dalla contrada di uscire da San Martino subito dopo il primo giro per impedire che il cavallo, assai debole, potesse anche involontariamente creare ostacoli al regolare svolgimento della corsa. Ordine che però il Duchi mai rispettò, e la sua carriera di fantino di Piazza si concluse così.

Come dimenticarci poi di Edoardo Furi detto Randellone (ritratto nella foto), vincitore nel ‘23 per la Giraffa, ma noto alle cronache più per la sua indisciplina che per le sue eroiche imprese. Randellone era già stato protagonista in negativo nel 1919 di una colluttazione durante la provaccia, sfociata poi in rissa con il fantino della Tartuca Bubbolo. In quell’occasione al Furi vennero comminati due anni di sospensione. Ma nel 1928 non se la cavò così a buon mercato, uscendo per sempre dalla scena paliesca. Pur montando la forte Giacca nel Leocorno, Randellone, una voltra data la mossa, non esitò a trattenere per le redini la Civetta, estromettendola così dalla corsa. Da notare come a quel tempo non esistesse ancora la rivalità tra le due contrade che nacque ufficialmente solo nel 1960.

Terminiamo la nostra carrellata con Fiammifero, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, squalificato a vita dalle carriere nel 1901, su richiesta della Chiocciola, contrada per la quale montava, per essersi buttato volontariamente (ed anche piuttosto goffamente) da cavallo per favorire la vittoria dell’Oca.

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3 LUGLIO 1908

Messaggio  jabru il Mar Giu 14, 2016 8:03 pm

Oggi ripercorreremo le vicende della carriera del 3 luglio 1908 e del suo caotico dopo corsa che vide protagonista il fantino dell’OndaAlduino Emidi detto Zaraballe. A quel Palio che fu corso il 3 a causa del maltempo parteciparono Leocorno, Oca, Onda, Pantera, Lupa, Selva, Tartuca, Giraffa, Nicchio e Bruco. I favori del pronostico arridevano all’Oca che aveva avuto in sorte Stella, alla Selva con Calabresella, al Leocorno con Stornino e all’Onda con Gobba.

L’ordine al canape fu il seguente: Onda, Bruco, Pantera, Nicchio, Selva, Giraffa, Oca, Tartuca, Lupa e Leocorno di rincorsa. La mossa fu rapida e l’Oca conquistò subito la testa seguita dalla Selva e dal Leocorno che però cadde a San Martino, mentre al Casato stessa sorte toccò alla Lupa. LaTartuca ed il Bruco che avevano avuto in sorte cavalli inferiori furono in breve staccati ed addirittura doppiati ma, mentre la Tartuca si fece da parte per non danneggiare le altre contrade, Popo, fantino del Bruco, cominciò ad ingaggiare un duello a suon di nerbate con Picino che correva nell’Oca allo scopo di impedirne la vittoria. L’azione di Popo non andò a buon fine anzi, finì per ostacolare la Selva che inseguiva, mentre il Meloni trionfò per Fontebranda. Il plateale gesto costò poi a Popo la squalifica a vita dalle carriere.

In nottata gli ondaioli, contrariati dalla prestazione del loro fantino Zaraballe, si recarono sotto le finestre della sua abitazione, che si trovava proprio in Via Duprè, a fare, come dicono le cronache del tempo,“una dimostrazione ostile”(oggi, utilizzando un termine tutto senese, la chiameremo fogata……). Zaraballe provò ad affacciarsi alla finestra per dialogare con i conradaioli ma, per tutta risposta, uno di essi scagliò un sassata all’indirizzo del fantino. Il lanciatore però fallì mira e colpì la moglie dell’Emidi, Ida, che si era affacciata pure lei. Accecato dall’ira, Zaraballe imbracciò allora un fucile e sparò due colpi, il primo in casa, il secondo in aria per scacciare gli ondaioli. Intervenne la forza pubblica che prese Zaraballe conducendolo in questura per essere interrogato. Durante il percorso un ondaiolo si avvicinò al fantino colpendolo con un pugno. Nel frattempo la moglie Ida veniva accompagnata in ospedale per essere medicata. Alduino Emidi passò la nottata in questura per motivi di sicurezza e fu rilasciato solo la mattina seguente.

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Verso Provenzano: barbareschi insieme ai capitani alla lettura delle schede

Messaggio  jabru il Mar Giu 14, 2016 8:07 pm

Cavalli e sicurezza i temi dell’incontro tra il sindaco Valentini e i rappresentanti dei capitani Capelli e Brocchi. Nella riunione di ieri, è stato richiesto e ottenuto che i barbareschi partecipino alla lettura delle schede sui cavalli mentre il sindaco ha chiesto tempo per dare una risposta alla richiesta di ampliare la scelta dei 10 barberi anche ai cavalli di 5 anni che hanno fatto tutto il percorso del protocollo. “Ha ascoltato la nostra proposta e detto che ne parlerà con l’equipe veterinaria prima di dare una risposta – ha raccontato Paolo Capelli ad Are – . Per noi è importante avere un serbatoio più ampio possibile per scegliere i 10 soggetti. C’è stata piena condivisione invece sul far presenziare alla lettura delle schede i barbareschi delle contrade così da avere un supporto in un campo in cui non tutti sono competenti. Chi lo vorrà potrà portare con sé il barbaresco alle riunioni del 28 sera ed il 12 sera. Nel tradizionale incontro pre Palio tra amministrazione e capitani, Valentini ha chiesto più rigidità sulla presenza di persone sul tufo, quindi potranno stare sui palco dei capitani solo due mangini ufficiali, solo loro saranno riconosciuti come rappresentanti delle contrade”.
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4 LUGLIO 1909

Messaggio  jabru il Ven Giu 17, 2016 7:27 pm

Oggi analizzeremo il Palio del 4 luglio 1909 aiutandoci con dei brani di una cronaca del tempo che ci fornisce spunti di riflessione sul modo di vivere la festa nei primi anni del secolo scorso. Cominciamo con il dire che il Palio fu posticipato al 4 in quanto giorno festivo e vi parteciparonoCivetta, Drago, Torre, Montone, Istrice, Chiocciola, Leocorno, Lupa e Giraffa.

Il giorno del Palio è descritto con minuzia di particolari. Il nostro cronista racconta infatti di una provaccia corsa a ritmo talmente blando che il pubblico “perse la pazienza e si mise a fischiare”. Anche a quel tempo la festa senese attraeva in città migliaia di persone tant’è che “le strade rigurgitavano (sì, è scritto proprio così…) di forestieri”. La Piazza era stracolma di gente e nell’attesa del corteo storico c’era una banda presso Fonte Gaia che intratteneva gli spettatori. Dopo lo sgombero della pista, effettuato dalla forza pubblica assieme ai carabinieri a cavallo, entrò in Campo la passeggiata storica, ed il cronista non manca di citare il celebre alfiere dell’Aquila Mastuino, ideatore del salto del fiocco, divenuto oggi figura basilare della sbandierata di Piazza.

Alle 19 i cavalli uscirono dalla Corte del Podestà. Il mossiere Balli chiamò le contrade nel seguente ordine: Aquila, Montone, Torre, Chiocciola, Leocorno, Lupa, Istrice, Drago, Giraffa e Civetta di rincorsa. Dovevano ancora entrate alcune contrade, che quelle dentro i canapi improvvisamente fiancarono e partirono al galoppo, ignorando i ripetuti scoppi di mortaretto. Dopo oltre un giro i fantini si decisero a rallentare, ed i cavalli furono ricondotti all’Entrone. Il fantino del Montone che al Casato aveva urtato violentemente il colonnino vi fu portato a braccia ma tornò a montare. La seconda mossa fu valida e scattò in testa la Civetta seguita dalla Chiocciola e dalla Lupa. A San Martino l’Aquila spinse il Drago ai materassi estromettendolo dalla corsa. Al terzo giro Martellino, fantino della Torre, che aveva un cavallo inferiore e che stava per essere doppiato, invece di farsi da parte, cominciò a nerbare violentemente Testina, fantino della Civetta per impedirne la vittoria. Tutto ciò favorì la Lupa, che era passata in seconda posizione, e che prese la testa, conquistando così il cencio. La cronaca ci racconta anche tutti i festeggiamenti che si tennero in Vallerozzi, menzionandoci le illustri personalità ospitate, alle quali fu offerto champagne e fatti numerosi brindisi, mentre il rione era illuminato a padellette e davanti alla chiesa suonava un’orchestrina per allietare i presenti.

La turbolenta carriera di luglio 1909 si concluse con pesanti sanzioni per i fantini più indisciplinati: Martellino, fantino della Torre fu squalificato a vita, Rancani, fantino della Chiocciola, reo di non essersi fermato dopo i tre giri canonici, ma di aver proseguito al galoppo fino al Comune per sfuggire alle ire dei suoi contradaioli, travolgendo due spettatori che erano scesi in pista, fu sospeso per cinque anni. Rombois, fantino dell’Aquila fu infine squalificato per due anni per danneggiamento nei confronti di Picino, fantino del Drago.

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LE CARRIERE CORSE FUORI DAL CAMPO

Messaggio  jabru il Gio Giu 23, 2016 8:24 pm

Oggi ci occuperemo di quelle carriere svolte al di fuori della cornice di Piazza del Campo. Sicuramente noti a tutti sono i palii alla lunga che si sono cominciati a disputare a partire dai primi anni del 1300 (o, secondo Girolamo Gigli dal 1333), fino al 1861, anno della loro soppressione, anche se la Società delle Feste tornò a riproporli, senza gran successo nel 1871, nel 1873 e nel 1874. Si trattava di corse di cavalli che si tenevano nel giorno dell’Assunzione di Maria in Cielo, il 15 agosto. Il percorso si snodava lungo le vie cittadine con arrivo al Duomo, mentre il luogo della partenza variò a seconda delle epoche. In origine era posto a Fontebecci, poi in Valli, infine fu portato definitivamente alla chiesa del Santuccio. Il vincitore otteneva in premio un Pallium, un pezzo di stoffa pregiata posto su un’asta lignea. Queste competizioni erano riservate a cavalli di nobili o aristocratici, di rado parteciparono le contrade. Tra i proprietari dei cavalli troviamo tra gli altri illustri personaggi come Sigismondo d’Este e la consorte Isotta Malatesta, Cesare Borgia, il Cardinale di Colonia ed il pittore Sodoma. I cavalli potevano correre scossi o montati da giovani putti, vestiti con le livree delle famiglie nobili, che spesso e volentieri non esitavano a buttarsi a terra una volta data la partenza per alleggerire il proprio destriero o per danneggiare gli avversari. Nota fu una diatriba (di cui non sappiamo però l’esito) fra Cesare Borgia, il cui cavallo scosso aveva vinto il Palio del 1492, ed il Duca di Mantova, il cui destriero era giunto secondo ma montato dal fantino. Per ovviare a questi inconvenienti, furono emanate tutta una serie di regole, finché nel 1592 si stabilì che “ciascuno possa far correre il proprio barbaro con fanciulli sopra o senza, secondo che li parrà”. Nel 1581 parteciparono 8 contrade ed il cavallo del Drago fu montato dalla leggendariaVirginia, che non riuscì a cogliere la vittoria, giungendo solo terza, ma conquistò l’ammirazione del Granduca che la premiò per il suo coraggio e per la maestria nel cavalcare. Successivamente le contrade iniziarono ad organizzare i Palii rionali lungo le strade dei rioni per festeggiare il patrono od altri avvenimenti importanti. Particolare fu invece il Palio rionale fatto correre dalla comunità di Valli nel 1754, nel giorno della Madonna delle Nevi, che fu vinto dall’Aquila.

Nella seconda metà dell’800 fu fondata la Società delle Feste, che cominciò ad organizzare, nel giorno dell’Assunta, i cosiddetti Palii alla Romana. A queste carriere, alle quali partecipavano un numero di contrade variabili, si seguiva la formula usata oggi in varie manifestazioni che si tengono in tante città italiane: le contrade venivano suddivise in batterie e le vincitrici accedevano alla finale. Furono corse 6 carriere alla romana, di cui 5 disputate in Piazza e la prima, datata 17 agosto 1874 che fu vinta dall’Oca con il fantino Girocche, venne disputata all’interno della Fortezza.

Passando ora ad elencare le carriere corse fuori dalle mura cittadine, dobbiamo subito menzionare quelle effettuate a Villa Cetinale, dimora estiva del Cardinale Flavio Chigi. Amante del Palio, il Cardinale organizzò tra il 1679 ed il 1692 delle corse alle quali invitava le contrade, mettendo in premio drappelloni o bacili in argento. La prima carriera fu svolta con le bufale e fu conquistata dalla Chiocciola. Nelle successive, disputate con i cavalli risultarono vincitori il Montone per ben due volte, poi il Bruco, l’Oca, l’Onda ed il Nicchio.

Nel 1756, per festeggiare la ricorrenza del Volto Santo, la città di Lucca, fece svolgere un Palio invitando le contrade senesi. Aderirono in 8 e la carriera si svolse dopo 3 giorni di prova, il 14 settembre. Vinse il Montone con il fantino Tansino, ed il particolare drappellone con gli stemmi della comunità lucchese, si conserva tutt’oggi nel museo della contrada dei Servi.

Infine da ricordare il Palio corso a Firenze, nell’attuale Piazza Indipendenza il 28 agosto 1856, vinto dalla Chiocciola con il fantino Fiorentino.

Sia le carriere di Cetinale che i Palii di Lucca, di Firenze, non essendosi disputate a Siena, non rientrano nel registro ufficiale delle vittorie tenuto dal Comune.

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Re: Storia del Palio

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