Storia del Palio

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UNA FINESTRA SU SIENA: QUEL PALIO DEL 1856 CHE SI CORSE A FIRENZE

Messaggio  jabru il Mer Set 28, 2016 6:26 pm

Sembrerà quasi paradossale che un Palio di Siena sia stato corso nella rivale città di Firenze. Eppure, nell’elenco dei Palii disputati “fuori dal Campo” (e per tale motivo non riconosciuti dal Comune) ve ne è anche uno disputato appunto nel capoluogo toscano.
Non fu quello, a dire il vero, il primo palio a svolgersi, diciamo così, extra moenia. In precedenza infatti vi erano state altre “carriere” simili. Vale la pena ricordare, così a titolo di esempio, quelli che furono organizzati più volte nella seconda metà del ‘600 nel parco della Villa di Cetinale, ai piedi della Montagnola Senese , o l’altro che fu corso nel 1756 a Lucca in occasione della Festa di Santa Croce.
L’idea di correre un palio con le contrade di Siena a Firenze comunque venne in mente ad un impresario di spettacoli fiorentino, il quale organizzò l’evento per il 28 settembre 1856, da disputarsi in Piazza Barbano (oggi Piazza dell’Indipendenza). Le contrade senesi accettarono l’invito, ma non così i contradaioli, i quali invece, a quanto si apprende dalle cronache dell’epoca, disertarono l’evento.
Comunque sia, quel che sappiamo di quel Palio è che a vincerlo fu la contrada della Chiocciola con il fantino Antonio Vignali detto (guarda caso) Fiorentino.
Sembra che tale soprannome sia stato a lui “affibbiato” proprio in virtù di quella vittoria (l’unica se si considerano gli altri 6 palii “regolari” da lui corsi), anche se c’è chi ritiene che questo suo nomignolo sia dovuto più che altro alle sue origini poggibonsesi, terra che, linguisticamente parlando, è più vicina a Firenze che non a Siena.
Nel 1898, ovvero 42 anni dopo quell’anomalo palio, giunse ancora da Firenze un’altra richiesta rivolta alle Contrade di Siena. Si invitavano infatti le Comparse a partecipare alla cerimonia di ripristino del Calcio in Costume. Stavolta però arrivò il diniego. La motivazione, come riportato da "La Vedetta di Siena" del 17 aprile 1898, era dovuta al fatto di “non essere tale scopo nel carattere delle costituzioni delle contrade medesime che perdono ogni loro prestigio lungi da Piazza del Campo”.

Andrea Verdiani da OKSiena
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GLI STRAORDINARI DI SETTEMBRE TRA '600 ED '800

Messaggio  jabru il Gio Set 29, 2016 7:17 pm

Settembre è divenuto il mese di Palii straordinari solo attorno alla metà del XX secolo. Tra il ‘600 e l’800 troviamo infatti solo 3 carriere straordinarie settembrine, non considerando nel conteggio i Palii rinviati per lutto e recuperati a settembre, essendo tali carriere considerate ordinarie.

Il 9 settembre 1685 fu disputato uno straordinario per celebrare il secondo anniversario della liberazione di Vienna dall’assedio turco. La notizia ebbe grande risalto pure a Siena, dove viveva una nutrita comunità di studenti tedeschi, tra i quali i principi del Liechtenstein, che si fecero promotori della richiesta per lo straordinario. Di quel Palio abbiamo ben poche notizie: sappiamo solo che fu corso da 14 contrade ed uscì vittoriosa la Selvacon il mitico Pavolo Roncucci detto Pavolino, vincitore di ben 22 Palii su 23 disputati.

Nel 1862, il 28 settembre, fu corso lo straordinario in onore del X congresso della scienza, e degli scienziati giunti per l’occasione a Siena. Dalle cronache emerge come la carriera fu assai combattuta: partirono prime l’Onda e la Lupa ma Pilesse, fantino di Vallerozzi, nel tentativo di nerbare l’avversario cadde malamente e fu travolto dalle altre contrade, restando esanime a terra. L’Oca con Mascherino e l’Istrice con Spagnolettoprovarono in ogni modo a superare l’Onda, sfruttando anche il disturbo dello scosso dell’Aquila che, una volta disarcionato il fantino, proseguì in senso opposto e fu schivato miracolosamente dall’accoppiata di via Duprè. Ma tutti i loro sforzi furono vani e Bachicche poté alzare per la terza volta il nerbo, compiendo così il proprio cappotto personale, avendo infatti vinto anche la carriera del 15 agosto nella Giraffa.

Nel 1896 infine, fu indetto lo straordinario (il quarto Palio dell’annata) per l’inaugurazione del monumento a Garibaldi alla Lizza. La scelta della data della carriera provocò dure polemiche in città: il Comune aveva scelto il 20 settembre, nell’anniversario della breccia di Porta Pia, la Società delle Feste, con l’appoggio dei clericali, dei seggi delle contrade e presentando un documento con oltre 1500 firme di cittadini, pretese ed ottenne la disputa del Palio il giorno 22. Alla fine però la carriera si disputò il 23 a causa del maltempo, e fu deciso di correre all’insolito orario delle 13 per consentire ai forestieri di poter usufruire dello stesso biglietto del treno andata – ritorno.

Data la mossa, scattò in testa il Leocorno con il debuttantePopo, mentre Fiammifero nella Chiocciola, che montava un cavallo del celebre scultore Tito Sarrocchi, cadde al canape nel tentativo di anticipare la partenza, ostacolando la corsa della favorita Lupa che a causa di quell’inconveniente si vide pregiudicate le possibilità di vittoria. A S. Martino passò in testa l’Istricee vi rimase fino al bandierino finale, incalzato dalla sola Tartuca. Per Celso Cianchi detto Montieri fu il primo ed unico successo della carriera, mentre per il cavallo Febo quella fu la seconda di quattro vittorie consecutive, compreso il cappotto dell’anno successivo per la Giraffa, che incoronarono il sauro re dei barberi di fine XIX secolo. Infine una curiosità: in quella carriera furono disputate solo 5 prove, ma stavolta non per colpa della pioggia; la seconda prova infatti fu annullata in quanto la mattina del 20 settembre da Piazza del Campo (che allora si chiamava Piazza Vittorio Emanuele), partì il corteo che si doveva recare alla Lizza per l’inaugurazione del monumento dedicato all’Eroe dei due mondi, realizzato da Raffaello Romanelli.

Davide Donnini da OKSiena
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LE CARRIERE DI OTTOBRE

Messaggio  jabru il Gio Ott 13, 2016 7:50 pm

Anche il mese di ottobre ha visto la disputa di alcune carriere nel Campo. Scorrendo gli archivi vediamo che sono stati due i Palii corsi nel decimo mese dell’anno, nel 1745 e nel 1849, mentre di un terzo, datato 1664, non abbiamo notizie precise.

Il 4 ottobre 1745 fu indetto uno straordinario per l’elezione del Granduca Francesco II. L’evento fu abbondantemente festeggiato in città e la Balia dispose come culmine dei festeggiamenti la disputa di un Palio. Le informazioni su questa carriera sono scarse: sappiamo solo che parteciparonoAquila, Tartuca, Pantera, Nicchio, Onda, Torre, Selva, Bruco, Lupa e Giraffa. A trionfare fu la Pantera con il fantino Musino, ma l’indiscussa protagonista di quel Palio fu la panterina Grifa che, per favorire la vittoria della sua contrada, non esitò a scendere in pista per prendere a bastonate il cavallo della Selva che era in prima posizione, riuscendo a fermarlo. Dopo la corsa la Grifa fu arrestata e passò la notte nelle patrie galere. Fu questa la prima scintilla che diede origine alla rivalità tra Pantera e Selva, che durò per più di un secolo per poi sopirsi alla fine dell’ottocento.

Il secondo Palio di cui parliamo è quello del 21 ottobre 1849. La carriera in realtà si doveva correre il 19 agosto per la venuta a Siena del Granduca Leopoldo II, come recupero di quella non disputata nel luglio dell’anno precedente a causa della Guerra di Indipendenza, ma l’improvvisa malattia della figlia del sovrano del ne impedì lo svolgimento, provocandone il rinvio ad ottobre inoltrato, nel giorno dell’inaugurazione della ferrovia Siena – Empoli, alla presenza del suddetto Granduca con tutta la famiglia imperiale. La carriera fu molto combattuta con più contrade che si contesero la vittoria. Partì in testa l’Onda, che fu ben presto superata dallaTartuca con Figlio di Bonino e dalla Civetta. Ma il fantino del Castellare,Piccolo Campanino, cadde al secondo giro a S. Martino e così tornò in testa la Tartuca, che fu superata definitivamente dall’Oca, con il cavallo Carbonello montato dal Gobbo Saragiolo, a pochi passi dal bandierino finale, come dimostra il disegno dell’epoca posto a corredo di questo articolo. Fu questo il primo Palio fortemente influenzato da ingerenze politiche. Era infatti presente in Siena una guarnigione austriaca che componeva il presidio alla città, e che parteggiava per l’Aquila e per la Tartuca, non vedendo di buon’occhio l’Oca, la cui bandiera ricordava quella italiana. Le cronache ci raccontano inoltre che, nonostante le molte manifestazioni a favore del Granduca, non solo gli ocaioli gioirono per la vittoria della contrada tricolore di Fontebranda, in un periodo in cui il sentimento di indipendenza era forte in gran parte del popolo. Anche per questi motivi, il Granduca ordinò la modifica dei colori dell’Oca, con il rosso che fu trasformato in rosa, e questa novità fu mantenuta fino al 1859.

La terza carriera ottobrina fu quella del 5 ottobre 1664, disputata per l’arrivo a Siena di Flavio Chigi, ma di questo Palio non resta traccia nelle cronache; solo una delibera di Biccherna menziona l’effettuazione della carriera, senza però indicare le contrade partecipanti e neppure la vincitrice.



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L'ultima bufalata

Messaggio  jabru il Lun Ott 31, 2016 4:40 pm

Giovedì 3 novembre 1650 si disputò la trentaseiesima ed ultima bufalata della storia. La corsa, la cui prima edizione risale al 25 luglio 1599, era solitamente preceduta da un corteo in cui sfilavano le comparse in costume e, per ogni contrada partecipante, un carro allegorico rappresentante scene mitologiche. Seguiva poi la bufala accompagnata dal buttero che la doveva condurre nei tre giri e dai 12 pungolatori, il cui compito era quello di spronare la bestia e di ricondurla in pista se vi usciva, facendola rientrare dal punto preciso di uscita, pena la squalifica. La comparsa migliore si aggiudicava il masgalano che, come accade oggi, consisteva in un bacile di argento.

La bufalata del 1650 fu corsa per onorare la venuta a Siena del Granduca Ferdinando II e del cardinale Giovan Carlo dei Medici e fu disciplinata da un regolamento che presentava alcune novità rispetto alla tradizione. Terminato il corteo, i figuranti dovevano accomodarsi sui palchi innalzati intorno alla Piazza. La mossa, che solitamente veniva data davanti al Vicolo dei Borsellai, fu spostata al Vicolo di S. Paolo, dove si trovava pure l’arrivo. I due mossieri incaricati di dare la partenza, dovevano abbassare il canape solo dopo gli squilli di tromba di un trombettiere di palazzo. Nessuna contrada, a norma di regolamento, poteva reclamare la vittoria se la propria bufala si fosse mossa prima del suono della tromba. Le bufale dovevano compiere, cavalcate dai butteri e incitate dai pungloatori, i tre giri della Piazza, da percorrere però in senso antiorario.
Parteciparono all’ultima bufalata della storia 6 contrade: Lupa, Oca, Drago, Chiocciola, Torre ed Onda, e fu la Chiocciola a risultare vittoriosa, aggiudicandosi così il prezioso Palio che consisteva in un drappo di broccato d’oro con fodera in taffetà bianca e nera recante le insegne granducali, del valore di 140 scudi. Poco si sa su come si svolse la corsa: la cronaca fatta dal Palmieri non fa alcun riferimento allo svolgimento dei tre giri. Da alcuni documenti veniamo però a conoscenza che il buttero della Chiocciola morì pochi giorni dopo, probabilmente a causa delle ferite riportate in corsa.

Dagli archivi apprendiamo altresì che la contrada che ha conquistato più bufalate è la Torre con 5 vittorie seguita a 4 dall’Onda, a 3 da Bruco e Nicchio, a 2 da Aquila, Civetta, Lupa, Chiocciola, Montone, Pantera, Selva ed Oca. Una vittoria ciascuno per Giraffa, Istrice, Tartuca, Leocorno e per la contrada soppressa della Vipera che vinse quella del 1648.

Da ricordare infine come, sempre in onore del Granduca di Toscana, il giorno 6 novembre 1650 fu disputato un Palio con i cavalli tra le stesse contrade partecipanti alla bufalata, che fu vinto dal Drago (guarda caso unica contrada mai vincitrice di corse con le bufale) con il fantino Simone Pulcinelli detto Mone.

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IL 1641

Messaggio  jabru il Ven Nov 11, 2016 8:14 pm




Il 1641 fu un anno particolare per le feste senesi in quanto si svolsero un Palio con i cavalli e ben due asinate nel Campo. Il primo evento in ordine temporale fu il Palio fatto correre dal principe Mattias dei Medici il 14 luglio come culmine dei festeggiamenti per il compleanno del Granduca Ferdinando II. A quel Palio parteciparono Giraffa, Onda, Tartuca, Selva, Lupa, Civetta, Nicchio e Torre. C’è molta incertezza sulla contrada vincitrice di quella carriera. Secondo una cronaca del tempo vinse la Torre, altri autori invece, in tempi più recenti, attribuiscono la vittoria all’Onda. Il 15 agosto fu organizzata la prima delle due asinate, indetta ancora dal Principe Mattias. Non era la prima volta che si correvano Palii con gli asini. Già nel ‘500 infatti, durante le feste patronali, le varie contrade organizzarono simili eventi per le strade dei propri rioni. Celebre è l’asinata fatta correre dal Bruco il 13 giugno 1599 con arrivo all’Arco dei Rossi e passaggio per la salita di Via del Comune, alla quale parteciparono 4 contrade. La prima asinata nel Campo, detta “Palio dell’onore” fu invece corsa nel 1612, per celebrare la venuta a Siena del Granduca Cosimo II e fu vinta dall’Onda. Le asinate erano solitamente precedute da un corteo in cui le contrade sfilavano a bandiere spiegate seguite dai 30 pugillatori e dall’asino pitturato con i colori della contrada. Terminato il corteo, gli animali venivano condotti alla partenza mentre i pugilatori si disponevano lungo il percorso. Al via, costoro cominciavano a spronare, senza l’aiuto di corpi contundenti, il proprio somaro, ma spesso i pugilatori erano protagonisti di scorrettezze contro gli asini avversari e ciò provocava zuffe spesso violente, che furono una delle cause del rapido declino di queste particolari corse. Vinceva l’asino della contrada che compiva per primo 2 giri di Piazza. Sull’asinata del 15 agosto non abbiamo notizie sufficienti e sappiamo solo che vinse la Torre. Notizie ben più certe le abbiamo su quella dell’8 settembre, l’ultima della storia, indetta dalla contrada dell’Onda. Parteciparono 4 contrade Selva, Nicchio, Civetta e Chiocciola. Fu la Civetta a vincere il prezioso drappellone messo in palio ma, non avendo la contrada del Castellare un luogo idoneo dove conservarlo, lo donò per metà alla chiesa di Santa Caterina e per metà alla chiesa di S. Ansano.

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2 LUGLIO 1717

Messaggio  jabru il Gio Dic 01, 2016 2:12 pm

Il 2 luglio 1717 si corse quello che è rimasto nella storia come ” il Palio di Violante”. Lunedì 12 aprile 1717, arrivò infatti a Siena la nuova governatrice Violante Beatrice di Baviera che fu accolta in città con tutti gli onori. Ricevuta a Fonetbecci al tramonto dalla Balia, da numerose dame e dall’aristocrazia senese, la neo regnante trovò a Porta Camollia le contrade con le bandiere spiegate che la accompagnarono nel suo primo viaggio verso una Piazza del Campo illuminata a giorno, e successivamente verso il Duomo. A tale appuntamentoioè l’Aq mancavano solo due contrade cioè l'Aquila, da tempo scomparsa, il cui territorio venne tacitamente spartito tra le confinanti, e che si ricostituì l’anno successivo, grazie all’iniziativa del Conte Pecci e di alcuni abitanti del rione, ed il Leocorno, che pagò questa assenza con l’esclusione dalle corse del Palio fino al 1719. Pochi giorni dopo l’insediamento della governante, la Nobile Conversazione del Casino propose di far correre un Palio in suo onore, che fu disputato il 2 luglio, con conseguente spostamento della carriera ordinaria di Provenzano al giorno 4. A quel Palio aderirono 10 contrade (da ricordare come allora la partecipazione era volontaria mediante adesione e non c’era la limitazione attuale a 10 contrade), e tutte avevano l’obbligo di presentare una comparsa composta da almeno 60 figuranti in costume; per raggiungere tale numero venne concesso alle contrade di potersi aggregare tra di loro. Il 27 giugno, fuori Porta Camollia, si tenne l’assegnazione dei cavalli, che ebbe il seguente esito: Serpente alla Tartuca, Vegliantino di Monteroni al Bruco, Mascarino all’Istrice, Ragazzino alla Lupa, Pallottino all’Oca, Barbarino da Siena alla Chiocciola, Montalcino all’Onda, Gioia alla Torre, Balzanello di Castiglioncello al Nicchio e Bargellino alla Giraffa. Il giorno del Palio, in una Piazza vestita a festa, la corsa fu preceduta da uno sfarzoso corteo che sfilò sotto gli occhi di Violante e del principe Giovan Gastone dei Medici, giunto a Siena per l’occasione. Sei delle dieci contrade partecipanti allestirono magnifici carri rappresentanti scene mitologiche. La Torre che si aggiudicò il premio di 60 talleri per il miglior carro, presentò una creazione rappresentante il sole che al passaggio davanti a Violante di Baviera si trasformò nel suo ritratto, l’Onda raffigurò invece Nettuno che rompendo una conchiglia faceva uscire la figura della governatrice, mentre la Tartuca propose una scena con eroi greci che giocavano a scacchi sulla corazza di una tartaruga mentre, in alto, l’aquila di Giove portava l’animale simbolo della contrada nell’Olimpo per permettere agli dei di giocare a scacchi. Finito il corteo i cavalli furono chiamati alla mossa. La corsa fu molto concitata: partirono in testa Nicchio e Bruco ma i rispettivi fantini caddero ben presto. Passò in testa l’Onda, ma anch’essa rovinò sul tufo, e stessa sorte toccò alla Tartuca. All’ultimo giro prese così il comando la Torre con il fantino Strega e la cavalla Gioia che riuscì a tagliare per prima il bandierino, posto per l’occasione di fronte al Vicolo di S. Paolo, aggiudicandosi così il prezioso drappo di lana bianca del valore di 100 scudi.

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I CAPPOTTI DELLA GIRAFFA

Messaggio  jabru il Lun Dic 12, 2016 8:44 pm

l 2016 che si sta concludendo è stata un’annata particolare con una sola contrada uscita vittoriosa dal Campo. Il cappotto è un evento assai raro, tant’è che, nella lunga storia del Palio è stato fatto solo altre 16 volte, interessando 11 contrade; Aquila, Istrice, Leocorno, Oca, Selva e Pantera non lo hanno mai realizzato. In questo periodo natalizio racconteremo tutti i cappotti cominciando da quelli della Giraffa, la contrada che detiene attualmente il record a quota 3.

Il primo risale al 1807. Il Palio di luglio fu corso il 3 causa la pioggia (da notare come in tutte e tre le occasioni in cui la Giraffa è uscita con il cappotto il Palio di Provenzano si è corso in date diverse da quella canonica del 2), e vide una gran bagarre iniziale tra Bruco e Leocorno che non si risparmiarono nerbate. Al secondo giro passò in testa la Lupa che però cadde alla Fonte insieme alla Selva, permettendo così alla Giraffa, con il fantino Agostino Rocchi detto Botto, di andare a vincere la carriera. Ad agosto, dopo una mossa convulsa partì primo il Nicchio, superato ben presto dalla Giraffa, che però mantenne per poco la testa. Al Casato infatti, passarono sia l’Aquila che la Lupa, ma all’ultimo San Martino la potenza del cavallo della Giraffa fu maggiore e la contrada di Provenzano, grazie anche al fantino Mattia Marzi detto Mattio, conquistò il primo cappotto. Nelle retrovie intanto, si consumava una serie di scorrettezze tra il fantino del Leocorno Biggeri e quello della Tartuca Vincenzo Cappelli. I due caddero a S. Marino, continuarono la loro animata discussione anche a terra e furono separati solo dai soldati.

Il secondo cappotto è datato 1897 e fu realizzato con lo stesso cavallo, Febo, ma con fantini differenti: Scansino a luglio e Massimino I ad agosto. Il Palio del 4 luglio fu assai combattuto, con continui sorpassi e scambi di nerbate tra Chiocciola, Istrice e Giraffa che all’ultimo giro riuscì ad avere la meglio. Da registrare a seguito di questa carriera la dura punizione inflitta al fantino del Drago Birichicchi che, reo di essersi fermato a S. Martino ed avere danneggiato l’Istrice al successivo passaggio, fu squalificato per 5 anni. Più lineare invece il Palio dell’Assunta corso su una pista al limite della praticabilità a causa della forte pioggia caduta. Partì prima dai canapi la Chiocciola, ma il fantino Mugnaino, che corse in precarie condizioni fisiche a causa di una bandierata subita dopo la prova generale da uno sconosciuto, nulla poté contro la forza di Febo, che superò l’accoppiata di San marco alla Cappella e vinse senza problemi.

Cento anni dopo, il tris. Stavolta il protagonista principale fu Beppe Pes, a luglio montando la sfortunata Penna Bianca, iscritta in quell’occasione con il suo vero nome di Lobi’s Andrea, e ad agosto con Quarenero. La carriera di luglio si corse il 3 a causa di un acquazzone pomeridiano che rovinò il tufo, e fu una corsa tutta di testa per la Giraffa, in quanto le varie favorite si eliminarono strada facendo. Il Bufera, nella Tartuca su Votta Votta cadde al canape, il Drago con Trecciolino e Careca e la Chiocciola con Clemente e La Fanfara volarono a terra al secondo S. Martino, stessa sorte per Massimino nella Civetta su Quarnero al Casato, mentre il Nicchio, con il rientrante Vittorio e Cianchino non fu mai nel vivo della corsa. L’unico che provò fino alla fine ad insidiare la Giraffa fu l’Istrice con il giovane Pinturicchio su Re Artù. Per l’Assunta arrivò in Provenzano il forte Quarnero ed il suo spunto al terzo giro fu risolutore. La Torre con Votta Votta e Cianchino mantenne la testa per oltre due giri, mentre dietro si facevano sotto la Civetta con Re Artù ed Il Bufera, che cadde al secondo S. Martino, il Montone con il sorprendente Tuareg e Clemente e la Selva con La Fanfara e Massimino, mentre l’altra favorita, la Chiocciola, con Penna Bianca e Trecciolino, venne ostacolata dalla Tartuca che montava Bucefalo all’ultima sua apparizione in Paizza, in quanto dopo la carriera fu squalificato per 20 palii. Prima del terzo S. Martino il sorpasso decisivo e, mentre la Torre, nel disperato tentativo di rimonta, rovinava sul tufo all’ultimo Casato, capitan Fabio Caselli, indossando un cappotto, calava il bel drappellone di Borgianni ai contradaioli festanti.

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I CAPPOTTI DELLA CIVETTA

Messaggio  jabru il Ven Dic 16, 2016 8:19 pm

La Civetta detiene un importante primato nella storia del Palio: vincendo entrambe le carriere del 1761, la contrada del Castellare è stata la prima a realizzare un cappotto. Nel luglio di quell’anno la Civetta centrò la vittoria con il fantino Bechino sul sauro bruciato del Manganelli. Le cronache ci raccontano che quella carriera “riuscì alquanto divertente”, con tante contrade che si contesero la vittoria. La favorita era la Lupa che ebbe in sorte il forte baio del Ricci, montato da Luchino, e sicuramente avrebbe trionfato, se non fosse “stata chiappata da Ministro, fantino del Drago al terzo giro”. Passò così in testa la Civetta che ebbe la meglio, dopo una breve lotta, del Montone, il cui fantino cadde all’ultimo Casato. Delusa dall’esito del Palio di luglio, la Lupa organizzò, a seguito della rinuncia della Civetta, la ricorsa d’agosto, ma anche in questa occasione fu la contrada del Castellare ad imporsi. Di questa carriera non abbiamo la cronaca, sappiamo solo che si alternarono in testa varie contrade ed alla fine la spuntò la Civetta con il fantino Bastiancino. In questo Palio, per la prima volta furono assegnati i cavalli in Piazza del Campo, davanti alla porta di Biccherna anziché fuori Porta Camollia. Inoltre da segnalare la richiesta di partecipazione da parte della contrada della Quercia. Tale richiesta fu senz’altro clamorosa, in quanto questa contrada mai prima di allora aveva corso il Palio o partecipato a pubbliche manifestazioni, in quanto facente parte della Chiocciola. La Biccherna, in palese violazione del bando di Violante, ammise la Quercia, ma i Provveditori, a seguito delle numerose proteste giunte dalle altre contrade, la esclusero definitivamente dal sorteggio.

Il cappotto del 1761 non fu l’unico della Civetta, che si ripeté 17 anni dopo, nel 1778. La carriera di Provenzano fu vinta ancora da Bastiancino, campione della seconda metà del ‘700, che trovò la morte sul tufo dopo una rovinosa caduta il 16 agosto 1780. La corsa fu caratterizzata dalla lotta tra l’Oca, grande favorita, con Batticulo, ed il Drago con Nacche che, al terzo Casato trattenne il fantino di Fontebranda, consentendo così a Mattia Mancini detto Bastiancino di tagliare per primo il bandierino. Fu questa la prima carriera in cui i camerlenghi dei terzi extramoenia furono esonerati dall’obbligo di provvedere all’interramento della pista, compito assunto direttamente dalla Biccherna che acquistò pure “una macchina a forma di tinello per l’innaffiamento”. La Civetta, probabilmente per motivi economici, rinunciò ancora ad organizzare la ricorsa di agosto, che fu così effettuata grazie ai fondi di privati raccolti con pubblica questua. Ed anche in questa occasione la Civetta uscì vittoriosa, facendo così il secondo ed ultimo cappotto della sua storia. Protagonisti di quel successo furono il fantino Nacche, al secolo Luigi Sucini, e lo stornello del Cesti, che porterà ancora il Palio nella Civetta nel 1780. Nacche, Bricchino che correva nell’Onda e Batticulo, fantino della Tartuca, furono i protagonisti di quella corsa, alternandosi in testa, nerbandosi ripetutamente nei primi due giri. Al terzo giro Nacche guadagnò la testa, mantenendola fino al bandierino.

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I CAPPOTTI DELLA TARTUCA

Messaggio  jabru il Mer Dic 21, 2016 8:55 pm

Nel racconto di tutti i cappotti della storia, oggi è il turno di prendere in esame quelli realizzati dalla Tartuca.

Il primo cappotto tartuchino è datato 1886. Il Palio di luglio fu disputato il giorno 4 in quanto domenica. Fu una carriera con numerosi imprevisti, a partire dalla mossa. Un’esitazione del mossiere Valteroni causò una maxi caduta al canape che vide coinvolte ben 5 contrade. Ad avere la peggio fu Masino, fantino della Chiocciola, che si infortunò seriamente e fu condotto in ospedale. Ma alla contrada di San Marco fu data lo stesso la possibilità di correre, in quanto il suo cavallo fu fatto partire scosso e riuscì a guadagnare la terza posizione dietro a Leocorno ed Istrice. Quest’ultimo, con Farfallina montata da Boggione, mantenne la testa fino al terzo S. Martino quando Boggione, venuto a contatto con la Tartuca, cadde malamente sul tufo. La cavallina scossa proseguì la sua corsa, ma fu raggiunta e superata dalla Tartuca, che aveva avuto in sorte Carbonello, montato Antonio Salmoira detto Leggerino, all’ultimo Casato. Farfallina, montata stavolta da Pietrino, si rifece ad agosto, regalando il cappotto alla Tartuca. Al via valido, la grande favorita Onda con Prete e Masino, restò al canape compromettendo le possibilità di vittoria, poiché il fantino era sceso da cavallo vista l’irrequietezza del suo barbero che non voleva mantenere l’allineamento. Il Palio fu una questione a tre tra la Civetta, l’Oca e la Tartuca che approfittò delle nerbate tra le altre due contendenti ed andò a vincere la carriera in scioltezza.

Il secondo cappotto della contrada di Castelvecchio, che fu anche il primo del XX secolo, venne realizzato nel 1933. I cavalli scelti dai capitani per la carriera di luglio erano per lo più sconosciuti o modesti. Solo la tre volte vincitrice Lina dava qualche chance in più alla Selva, ma sperava pure la Lupa con Wally. Alla Tartuca era toccato il debuttante Folco, sauro di Attilio Furi, che non era considerato tra i favoriti, anche a causa dei grossi problemi di gestione che dette a Ganascia durante le prove. Ma una volta risolti tali inconvenienti, grazie anche alla grande competenza dell’allora barbaresco Umberto Piccioli, Folco dimostrò tutto il suo valore. Tatruca e Lupa si contesero la vittoria, e lo scambio furibondo di nerbate tra il giovane rampante Ganascia ed il vecchio Picino entusiasmò la Piazza. Il Meloni, all’ultimo Palio della sua ultra trentennale carriera non resse alle nerbate e cadde al secondo S. Martino, lasciando così via libera alla Tartuca. Ad agosto, la sorte portò nuovamente Folco nella stalla di Castelvecchio, e la monta di Ganascia fu automatica. Dai canapi scattò in testa il Montone con Melisenda e Smania, che restò primo per un intero giro, per poi cederla allo strapotere di Folco. Una volta in testa la Tartuca dovette resistere, quasi come in un replay del Palio di luglio, agli attacchi della Lupa con Ruello e Tripolino, ma anche questa volta la contrada di Vallerozzi dovette soccombere, e per la Tartuca fu apoteosi.

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I CAPPOTTI DI NICCHIO E BRUCO

Messaggio  jabru il Mar Gen 03, 2017 8:26 pm

Passando ad esaminare le contrade che hanno realizzato un solo cappotto, oggi ci occuperemo di Nicchio e Bruco. L’anno magico per la contrada di Via dei Pispini è stato il 1834 ed il protagonista assoluto del doppio trionfo fu il fantino Giovanni Brandini detto Pipistrello. A luglio Pipistrello condusse al successo il forte morello dello Iacomi, già vincitore nel ’33, e che il Brandini aveva già montato in entrambe le carriere dell’anno precedente, costituendo così un’accoppiata ben affiatata che dominò la corsa. Partì prima dai canapi l’Onda che fu ben presto superata dal Nicchio. A S. Martino andarono a dritto Bruco, Giraffa, Chiocciola e Tartuca, favorendo così l’Oca che passò in seconda posizione e che fu l’unica a provare ad insidiare la cavalcata trionfale del Nicchio, ma tutti i tentativi del Gobbo Saragiolo, fantino di Fontebranda, si infransero sotto i colpi di nerbo di Pipistrello. La carriera di agosto, corsa il 17 davanti al Granduca Leopoldo II fu, per usare un termine assai gradito ai cronisti del tempo, molto “garosa”, ed ebbe un finale convulso. Partì primo il Drago, il cui fantino Giacco cadde al primo S. Martino, dando così via libera alla Selva con Gobbo Saragiolo, all’Onda con Bonino ed all’Aquila con Campanino. Queste tre contrade, assieme agli scossi di Drago e Nicchio (Pipistrello era caduto dal baio scuro del Batazzi al secondo S. Martino), si contesero il successo. L’Onda guadagnò la testa al terzo giro, ma all’ultimo tuffo fu superata dallo scosso del Nicchio. Occorre ricordare che quando era presente il Granduca l’arrivo veniva spostato sotto la terrazza del Casin dei Nobili, e ciò creava, spesso e volentieri, delle vibranti contestazioni circa l’assegnazione della vittoria. Ed anche in quel caso gli ondaioli fecero sentire le loro proteste, reclamando il Palio e mettendo in dubbio la legittimità della vittoria dello scosso. In un clima di grossa tensione fu allora interpellato il Granduca che tolse ogni dubbio, sentenziando “Nicco scosso”. Il Nicchio è diventata così l’unica contrada ad aver fatto cappotto vincendo uno dei due Palii con il cavallo scosso.

Pochi anni dopo, nel 1842, fu il turno del Bruco, che compì l’impresa con lo stesso barbero, il morello del Riccucci, e lo stesso fantino, Figlio di Bonino. Nella carriera di luglio, corsa il 3 poiché domenica, si alternarono al comando diverse contrade: da prima la Torre con il cavallo favorito, il cui fantino, Gobbo Saragiolo, cadde al secondo giro, disarcionato dalle nerbate del fantino dell’Oca, Campanino, che prese così la testa, cedendola solo nell’ultimo giro al Bruco. In questo Palio accadde inoltre un episodio che provocò, a partire dall’anno successivo, una modifica nell’usanza di correre la prima prova subito dopo l’assegnazione dei cavalli. Il barbero dell’Onda non curvò alla prima curva di S. Martino ed andò a sbattere nello spigolo di una bottega, subendo conseguenze nefaste. La colpa dell’incidente, oltre alla mancanza dei materassi, ancora assenti a S. Martino, fu data alla difficoltà di reperire nell’immediato una monta idonea al cavallo appena assegnato. Fu così disposto che i cavalli venissero assegnati la mattina senza far prove fino al pomeriggio, per dar tempo alle contrade di “meglio prepararsi per correre”. Anche ad agosto il Palio fu rinviato a causa dell’acquazzone che si abbatté su Siena il 16, e che proseguì fino alla mattinata del 17. Le condizioni del tufo erano precarie e ciò condizionò lo svolgimento della corsa, definita da un cronista dell’epoca mediocre a causa delle tante cadute. Data la mossa partì prima la Civetta, con il morello del Bagnoli e Prete, che la mantenne per un giro e mezzo venendo superata prima dall’Onda e poi definitivamente dal Bruco che si involò così verso la seconda vittoria nel giro di pochi giorni.

Davide Donnini da OKSiena

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I CAPPOTTI DI DRAGO ED ONDA

Messaggio  jabru il Sab Gen 07, 2017 8:05 pm

Il nostro viaggio tra i cappotti delle contrade prosegue oggi con quelli di Drago ed Onda. La contrada di Camporegio ha realizzato l’en plein nel 1890; mattatore di quell’annata fu il fantino Francesco Ceppatelli detto Tabarre, vincitore di entrambe le carriere, montando a luglio Prete e ad agosto Farfallina. Quest’ultima nella carriera di Provenzano toccò in sorte alla Chiocciola, montata da Dante Tavanti detto il Citto, ed assieme al Drago ed alla Torre con il morello del Vanni ed Il Moro erano le grandi favorite di quel Palio. Dai canapi scattarono Istrice e Selva, ben presto superate dal Drago e dalla Torre che guadagnarono rispettivamente la prima e la seconda posizione, mantenendole fino al bandierino. La Chiocciola fu invece estromessa dalla corsa fin da subito, in quanto ostacolata a suon di nerbate dalla stessa Torre e da Bozzetto, fantino della Giraffa. Questi non gradivano infatti la vittoria della contrada di S. Marco, il cui fantino fu ritenuto reo di non aver stipulato alcun partito con gli altri. Chi invece i partiti li aveva fatti in modo assai pesante fu la Torre che tentò di comprare tutti i fantini. Solo Tabarre non abboccò alle lusinghe di Salicotto, preferendo la gloria personale ai quattrini. Durante la corsa, allora, un monturato torraiolo provò a fargliela pagare, lanciando, al passaggio dell’accoppiata dragaiola, un pesante scudo dell'armatura del duce, ma costui fallì miseramente la mira, andando a colpire alcuni spettatori in Piazza. Ad agosto invece, la corsa di Tabarre, sotto gli occhi di Emanuele Filiberto Duca di Aosta, fu più lineare, riuscendo a conquistare fin da subito la testa e mantenendola nonostante gli attacchi di Leggerino nel Leocorno e di Girolametto nell’Aquila. La carriera non fu esaltante come altre del periodo e ciò non sfuggì ad un critico cronista che non esitò a definirla “bruttissima, con poca gara e poche nerbate”. La mossa invece fu piuttosto convulsa: ci vollero infatti due tentativi andati a vuoto prima di quella valida. Nel primo ben sei contrade “appettarono” (batterono) nel canape, ma solo il Leocorno cadde; gli altri effettuarono un giro intero al galoppo, sebbene il mortaretto fosse scoppiato, e furono a stento fermati. Nel secondo si assistette invece alla caduta del fantino dell’Onda Beppino, che si infortunò seriamente e dovette essere condotto in ospedale. Al cavallo, uno dei migliori del lotto, fu data la via da scosso ma non figurò mai nelle posizioni di testa. Il Drago completava così uno storico tris consecutivo, avendo vinto anche la carriera del 18 agosto 1889, disputata con i cavalli scossi.

Per trovare il cappotto dell’Onda occorrere riavvolgere il nastro sino al 1779. Essendo carriere molto lontane nel tempo le notizie sono scarse. Per ciò che riguarda il Palio di luglio sappiamo che la mossa fu concitata e venne data due volte a causa dei disordini creati da Nicchio e Leocorno che avevano ritardato a presentarsi al canape. L’Onda si impose con il grande Mattio Mancini detto Bastiancino, che con le sue 15 vittorie è tutt’ora il fantino con più vittorie nella storia assieme al Gobbo Saragiolo. In quella carriera Bastiancino montava un cavallo di proprietà di Stefano Ticci. Ad agosto il Palio fu corso con i proventi raccolti dopo una questua tra la cittadinanza ma, sempre secondo le cronache, questo non riuscì bello, a causa dei partiti tra fantini che “influirono per togliere alla corsa quella gara che rende divertente lo spettacolo”. A riportare la vittoria fu Giuseppe Brecchi detto Brecchino, al suo primo successo in Piazza, il cui diminutivo è dimostrazione della sua giovane età. Secondo alcuni egli aveva un’età adolescenziale ( addirittura 15 o 16 anni); dai documenti anagrafici apprendiamo invece che Brecchino avesse allora 20 anni, essendo nato nel 1759. L’Onda sfruttò in quell’occasione anche un bell’aiuto della sorte, in quanto si racconta che la contrada bianco e celeste vinse il palio per essere entrato un sasso nel piede del cavallo del Bruco che era in testa.

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I CAPPOTTI DI VALDIMONTONE E CHIOCCIOLA

Messaggio  jabru il Mer Gen 18, 2017 9:21 pm

Sta per concludersi il nostro viaggio nella storia dei cappotti delle contrade ed oggi esamineremo da vicino quelli di Valdimontone e Chiocciola. Il cappotto della contrada di Via dei Servi risale al 1781, e come sempre accade per carriere così lontane nel tempo, le fonti giunte fino a noi sono scarse. Va anzitutto notato come il ‘700 fu un secolo ricco di vittorie per il Montone che conquistò ben 17 successi, compreso il famoso Palio corso a Lucca il 14 settembre 1756. Nel 1781, come detto, la contrada realizzò il cappotto, a luglio con lo storno del Cetti, cavallo fortissimo per l’epoca, che aveva vinto in precedenza per tre volte. Il barbero fu montato da Bernardino Carvellini detto Begnamino, il quale, dopo una lunga lotta, superò all’ultimo tuffo la Torre aggiudicandosi il Palio. Da sottolineare come Begnamino disputò quella carriera con il capo fasciato a causa di una caduta durante le prove. Ad agosto invece trionfarono il fantino Orazio Ronchi detto Grillo ed il cavallo del parroco Nepi. Durante i tre giri si assistette all’ennesima vendetta dei fantini nei confronti di Dorino che, partito primo con il giubbetto del Leocorno, fu raggiunto ed agguantato da Ciocio che correva nell’Aquila. Al terzo giro, Chiocciola e Tartuca, che si stavano nerbando sin dalla partenza, caddero, dando via libera al Montone che, partito ultimo, poté completare così la sua rimonta.

Il cappotto chiocciolino è datato 1850. Erano anni di grande tensioni sociali e politiche, a cavallo delle due guerre di Indipendenza, ed anche il Palio risentì di questo pesante clima. Tutte le feste popolari toscane furono in quell’anno soppresse. Il Palio invece si disputò, ma venne sottoposto ad una serie di misure restrittive, in quanto le autorità granducali vedevano la nostra festa come un contenitore di sovversivismo politico. A luglio, la presenza contemporanea sul Campo dell’Aquila, con la sua bandiera che ricordava quella imperiale, e dell’Oca tricolore, complicò ulteriormente le cose. Si sparsero infatti voci di intrighi per far vincere l’una o l’altra contrada, ma anche di tumulti all’ingresso in Piazza delle due comparse. Per evitare ciò fu inviata da Roma una guarnigione austriaca che, con fucili spianati, fu posta a presidiare il tratto tra il Casato e la mossa. La comparsa dell’Aquila entrò in Campo per seconda, ed alla sua apparizione si alternarono fischi ed applausi. L’Oca, che entrò per ultima fu invece accolta da un ovazione e dal lancio di mazzetti floreali. Contrariamente ai pronostici (o ai timori delle autorità), il Palio fu vinto dalla Chiocciola. L’Aquila non figurò, andando a dritto al primo S. Martino, l’Oca invece cadde quando era in lotta per la vittoria. La contrada di Fontebranda con il fantino Saltatore, l’Onda con Figlio di Bonino, la Chiocciola con Folaghino, la Pantera con Partino ed il Montone con Palloncino furono le protagoniste della corsa. La contrada di San Marco passò in testa all’ultimo S. Martino approfittando della contemporanea caduta di Oca e Pantera. Il Palio di agosto fu preceduto da voci ancor più preoccupanti: si temevano infatti congiure e complotti contro la guardia nazionale, nonché l’arrivo da tutta la Toscana di democratici per una sollevazione nei confronti del governo granducale. Così le autorità pensarono a provvedimenti restrittivi quali il divieto di presenza in Piazza, l’allontanamento o addirittura l’arresto dei più facinorosi. La città era sotto assedio con gendarmi granducali e militi austriaci pronti a sparare ad ogni minimo sentore di tumulto. Fortunatamente non accadde nulla di eclatante, ed il poco pubblico presente nell’occasione a Siena si godette un bello spettacolo. La mossa fu data due volte; un primo tentativo fu invalidato a causa della forzatura con conseguente caduta del fantino dell’Onda, il debuttante Bachicche, di appena 13 anni. Aquila, Lupa e Pantera partirono al galoppo credendo che la mossa fosse buona e furono fermati a stento dopo due giri. Al via valido scattò in testa proprio l’Onda che mantenne la prima posizione per due giri, venendo superata definitivamente dalla Chiocciola e poi anche dal Drago, che giunse secondo con Gobbo Saragiolo. Protagonisti di quella vittoria furono il cavallo baio del Cianchelli e, di nuovo Folaghino, al secolo Antonio Guaschi, che colse così il suo terzo successo sul tufo. Ma i chiocciolini, a causa delle misure di polizia imposte, non poterono godersi la gioia per il cappotto conquistato. Un cornista dell’epoca, malinconicamente, riportò come “alle 24 sembrava di essere in una città in stato di assedio anziché in mezzo a feste popolari”.

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MISCELLANEA PALIESCA DI INIZIO '900

Messaggio  jabru il Mar Gen 31, 2017 9:42 pm

Nel 1906 tali Giannetti e Bruttini, avanzarono al Prefetto una proposta bizzarra ed innovativa per l’epoca, assolutamente inconcepibile ai nostri giorni: installare un totalizzatore in Piazza per la carriera del 2 luglio. Il Prefetto interpellò la Giunta comunale che respinse categoricamente la proposta ritenendo che “il Palio per se stesso, per la sua natura e per la sua tradizione è causa di rivalità non lievi, quindi non è punto opportuno introdurre col totalizzatore un altro elemento di contrasto e lotta”. Oggi è l’articolo 8 del regolamento del Palio che vieta la promozione di lotterie o concorsi sulla nostra festa anche se, da qualche anno a questa parte, si riscontra la tendenza, certamente non apprezzata dai senesi, di certi siti di scommessa esteri, di esibire le quote nei giorni precedenti la carriera. Ma nella storia c’è addirittura chi andò oltre. Il 19 agosto 1910 Quirino Billand, concessionario delle attrazioni dell’Esposizione Internazionale che si sarebbe tenuta a Roma l’anno successivo, chiese l’autorizzazione di disputare un Palio con le contrade senesi nella Capitale in occasione del grande evento. Il Comune ovviamente diede risposta negativa, ma Billand non era uomo che si arrendeva facilmente, così offrì alla città di Siena una grossa contropartita in danaro sostenendo come “quantunque la bella Siena possa vantare la floridezza delle sue condizioni economiche, la mia offerta potrebbe arrecare alle classi disagiate non lievi benefici”. Ma anche in questo caso il rifiuto fu netto, allora partì alla carica la Società di mutua assistenza fra i senesi residenti a Roma che chiese a gran voce il “palio capitolino”, ma anche quest’ultima richiesta fu fermamente respinta. Il Magistrato delle Contrade volle però garantire la presenza di una rappresentanza contradaiola inviando i paggi maggiori delle contrade alla cerimonia di apertura del padiglione toscano.

Nei primi anni del ‘900, quando il masgalano era ancora lontano dall’essere introdotto, il corteo storico viveva un momento assai critico dal punto di vista dell’ordine e dell’eleganza. I figuranti non sempre si comportavano in modo ortodosso e vederli parlare con il pubblico o addirittura prendere da bere dai palchi era cosa abituale. Anche le sbandierate degli alfieri non erano omogenee, facendo risultare così il corteo scollegato e poco ordinato. Per porre un rimedio a tutto ciò, il Magistrato delle Contrade nel luglio 1911 stabilì che “gli alfieri delle contrade che prendono parte al corteo debbono mantenere portamento dinitosamente eretto e limitare il giuoco delle bandiere attorno al capo e al torso, proibendone l’abbassamento al di sotto della vita”.

Oggi, vestirsi con la montura della propria contrada per la passeggiata storica è privilegio di pochi ma soprattutto motivo di vanto e orgoglio da ricordare per tutta la vita. Una volta, “entrare in Piazza” era anche un modo per far quattrini in un periodo in cui i soldi non abbondavano certamente: il 19 giugno 1919 infatti, il Magistrato delle Contrrade creò un tariffario per i monturati. I compensi per i figuranti erano di 10 lire per il tamburino ed il primo alfiere, 8 lire per il duce, 2 lire per tutti i paggi. La domanda, come diceva tempo fa un noto conduttore televisivo, a questo punto nasce spontanea: ed al secondo alfiere?

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I POSTI AL CANAPE

Messaggio  jabru il Mar Gen 31, 2017 9:44 pm


L’articolo 85 dell’odierno regolamento per il Palio descrive con dovizia di particolari le modalità utilizzate per il sorteggio dei posti al canape per la carriera. Il “mezzo meccanico”, così lo chiama il regolamento, con cui ancor oggi si effettua tale sorteggio fu inventato dallo Sprugnoli nel 1950. Prima di allora le modalità per stabilire l’ingresso alla mossa cambiarono svariate volte. Prima del 1788 infatti, il posto al canape era stabilito dall’ordine con il quale venivano assegnati i cavalli la mattina della tratta, come risulta anche dall’articolo XV del regolamento del 1721 (“le contrade…dovranno stare alla mossa in quel luogo che gli toccherà in sorte il giorno in cui si distribuiranno i cavalli”). Così facendo però l’ordine risultava già noto a tutti tre giorni prima della carriera, consentendo alle contrade, ma soprattutto ai fantini, di poter pianificare al meglio i loro accordi e gli intrighi per far vincere quella contrada o per danneggiare il fantino sgradito. I seri incidenti accaduti nella mossa del 2 luglio 1788 indussero il Magistrato Civico a porre dei rimedi definitivi. Protagonista in negativo di quel Palio fu un fantino che numerose volte e abbiamo menzionato nei nostri scritti e cioè Isidoro Bianchini detto Dorino, passato alla storia sia per le sue 13 vittorie riportate, ma anche per le tante, atroci scorrettezze subite dai colleghi che non sopportavano né la sua egemonia né le sue abituali spacconate. Dorino, che correva nella Lupa con il miglior cavallo, si trovava accanto al canape a Marcaccio, fantino della Giraffa ed a Ciocio della Pantera i quali, disinteressandosi totalmente della vittoria, ebbero come unico fine quello di castigare il Bianchini, trattenendone il cavallo ed impedendogli così di prendere il via, favoriti anche dalla preventiva conoscenza dell’ordine alla mossa. La vicenda continuò anche a terra in quanto i tre furono pure autori di una violenta rissa sul tufo, venendo separati a stento dalla forza pubblica. Per impedire simili accadimenti, l’8 luglio fu emanato un editto in cui fu stabilito che, a partire dai palii successivi, i fantini avrebbero dovuto entrare al canape secondo l’ordine scaturito da un sorteggio da effettuarsi pochi minuti prima della corsa. Ma la nuova norma ebbe vita assai breve. Nel primo Palio in cui essa fu applicata, la mossa dovette essere data due volte a causa delle ripetute scorrettezze dei fantini. Nel primo tentativo infatti, Marcaccio che in quell’occasione vestiva il giubbetto della Tartuca, trattenne palesemente Biggeri, fantino della Torre, che rispose alla provocazione con una violenta nerbata. I giudici della mossa rispedirono indietro tutti i fantini e, volendo garantire la segretezza della mossa, effettuarono un ulteriore sorteggio, facendo inoltre accompagnare i fantini al canape da alcuni soldati. La nuova regola fu inoltre criticata aspramente anche dalle contrade, che espressero numerose perplessità sulla regolarità del sorteggio, chiedendo a gran voce di potervi assistere con alcuni rappresentanti. Meno di un anno dopo la sua entrata in vigore, l’innovativa norma fu abrogata “per motivo di insufficienza di tempo a compiere l’operazione necessaria”, come si legge nei documenti. Il 9 giugno 1789, il Magistrato Civico presieduto dal Gonfaloniere Bulgherini cambiò nuovamente le regloe, confermando il sorteggio per determinare i posti al canape da svolgersi la mattina del Palio alla sola presenza dei giudici della mossa, impedendo quindi la partecipazione delle contrade. L’esito del sorteggio doveva poi essere trascritto in alcune note da consegnarsi al Tenente di Piazza per la chiamata ed al capitano di ciascuna contrada al momento dell’ingresso della rispettiva comparsa nel Campo, in modo che i dirigenti potessero avvisare i fantini del posto loro assegnato.

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La mossa

Messaggio  jabru il Mar Feb 07, 2017 8:16 pm

L’800 fu un secolo di grandi innovazioni per ciò che riguarda la mossa che in quegli anni era divenuta ingestibile a causa delle sempre più crescenti intemperanze dei fantini. Il primo esperimento adottato fu quello datato 1834 ed inventato dal conte Bicchi Borghesi per far cadere il canape senza l’ausilio degli uomini. Il canape veniva teso mediante un argano a forma di stella, simile a quello attualmente utilizzato, ed agganciato ad un rudimentale verrocchio dentro il quale si trovava una molla che, una volta azionata, faceva cadere di colpo la grande fune e contemporaneamente un mantice dava aria ad una tromba il cui suono sanciva la validità della mossa. Il meccanismo, costato 475 lire fu però accantonato ben presto poiché ritenuto poco pratico. Come abbiamo anticipato all’inizio, la mossa era da tempo teatro delle più grosse sregolatezze da parte dei fantini, che spesso e volentieri davano luogo a polemiche, contestazioni e disordini tra contradaioli. Confusioni notevoli sorsero ad esempio il 16 agosto 1863. La prima mossa fu annullata a furor di popolo in quanto il Leocorno era rimasto fermo e l’Oca era caduta; il secondo tentativo vide invece 8 contrade rimanere ferme. Anche in questo caso le proteste della folla furono determinanti per l’invalidamento della partenza. Torre e Nicchio, le uniche due contrade che erano partite ritenendo valida la mossa, ritirarono i loro cavalli, ed a loro si unirono successivamente anche le altre contrade. Il giorno seguente il Comune si rifiutò di far ricorrere la carriera, sostenendo che le contrade avevano, volontariamente e contro ogni regola, abbandonato il Campo, ed il drappellone, riportato nel Palazzo comunale, fu ritrovato nel 1979 arrotolato negli archivi. Per limitare certi episodi furono escogitati vari rimedi tra i quali l’installazione di un cancello all’altezza del Casato, da chiudere al passaggio delle contrade e da riaprire una volta dato il via, in modo da delimitare lo spazio a disposizione per le contrade, ma tutti questi correttivi risultarono inefficaci. Occorre ricordare come in quel periodo la mossa veniva data in un modo particolare: cavalli e fantini venivano accompagnati dall’Entrone fino alla zona della mossa dove li aspettava il canape teso. Ad un cenno dei giudici della mossa il canape veniva calato e la corsa aveva inizio. Ma spesso i fantini anticipavano la volontà dei giudici, come nel luglio 1867, quando la mossa fu forzata con conseguenze gravi per alcuni fantini e letali per due cavalli. L’anno successivo, un’ennesima forzatura provocò la caduta di due fantini. Pietrino, che correva nell’Onda, partì da solo al galoppo compiendo i giri canonici, favorito anche dal fatto che il mortaretto non scoppiò. Gli ondaioli si riversarono in pista ed uscirono di Piazza festanti, ma senza il cencio, che fu consegnato loro solo dopo due giorni di forti discussioni con le autorità. Problemi ben più gravi si ebbero nel 1877. Nella prima mossa caddero nove fantini, nella seconda in cinque restarono fermi. L’Oca, ritenendo la partenza valida ed ignorando il mortaretto, che stavolta era stato veramente azionato, compì i tre giri. Gli ocaioli cominciarono a reclamare il Palio e, mentre le autorità decisero di invalidare la corsa e di far tornare al canape le contrade, il fantino di Fontebranda fu portato via da Piazza ed il cavallo condotto scosso alla mossa. Le polemiche non si placarono, e l’arrivo dell’oscurità provocò il rinvio della carriera, che il giorno seguente fu definitivamente annullata per motivi di ordine pubblico dietro ordine della Regia Prefettura, ed il drappellone non assegnato fu riutilizzato nel 1878 aggiungendo una I alla data in numeri romani. Il caos regnava quindi sovrano e urgevano correttivi immediati prima che la situazione diventasse insostenibile. In un primo momento fu deciso di togliere il canape, sostituendolo con un semplice nastro, ma così facendo le partenze false si moltiplicarono e le contestazioni non diminuirono, tant’è che nel 1879 i giudici della mossa, dopo due tentativi andati a vuoto, e di fronte alle crescenti scorrettezze dei fantini, furono costretti a far tendere il canape per dare una mossa accettabile. Dal luglio 1880 fu poi nominato un singolo mossiere al posto dei giudici della mossa, scelti tra i più esperti conoscitori di cavalli tra la nobiltà senese, e dal 1881 fu reintrodotto l’uso di un canape. Nel 1884 infine fu definitivamente adottato il meccanismo dei due canapi posti a circa otto metri di distanza l’uno dall’altro e con una apertura dalla parte dei palchi di un metro e mezzo per consentire l’entrata delle contrade. Tale sistema fu in origine criticato aspramente dalle dirigenze che ritenevano impossibile che i fantini potessero lanciare i cavalli da fermo, rendendo così la mossa fredda e togliendo vivacità alla corsa. Ma le rimostranze contradaiole furono ignorate e tale sistema è rimasto in vigore fino ai giorni nostri.

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2 LUGLIO 1919

Messaggio  jabru il Lun Feb 13, 2017 9:01 pm

Il Palio del 2 luglio 1919 fu il primo disputato dopo l’interruzione causata dallo scoppio della Grande Guerra. Il 24 maggio 1915 infatti l’Italia dichiarò l’entrata nel conflitto contro Germania ed Austria e, mentre nelle trincee si svolgevano violenti combattimenti, a Siena tutte le manifestazioni paliesche furono sospese. Quando, a fine giugno 1919, la Piazza del Campo tornò a vestirsi a festa dopo quattro lunghi anni, fu una gioia collettiva e per celebrare il trionfo nelle ostilità venne deciso di denominare quella carriera “Palio della Vittoria”. Per dare continuità agli eventi, fu stabilito di ripartire da dove si era momentaneamente terminato, facendo cioè correre di diritto quelle contrade che avrebbero dovuto partecipare al Palio di luglio 1915 (Selva, Chiocciola, Aquila, Valdimontone, Leocorno, Lupa, Giraffa). Il 4 giugno si tenne l’estrazione delle altre tre contrade e qui avvenne un episodio clamoroso, forse unico nella storia del Palio: Torre, Drago e Tatruca, le baciate dalla fortuna, furono tutte “tirate su” dai rispettivi rappresentanti presenti in Comune e precedentemente estratti per compiere l’operazione (la Torre si auto erstrasse, il capitano del Drago sorteggiò la Tartuca e viceversa).

La tratta del 29 favorì la Chiocciola con Scodata che fu affidata a Picino, l’Aquila con il forte cavallo del cambi e Nappa e la Torre con Stellina e Randellone. Ma nessuna di queste tre riuscì a conquistare il bel drappellone dipinto da Aldo Piantini raffigurante una maestosa Pace Vittoriosa che abbassa la spada ed alza al cielo un ramoscello d’olivo, il tutto sotto gli occhi della Vergine di Provenzano. A quell’epoca i rancori personali tra fantini erano all’ordine del giorno, ed anche tra Nappa e Picino non correva buon sangue, forse a causa di questioni di donne. Il fantino dell’Aquila allora decise di vendicarsi in corsa sul rivale d’amore, accordandosi con Randellone per favorire la vittoria della Torre. Chiocciola ed Aquila partirono appaiate e così rimasero fino al Casato dove Nappa provò a mettere in opera il suo piano, buttare giù il Meloni per dare così via libera alla contrada di Salicotto. Ma Randellone non approfittò della situazione e rimase, suo malgrado, coinvolto nella caduta, finendo a terra assieme agli altri due contendenti. Al terzo giro, dopo che si erano alternate in testa Selva e Lupa, passò definitivamente il Leocorno con il fantino Ottorino Luschi detto Cispa e la debuttante Giacca che resistettero a tutti gli attacchi della Tartuca, protagonista di una bella quanto inutile rimonta.

Questo Palio vide anche l’introduzione di una novità nel cerimoniale: per salutare ed omaggiare i soldati reduci dalle operazioni militari che furono ospitati in un apposito palco, il Comune, su proposta di Augusto Pacini, fece compiere agli alfieri delle diciassette contrade, disposti lungo la spianata, una sbandierata collettiva, chiamata "sbandierata della Vittoria", al termine del corteo storico. Tale sbandierata fu ripetuta pure ad agosto e poi introdotta definitivamente nel rituale, risultando ancora oggi l’ultimo atto della passeggiata storica prima del tanto atteso momento dell’uscita dei cavalli dall’Entrone.

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2 LUGLIO 1936

Messaggio  jabru il Lun Feb 20, 2017 8:08 pm

Il Palio del 2 luglio 1936 fu il primo disputato dopo la conquista di Addis Abeba, avvenuta il 5 maggio di quello stesso anno, e dopo la proclamazione dell’impero fatta da Mussolini il 9 maggio. Per festeggiare degnamente l’evento, il Podestà Bargagli Petrucci, in accordo con il Magistrato delle Contrade, dispose che le carriere di luglio e di agosto sarebbero state denominate rispettivamente I e II Palio dell’Impero, e che nei drappelloni venissero raffigurati elementi celebrativi di tale conquista. Nel Palio di luglio furono fatte anche diverse ed importanti innovazioni nel corteo storico e nel cerimoniale della tratta. Nella passeggiata storica furono introdotte nuove figure che portavano ad oltre 500 il numero delle comparse che sfilavano nel Campo. Tra di esse i Vessilliferi della Mercanzia, i Magistrati del Tribunale della Mercanzia, i Vessilliferi delle 8 arti maggiori e i rappresentanti delle Corporazioni delle Arti di ciascuna contrada. Venne inoltre aumentato il numero degli armigeri di Palazzo di scorta al Carroccio (da 18 a 30), preceduti dal Capo degli armigeri e da due tamburini. Per ciò che riguarda l’assegnazione dei cavalli, su proposta di Virgilio Grassi, fu deciso di effettuarla, per la prima volta dopo quasi 200 anni, all’esterno, su di un palco appositamente eretto di fronte a Palazzo Pubblico. Dalla fine del ‘700 infatti, la cerimonia di assegnazione si svolgeva all’interno dell’Entrone, alla sola presenza dei capitani e dei barbareschi. I contradaioli ne rimanevano fuori e conoscevano l’esito del sorteggio solo quando il barbaresco usciva con il barbero assegnatogli. La novità fu assai gradita dal popolo senese, tant’è che il Podestà stabilì che tale innovazione dovesse divenire consuetudine nelle carriere future.

La sorte in quell’occasione favorì l’Oca con Folco e la Giraffa con Ruello. La contrada di Fontebrtanda si affidò all’esperto Pietrino, quella di Provenzano scelse il modesto Umberto Baldini detto Bovino. Vincitore al debutto nel Nicchio nel 1927, Bovino era stato diverso tempo assente dalla Piazza in quanto spedito a combattere in Africa. Al suo ritorno ebbe una delusione d’amore che lo gettò nello sconforto e ben presto divenne dedito all’alcool. La scarsa reputazione che in città si aveva per il Baldini fece sì che la vittoria dell’Oca fosse considerata, anche dagli stessi ocaioli, poco più che una formalità. Ma la sera del 2 luglio le cose andarono diversamente. Davanti agli occhi attenti del Re Imperatore Vittorio Emanuele III, presenza abituale al Palio, accompagnato per l’occasione dalla figlia Giovanna e dalle Granduchesse di Romanoff, le contrade furono chiamate nel seguente ordine: Giraffa (Ruello e Bovino), Leocorno (Norina e Bubbolo), Pantera (Dina e Sgonfio), Onda (Pina e Ganascia), Selva (Masina e Smania), Oca (Folco e Pietrino), Bruco (Pippo e Smeriglio), Montone (Rosetta ed Il Biondo), Drago (Aquilino e Tripolino), di rincorsa la Chiocciola (Melisenda e Boccaccia). A causa dell’intemperanza dei cavalli la mossa fu ripetuta tre volte. Al via valido partì in testa la Pantera, seguita da Chiocciola e Selva, mentre il Leocorno cadde subito. Al Casato, dopo aver rimontato diverse posizioni, passò in testa la Giraffa mentre, nelle retrovie, Pietrino dopo una partenza infelice e sfruttando le doti di gran galoppatore di Folco, guadagnava posizioni fino al terzo posto, ma il terreno perso in partenza era troppo e la Giraffa era ormai lontana. Tra lo stupore di tutti, lo scarso Bovino aveva vinto il Palio dell’Impero, nonostante la sua monta non fosse stata impeccabile. Si narra infatti che avesse corso vistosamente ubriaco, con lo zucchino completamente calato sugli occhi ed avesse concluso i tre giri senza il nerbo, ma grazie alla forza di Folco riusc comunque a trionfare. L’anno successivo il Sovrano fu nuovamente presente al Palio ed appose la sua firma autografa sul drappellone di Aldo Marzi mentre nel 1940, quando il Palio era già fermo per gli eventi bellici, il Re, con apposito decreto, diede facoltà alla contrada di utilizzare un emblema così descritto: “di rosso al trofeo cimato da un’aquila dal volo abbassato sormontante due medaglioni posti uno sopra l’altro circondati: il primo da corona di quercia; il secondo da corona d’alloro, il tutto d’oro, caricati l’uno della corona imperiale, e l’altro dal fascio littorio addestrato dalla leggendo in nero A – XV – IMP - I – I. Lo scudo sarà di forma appuntata”.

Da quel momento la Giraffa assumerà l’appellativo di Contrada Imperiale.

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16 AGOSTO 1936

Messaggio  jabru il Lun Feb 27, 2017 8:19 pm

Gli anni 30 del ‘900 furono caratterizzati dal dominio quasi assoluto di due miti della Piazza che rispondevano ai nomi di Folco e Ruello, autori di successi a ripetizione. Nell’agosto 1936 però, i due grandi mattatori dell’epoca rimasero a secco e dovettero inchinarsi di fronte ad un cavallo che aveva già corso 6 carriere, due delle quali con il nome Berlino, ritenuto dagli esperti veloce e preciso, ma decisamente inferiore rispetto a Folco e Ruello, vale a dire Aquilino. Di proprietà di Guido Rocchi, capitano 5 volte vittorioso del Nicchio, Aquilino andò in sorte al Drago, nella cui stalla era già capitato nel luglio precedente, disputando un buon Palio ma senza cogliere il successo. E anche ad agosto, così come accadde a Provenzano, la dirigenza del Drago scelse Tripoli Torrini detto Tripolino come fantino. Grandi favorite dopo la tratta risultarono il Nicchio con Folco ed Amaranto Urbani detto Boccaccia, sfortunato fantino che non ha mai vinto il Palio, e la Pantera con Ruello e Corrado Meloni detto Meloncino, figlio del mitico Picino. Le altre partecipanti furono la Lupa con Masina e Donatino, il Bruco con Caterina e Porcino, il Montone con Melisenda e Bubbolino, la Giraffa con Valerio e Bovino, la Torre con Bengodi e Smania, l’Aquila con Rondello e Ganascia e la Chiocciola con Pino ed Il Biondo.

Per la carriera dell’Assunta, denominata II Palio dell’Impero, fu invitato a Siena il Maresciallo Pietro Badoglio, eroe della guerra d’Etiopia e Duca di Addis Abeba, che giunse in città nella serata del 15 agosto accolto con tutti gli onori del caso. Nella mattina del 16, durante una cerimonia in Comune, fu insignito della cittadinanza onoraria e fu inoltre nominato protettore onorario di tutte e 17 le contrade. Il Podestà Bargagli Petrucci invitò inoltre il Maresciallo ad apporre la propria firma sul drappellone dipinto da Dino Rofi, a perenne testimonianza della sua presenza al Palio. La sera del 16 Badoglio assistette, con tutta la famiglia, alla carriera dal balcone del Circolo degli Uniti, acclamato dalla numeroso folla presente in Piazza.
La corsa, contrariamente ad ogni pronostico, fu dominata sin dall’inizio dal Drago che prese subito la testa, mantenendola fino al baniderino. Solo il Montone provò invano a raggiungere Aquilino, mentre le due favorite non furono mai nel vivo della corsa: la Pantera partì male, il Meloni fu ostacolato dall’Arzilli nella Chiocciola e poi da ganascia nell’Aquila, per terminare infine la sua corsa sul tufo. Il Nicchio invece restò sempre nelle retrovie concludendo la carriera al terzo posto per la delusione massima del suo capitano che si, aveva visto trionfare il proprio cavallo, ma che non riuscì nell’impresa di eguagliare il record di vittorie appartenente ad Emanuello Pannocchieschi D’Elci, capitano dell’Oca tra il 1897 ed il 1919 e 6 volte vincitore sul Campo. Nel dopo corsa il Podestà accompagnò Badoglio nel Drago dove fu ospitato dalla dirigenza e dal Seggio, ed una volta venuto a sapere quanto inaspettata e sorprendente fosse stata la vittoria, pare che rispose con queste parole: “le vittorie conseguite per sorpresa sono le più brillanti e le più gradite”. Difficile dargli torto….

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9 MAGGIO 1938

Messaggio  jabru il Ven Mar 03, 2017 8:18 pm


Oggi ci occuperemo di uno degli episodi meno felici della storia della nostra festa e delle contrade, vale a dire l’omaggio fatto dalle 17 consorelle ad Hitler e Mussolini a Firenze il 9 maggio 1938. Quel giorno di inizio maggio, data importante per l’Italia fascista (correva infatti il secondo anniversario della proclamazione dell’Impero), il cancelliere tedesco raggiunse il capoluogo toscano, nell’ultima tappa, da lui considerata l’Höepunkt (punto più alto), del suo viaggio italiano, e per festeggiare trionfalmente l’evento, fu affidata all’apposita commissione presieduta da Gian Galeazzo Ciano, allora ministro degli esteri, l’organizzazione nei minimi dettagli della giornata. Su proposta di Alessandro Pavolini, importante personalità fascista fiorentina, che diventerà in seguito ministro per la cultura popolare, ed ottimo conoscitore delle passioni di Hitler per le rievocazioni medievali, fu deciso di mettere in scena uno spettacolo dei figuranti di tutti i giochi toscani (Calcio Storico fiorentino, Giostra del Saracino di Arezzo, Gioco del Ponte di Pisa ed appunto il nostro Palio) presso il Giardino di Boboli, con lo scopo principale di mostrare agli occhi del dittatore germanico l’aspetto guerriero dei toscani ma anche la massima penetrabilità del fascismo nel tessuto sociale. Il Magistrato delle Contrade pose fine ad ogni polemica che sorse a Siena sull’opportunità di inviare una nostra delegazione (polemica che fu solo “campanilistica” e senza nessuna connotazione politica, in quanto per i senesi era inconcepibile andare a sbandierare a Firenze), deliberando la partecipazione “perché tale è la volontà del Duce…. e di sentirsi onorati della considerazione”. Ciò probabilmente anche come forma di ringraziamento per la decisone presa da Mussolini nel 1935 di riconoscere l’esclusività della denominazione Palio alla festa di Siena. In quegli anni infatti rividero la vita numerose manifestazioni da tempo cadute in disuso, alcune delle quali acquisirono proprio il nome” Palio”. La cosa non piacque affatto ai senesi che, su proposta del Podestà presentarono al Duce, estimatore della nostra festa pur non avendola mai vista dal vivo, nonché conoscitore dello spirito fascista che animava la città e le contrade (grande era infatti l’ingerenza del partito all’interno delle consorelle), un memoriale che fu accolto da Mussolini che con apposita ordinanza dispose l’unicità della denominazione Palio alla corsa senese.

Ritornando al racconto dei preparativi della giornata fiorentina, in un primo momento fu chiesta la presenza di tutto il corteo storico, successivamente si preferì optare per 11 figuranti per ciascuna contrada, soprallassi e barbareschi con cavalli compresi, oltre alla rappresentanza comunale composta dai mazzieri, dalle chiarine, dal vessillifero con la Balzana e dai gonfalonieri dei Terzi, per un totale di 218 elementi. Pavolini promise un cospicuo rimborso per le spese e per la cura dei costumi, a patto che i senesi provvedessero ad un’accurata selezione delle comparse, che dovevano essere di comprovata fede fascista, in modo da escludere ogni tipo di manifestazione di dissenso.

Alle 5.30 del mattino del 9 maggio la delegazione senese partì verso Firenze. Una circolare del Magistrato indicò tutti gli obblighi ed i divieti per i figuranti: fu consentito ad ogni partecipante di portare la colazione, con esclusione di fiaschi di vino o liquori, essendo ammesso solo ¼ di vino per ciascun figurante. Ogni trasgressione sarebbe stata punita ed i disobbedienti sarebbero stati subito consegnati agli agenti presenti lungo il percorso.

Alle 14.30 era già tutto pronto ed i monturati senesi furono sistemati in una posizione privilegiata, quasi come per sancire la superiorità del Palio sugli altri giochi. I due dittatori arrivarono con più di due ore di ritardo, ed al loro passaggio i tamburini cominciarono a rullare a vittoria e gli alfieri spiegarono le loro bandiere accompagnati dagli squilli delle chiarine, mentre i paggi alzavano le loro lance ed i duci le spade in segno di saluto. Vennero effettuate ben due sbandierate davanti agli occhi del Führer e del Duce che osservavano attenti dalla loro auto scoperta. Terminata l’esibizione il Maestro di Campo, che per l’occasione era Fernando Giannelli, priore del Montone, rese gli omaggi della città ad Hitler. Nei giorni successivi il segretario federale inviò al Rettore del Magistrato delle Contrade i ringraziamenti per l’encomiabile comportamento tenuto dalle comparse. Ma fu veramente così? Si narra che un piccolo atto di insubordinazione probabilmente fu compiuto ad opera dell’alfiere della Torre Enrico Rocchigiani che si rifiutò omaggiare i dittatori con l’alzata. Ciò non è provato da nessun documento, ma la punizione della sospensione a tempo indeterminato dalla carica di alfiere inflitta al Rocchigiani nel Seggio della contrada di Salicotto del 16 maggio per indisciplina, appare significativa sul comportamento da lui effettivamente tenuto.

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LE CARRIERE ALLA ROMANA

Messaggio  jabru il Lun Mar 20, 2017 9:21 pm

Nei primi anni ’70 del 1800 fu fondata a Siena la Società delle Feste che aveva tra i suoi compiti quello di organizzare nell’occasione delle festività dell’Assunta degli spettacoli paralleli alla tradizionale corsa del Palio, al fine di richiamare in città un maggior numero di “forestieri”. Furono così ripristinate, anche se per pochi anni le carriere alla lunga, si disputarono addirittura, con scarso successo, le corse al trotto in Piazza d’Armi, ma la novità che suscitò, almeno inizialmente, maggiore interesse fu quella relativa alle carriere alla romana, che consistevano nel far correre 9 contrade (divenute successivamente 12) precedentemente sorteggiate tra quelle che avevano dato il consenso a partecipare, in 3 batterie, le cui vincitrici disputavano successivamente la finale, mentre le altre si sfidavano in una corsa di consolazione. La vincitrice della finale si aggiudicava un drappellone ed una somma di denaro, che spettava pure alla contrada vittoriosa della consolazione. Dal 1874 al 1901 furono organizzate 7 carriere alla romana, la prima delle quali fu corsa nel piazzale interno della Fortezza, poiché si temeva che questa nuova formula potesse essere vista come una sorta di “offesa” al Palio vero. Come nel Palio “vero” i cavalli venivano assegnati per sorteggio ed i fantini scelti dalle contrade, ma rispetto alla tradizione non si disputavano le prove e non si svolgeva nemmeno il corteo storico precedente la corsa. La prima edizione fu vinta dall’Oca con il fantino Girocche che si aggiudicò così il cencio raffigurante lo stemma della Società delle Feste (una Lupa romana con uno dei gemelli che reca una banderuola con scritto “la spiego allorché la mia gente fa festa”), ma priva di immagini religiose. Il gran successo della carriera spinse gli organizzatori a ripetere l’iniziativa, chiedendo però al Comune l’utilizzo della Piazza del Campo in quanto la Fortezza non era idonea ad ospitare tale evento. L’autorizzazione fu concessa ed il 17 agosto 1875 trionfò nel Campo il Nicchio, ancora con il fantino Girocche, mentre la consolazione fu vinta dalla Giraffa con Barbone. Il terzo Palio alla romana è datato 1876 ed in questo caso riportò la vittoria la Lupa con Leggerino, che batté in finale Istrice e Onda, mentre la Selva con Nula si aggiudicò la consolazione. L’entusiasmo originario nei confronti di questo nuovo tipo di corsa si spense ben presto e per trovare un'altra corsa alla romana occorre andare al 1890, quando vinse l’Oca con il cavallo Carbonello ed il fantino Pirrino. Buriano per il Leocorno giunse primo nella consolazione. L’anno successivo ancora Fontebranda in trionfo, stavolta con Tabarre su Farfallina. Più spettacolare fu la consolazione che vide primeggiare Pirrino nella Civetta dopo una lunga lotta a suon di nerbate con Fiammifero nella Giraffa. Da segnalare come questa fu la prima corsa alla romana con 12 contrade partecipanti. Il sesto Palio alla romana fu organizzato il 18 agosto 1894 per festeggiare la riapertura al culto della Basilica di S. Francesco, ed ebbe un esito tumultuoso. Andarono in finale Bruco, Oca e Lupa. L’Oca condusse per tre giri, venendo poi raggiunta dalla Lupa il cui fantino Scansino cadde all’ultimo S. Martino. Passò nuovamente in testa l’Oca, ma per tenere sotto nerbo lo scosso questa perse velocità e fu beffata proprio sul bandierino dal Bruco con Fiammifero su Belfortina, come testimonia il disegno riportato nella foto in alto. Il dopo corsa fu incandescente con tutti e tre i popoli che reclamavano il cencio che fu consegnato ai brucaioli solo dopo la disputa della consolazione, vinta dal Nicchio con Massimino I. Ma le polemiche non si placarono subito ed i contradaioli del Bruco dovettero addirittura essere scortati dai carabinieri fino al rione. Lo schieramento di forza pubblica come scorta dei vincitori non impedì però ad un ocaiolo inferocito di afferrare il drappellone, staccarlo dall’asta e lacerarne un lembo. La settima ed ultima carriera alla romana fu corsa il 18 agosto 1901 e si concluse senza un vincitore. La prima batteria vide la vittoria del Montone con Bozzetto, la seconda della Lupa con Massimino I, la terza dell’Oca con Pallino. Da notare come la seconda batteria fu disputata solo da due contrade in quanto durante una mossa falsa il fantino dell’Istrice Momo cadde, infortunandosi seriamente, e la stessa sorte toccò a quello della Giraffa Gaggia che volò addosso ad un palco nel tentativo di richiamare il proprio barbero. Quando Oca, Montone e Lupa furono alla mossa per la finale accadde l’episodio saliente della carriera. Il mossiere Leonildo Fabbrini, diede il segnale del via con la bandiera ma incredibilmente si dimenticò di sganciare il canape, provocando la caduta di Massimino e di Bozzetto che rimasero feriti a terra. Ciò scatenò l’ira dei contradaioli nei confronti del mossiere, ritenuto reo di favorire la contrada di Fontebranda. La folla cominciò così a sfilare gli stecconati e ad invadere la pista in segno di protesta. La corsa fu così definitivamente annullata e fu deciso di non riproporla più negli anni a seguire. Successivamente il Comune riconobbe la validità delle vittorie riportate in tali corse che sarebbero dovute quindi rientrare negli elenchi ufficiali delle vittorie. Non furono conteggiate invece le corse di consolazione e neppure la carriera del 1874 in quanto disputata in un luogo diverso rispetto al Campo.

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30 MARZO 1819

Messaggio  jabru il Ven Mar 31, 2017 7:03 pm

gli inizi del 1819 l’Imperatore d’Austria Francesco II arrivò in Italia per incontrare il Papa, facendo una breve sosta a Firenze. Il Granduca di Toscana, fratello dell’Imperatore, chiese alle autorità senesi di organizzare un Palio straordinario in onore del regnante austriaco, e la carriera fu disputata il 30 marzo 1819. Francesco II, accompagnato dall’intera famiglia imperiale compresa la figlia Maria Luisa, moglie di Napoleone, dal primo ministro Metternich, dal Granduca di Toscana e da uno stuolo di dame e ciambellani, giunse a Siena la sera del 29 ed assistette alla carriera dalla terrazza del Casin dei Nobili. La corsa, come al solito era preceduta dal corteo che aveva come tema “il trionfo della Pace, frutto della Vittoria”, e che era aperto da una banda di trombetti e tamburini vestiti alla greca, seguiti dalle comparse di ciascuna contrada, composte da 15 figuranti anch’essi vestiti alla greca. Veniva poi il carro della Chiocciola rappresentante la Vittoria che precedeva i dieci fantini sui soprallassi ed i dieci barberi condotti dai rispettivi barbareschi. Una banda militare anticipava la sfilata del carro della Tartuca raffigurante l’Arbia, dietro il quale venivano le bighe delle altre contrade partecipanti che sfilavano a due a due secondo questo ordine: Onda, la cui biga rappresentava l’agricoltura, e Civetta (il commercio), Drago (l’abbondanza) e Torre, Istrice e Leocorno (Giasone), Bruco (Urania) e Giraffa. Concludevano il magnifico corteo il carro della Pace, in cima del quale si vedeva la statua della Fama con la tromba, e lateralmente i busti dell'imperatore e del Granduca, su quale era issato il drappellone nel con sopra dipinto l’emblema dei Lorena, ed una banda in divisa. Terminata la sfilata si tenne la corsa che, secondo le cronache, non risultò affatto “garosa”. Partì prima la Chiocciola con il fantino Belgrado che fu raggiunta e superata all’altezza del Casato dal Drago, il cui fantino Botto cadde però al successivo San Martino lasciando via libera alla Civetta con il morello del Chiarini montato da Caino che vinse così la carriera, decisamente apprezzata da parte dell’imperatore che non esitò a definirla “festa magistrale”. Infine una curiosità: l’organizzazione dello straordinario avvenne in così poco tempo che non fu possibile ai proprietari di cavalli portare i loro barberi in Piazza per la tratta, così il comune dovette reperirli tra quelli dei vetturini della città.

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GLI STRAORDINARI DI APRILE

Messaggio  jabru il Mar Apr 25, 2017 6:34 pm

Oggi andremo ad analizzare le carriere disputate nel mese di aprile. La prima di cui abbiamo notizia certa risale al 1739 e corsa il giorno 2 in occasione della venuta a Siena del Granduca Francesco II. Il prezioso drappellone di 28 braccia di velluto verde messo in palio fu vinto dal Bruco con il fantino Antonio Crognolini detto Pettinaio al suo sesto successo sul Campo. Il 17 aprile 1791, domenica delle Palme, fu corso uno straordinario in onore del Re di Napoli Ferdinando IV che era giunto in città assieme al neo Granduca toscano Ferdinando III. La carriera fu organizzata in tempi assai ristretti, ma le contrade riuscirono comunque ad organizzare un corteo all’altezza della situazione, sfruttando anche il contributo di 10 scudi elargito loro dalla comunità civica. Solo 6 contrade costruirono un carro trionfale: l’Oca (Venere con il pomo ricevuto da Paride), la Pantera (Bacco trionfante), il Nicchio (Ulisse e le sirene), il Montone (il sacrificio dei tebani a Giove), la Torre (dei mori che cacciavano un elefante) e la Chiocciola che propose un carro con una gigantesca chiocciola. Le altre contrade presentarono una comparsa a piedi. La carriera che seguì il corteo fu poi vinta dal Nicchio con il fantino Luigi Sucini detto Nacche. Nel 1860, l’arrivo in città del Re Gentiluomo Vittorio Emanuele II fu l’occasione idonea per correre un Palio, inizialmente programmato per il 26 ma corso il giorno successivo a causa del maltempo, che condizionò anche tutti gli altri festeggiamenti per la venuta del sovrano tra i quali la grande illuminazione della Piazza. La carriera fu disputata alle 8.30 del mattino per consentire al re, che doveva ripartire in treno alle 10.30, di assistervi. La corsa fu brutta con la caduta di molti fantini a causa della pista in pessime condizioni; uscì alla fine vincitore Giuseppe Buoni detto Bonino che correva per l’Onda e che ricevette il premio di 200 lire offerto dal sovrano al fantino vittorioso. La contrada di Malborghetto fece poi scrivere nel drappellone il seguente ricordo: “il glorioso nostro re Vittorio Emanuele II onorando della sua presenza la città di Siena ­- il municipio lieto di tal fausta circostanza dette lo splendidissimo spettacolo della corsa dei cavalli nella Piazza del Campo – la Contrada dell’Onda capitanata dal Nob. Sig. Gaetano Lodoli ebbe l’onore di riportare la vittoria col fantino Giuseppe Buoni”.
Nel 1904 re Vittorio Emanuele III assistette alla carriera del 17 aprile corsa per celebrare l’apertura della grande mostra dell’antica arte senese. Nell’occasione molte contrade rinnovarono i costumi del corteo, mentre i comune fece aggiungere un ulteriore carro alla passeggiata storica rappresentante l’allegoria del buon governo del Lorenzetti. Il Palio fu vinto dal Leocorno con Primetta e Picino ma sotto questa vittoria si nasconde un retroscena particolare. Un mangino della Chiocciola, non volendo la vittoria dell’Oca, favorita dalla tratta, mise in giro la falsa voce che il re avrebbe omaggiato il fantino vittorioso con ben 2000 lire, una cifra incredibile per l’epoca. Il Meloni abboccò all’inganno e vinse il Palio dominandolo per tutti e tre i giri, ma alla fine ottenne solo la modica cifra a vincere che gli aveva promosso il Leocorno e la semplice ammirazione del sovrano.

Alcuni autori danno inoltre notizia di uno straordinario corso il 27 aprile 1655 per la salita al soglio pontificio di Fabio Chigi (Alessandro VII), ma su questa carriera i pareri non sono unanimi: secondo una fonte “il 25 era tutto pronto per correre il Palio ma la pioggia costrinse a rimandare l’evento e per consolare il pubblico le due Lupe della fontana gettarono vino”. La carriera fu corsa poi il 27 e vinta dalla Giraffa. Ipotesi questa contestata da altri autori, secondo i quali si tennero altri tipi di festeggiamenti come corse alla lunga o cacce ai tori senza il coinvolgimento diretto delle contrade.

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GLI STRAORDINARI DI MAGGIO

Messaggio  jabru il Gio Giu 01, 2017 5:06 pm

Oggi andremo a scoprire quali e quanti straordinari si sono corsi a maggio nella storia del Palio. Le prime carriere di cui si ha notizia risalgono alla metà del ‘600, quando era governatore di Siena il principe Mattias dei Medici. Mattias, terzogenito maschio di Cosimo II e Maddalena d’Austria, assunse tale carica nel 1629. Dopo lunghi anni di assenza dalla città per poter stare a fianco dell’imperatore d’Austria nella Guerra dei Trent’anni, riprese il suo ufficio nel 1641 e proprio in quell’anno decise di organizzare un Palio per il compleanno di suo fratello. Lo spettacolo piacque assai al governatore che volle riproporlo due anni dopo, stavolta in occasione del suo dies natalis, il 7 ( o secondo alcuni autori il 9) di maggio, che fu vinto dall’Onda. Altri Palii disputati per il compleanno del principe Mattias li ritroviamo nel 1645, nel 1647 e nel 1650. Il 1° maggio 1722, su richiesta di Violante di Baviera che ne sostenne per intero le spese, fu corso un Palio per la venuta in città dei fratelli della governatrice, i principi Carlo Alberto, Ferdinando Maria e Giovanni Teodoro che venne conquistato dalla Tartuca con il fantino Cerrino. Particolarità di quel Palio fu che tutte le contrade vennero estratte a sorte (da ricordare come dall’anno precedente era in vigore il Bando che all’articolo 13 prevedeva la limitazione a 10 delle partecipanti) mentre le 7 escluse furono ammesse di diritto a correre la successiva carriera di luglio. Nel 1766 salì sul trono del Granducato toscano Pietro Leopoldo, ed in occasione della sua venuta in città si corse uno straordinario datato 14 maggio. Per la solenne occasione, la Piazza fu abbellita con un porticato lungo i palazzi che serviva a sostenere i palchi e con altre strutture funzionali ad eventi collaterali alla corsa delle contrade. Dopo uno splendido corteo si disputò la carriera che vide uscire vittoriosa la Torre con il mitico Bastiancino. Per quel Palio fu inoltre deciso che tutti i capitani di contrada dovessero provenire dal ceto nobiliare. Quello dell’Onda, non essendo nobile, fu subito sostituito.

Nel 1809 l’arrivo in città della nuova governatrice della Toscana Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, fu festeggiata con la disputa di un Palio. Si racconta che la granduchessa si fece attendere: il suo arrivo era inizialmente previsto per il giorno 8 maggio, ed in quella data autorità cittadine e contradaiole si recarono a Porta Camollia per omaggiarla, ma a sera della nuova regnante nemmeno l’ombra. Stessa cosa accadde il giorno 10. Finalmente Elisa giunse in città il 14, il giorno del Palio e fu accolta da 34 fanciulle, due per contrada, vestite di bianco ed ornate di fiori. Nel tardo pomeriggio, madama Baciocchi assistette, affacciata balcone del Casin dei Nobili, alla carriera che fu vinta ancora una volta dalla Torre, stavolta con Biggeri, che si aggiudicò il drappellone sul quale venne dipinta la Madonna del Voto. L’altro straordinario di maggio corso nell’800 fu quello del 1893, disputato il giorno 29 per festeggiare l’inaugurazione del monumento agli studenti caduti a Curtatone e Montanara e posto nell’atrio dell’attuale palazzo del Rettorato dell’università in Banchi di Sotto. La carriera, alla quale assistettero il re Umberto e la regina Margherita, fu secondo le cronache brutta e con poco contrasto. Vinse l’Onda con il fantino Bozzetto, mentre il Drago, grande favorito della vigilia, fu ostacolato alla mossa dall’Oca ed il suo fantino cadde al canape.

Il VI centenario dalla nascita di Santa Caterina fu, nel 1947, l’occasione giusta per correre un ennesimo straordinario, disputato il 18 maggio. Furono scelti molti cavalli nuovi ed inesperti tant’è che per prima prova, vuoi per il loro scarso addestramento, vuoi anche per il tufo bagnato dalla pioggia, ben 6 fantini finirono a terra. La carriera vide alternarsi in testa più contrade: prima la Civetta con Brillante e l’Arzilli, superata poi dall’Oca, il cui cavallo Cesare cadde rovinosamente al primo San Martino, infortunandosi seriamente. Ci provò poi l’Aquila che con l’accoppiata Piero ed Alfio Tacconi detto Biondino restò in testa sino al Casato, punto fatale per il Tacconi che cadde lasciando via libera alla contrada del Castellare che si difese dagli attacchi del Drago con il vecchio Folco, alla sua diciottesima presenza sul tufo, montato da Rubacuori. L’ultimo Palio disputato a maggio fu in occasione della ricorrenza del V centenario della canonizzazione di San Bernardino il giorno 29 del 1950, alla presenza dal Capo di Stato Luigi Einaudi. Anche in questo caso la carriera fu combattuta ed ebbe un esito a sorpresa. Uscirono primi dai canapi l’Onda con Ciancone e Miranda, il Leocorno con Ribolla e Fiamma ed il Nicchio con Marco Polo e Tirone. Il Gentili tenne la testa per un giro per poi essere superato dal Nicchio che mantenne la prima posizione fino al terzo passaggio alla Fonte quando Marco Polo dovette cedere alla potenza di Salomè montata da Tripoli Torrini detto Tripolino all’ultimo Palio della sua lunghissima carriera. Al secondo posto si trovò il Montone con Ganascia su Gaia, cavallina che aveva saltato quasi tutte le prove a causa di problemi fisici ed anche la sera del Palio si presentò al canape con una vistosa zoppia. Nonostante le precarie condizioni fisiche della cavalla, Ganascia insidiò Tripolino ed all’ultimo Casato provò il tutto per tutto, infilando al di dentro la Lupa. I due fantini si sbilanciarono e caddero ma incredibilmente il guizzo decisivo fu quello di Gaia. Simpatiche sono le foto del corteo del giorno successivo che ritraggono Gaia portata in trionfo con gli zoccoli dipinti d’oro ma anche con una stampella legata alle redini. Da sottolineare come questa fu la prima carriera in cui fu introdotto il particolare marchingegno, ancora oggi utilizzato per sorteggiare l’ordine al canape la sera del Palion e composto da un tubo a doppia camicia ruotante ed una vasca circolare inventato da Luigi Sprugnoli.

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GLI STRAORDINARI DI GIUGNO

Messaggio  jabru il Mar Giu 13, 2017 10:34 am

Sul primo straordinario disputato a giugno nella storia c’è incertezza tra gli storici: secondo alcuni autori per trovare una carriera nel sesto mese dell’anno occorrerebbe risalire fino al 1672, quando fu fatto correre un Palio dai Nobili del Circolo degli Uniti, ma su tale corsa non si hanno notizie chiare. Sicuro è invece lo svolgimento del Palio del 18 giugno 1673, disputato in onore del Cardinale Flavio Chigi che fu vinto dal Bruco con il fantino Pavolino. In quell’epoca, gli straordinari di giugno si susseguivano con continuità: il giorno 7 del 1676 ne fu disputato un altro in onore del principe e della principessa Chigi che fu vinto dall’Onda con Barberino montato da Bacchino. Il drappo di damasco verde con fregi rossi non doveva essere di pregevole fattura, infatti la contrada vincitrice decise addirittura di disfarsene in cambio di 18 scudi. Da ricordare altresì che, a partire da questo Palio ed al fine di evitare i continui litigi che insorgevano, fu disposto che le contrade non potessero più provvedere autonomamente alla scelta dei cavalli e che questi fossero selezionati dalla Biccherna e successivamente assegnati mediante sorteggio da svolgersi fuori Porta Camollia. L’ordine di assegnazione valeva anche come ordine di ingresso ai canapi la sera della carriera. Altro straordinario l’8 giugno 1680 per la venuta in città del neo granduca di Toscana Cosimo III. Ad uscire vittorioso in quel caso fu il Nicchio con Granchio. Il 28 giugno 1682 si celebrò con una carriera la nomina a governatore cittadino di Francesco Maria dei Medici, ed il Palio fu vinto dal Drago ancora con il mitico Pavolino, fantino ben 22 volte vincitore sul Campo. Il 5 giugno dell’anno seguente, l’occasione per lo straordinario fu la venuta di Vittoria Della Rovere, madre del granduca, ed a vincere fu il Nicchio con Monco. Per trovare un ulteriore Palio corso a giugno occorre fare un balzo di ben 126 anni. Per la verità l’elenco comunale indicherebbe un Palio effettuato il 3 giugno 1712 in occasione della nomina a cardinale di Giovambattista Tolomei, ma dai verbali del Comune si evince che tale carriera fu corsa un mese dopo, il 3 luglio, evidenziando quindi l’errore riportato nell’elenco ufficiale. Pertanto il successivo straordinario di giugno fu effettuato il giorno 4 del 1809 e fu una carriera particolare, in quanto disputata alla lunga con i cavalli scossi e con la presenza delle contrade per celebrare le vittorie napoleoniche e l’entrata dell’Imperatore in Vienna. La corsa fu vinta dalla Tartuca con il cavallo Rondinello e la contrada si aggiudicò il singolare drappellone in stoffa bianco e nera ricordante la Balzana senese, di misure ridotte e senza immagini sacre ma con la sola scritta “Comune di Siena 1809”.Con l’unità d’Italia fu istituita la festa nazionale detta Festa dello Statuto del Regno da celebrarsi la prima domenica di giugno. Il Gonfaloniere di Siena decise pertanto di solennizzare l’evento anticipando a tale data la corsa del Palio del 2 luglio. Nel 1861 si corse il 2 giugno ed a vincere fu l’Oca con Pietrino. L’anno successivo la storia si ripeté ma stavolta di festoso la carriera ebbe ben poco: la sera del 1° giugno infatti, un tardivo abbassamento del canape provocò una grossa caduta con conseguenze letali per i barberi di Lupa e Tartuca, ed i gravi tumulti scoppiati successivamente tra contradaioli e forze dell’ordine, addirittura con lo sparo di alcuni colpi di armi da fuoco, costrinsero a rinviare tutto al giorno successivo. La carriera fu poi vinta dall’Istrice con Figlio di Bonino che sfruttò abilmente la lotta tra Chiocciola e Torre, il cui fantino volendo impedire in ogni modo la vittoria chiocciolina, prima tentò di prendere il collega per la vita poi balzò sul cavallo della contrada di San Marco, rallentandolo. La scelta di anticipare il Palio provocò malumore e malcontento tra il popolo, così dal 1863 la prima carriera dell’anno tornò definitivamente nella sua data abituale del 2 luglio.

L’ultimo straordinario di giugno sin qui disputato fu il giorno 5 del 1961, nel centenario dell’unità italiana (nella foto, l’arrivo vittorioso). La corsa fu una questione a due tra le sorelle de Mores, Uberta, prima regina “sarda” del palio, vincitrice di 5 carriere di cui 4 consecutive tra l’agosto 1960 ed il luglio 1961, toccata al Nicchio e montata da Vittorino, e Salomè andata alla Lupa con Ciancone. Le due contrade presero fin da subito un grosso vantaggio sulle inseguitrici e Vittorino controllò sempre ogni attacco del Gentili e, a distanza di pochi mesi (la stessa accoppiata aveva infatti vinto per il Nicchio anche il palio di agosto 1960), riportò la vittoria nei Pispini. Da sottolineare infine come questo sia ricordato da tutti come il Palio “ateo”, in quanto il drappellone tricolore opera di Ezio Pollai non venne portato a benedire in nessuna chiesa cittadina nei giorni precedenti la corsa
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IL 1798 ED IL 1799

Messaggio  jabru il Mar Giu 20, 2017 8:02 pm

Il 1798 fu per Siena un’annata particolare a causa di evento tragico che sconvolse la vita cittadina impedendo altresì la disputa della carriera di luglio. Il 26 maggio, il giorno della vigilia di Pentecoste, Siena fu scossa da un violento terremoto, stimabile attorno all’ 8° grado della scala Mercalli, che provocò poche vittime ma numerosi danni agli edifici. La più colpita fu senz’altro la chiesa di San Cristoforo che dovette essere abbattuta, ma subirono lesioni importanti pure il Duomo, che rimase parzialmente inagibile per oltre 3 anni, Palazzo Pubblico e San Domenico, mentre la Torre del Mangia non soffrì le conseguenze del sisma. Le case dei rioni di Fontebranda e San Marco furono in gran parte ritenute inagibili ad anche nel rione di Ovile molteplici furono i crolli. La popolazione per vari giorni rimase all’aperto dormendo in luoghi di fortuna come tende o carrozze, mentre i nobili si spostarono nelle ville di campagna, ed anche papa Pio VI, cacciato da Roma dai francesi e rifugiatosi nel convento senese di S. Agostino, fu costretto ad emigrare a Firenze. La situazione assai critica non permise lo svolgimento della carriera di luglio che fu spostata al 16 agosto e venne vinta dalla Chiocciola con il morello del Ceccarelli montato da Ciocio che partirono primi, rimanendovi fino al bandierino. A causa dei problemi di stabilità del Duomo, i contradaioli festanti furono costretti ad andare a cantare il te deum in Provenzano. Questo Palio passerà inoltre alla storia perché è considerato il primo in cui l’estrazione delle contrade partecipanti segue il meccanismo attuale, vale a dire con il sorteggio effettuato da alcuni capitani precedentemente estratti, mentre fino ad allora il compito di estrarre le baciate dalla sorte spettava al Gonfaloniere.

Anche l’anno successivo il Palio di luglio saltò, ma questa volta i capricci della natura non c’entrano. Il 25 marzo 1799 le truppe napoleoniche invasero la Toscana ed il 29 dello stesso mese fecero il loro ingresso a Siena. L’entusiasmo .che accompagnò inizialmente l’entrata in città dei francesi si trasformò ben presto in avversione a causa della rapacità di generi alimentari e di danaro pubblico da parte degli invasori transalpini. Temendo sommosse popolari generate da tali malumori, le autorità vietarono ogni sorta di manifestazioni di massa come la processione della Domenica in Albis o quella del Corpus Domini. A fare le spese di tali provvedimenti furono anche le contrade: Oca e Drago ad esempio si videro negare il permesso per i festeggiamenti in onore di Santa Caterina.

Il Palio però non subì restrizioni, tant’è che la disputa della carriera di luglio fu in un primo momento autorizzata ed il 19 giugno vennero estratte a sorte le contrade. Pochi giorni dopo però, le mutate condizioni politiche e sociali, indussero i francesi a revocare l’autorizzazione a correre il Palio. In tutta la provincia senese era iniziata l’insurrezione contro gli oppressori da parte dei gruppi del Viva Maria, movimento antifrancese sorto ad Arezzo, le cui bande armate entrarono a Siena il 28 giugno, seminando morte e terrore tra i sostenitori delle idee repubblicane ed anche nei confronti degli ebrei, ritenuti amici dei francesi. Gli invasori transalpini furono costretti prima ad asserragliarsi in Fortezza e poi a fuggire da Siena. Ristabilito l’ordine, il 1° agosto fu finalmente concesso il permesso per correre la carriera di agosto con le stesse contrade del Palio di luglio. La vittoria arrise al Nicchio che conserva tutt’ora nel museo il drappellone dipinto appositamente per il mai disputato Palio di Provenzano, che fu “ben nascosto per essere sottratto alla rapina degli insorti”

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Re: Storia del Palio

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